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La preparazione mentale nel Tennis

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La preparazione mentale nel Tennis

Il tennis è uno sport in cui la preparazione mentale è fondamentale. Molti atleti famosi, infatti, sin da quando sono giovanissimi, sono stati seguiti da uno psicologo dello sport che li ha supportati tramite un percorso di preparazione mentale.

Essendo uno sport principalmente individuale (ci sono anche il doppio e i tornei a squadre), il lavoro sul singolo atleta è molto importante per aiutarlo a dare il 100% delle sue potenzialità in gara e in allenamento.

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Quali sono le caratteristiche mentali del tennista?

Secondo alcune ricerche compiute dal’ ITF (International Tennis Federation), le principali caratteristiche mentali legate al gioco del tennis sono:

  • Decisioni da prendere velocemente (decision making)
  • Tanto tempo per pensare durante la partita
  • Non conoscenza del tempo e della durata di gioco
  • Nessuna possibilità di sostituzione (a parte in alcuni tornei a squadre)
  • Capacità di giocare su diverse superfici
  • Importanza uguale in tutti i punti e i momenti del gioco

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La preparazione mentale nel Tennis tennis mentale tennis psicologo dello sport psicologia dello sport preparatore mentale primo livello preparatore mentale fit mental tennis mental coaching tennis coach tennis bskilled   Oltre a queste, tutte le altre caratteristiche (o difficoltà) che sono state stilate, riguardano quindi la capacità del tennista di mantenere alta la concentrazione, di avere un alto livello di resilienza di fronte alle difficoltà, di essere capace di adattarsi a tutte le caratteristiche del campo o del torneo che deve affrontare.

 

 

Per questo motivo si possono dividere le caratteristiche che il tennista dovrebbe allenare tramite un percorso di preparazione mentale in 4 categorie:

 

Motivazione

Concentrazione

Gestione dei pensieri

Gestione dell’arousal

Motivazione

Come in ogni attività umana la motivazione è fondamentale. Come motivazione si intende la volontà dell’atleta di perseguire i suoi obiettivi nonostante le difficoltà che potrà incontrare. E’ importante, quindi, in questo campo, un processo di creazione di obiettivi corretti (goal setting), la conoscenza dei propri punti di forza e di miglioramento e un percorso per trasformare la motivazione da estrinseca in intrinseca.

Un corretto lavoro sulla motivazione, oltre a dare all’atleta la possibilità di utilizzare tutte le proprie risorse in gara, aiuta anche a prevenire l’abbandono precoce nei giovani tennisti.

Concentrazione

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La preparazione mentale nel Tennis tennis mentale tennis psicologo dello sport psicologia dello sport preparatore mentale primo livello preparatore mentale fit mental tennis mental coaching tennis coach tennis bskilled   Alcuni tennisti dicono che, in gara, la concentrazione è tutto.

Senza essere così totalitari, si può però asserire che la concentrazione sia una componente essenziale nel tennis. Mantenere la concentrazione non significa rimanere concentrato tutto il match sulla pallina, infatti questo, oltre ad essere dannoso per la tattica, comporterebbe una spesa enorme di energie mentali e fisiche.

Mantenere la concentrazione significa saper passare correttamente da un tipo di attenzione ad un’altra per rimanere nella Zona corretta. Per questo vi rimando a leggere l’articolo sulla Zona già pubblicato in precedenza.

Gestione dei pensieri

“Non ce la faccio”, “L’avversario è troppo forte!”, “Su questo campo ho sempre perso”, ecc…

Sono tutti dei pensieri che, normalmente, possono passare automaticamente per la testa degli atleti, tennisti inclusi.

Come ben sappiamo da un po’ di tempo, corpo e mente non sono due entità separate, ma, insieme guidano l’uomo nelle attività quotidiane. La gestione dei pensieri è fondamentale in un percorso di preparazione mentale poiché, quando, durante una gara, il tennista si fa governare dai pensieri negativi, la sua prestazione diminuirà drasticamente perché questi influenzano l’auto-efficacia dell’atleta che, per poter dare il 100% dovrà essere adeguata.

