Andrea Manzato – Biliardo

Andrea racconta così la sua storia sportiva:

L’incontro
All’età di 15 anni avevo già un trascorso agonistico interessante, erano tre anni che praticavo la specialità “lancio del giavellotto” e da “cadetto”, dopo molte gare, non perdevo veramente mai! Ahimè una sera durante un allenamento feci un movimento tecnicamente scorretto che causò un danno irreparabile all’addominale obliquo sinistro, troncando la mia promettente carriera sul nascere.

In quel periodo frequentavo un istituto tecnico la cui sede era a Torino in zona centro, per tornare a casa dopo la scuola passavo sovente davanti all’ingresso di una sala giochi ed un giorno decisi di dare un occhiata all’interno, oltre ai numerosi videogiochi luminosi ed attraenti per un ragazzino incuriosito, proprio al centro del locale c’era un tavolo da pool, che chiamavano “la carambola”, ecco dove incrociai la stecca per la prima volta con un avversario.

Fu amore a prima vista. Rimanevo stupito dal fragore delle emozioni che emergevano ad ogni colpo tentato e portato a segno, ovviamente la percentuale di riuscita era molto bassa, ma quelle volte che sul panno verde si manifestava ciò che avevo immaginato nella mia mente prima di tirare percepivo che la sensazione del controllo mi avrebbe causato dipendenza.

La passione
A 17 anni, un pomeriggio primaverile tornando da scuola in pullman abbassai lo sguardo, che era come al solito immerso tra le nuvole fuori dal finestrino, e notai un’insegna con su scritto “BILIARDI”, decisi di scendere ed andai a dare un’occhiata. Appena entrato in questa sala da biliardo rimasi affascinato dall’atmosfera mistica che generavano le luci dei biliardi al centro di questa stanza buia, attonito mi accorsi che quei biliardi non avevano le buche e le 15 biglie colorate, ma solo tre biglie di colori diversi ed alcuni birilli poggiati a croce nel bel mezzo del panno verde. Decisi istantaneamente di provare, andai dal gestore, mi feci dare le bilie di uno dei biliardi e iniziai a dare le prime steccate su di un campo sconosciuto. Da quel giorno in avanti sarei diventato un giocatore di biliardo, sempre alla ricerca del miglioramento a tutti i costi.

L’anno seguente iniziai a fare le gare e mi tesserai di III^ cat., superate le iniziali timidezze iniziai a qualificarmi bene nelle prime competizioni e fu automatico il passaggio a fine anno alla categoria successiva. L’anno dopo tesserato di II^ cat. Ed ormai maggiorenne abbandonai il circolo di periferia che stavo frequentando per andare a Torino alla ricerca di un mentore.

Dal 1997 al 1999 intervallai gli studi a costanti allenamenti (5 o 6 ore al giorno tutti i giorni!) sotto la supervisione di Pasquale Placido, un giocatore dalle innate doti, capacità e caratteristiche vincenti, che affiancandomi riuscii a farmi comprendere molti concetti e sistemi di riferimento utili a valorizzare le mie doti naturali. Nel 2000 finalmente riuscii a raggiungere la I^ cat., obbiettivo importante che però non soddisfaceva la mia brama di successo.

Gli ostacoli
Nei 10 anni successivi mi sono trovato a competere con giocatori di notevole esperienza e di buone caratteristiche tecniche, faticavo parecchio per fare risultati! Mi sono reso conto che quanto avevo messo in gioco di me stesso era solo “tempo per risultati” e che nel tentativo di mettere in pratica le nozioni che mano a mano acquisivo il mio livello di punta cresceva a dismisura ma quello medio, con tutte le difficoltà oggettive che incontravo (e le sconfitte!) , cresceva troppo poco per soddisfare le aspettative che riponevo nel mio sport.

Per andar oltre e comprendere che cosa stesse pregiudicando i miei risultati ho cercato un giocatore che fosse notoriamente vincente e dal 2006 al 2008 ho frequentato la sala da biliardo di “Tonino” Liperotti che pazientemente ha cercato di svelarmi strategie e tecniche che indubbiamente sono valide per vincere. In quel periodo di sperimentazione l’andamento dei miei risultati era indubbiamente cresciuto, al punto che a livello regionale il mio valore di I^ cat. era affermato nei primi 10. Ciò nonostante il mio livello medio espresso non mi soddisfaceva ancora.

Le soddisfazioni
Il 06-08-2009 dall’unione con la mia fantastica e paziente donna è nata Giorgia, una bambina favolosa che con un solo sguardo mi ha fatto capire quanto prezioso sia il tempo e quanto valgano le gesta compiute istante per istante. Grazie alla serena sicurezza domestica che Tania è riuscita e riesce a donarmi giorno dopo giorno ho continuato ad allenarmi, ma concentrandomi più sulla gestione delle emozioni che sull’aspetto tecnico sul biliardo.

Alessio Stango, un mio caro amico nonché valido tecnico del gioco mi affianca in allenamento durante il fine stagione 2009-2010 e finalmente riesco a salire sul gradino più alto del podio per tre gare regionali di fila, questi risultati sommati a quelli non particolarmente brillanti dell’inizio stagione mi garantiscono l’accesso alle finali dei campionati italiani di I^ cat. dove su 192 partecipanti arrivo a giocare il girone all’italiana dei primi 3 guadagnandomi la tanto ambita categoria d’eccellenza.

Dalla stagione scorsa porto sul petto il distintivo F.I.B.I.S. sez. stecca cat. NAZIONALI e partecipo al campionato italiano B.T.P. (billard tour pro) con l’ambizione di guadagnare sul campo la massima categoria esistente NAZIONALI PROFESSIONISTI.

Gustavo Zito è il campione per definizione, basti citare il suoi 4 mondiali vinti consecutivamente ed è un giocatore che ho sempre ammirato e che sovente mi ha ispirato, ci tengo a citare una sua massima che mi ha fatto riflettere: “Nel biliardo, e nello sport più in generale, le vittorie e la carriera di un campione non possono essere il frutto di vera improvvisazione. Il talento naturale non garantisce, da solo, un’elevata competitività, ma va sostenuto con un serio allenamento da praticarsi anche al di fuori delle sale da gioco.”

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