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L’effetto Pigmalione nello Sport

L’effetto Pigmalione nello Sport

In Psicologia si parla di “effetto Pigmalione” quando le aspettative che si hanno sugli altri, influiscono molto sui risultati che queste persone otterranno in vari ambiti della vita.

Proprio come Pigmalione, protagonista di un mito greco in cui, da bravo scultore scolpisce una statua talmente bella (Galatea) da innamorarsene e chiedere ad Afrodite di farla diventare in carne ed ossa, tutti noi vorremmo modellare alcune persone secondo le nostre aspettative, anche se la maggior parte delle volte lo facciamo in modo inconsapevole

Sono stati fatti diversi esperimenti per dimostrare la valenza di questo effetto. Il più famoso esperimento è quello compiuto nel 1965 da Rosenthal & Jacobson che, dopo aver indicato ad un’insegnante di scuola elementare quali, tra i suoi studenti, avevano i risultati migliori di un test fittizio (gli studenti sono stati scelti casualmente dai ricercatori), hanno riscontrato che effettivamente questi studenti hanno avuto, più avanti durante il percorso scolastico, risultati migliori rispetto alla media della classe.

Ma questo perché?

L’insegnante, in questo caso, si era creata un’aspettativa su alcuni studenti, (aspettativa che, addirittura, le era stata fornita da alcuni scienziati!) e quindi tutti i suoi comportamenti, durante gli anni di scuola hanno diretto, in modo inconsapevole, le prestazioni di questi bambini portandoli, alla fine della scuola elementare ad avere una media di punteggio decisamente più alta rispetto alla media.

Quando noi abbiamo delle aspettative su qualcuno, quindi, tendiamo a comportarci in modo tale che queste aspettative si verifichino.

Nello sport, soprattutto in quello giovanile, possiamo ritrovare svariate applicazioni di questo effetto, sia in positivo, sia in negativo.

Basti pensare, ad esempio, ad una squadra di calcio giovanile: l’allenatore ha certamente le sue aspettative e le sue idee su quali siano i più bravi ed i meno bravi della squadra. Anche se questa valutazione si basa su parametri reali, il comportamento dell’allenatore sarà quello volto a confermare le sue aspettative. Vediamo come:

Chiunque di voi abbia avuto a che fare con una squadra giovanile (abbiamo preso ad esempio il calcio ma vale per ogni sport, anche quelli individuali), sa che, nonostante in genere si cerchi di far giocare tutti gli atleti (soprattutto se si tratta di fasce d’età basse), l’allenatore avrà una preferenza verso qualcuno che giocherà qualche minuto in più degli altri.

Questi atletini considerati più bravi, non solo saranno quelli che giocheranno di più ma magari saranno quelli che, in allenamento, saranno presi come esempio per gli altri, che nelle partitelle saranno scelti per primi, che saranno chiamati più spesso per nome o che riceveranno più spesso i numeri di maglia più ambiti.

 

All’opposto invece ci sono quelli che, considerati meno bravi rispetto agli altri, saranno impiegati sempre di meno, saranno scelti per ultimi durante le partitelle in allenamento, dovranno sempre dimostrare di essere all’altezza di quelli più forti, ecc.

Nonostante molto spesso i comportamenti dell’allenatore siano inconsapevoli, le conseguenze che possono creare sono importantissime poiché le loro aspettative possono influenzare di molto la carriera sportiva dei giovani che, venendo etichettati sin da piccoli come “talenti” o “scarsi”, difficilmente riusciranno ad uscire da questa aspettativa, soprattutto perché anche loro interiorizzeranno queste aspettative modellandosi essi stessi (E da “Effetto Pigmalione” passiamo all’ “Effetto Galatea” dove siamo noi stessi, con le nostre aspettative, ad influenzare in positivo o in negativo la nostra vita).

Chiaramente questo non significa che il talento o il mancato talento siano esclusivamente questione di etichette, sia chiaro, ma che il comportamento dell’allenatore (ma anche di altre figure che ruotano attorno ai giovani atleti) può avere conseguenze importanti, soprattutto quando si crea qualche aspettativa.

Un buon allenatore dovrebbe quindi cercare di mettere sempre in discussione le aspettative che ha sugli atleti, facendo in modo che tutti si sentano allo stesso livello e che sia unicamente il vero talento, la capacità e la motivazione di questi a farli emergere nello sport.

7 modi per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro

7 modi per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro

Molto spesso ci capita di lavorare con atleti che non hanno la possibilità di vivere tramite i guadagni del loro sport, ma che si sostengono tramite un’attività lavorativa esterna al loro sport.

 

In questo articolo, quindi, vedremo come questi atleti possono sfruttare le loro capacità mentali acquisite per sfruttare il loro percorso di Psicologia dello Sport nel lavoro.

 

 

 

Prepararsi alla giornata lavorativa:

 

Esattamente come gli atleti si preparano alle competizioni importanti, essi possono prepararsi mentalmente alle giornate lavorative pesanti. Programmare la giornata, prepararsi allo stress quotidiano, organizzarsi ed essere resilienti ai fallimenti sono tutte abilità che possono essere riportate nel lavoro.

 

Definire obiettivi di carriera:

 

Tramite un percorso di Psicologia dello Sport, un atleta impara a creare i propri obiettivi per definire al meglio la propria carriera sportiva. Nello stesso modo può sfruttare queste capacità per porsi obiettivi SMART a breve, medio e lungo termine per la propria carriera lavorativa.