Gestione dell’Arousal

L’Arousal è, all’interno della psicologia dello sport, un concetto chiave.

In ogni percorso di preparazione mentale è infatti molto importante rendere l’atleta consapevole che l’ansia, la rabbia e altre emozioni, non siano completamente negative ma, soprattutto che non è possibile “accenderle o spegnerle” con un interruttore.

Bisogna infatti immaginare che l’attivazione psico-fisiologica (arousal) sia un continuum in cui quando l’atleta ha un livello troppo alto o troppo basso, le sue performance caleranno drasticamente.

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Durante il percorso, il preparatore mentale dovrebbe insegnare all’atleta a riconoscere il suo livello di attivazione e a gestire la sua curva di attivazione. Alcuni strumenti a disposizione dell’atleta sono:

  • Rituali
  • Tecniche di rilassamento
  • Tecniche corporee
  • Respirazione

 

Ovviamente in questo articolo abbiamo voluto soffermarci sulle principali caratteristiche mentali allenabili tramite un percorso di preparazione mentale. Molte altre sono le caratteristiche e il passo migliore è quello di contattare uno psicologo dello sport per creare un percorso personalizzato adeguato alle caratteristiche dell’atleta.

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Per il 2016 la FIT ha inserito la figura del Preparatore Mentale di 1° grado come obbligatoria per le scuole tennis Top e Super School. B-Skilled ha, nel suo team, psicologi formati tramite il corso della FIT. Contattaci su info@bskilled.it per avere maggiori informazioni.

 

Le 9 abilità mentali per lo sport

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Le 9 abilità mentali per lo sport

Non c’è bisogno di essere un atleta professionista o di un campione olimpico per essere un atleta di successo.

Né si deve avere una stanza piena di trofei, vincere un campionato, o essere citato in prima pagina dei giornali sportivi.

Ci sono infatti molti elementi che accomunano i professionisti “top” e tutti gli altri atleti, cioè che per tutti il proprio sport è molto importante e che tutti gli atleti, di ogni categoria, si impegnano per raggiungere il meglio che possono nel loro livello.

Essi fissano obiettivi realistici, elevati per se stessi e si allenano sodo per raggiungerli.

Essi hanno successo perché perseguono i loro obiettivi e si godono il loro sport. La loro pratica sportiva arricchisce la loro vita e tutto ciò che danno in termini di tempo, fatica e rinunce, tornerà indietro in ogni ambito della vita, professionale e privata.

Le abilità mentali

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Le 9 abilità mentali per lo sport tennis sport piemonte psicologo dello sport Torino psicologia dello sport torino psicologia dello sport pallavolo mental training mental coach calcio basket b-skilled allenamento mentale abilità mentali   Un’altra cosa che accomuna tutti gli atleti di ogni categoria è l’utilizzo delle abilità mentali. Il centro di psicologia dello sport dell’Ohio ha identificato 9 abilità mentali che possono permettere a tutti gli atleti di migliorare le proprie performance.

 

 

 

 

Le abilità mentali sono:

  1. Scegliere e mantenere un atteggiamento positivo.
  2. Mantenere un elevato livello di auto-motivazione.
  3. Porsi obiettivi realistici.
  4. Confrontarsi efficacemente con le persone.
  5. Utilizzare un self-talk positivo.
  6. Utilizzare immagini mentali positive (imagery).
  7. Gestire in modo efficace l’ansia.
  8. Gestire efficacemente le emozioni.
  9. Mantenere la concentrazione.

La piramide delle prestazioni

Anche se ciascuna delle nove competenze è importante, l’importanza di ogni capacità mentale può essere più efficace se inserita nel momento corretto di preparazione

Per spiegare meglio, immaginiamo di dividere la preparazione in tre momenti:

  1. Preparazione a lungo termine della prestazione (ad esempio prepararsi per una maratona importante che si svolgerà fra 5-6 mesi)
  2. Preparazione precedente alla prestazione (ad esempio la settimana prima di una partita importante)
  3. Durante la prestazione.

Per ogni momento ci saranno delle abilità mentali più importanti di altre.

