A mente calda… revisione psicologica dei Mondiali di calcio 2014

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance A mente calda... revisione psicologica dei Mondiali di calcio 2014 van gaal tilt suarez rigori regina brandao psicologico psicologia dello sport psicologa prestazione preparazione mentale portiere mondiali di calcio brasile allenatore   I Mondiali 2014 organizzati dal Brasile si stanno concludendo e, come ogni edizione precedente, hanno già lasciato in eredità molti spunti di riflessione per quanto concerne i diversi aspetti tecnici e tattici di preparazione fisica ma anche sotto il punto di vista mentale.

Sono infatti diversi gli episodi che potrebbero essere letti nell’ottica della psicologia dello sport, primo tra questi la reazione di Luis Suarez, talentuoso giocatore dell’Uruguay che, durante la partita contro l’Italia ha compiuto un gesto che rimarrà per sempre nella memoria di questo mondiale: verso la fine della partita ha infatti morsicato alla spalla il difensore della Nazionale Italiana, Giorgio Chiellini con uno scatto, definito da tutti, di aggressività.

Quello che appare evidente in questo episodio è che il gesto compiuto da Suarez è sicuramente molto lontano da essere un gesto razionale “pensato” ma, come altri episodi in passato (Zidane nel 2006 o, ancora più simile a quel gesto, è l’episodio del morso di Mike Tyson all’orecchio di un avversario) sono sfogo di una gestione negativa dell’aggressività che porta a reazioni con gravi conseguenze sia per la professione (squalifiche pesanti) sia per l’immagine dell’atleta. Ho parlato di cattiva gestione dell’aggressività perché bisogna considerare il fatto che l’aggressività in campo non è un fattore da eliminare, come potrebbe sembrare logicamente,  ma da trasformare in spinta agonistica positiva. Nel caso di Suarez e degli atleti che, come prima citato, si sono resi protagonisti di episodi simili; infatti, eliminare l’aggressività vorrebbe dire eliminare una caratteristica importante del giocatore che ha permesso loro di arrivare a così alti livelli. Quello che servirebbe a Suarez, più che una squalifica, è un percorso che gli consenta di imparare a gestire la propria aggressività in modo da trasformarla in un agonismo positivo e decisamente più proficuo.

Parlando di Mondiali e di psicologia dello sport, sicuramente il caso che viene in mente è l’inserimento di una psicologa (Regina Brandâo) all’interno dello staff del Brasile. La prima considerazione è che, a livello mediatico, è uscito un polverone sicuramente eccessivo per l’inserimento di una figura professionale che in altri sport è considerato come norma all’interno dello staff. Dal lavoro della psicologa all’interno del Brasile è uscito davvero poco ma, quello che si può dire è che, sicuramente, le aspettative sul suo ruolo all’interno della squadra sono state sicuramente eccessive oltre che, a volte, sbagliate.
Il lavoro di uno psicologo all’interno di una squadra è quello di “allenatore” delle dinamiche mentali dei giocatori, cioè egli si occupa di fornire agli atleti alcuni strumenti utili a potersi presentare in gara al 100% della propria forma mentale.
Quello che invece è emerso in questi giorni è l’aspettativa per una figura che si limitasse a “curare” i giocatori, accusati di essere troppo emotivi. Ora, la gestione dell’emotività è sicuramente un processo molto importante all’interno del mental training ma ci sono alcuni elementi che non possono essere ignorati:

  • Il mondiale giocato in casa (soprattutto per una squadra considerata tra le potenziali vincitrici) è fonte di emozioni veramente forti, sia per le enormi aspettative che vengono riversate sulla squadra da tifosi e media, sia per il fatto di giocare in stadi pieni soprattutto di persone con la maglietta dello stesso colore della tua.
  • I brasiliani, soprattutto per quanto riguarda lo sport, hanno in genere un aspetto emotivo molto alto (quasi spirituale) che può essere visto sicuramente come un supporto quando permette di dare una “carica” necessaria al raggiungimento di un obiettivo ma, anche come un ostacolo quando è troppo difficile da gestire.