 

Bilanciamento vita personale e lavorativa:

Una delle prime cose che un atleta impara è che le energie non sono infinite; esattamente come le macchine, abbiamo un limite di benzina che non possiamo superare se non vogliamo andare in burn-out.

Nella sua attività sportiva, un atleta, impara a gestire le proprie energie bilanciando correttamente la vita da agonista con quella personale. In questo contesto viene inserito anche il lavoro, con il quale bisogna riuscire a trovare il bilanciamento perfetto per rendere al meglio in tutti gli ambiti.

 

Concentrarsi tra le distrazioni:

 

Un’abilità che l’atleta impara a sviluppare all’interno dello sport è quella di concentrarsi nonostante tutte le distrazioni che possono accadere durante un allenamento o una partita. Aver la possibilità di riportare questa skill all’interno dell’ambito lavorativo, permetterà alla persona di ottimizzare le prestazioni senza sprecare tempo ed energie.

 

Lavorare sotto stress:

Sullo stress all’interno dello sport sono state dette tante cose. Esistono infatti diversi programmi di Psicologia dello Sport che permettono agli atleti di migliorare la propria prestazione tramite una gestione ottimale dello stress. Nel mondo lavorativo le fonti di stress sono molto simili a quelle presenti all’interno dello sport (Aspettative, risultati, clima non favorevole, compiti difficili, prestazioni decisive…) e molto simili sono anche le modalità di gestione come il controllo del self-talk, l’attivazione psico-fisiologica, la gestione delle emozioni, ecc…, tutte tecniche per poter sfruttare al meglio la Psicologia dello Sport nel lavoro

 

Focalizzarsi sul compito e non sui risultati:

 

Quello che uno Psicologo dello Sport insegna all’atleta in un percorso di mental training è che è molto più importante la focalizzazione su obiettivi di prestazione e non sul risultato perché, tra i vari motivi, il compito è influenzato da molte più variabili che dipendono direttamente dal soggetto e non da situazioni esterne (avversario-competitor, situazioni avverse non controllabili, errori che non dipendono direttamente dalla persona…). Anche sul lavoro, focalizzarsi sul migliorare la propria prestazione e non solo sul raggiungere dei risultati, è un modo per migliorare la propria auto-efficacia.

 

Far fronte a conflitti e migliorare il lavoro di team:

 

Il lavoro in team comporta, alcune volte, a conflitti e avversità tra i membri del team. All’interno dello sport, come nel mondo lavorativo, è importante conoscere i modi per affrontare e superare questi conflitti e mediare tra le esigenze e le personalità differenti di tutta la squadra. Lavorare insieme al proprio team significa superare insieme tutte le avversità e lavorare per un obiettivo comune sfruttando al meglio le capacità e le competenze comuni. Un altro modo per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro è infatti il concentrarsi sulle tematiche di team.

 


 

Per maggiori informazioni, per curiosità o se vuoi iniziare un percorso di Psicologia dello Sport utile sia nello sport ma anche in altri ambiti di vita, contattaci a info@bskilled.it

Stress o Depressione Natalizia? Vai a correre!

Stress o Depressione Natalizia? Vai a correre!

Depressione Natalizia

Ormai è risaputo, il periodo delle feste di Natale è un periodo che per molte persone si rivela felice, pieno gioia, di buoni propositi e di condivisione di bei momenti con la famiglia e con gli amici.

Non è però così per tutti. Infatti sempre più persone, negli ultimi anni, tendono a subire un peggioramento dell’umore che viene chiamato “Christmas Blue” o “Depressione Natalizia”.

Questo disturbo sta cominciando ad essere talmente diffuso che è stato persino riconosciuto ufficialmente dalla comunità scientifica.

Quali sono le cause?

Depressione Natalizia Le cause possono essere molteplici:

  • Ansia generata dalla difficoltà organizzativa di dover pensare a regali, pranzi, cene e allestimenti di casa
  • Disagio provato dal senso di inadeguatezza nei confronti della felicità delle altre persone, che porta al senso di colpa di dover essere per forza felici
  • Rabbia dovuta dal dover per forza stare insieme a persone che non si sopporta fingendo di dover essere tutti uniti e solidali
  • Tristezza perché si vorrebbe passare il Natale con qualcuno di amato ma che non c’è più, oppure perché si è single e si è bombardati di messaggi di amore e felicità di coppia

Questi sono le maggiori cause della Depressione Natalizia che, secondo le statistiche, colpisce maggiormente le donne.

I sintomi sono spesso chiari: mal di testa, mancanza di appetito, sensi di colpa, ma anche minor capacità di divertirsi e difficoltà di godere dell’affetto di chi si ha vicino, senza contare la stanchezza perenne, sono tra i primi campanellini d’allarme di questo dicembre di ansia e malinconia.

Quindi cosa si può fare?

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La prima cosa da fare è non pensare di essere soli. Sembra strano ma è così, infatti il sapere che esistono tante persone al mondo a provare questo abbassamento dell’umore, rende un po’ meno pesante il senso di inadeguatezza verso una festa “felice”.

Non si è obbligati a dover amare il Natale, per questo il consiglio principale è quello di intraprendere attività meno “natalizie” per poter non trascurare quelli che sono i propri bisogni e le proprie passioni.

Da psicologi dello sport, infatti, consigliamo di prendere un momento per svolgere un’attività fisica costante che possa spezzare il vostro incantesimo di Natale.