Livello I – (Atteggiamento Positivo, Auto-Motivazione, Obiettivi Realistici, Confrontarsi efficacemente con le persone).

Queste abilità mentali costituiscono un un’ampia base per il raggiungimento di obiettivi a lungo termine, per allenarsi efficacemente, e per sostenere la pratica quotidiana. Essi sono necessari giorno per giorno per lunghi periodi di tempo, spesso mesi e anni.

Livello II – (Self-Talk, Imagery).

Queste abilità sono utilizzate immediatamente prima delle prestazioni. Devono essere sfruttate poco prima dell’inizio della gara, o immediatamente prima di uno specifico gesto atletico o di un’azione, come ad esempio un servizio di tennis o un tiro libero nel basket.

Livello III – (Gestione Ansia, Gestione Emozioni e Concentrazione).

Queste sono le abilità mentali che vengono utilizzate durante le prestazioni. E’ molto importante saperle gestire per poter dare il meglio durante una gara.

Qui di seguito c’è illustrata la piramide in forma grafica.

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La figura dello psicologo dello sport, quindi, non è solo importante per gli atleti di livello “top”, ma per tutti gli atleti che desiderano prepararsi al meglio per le sfide che ricevono quotidianamente dal proprio sport. La conoscenza e l’allenamento delle abilità mentali è fondamentale per poter aggiungere alla propria preparazione, un programma completo di allenamento a 360° che permetterà all’atleta di poter sfruttare il 100% delle proprie potenzialità.

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Se sei interessato ad approfondire le tue conoscenze sulla Psicologia dello Sport o ad essere seguito da un team di Psicologi Sportivi, non esitare a contattarci su info@bskilled.it!

La preparazione mentale agli Europei

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La preparazione mentale in vista degli Europei di Francia 2016

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E’ arrivato il momento in cui in Europa ma non solo, si sente una carica importante, una elettricità strana. Non è l’arrivo dell’estate ma l’inizio degli Europei!

Quello di cui vogliamo parlare oggi, però, è di come una Nazionale può prepararsi ad affrontare gli Europei con una corretta preparazione mentale.

Come si può preparare mentalmente una Nazionale in vista degli Europei?

Tutti i grandi tornei estivi che coinvolgono le Nazionali di calcio hanno due caratteristiche particolari che rendono la preparazione fisica, tattica e mentale differenti dal campionato a cui partecipano tutti i giocatori:

  • Gruppo: il gruppo è formato da giocatori che, durante l’anno, hanno giocato in squadre di campionati diversi, molte volte anche avversarie tra di loro e che si trovano tutto d’un colpo a giocare insieme e a formare una nuova squadra.
  • Tipologia di torneo: a differenza del campionato a classifica, gli Europei sono strutturati con un mini girone iniziale e, successivamente, tutti scontri ad eliminazione diretta. Questa modalità rende qualsiasi partita praticamente fondamentale per il passaggio del turno con pochissime possibilità di errore.

La preparazione mentale, quindi dovrà essere programmata tenendo assolutamente conto di queste due caratteristiche.

Gruppo

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La preparazione mentale agli Europei psicologia dello sport preparazione mentale mentali trainer mental coach Italia gladys bounous Europei Italia Europei Francia Europei 2016 edoardo ciofi calcio b-skilled   Come visto prima, il gruppo è uno dei punti cardine su cui lavorare. Giocatori amici/nemici si ritrovano insieme dopo mesi di campionato di club, spesso anche essendo avversari diretti per la lotta al titolo o alle posizioni alte della classifica.

Certo che c’è da considerare che, a differenza delle squadre di club, quando si gioca con la Nazionale c’è una spinta maggiore, da parte del gruppo nel voler dare il massimo per la maglia, sentendosi rappresentanti della propria nazione.

Il sentirsi tutti “italiani” “spagnoli” “francesi” e così via è sicuramente un veicolo di coesione davvero grande da sfruttare per creare un gruppo coeso.

Un’altra difficoltà che riguarda il gruppo è che, soprattutto nelle Nazionali maggiori, i giocatori convocati sono considerati i più forti della nazione. Per questo motivo bisogna porre attenzione al fatto che la responsabilità data non porti qualche soggetto a voler prevalicare rispetto ad altri mettendo la propria immagine davanti a quella della squadra.