Dopo la pesante sconfitta subìta dal Brasile per 7 a 1 contro la Germania in semifinale, tutto il mondo si è interrogato sulla “fragilità” dei giocatori brasiliani (colpevoli principalmente di aver pianto in diverse occasioni, come durante l’esecuzione degli inni) e sull’efficacia della psicologa nel team.
La prima considerazione che viene da fare è che sicuramente una sconfitta così pesante non è dovuta solo a motivi tecnici/tattici ma vi è stato sicuramente un problema di testa; infatti, dopo aver subìto il primo gol, i giocatori del Brasile non sono stati in grado di reggere le enormi pressioni che sono state riversate sulla squadra e sono entrati in chocking, cioè in un blocco che non ha permesso alla squadra di riuscire né ad attaccare né a difendersi in modo attivo ma solo a subire passivamente gli avversari.

La spiegazione che mi sento di dare è che il focalizzarsi solo sul ruolo della psicologia per gestire l’emotività dei calciatori ha fatto sì che la squadra si caricasse di un ulteriore peso poiché i giocatori sono stati “marchiati” dal mondo intero come fragili e incapaci di gestire l’emotività (anche se, in tale contesto, le reazioni di pianto possono essere come un normale sfogo); quindi, oltre alle altissime aspettative di vittoria, si sono aggiunte anche le aspettative di un miracolo psicologico onestamente impossibile da compiere in così poco tempo.

Quello da cui si può ripartire a riguardo del lavoro di Regina Brandâo all’interno della squadra, è il rapporto con l’allenatore, Felipe Scolari che, anziché sentirsi “minacciato” dal lavoro della psicologa, ha riconosciuto il ruolo della stessa prendendo in seria considerazione quello che stava facendo, soprattutto per quanto riguardava lo stilamento della formazione dal punto di vista del profilo mentale dei giocatori.

Parlando della semifinale che ha portato all’eliminazione del Brasile, un’altra considerazione interessante è sul perché i tedeschi sono stati così cinici da voler segnare così tanti gol anche quando la partita era già chiusa (il risultato di fine primo tempo è stato di 5 a 0). La mossa di voler continuare ad attaccare è stata una mossa utile non per quanto riguarda la partita contro il Brasile, ma in ottica di mantenere alta la concentrazione per la finale. Se si fossero accontentati di vincere (sul 4 a 0 per esempio), il rischio di uno scarico emotivo e di concentrazione sarebbe stato davvero alto e avrebbe potuto avere conseguenze negative in vista della finale.
Sarebbe stato molto impegnativo, infatti, recuperare la concentrazione e soprattutto l’emotività che avrebbero perso se si fossero “adagiati sugli allori” già a metà partita. Anche se a farne le spese è stato il Brasile che ha dovuto subire un punteggio umiliante, in ottica psicologica la scelta di continuare a giocare fino al 90° è stata sicuramente buona in previsione della finale.

L’ultimo episodio che rimarrà nella memoria di questo mondiale è stata la scelta di Van Gaal, l’allenatore dell’Olanda, di cambiare il portiere titolare con quello di riserva solo per la cosiddetta “lotteria” dei rigori contro il Costa Rica.
Non parlando della scelta a livello tecnico, si può fare una breve analisi a livello psicologico.
Se escludiamo il fatto che, essendo passata l’Olanda grazie a due rigori parati dal portiere subentrato, è difficile criticare questa scelta, l’analisi che si può fare è su quanto questo fosse già stato deciso precedentemente o meno. Se, come è stato detto in un’intervista successiva, la scelta era stata fatta con entrambi i portieri prima della partita, allora, a livello mentale, è stata sicuramente una scelta che ha permesso al portiere, entrato successivamente, di caricarsi e di arrivare pronto al momento opportuno e, nel frattempo, di dare un segnale forte che sicuramente ha destabilizzato i tiratori avversari.
Se invece la scelta fosse stata una decisione di impulso dell’allenatore, il rischio sarebbe stato quello di caricare il portiere di riserva di eccessive responsabilità da una parte, ma anche di svalutare il portiere sostituito, creando così possibili problematiche per le partite successive.
Il fornire alcune letture dal punto di vista psicologico può essere un segnale positivo di apertura di un mondo che, a differenza di altri sport, pare non essere ancora pronto all’ingresso degli psicologi sportivi anche se i risvolti potrebbero essere ovviamente positivi, non solo per le singole squadre ma, per tutto il sistema del calcio.

Buona fine di Mondiali a tutti… e come sempre che vinca il migliore!

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