La corsa, per esempio, ha diversi benefici sul corpo e sulla mente. Da una parte permette di tenersi in forma (e sotto le feste, si sa, male non fa), e, nel frattempo, ha diversi effetti positivi anche sulla mente:

  • Stimola la produzione di endorfine che generano un innalzamento dello stato di umore
  • Rende motivati e sicuri di se al raggiungimento dei propri obiettivi
  • Permette di staccare da tutte le attività quotidiane e senza avere il senso di colpa di “non fare niente”

Ovviamente consigliamo di poter mantenere una buona attività fisica sotto le feste a tutti quanti, non solo a chi le feste proprio non le sopporta! Sarà quindi importante la scelta della musica: mentre i cosiddetti “Grinch” preferiranno canzoni decisamente lontane dal Natale, quelli che invece adorano questo periodo, potranno correre con le compilation natalizie nelle cuffiette e il cappellino di Babbo Natale in testa (sperando che non si incontrino!).

 

Da parte di B-Skilled Buone feste (o buono sport) a tutti quanti!

 

4 consigli per migliorare l’esperienza sportiva per adolescenti

4 consigli per migliorare l’esperienza sportiva per adolescenti

Sport Adolescenti

 

Ormai è risaputo che lo sport fa bene in ogni età e i benefici dello sport sono vari, dal punto di vista fisico, sociale e mentale. Possiamo però dire che una delle fasi cruciali nella crescita della persona sia l’adolescenza. Durante la fase adolescenziale, i cambiamenti del ragazzo o della ragazza possono provocare dei momenti di crisi. Lo sport quindi può essere un grande aiuto nel supporto dell’adolescente.

Come fare per rendere l’esperienza sportiva per adolescenti una fase di crescita positiva e utile per la vita dei ragazzi?

Ecco 4 consigli utili per società e genitori:

adolescenza sportDivertimento e atmosfera costruttiva

Il modo migliore per far crescere gli adolescenti all’interno dello sport è quello di creare un ambiente sportivo costruttivo e sereno. Il compito degli allenatori sarà quindi quello di impostare gli allenamenti in modo tale da sviluppare un senso di auto-efficacia lavorando su feedback focalizzati non solo sulla critica ma anche sugli aspetti positivi. Anche il clima di competizione all’interno del gruppo è importante ma non deve diventare intollerante per i ragazzi. In un’età in cui il confronto sociale è preponderante, la pressione all’interno della squadra non deve essere essere troppo alta ma stimolare una crescita graduale di tutti.

Adeguato coinvolgimento dei genitori

Il coinvolgimento positivo e appropriato dei genitori può essere cruciale per il successo del ragazzo nello sport e nella vita. La chiave, però è trovare un equilibrio tra un coinvolgimento positivo e un eccessivo controllo. Il ragazzo deve considerare i genitori come un supporto e non come un’ulteriore fonte di critica o di ansia. Il genitore dovrebbe aiutare il ragazzo a superare momenti di difficoltà e ad avere aspettative realistiche.

Incoraggiare il ragazzo a vedere lo sport come una sfida sana è una splendida possibilità di crescita per una vita affrontata con competenze e fiducia.

Avere un punto di riferimento positivo

Sport e AdolescenzaIl ragazzo o la ragazza che trova, all’interno della società o anche al di fuori, un punto di riferimento positivo, può avere un grande sostegno nello sport ma anche nella vita. Un “mentore” non solo aiuta a migliorare le capacità tecniche e atletiche, ma può essere un grande sostegno sociale.

Solitamente questo mentore può essere un metro dello staff, un atleta più grande o anche un ex-atleta della sua disciplina.

Un grande risultato sarà che, apprezzando l’esperienza, l’adolescente stesso si trasformerà in un punto di riferimento per qualcuno che ne avrà bisogno in futuro.

Focalizzarsi sulle Life Skills trasferibili nella vita

Lo sport favorisce lo sviluppo di Life Skills che possono essere trasferite in diversi ambiti della vita, dalla scuola all’ambiente sociale.

Esempi di Life Skills possono essere:

Cooperazione
Comunicazione
Empatia
Risoluzione del conflitto
Capacità di leadership
Gestione del tempo
Il processo decisionale
Capacità di performare sotto pressione.
Acquisire una crescita in queste capacità fondamentali permette all’adolescente di poter performare meglio nello sport, ma anche di portarsi, per tutto il resto della sua vita, alcune caratteristiche lo aiuteranno a diventare un uomo o una donna di successo nel lavoro e nella vita privata.

Sport e Ragazzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Per maggiori informazioni non esitate a contattarci su info@bskilled.it

La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze?

La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali sono le differenze?

 

Sono da poco conclusi i Giochi Olimpici di Rio 2016 e, oltre a tutti gli atleti che hanno raggiunto o meno gli obiettivi che si erano prefissati, anche tutte le figure che ruotano attorno all’atleta, hanno dato il massimo per poter aiutarli nel cercare di raggiungerli.

Tra queste figure ci sono stati anche molti Psicologi dello Sport.

La Psicologia dello Sport, infatti, negli ultimi anni sta sempre più al fianco di atleti professionisti per aiutarli a dare il massimo in gare e a stare bene fuori.

Come abbiamo sottolineato più volte, la Psicologia dello Sport non è e non deve essere dedicata soltanto agli atleti professionisti, ma può essere di aiuto ad un atleta di qualsiasi livello e sport.

Quali sono, quindi, le differenze di lavoro tra un atleta “top” e uno “amatore”?