Conoscere queste dinamiche e lavorare sul team-building e la creazione di un gruppo completo e coeso è sicuramente un’arma fondamentale per poter arrivare più avanti possibile.

Affrontare le gare

Abbiamo detto che ogni gara, in questi tornei, è praticamente fondamentale. Sbagliare una gara potrebbe pregiudicare la continuazione nel torneo, quindi la difficoltà maggiore, a livello mentale, sta nel non poter permettersi distrazioni o cali. Molto spesso i giocatori e i tecnici lo sanno, lo dicono in conferenza stampa, ma non cercano di preparare la squadra ad affrontare mentalmente questa sfida. La difficoltà sta infatti nel cercare di equilibrare le energie e l’attivazione psico-fisiologica della squadra.

Se è vero che non ci si può permettere di rilassarsi, anche affrontare ogni gara come se fosse la finale può portare a conseguenze negativi nella totalità del torneo.

La preparazione ideale sta nel preparare le singole gare lavorando sul dosaggio della carica emotiva dei giocatori che dovranno essere sempre proiettati sulla lunga durata e non sulla singola gara ma d’altro canto non possono permettersi di sottovalutare nessuna partita.

Porsi gli obiettivi corretti

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La preparazione mentale agli Europei psicologia dello sport preparazione mentale mentali trainer mental coach Italia gladys bounous Europei Italia Europei Francia Europei 2016 edoardo ciofi calcio b-skilled   Come tutti saprete, la definizione degli obiettivi è fondamentale prima di affrontare ogni sfida. Anche la squadra più piccola, in questi tornei, può permettersi di sognare (come è successo alla Grecia proprio agli Europei del 2004) ma l’importante è sempre costruire l’obiettivo passo a passo per programmare ogni gara al meglio. In primis gli obiettivi devono essere strutturati a lungo, medio e breve termine così da permettere un programma “a scalini” e non trovarsi impreparati ad affrontare una situazione.

L’obiettivo, per esempio non può essere soltanto “Vincere l’Europeo”. Primo perché è un obiettivo che sarà condiviso da altre squadre e che soltanto una potrà raggiungere, quindi il livello di ansia e di carica emotiva sarà troppo grande, soprattutto verso le fasi finale. Non potrà neanche essere “Pensiamo partita per partita e poi cosa accadrà lo vedremo” perché mentalmente bisogna essere preparati anche ad arrivare fino in fondo senza avere la paura di vincere.

Fondamentale anche porsi obiettivi di prestazione e non soltanto di risultato proprio perché, soprattutto nella fase finale, il rischio di rimanere scottati e decisamente amareggiati da un risultato che non arriva, può essere mediato da un buona prestazione con la sensazione di aver dato il massimo. In questo modo il risultato magari non sarà raggiunto, ma a livello mentale i giocatori torneranno con la consapevolezza di aver fatto bene e pronti ad affrontare e preparare la stagione successiva.

Importanza dei gregari

Tutti noi abbiamo in mente la cavalcata dell’Italia che, nel 2006 ha conquistato il Mondiale in Germania. Se ricordate, una delle particolarità di quella squadra è stata che, al momento della chiamata, i gregari si sono fatti trovare pronti e, alcune volte, hanno anche risolto positivamente alcune partite.BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La preparazione mentale agli Europei psicologia dello sport preparazione mentale mentali trainer mental coach Italia gladys bounous Europei Italia Europei Francia Europei 2016 edoardo ciofi calcio b-skilled

Il lavoro su chi non è sempre titolare è fondamentale. Bisogna far capire che nessuno è in gruppo per “scaldare la panchina” o per una vacanza in Francia, ma che la squadra è fondamentale dal primo all’ultimo elemento. La gestione dei cambi è una parte che riguarda puramente la scelta tecnica ma ovviamente ci sono diversi modi per poter gestire i gregari in modo da motivarli e far tenere loro sempre le energie attivate al punto giusto. Il compito dell’allenatore sarà quindi quello di far sentire ogni persona importante, a partire dall’allenamento, nei momenti di pausa, durante i pranzi e le cene. Il gruppo è fondamentale e, spesso, sono proprio i “panchinari” ad essere fondamentali per la salute mentale della squadra.