Atleti professionisti

Tempi

Gli Atleti Professionisti, solitamente, dedicano la maggior parte del loro tempo al loro sport, avendo programmi di allenamento personalizzati a 360°. Questo fatto può aiutare molto il lavoro dello Psicologo dello Sport che può ritagliarsi attivamente una parte di questo tempo per lavorare anche sulla mente dell’atleta.

Il fatto di poter lavorare, anche tutti i giorni, può essere un aiuto decisamente importante per prepararsi al meglio alle competizioni.

Ma non temete! Con gli atleti che non hanno questa possibilità, perciò, la qualità del lavoro sarà assolutamente la stessa, ma sarà strutturata in tempi e obiettivi diversi.

Team

team professionista

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno dei valori aggiunti che possono avere gli atleti professionisti è quello di essere seguiti da un team di professionisti che possa seguirli costantemente.

Il lavoro dello Psicologo dello Sport, come saprete, non è soltanto un lavoro individuale uno a uno con l’atleta, ma è molto importante la collaborazione con tutto il team che segue l’atleta, sia per avere uno scambio di informazioni ottimale (programmi di allenamento, infortuni, preparazione atletica, nutrizione…), sia per preparare tutti insieme dei progetti individualizzati (sull’atleta o sulla squadra).

Anche in questo caso la preparazione mentale per atleti non professionistici è sempre importante e fondamentale. La collaborazione sarà magari ristretta con l’allenatore o, in caso di infortunio, con l’equipe medica che si occupa del recupero, ma sarà comunque garantita al massimo delle potenzialità.

Strumenti

biofeedbackLo Psicologo dello Sport utilizza, come supporto al lavoro con gli atleti, alcune strumentazioni scientifiche che permettono di massimizzare le potenzialità del programma di mental training.

Strumenti di Bio-Feedback, Neuro-Feedback, Video-Analisi Comportamentale, Realtà virtuale, macchinari per il lavoro cognitivo sul gesto atletico, sono un aiuto importante che però influiscono sui costi della collaborazione. Costi che, come ben sappiamo, possono essere coperti soltanto da società o atleti che hanno le possibilità economiche per investire su strumentazioni di alto livello.

Per fortuna esistono anche alcuni strumenti che permettono il controllo di alcune variabili mentali che possono essere accessibili a tutti, anche grazie alla diffusione di Smartphone, Smartwatch o braccialetti che controllano la prestazione.

Riassumendo…Psicologo dello Sport

La differenza nel lavoro tra un atleta o una squadra “top” rispetto al lavoro con atleti amatori o dilettanti, sta nella tipologia di lavoro e di obiettivi che vengono dati insieme al professionista Psicologo.

Qualsiasi atleta, infatti, può accedere ai servizi di mental training definendo semplicemente l’area di intervento desiderata. Mentre con gli atleti che fanno dello sport la loro vita e il loro lavoro si può fare un programma annuale che copre a 360° le esigenze di miglioramento, per tutti gli altri atleti si può lavorare per micro-obiettivi con pacchetti più o meno brevi in base alle esigenze (Gestione dell’ansia pre-gara, Gestione dei pensieri, Comunicazione tra atleti e staff, ecc.).

Speriamo di aver, tramite questo articolo, chiarito le differenze di lavoro in base al livello delle atleta e alle disponibilità. Non abbiate quindi paura a rivolgervi ad uno Psicologo dello Sport anche se il vostro obiettivo non è quello di partecipare alle Olimpiadi!


 

Per conoscere le offerte di B-Skilled per qualsiasi tipo di atleta e di sport potete consultare il nostro sito o scriverci a info@bskilled.it

 

Definizione degli obiettivi

GOAL SETTING

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Quando si parla di sport o anche di azienda, un concetto molto importante per poter raggiungere il risultato che ci si prefissa è un lavoro di goal setting, ovvero di definizione degli obiettivi.

Sovente può succedere infatti che un atleta, una squadra, o un team di lavoro abbiano un obiettivo da raggiungere ma che quest’obiettivo sia poco efficace per mantenere alta la motivazione.

Infatti,  perché un obiettivo sia efficace, deve permettere all’individuo di mantenere alta la motivazione nel cercare di realizzarlo.

Cosa sono gli obiettivi?

goal setting

Gli obiettivi sono ciò che un atleta cerca di raggiungere tramite la propria prestazione.

Sono cessi, infatti a creare motivazione nell’essere umano poiché più l’obiettivo è vissuto come importante, più gli atleti, o chiunque, saranno motivati a fare il massimo per cercare di raggiungerlo! Quando nello sport o nei team di lavoro si vuole lavorare sulla motivazione, quindi, è fondamentale cercare di lavorare sugli obiettivi.

Un buon lavoro di goal setting, infatti, oltre all’influire sulla motivazione dei singoli, influisce anche sulla coesione di un gruppo (sportivo o di lavoro); infatti, quando all’interno di una squadre si riesce a creare un obiettivo comune a tutti i membri,  è più semplice sviluppare unione e coesione nel cercare di raggiungerlo.

Come definire gli obiettivi?

Per aiutarvi nella definizione degli obiettivi, esiste un modello semplice ma efficace da seguire:

Obiettivi-SMART

Il modello SMART:

  • Specific (Specifici): Gli obiettivi devono essere il più specifici possibile. Per capire se abbiamo raggiunto o meno un obiettivo, infatti, è importante che esso sia chiaro (es: “superare il mio record di 3 secondi”) e che non sia troppo generale (es: “l’obiettivo è migliorare la mia prestazione”).
  • Measurable (Misurabili): Legato al concetto di prima, più un obiettivo è misurabile (numerico), più è facile poter capire se, dopo una competizione o una stagione, si è raggiunto o meno l’obiettivo prefissato.
  • Attainable (Accessibili): Per essere efficace è fondamentale che un obiettivo sia accessibile, cioè che, pur quanto sia sfidante, l’atleta o il gruppo possa riuscire a raggiungere. Fissarsi un obiettivo impossibile da realizzare, infatti può portare malumore, perdita di auto-efficacia e frustrazione nell’individuo.
  • Relevant (Rilevante): Come visto prima, l’obiettivo deve essere importante e sfidante per l’atleta; con un obiettivo troppo facile da raggiungere o uno non fondamentale per l’atleta o per il gruppo infatti, è facile che ci sia una perdita di motivazione e un abbassamento del livello di attenzione e concentrazione.
  • Time-Bounded (Legati al tempo): Una caratteristica fondamentale per obiettivi efficaci è la variabile tempo; è importante, infatti, chiarire molto bene le tempistiche in cui si intende raggiungere questi obiettivi. Se l’obiettivo ha una scadenza a lungo termine (per esempio le Olimpiadi sono ogni 4 anni), è importante definire anche gli obiettivi a medio e breve termine cioè obiettivi con tempistiche più vicine che sono da considerare come tappe per poter raggiungere l’obiettivo più importante.

 


Se volete approfondire la tematica legata al goal setting, volete provare a creare i vostri insieme ad uno psicologo dello sport o volete avere informazioni sui nostri percorsi di mental training, scriveteci pure a info@bskilled.it

La preparazione mentale nel Tennis

La preparazione mentale nel Tennis

Il tennis è uno sport in cui la preparazione mentale è fondamentale. Molti atleti famosi, infatti, sin da quando sono giovanissimi, sono stati seguiti da uno psicologo dello sport che li ha supportati tramite un percorso di preparazione mentale.

Essendo uno sport principalmente individuale (ci sono anche il doppio e i tornei a squadre), il lavoro sul singolo atleta è molto importante per aiutarlo a dare il 100% delle sue potenzialità in gara e in allenamento.

Preparatore mentale tennis

 

 

 

 

 

 

 

Quali sono le caratteristiche mentali del tennista?

Secondo alcune ricerche compiute dal’ ITF (International Tennis Federation), le principali caratteristiche mentali legate al gioco del tennis sono:

  • Decisioni da prendere velocemente (decision making)
  • Tanto tempo per pensare durante la partita
  • Non conoscenza del tempo e della durata di gioco
  • Nessuna possibilità di sostituzione (a parte in alcuni tornei a squadre)
  • Capacità di giocare su diverse superfici
  • Importanza uguale in tutti i punti e i momenti del gioco

Preparatore mentale tennisOltre a queste, tutte le altre caratteristiche (o difficoltà) che sono state stilate, riguardano quindi la capacità del tennista di mantenere alta la concentrazione, di avere un alto livello di resilienza di fronte alle difficoltà, di essere capace di adattarsi a tutte le caratteristiche del campo o del torneo che deve affrontare.

 

 

Per questo motivo si possono dividere le caratteristiche che il tennista dovrebbe allenare tramite un percorso di preparazione mentale in 4 categorie:

 

Motivazione

Concentrazione

Gestione dei pensieri

Gestione dell’arousal

Motivazione

Come in ogni attività umana la motivazione è fondamentale. Come motivazione si intende la volontà dell’atleta di perseguire i suoi obiettivi nonostante le difficoltà che potrà incontrare. E’ importante, quindi, in questo campo, un processo di creazione di obiettivi corretti (goal setting), la conoscenza dei propri punti di forza e di miglioramento e un percorso per trasformare la motivazione da estrinseca in intrinseca.

Un corretto lavoro sulla motivazione, oltre a dare all’atleta la possibilità di utilizzare tutte le proprie risorse in gara, aiuta anche a prevenire l’abbandono precoce nei giovani tennisti.

Concentrazione

preparatore mentale tennisAlcuni tennisti dicono che, in gara, la concentrazione è tutto.

Senza essere così totalitari, si può però asserire che la concentrazione sia una componente essenziale nel tennis. Mantenere la concentrazione non significa rimanere concentrato tutto il match sulla pallina, infatti questo, oltre ad essere dannoso per la tattica, comporterebbe una spesa enorme di energie mentali e fisiche.

Mantenere la concentrazione significa saper passare correttamente da un tipo di attenzione ad un’altra per rimanere nella Zona corretta. Per questo vi rimando a leggere l’articolo sulla Zona già pubblicato in precedenza.

Gestione dei pensieri

“Non ce la faccio”, “L’avversario è troppo forte!”, “Su questo campo ho sempre perso”, ecc…

Sono tutti dei pensieri che, normalmente, possono passare automaticamente per la testa degli atleti, tennisti inclusi.

Come ben sappiamo da un po’ di tempo, corpo e mente non sono due entità separate, ma, insieme guidano l’uomo nelle attività quotidiane. La gestione dei pensieri è fondamentale in un percorso di preparazione mentale poiché, quando, durante una gara, il tennista si fa governare dai pensieri negativi, la sua prestazione diminuirà drasticamente perché questi influenzano l’auto-efficacia dell’atleta che, per poter dare il 100% dovrà essere adeguata.

Gestione dell’Arousal

L’Arousal è, all’interno della psicologia dello sport, un concetto chiave.

In ogni percorso di preparazione mentale è infatti molto importante rendere l’atleta consapevole che l’ansia, la rabbia e altre emozioni, non siano completamente negative ma, soprattutto che non è possibile “accenderle o spegnerle” con un interruttore.

Bisogna infatti immaginare che l’attivazione psico-fisiologica (arousal) sia un continuum in cui quando l’atleta ha un livello troppo alto o troppo basso, le sue performance caleranno drasticamente.

Curva Arousal

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Durante il percorso, il preparatore mentale dovrebbe insegnare all’atleta a riconoscere il suo livello di attivazione e a gestire la sua curva di attivazione. Alcuni strumenti a disposizione dell’atleta sono:

  • Rituali
  • Tecniche di rilassamento
  • Tecniche corporee
  • Respirazione

 

Ovviamente in questo articolo abbiamo voluto soffermarci sulle principali caratteristiche mentali allenabili tramite un percorso di preparazione mentale. Molte altre sono le caratteristiche e il passo migliore è quello di contattare uno psicologo dello sport per creare un percorso personalizzato adeguato alle caratteristiche dell’atleta.

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Per il 2016 la FIT ha inserito la figura del Preparatore Mentale di 1° grado come obbligatoria per le scuole tennis Top e Super School. B-Skilled ha, nel suo team, psicologi formati tramite il corso della FIT. Contattaci su info@bskilled.it per avere maggiori informazioni.

 

Le 9 abilità mentali per lo sport

Le 9 abilità mentali per lo sport

Non c’è bisogno di essere un atleta professionista o di un campione olimpico per essere un atleta di successo.

Né si deve avere una stanza piena di trofei, vincere un campionato, o essere citato in prima pagina dei giornali sportivi.

Ci sono infatti molti elementi che accomunano i professionisti “top” e tutti gli altri atleti, cioè che per tutti il proprio sport è molto importante e che tutti gli atleti, di ogni categoria, si impegnano per raggiungere il meglio che possono nel loro livello.

Essi fissano obiettivi realistici, elevati per se stessi e si allenano sodo per raggiungerli.

Essi hanno successo perché perseguono i loro obiettivi e si godono il loro sport. La loro pratica sportiva arricchisce la loro vita e tutto ciò che danno in termini di tempo, fatica e rinunce, tornerà indietro in ogni ambito della vita, professionale e privata.

Le abilità mentali

abilità mentali sportUn’altra cosa che accomuna tutti gli atleti di ogni categoria è l’utilizzo delle abilità mentali. Il centro di psicologia dello sport dell’Ohio ha identificato 9 abilità mentali che possono permettere a tutti gli atleti di migliorare le proprie performance.

 

 

 

 

Le abilità mentali sono:

  1. Scegliere e mantenere un atteggiamento positivo.
  2. Mantenere un elevato livello di auto-motivazione.
  3. Porsi obiettivi realistici.
  4. Confrontarsi efficacemente con le persone.
  5. Utilizzare un self-talk positivo.
  6. Utilizzare immagini mentali positive (imagery).
  7. Gestire in modo efficace l’ansia.
  8. Gestire efficacemente le emozioni.
  9. Mantenere la concentrazione.

La piramide delle prestazioni

Anche se ciascuna delle nove competenze è importante, l’importanza di ogni capacità mentale può essere più efficace se inserita nel momento corretto di preparazione

Per spiegare meglio, immaginiamo di dividere la preparazione in tre momenti:

  1. Preparazione a lungo termine della prestazione (ad esempio prepararsi per una maratona importante che si svolgerà fra 5-6 mesi)
  2. Preparazione precedente alla prestazione (ad esempio la settimana prima di una partita importante)
  3. Durante la prestazione.

Per ogni momento ci saranno delle abilità mentali più importanti di altre.

Livello I – (Atteggiamento Positivo, Auto-Motivazione, Obiettivi Realistici, Confrontarsi efficacemente con le persone).

Queste abilità mentali costituiscono un un’ampia base per il raggiungimento di obiettivi a lungo termine, per allenarsi efficacemente, e per sostenere la pratica quotidiana. Essi sono necessari giorno per giorno per lunghi periodi di tempo, spesso mesi e anni.

Livello II – (Self-Talk, Imagery).

Queste abilità sono utilizzate immediatamente prima delle prestazioni. Devono essere sfruttate poco prima dell’inizio della gara, o immediatamente prima di uno specifico gesto atletico o di un’azione, come ad esempio un servizio di tennis o un tiro libero nel basket.

Livello III – (Gestione Ansia, Gestione Emozioni e Concentrazione).

Queste sono le abilità mentali che vengono utilizzate durante le prestazioni. E’ molto importante saperle gestire per poter dare il meglio durante una gara.

Qui di seguito c’è illustrata la piramide in forma grafica.

Piramide abilità mentali

 

 

 

 

 

 

 

 

La figura dello psicologo dello sport, quindi, non è solo importante per gli atleti di livello “top”, ma per tutti gli atleti che desiderano prepararsi al meglio per le sfide che ricevono quotidianamente dal proprio sport. La conoscenza e l’allenamento delle abilità mentali è fondamentale per poter aggiungere alla propria preparazione, un programma completo di allenamento a 360° che permetterà all’atleta di poter sfruttare il 100% delle proprie potenzialità.

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Se sei interessato ad approfondire le tue conoscenze sulla Psicologia dello Sport o ad essere seguito da un team di Psicologi Sportivi, non esitare a contattarci su info@bskilled.it!

La preparazione mentale agli Europei

La preparazione mentale in vista degli Europei di Francia 2016

euro2016

E’ arrivato il momento in cui in Europa ma non solo, si sente una carica importante, una elettricità strana. Non è l’arrivo dell’estate ma l’inizio degli Europei!

Quello di cui vogliamo parlare oggi, però, è di come una Nazionale può prepararsi ad affrontare gli Europei con una corretta preparazione mentale.

Come si può preparare mentalmente una Nazionale in vista degli Europei?

Tutti i grandi tornei estivi che coinvolgono le Nazionali di calcio hanno due caratteristiche particolari che rendono la preparazione fisica, tattica e mentale differenti dal campionato a cui partecipano tutti i giocatori:

  • Gruppo: il gruppo è formato da giocatori che, durante l’anno, hanno giocato in squadre di campionati diversi, molte volte anche avversarie tra di loro e che si trovano tutto d’un colpo a giocare insieme e a formare una nuova squadra.
  • Tipologia di torneo: a differenza del campionato a classifica, gli Europei sono strutturati con un mini girone iniziale e, successivamente, tutti scontri ad eliminazione diretta. Questa modalità rende qualsiasi partita praticamente fondamentale per il passaggio del turno con pochissime possibilità di errore.

La preparazione mentale, quindi dovrà essere programmata tenendo assolutamente conto di queste due caratteristiche.

Gruppo

Gruppo Italia Europei 2016Come visto prima, il gruppo è uno dei punti cardine su cui lavorare. Giocatori amici/nemici si ritrovano insieme dopo mesi di campionato di club, spesso anche essendo avversari diretti per la lotta al titolo o alle posizioni alte della classifica.

Certo che c’è da considerare che, a differenza delle squadre di club, quando si gioca con la Nazionale c’è una spinta maggiore, da parte del gruppo nel voler dare il massimo per la maglia, sentendosi rappresentanti della propria nazione.

Il sentirsi tutti “italiani” “spagnoli” “francesi” e così via è sicuramente un veicolo di coesione davvero grande da sfruttare per creare un gruppo coeso.

Un’altra difficoltà che riguarda il gruppo è che, soprattutto nelle Nazionali maggiori, i giocatori convocati sono considerati i più forti della nazione. Per questo motivo bisogna porre attenzione al fatto che la responsabilità data non porti qualche soggetto a voler prevalicare rispetto ad altri mettendo la propria immagine davanti a quella della squadra.

Conoscere queste dinamiche e lavorare sul team-building e la creazione di un gruppo completo e coeso è sicuramente un’arma fondamentale per poter arrivare più avanti possibile.

Affrontare le gare

Abbiamo detto che ogni gara, in questi tornei, è praticamente fondamentale. Sbagliare una gara potrebbe pregiudicare la continuazione nel torneo, quindi la difficoltà maggiore, a livello mentale, sta nel non poter permettersi distrazioni o cali. Molto spesso i giocatori e i tecnici lo sanno, lo dicono in conferenza stampa, ma non cercano di preparare la squadra ad affrontare mentalmente questa sfida. La difficoltà sta infatti nel cercare di equilibrare le energie e l’attivazione psico-fisiologica della squadra.

Se è vero che non ci si può permettere di rilassarsi, anche affrontare ogni gara come se fosse la finale può portare a conseguenze negativi nella totalità del torneo.

La preparazione ideale sta nel preparare le singole gare lavorando sul dosaggio della carica emotiva dei giocatori che dovranno essere sempre proiettati sulla lunga durata e non sulla singola gara ma d’altro canto non possono permettersi di sottovalutare nessuna partita.

Porsi gli obiettivi corretti

Obiettivi Europei 2016Come tutti saprete, la definizione degli obiettivi è fondamentale prima di affrontare ogni sfida. Anche la squadra più piccola, in questi tornei, può permettersi di sognare (come è successo alla Grecia proprio agli Europei del 2004) ma l’importante è sempre costruire l’obiettivo passo a passo per programmare ogni gara al meglio. In primis gli obiettivi devono essere strutturati a lungo, medio e breve termine così da permettere un programma “a scalini” e non trovarsi impreparati ad affrontare una situazione.

L’obiettivo, per esempio non può essere soltanto “Vincere l’Europeo”. Primo perché è un obiettivo che sarà condiviso da altre squadre e che soltanto una potrà raggiungere, quindi il livello di ansia e di carica emotiva sarà troppo grande, soprattutto verso le fasi finale. Non potrà neanche essere “Pensiamo partita per partita e poi cosa accadrà lo vedremo” perché mentalmente bisogna essere preparati anche ad arrivare fino in fondo senza avere la paura di vincere.

Fondamentale anche porsi obiettivi di prestazione e non soltanto di risultato proprio perché, soprattutto nella fase finale, il rischio di rimanere scottati e decisamente amareggiati da un risultato che non arriva, può essere mediato da un buona prestazione con la sensazione di aver dato il massimo. In questo modo il risultato magari non sarà raggiunto, ma a livello mentale i giocatori torneranno con la consapevolezza di aver fatto bene e pronti ad affrontare e preparare la stagione successiva.

Importanza dei gregari

Tutti noi abbiamo in mente la cavalcata dell’Italia che, nel 2006 ha conquistato il Mondiale in Germania. Se ricordate, una delle particolarità di quella squadra è stata che, al momento della chiamata, i gregari si sono fatti trovare pronti e, alcune volte, hanno anche risolto positivamente alcune partite.Gregari Europei 2016

Il lavoro su chi non è sempre titolare è fondamentale. Bisogna far capire che nessuno è in gruppo per “scaldare la panchina” o per una vacanza in Francia, ma che la squadra è fondamentale dal primo all’ultimo elemento. La gestione dei cambi è una parte che riguarda puramente la scelta tecnica ma ovviamente ci sono diversi modi per poter gestire i gregari in modo da motivarli e far tenere loro sempre le energie attivate al punto giusto. Il compito dell’allenatore sarà quindi quello di far sentire ogni persona importante, a partire dall’allenamento, nei momenti di pausa, durante i pranzi e le cene. Il gruppo è fondamentale e, spesso, sono proprio i “panchinari” ad essere fondamentali per la salute mentale della squadra.

Tifosi

Tifosi Italia Europei 2016I tifosi possono essere una grande risorsa ma anche una grande difficoltà. Sentire il peso di milioni di persone che buttano sulla squadra tantissime aspettative, passioni, emozioni e sogni, non è per niente facile. L’importante è riuscire a gestire la pressione e le aspettative tramite l’utilizzo di tecniche che vanno a lavorare sull’equilibrio psico-fisiologico (tecniche di rilassamento, lavoro sul self-talk, rituali, respirazione, gestione delle aspettative, ecc…) per fare in modo che i tifosi siano una grande carica nei momenti in cui ce n’è bisogno ma che non diventino un maggiore ostacolo nei momenti di difficoltà.

 

Detto questo come possiamo non chiudere con un grande in bocca al lupo per la nostra Nazionale?

FORZA AZZURRI!

Routine sportiva e gesti rituali

Routine sportiva e gesti rituali

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Vi è mai capitato di osservare un atleta che, prima di un gesto atletico importante (servizio di tennis, tiro libero nel basket, ricezione nella pallavolo e così via) oppure prima di cominciare una gara compie una sequenza di gesti particolare e anche un po’ buffa a dir la verità?
Molto spesso succede che il tutto viene categorizzato nella parola “scaramanzia”.

Ma siamo sicuri che non ci sia qualcosa in più?

Gli psicologi dello sport, soprattutto quando lavorano con atleti individuali, utilizzano del tempo durante i percorsi di mental training per costruire, insieme allo sportivo, una routine.
La routine, infatti, è uno degli strumenti che più viene utilizzato durante un mental training.

Che differenza c’è tra routine e scaramanzia?

E’ vero che non tutti quanti gli atleti che fanno dei rituali prima di una gara o di un gesto atletico li utilizzano in modo da favorire la propria forza mentale ma che si tratta di semplice scaramanzia. Allora dove sta la differenza?

Ci sono due differenze sostanziali:

1) La consapevolezza. Chi compie un gesto scaramantico o religioso, non lo fa per avere i benefici mentali accertati dalla letteratura scientifica, ma lo fa per richiedere una sorta di aiuto miracoloso esterno che, quasi sicuramente, non ci sarà.
Chi utilizza, invece, una routine costruita con uno psicologo dello sport sa che questa serve per focalizzare l’attenzione, per diminuire l’ansia prima e durante una gara e per attivare l’arousal corporeo.

2) Focus sulla persona e non su oggetti esterni. Un errore che può compiere chi utilizza la scaramanzia, infatti, è quello di avere una routine legata ad oggetti esterni (calzino fortunato, maglietta vincente…). Le conseguenze, come potete immaginare, possono essere molto brutte dal momento in cui questo oggetto viene dimenticato vicino alla lavatrice o, ancora peggio, perso.
Chi invece compie una routine “psicologica” sa che questa dovrà essere sempre uguale e quindi dovrà legarla a gesti e pensieri che potrà replicare in qualsiasi momento e situazione.

A cosa serve una routine?

Come detto prima, l’utilizzo di una routine pre-gara o di rituali durante la gara, servono a supportare l’atleta nel miglioramento di alcune dinamiche mentali. Fare un rituale con consapevolezza, infatti, serve a focalizzare l’attenzione e la concentrazione (soprattutto quando si è distratti da un self-talk negativo), serve a ridurre l’ansia e ad attivarsi per essere pronto a performare nel modo migliore possibile.

Innanzitutto bisogna differenziare tra routine pre-gara e rituali prima di un gesto.
La prima è una routine che dura un po’ di tempo. Bisogna scegliere un momento durante il giorno della gara in cui la routine può partire. Trattandosi di un tempo molto ampio, ovviamente la routine non deve essere fissa e non modificabile, ma devono essere una serie di gesti e di pensieri che, durante i momenti che precedono la gara, vengono fatti sempre. Per esempio una routine pre gara può essere legata all’ascolto di musica, ad alcuni gesti durante il riscaldamento, al fare una tecnica di rilassamento, associando il tutto al self talk positivo.
I rituali prima di un gesto atletico, invece sono più fissi e immutabili. E’ una sequenza di gesti e pensieri che, una volta decisa e approvata dall’atleta, deve essere fatta ogni volta che il gesto atletico si ripropone. Ogni volta che un tennista serve, che un pallavolista batte o che un cestista si trova davanti ad un tiro libero.
Associare gesti a pensieri è sicuramente il modo migliore per essere pronti a fare la propria prestazione al 100%. L’importante è sempre essere consapevoli che non vi arriverà nessun aiuto dall’esterno ma che tutte le risorse che vi servono sono dentro di voi!

Ecco un video dove vi mostriamo le principali routine!

Se volete approfondire il discorso della routine sportiva, non esitate a contattarci su info@bskilled.it