Tifosi

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La preparazione mentale agli Europei psicologia dello sport preparazione mentale mentali trainer mental coach Italia gladys bounous Europei Italia Europei Francia Europei 2016 edoardo ciofi calcio b-skilled   I tifosi possono essere una grande risorsa ma anche una grande difficoltà. Sentire il peso di milioni di persone che buttano sulla squadra tantissime aspettative, passioni, emozioni e sogni, non è per niente facile. L’importante è riuscire a gestire la pressione e le aspettative tramite l’utilizzo di tecniche che vanno a lavorare sull’equilibrio psico-fisiologico (tecniche di rilassamento, lavoro sul self-talk, rituali, respirazione, gestione delle aspettative, ecc…) per fare in modo che i tifosi siano una grande carica nei momenti in cui ce n’è bisogno ma che non diventino un maggiore ostacolo nei momenti di difficoltà.

 

Detto questo come possiamo non chiudere con un grande in bocca al lupo per la nostra Nazionale?

FORZA AZZURRI!

Routine sportiva e gesti rituali

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Routine sportiva e gesti rituali

 

Vi è mai capitato di osservare un atleta che, prima di un gesto atletico importante (servizio di tennis, tiro libero nel basket, ricezione nella pallavolo e così via) oppure prima di cominciare una gara compie una sequenza di gesti particolare e anche un po’ buffa a dir la verità?
Molto spesso succede che il tutto viene categorizzato nella parola “scaramanzia”.

Ma siamo sicuri che non ci sia qualcosa in più?

Gli psicologi dello sport, soprattutto quando lavorano con atleti individuali, utilizzano del tempo durante i percorsi di mental training per costruire, insieme allo sportivo, una routine.
La routine, infatti, è uno degli strumenti che più viene utilizzato durante un mental training.

Che differenza c’è tra routine e scaramanzia?

E’ vero che non tutti quanti gli atleti che fanno dei rituali prima di una gara o di un gesto atletico li utilizzano in modo da favorire la propria forza mentale ma che si tratta di semplice scaramanzia. Allora dove sta la differenza?

Ci sono due differenze sostanziali:

1) La consapevolezza. Chi compie un gesto scaramantico o religioso, non lo fa per avere i benefici mentali accertati dalla letteratura scientifica, ma lo fa per richiedere una sorta di aiuto miracoloso esterno che, quasi sicuramente, non ci sarà.
Chi utilizza, invece, una routine costruita con uno psicologo dello sport sa che questa serve per focalizzare l’attenzione, per diminuire l’ansia prima e durante una gara e per attivare l’arousal corporeo.

2) Focus sulla persona e non su oggetti esterni. Un errore che può compiere chi utilizza la scaramanzia, infatti, è quello di avere una routine legata ad oggetti esterni (calzino fortunato, maglietta vincente…). Le conseguenze, come potete immaginare, possono essere molto brutte dal momento in cui questo oggetto viene dimenticato vicino alla lavatrice o, ancora peggio, perso.
Chi invece compie una routine “psicologica” sa che questa dovrà essere sempre uguale e quindi dovrà legarla a gesti e pensieri che potrà replicare in qualsiasi momento e situazione.

A cosa serve una routine?

Come detto prima, l’utilizzo di una routine pre-gara o di rituali durante la gara, servono a supportare l’atleta nel miglioramento di alcune dinamiche mentali. Fare un rituale con consapevolezza, infatti, serve a focalizzare l’attenzione e la concentrazione (soprattutto quando si è distratti da un self-talk negativo), serve a ridurre l’ansia e ad attivarsi per essere pronto a performare nel modo migliore possibile.

Innanzitutto bisogna differenziare tra routine pre-gara e rituali prima di un gesto.
La prima è una routine che dura un po’ di tempo. Bisogna scegliere un momento durante il giorno della gara in cui la routine può partire. Trattandosi di un tempo molto ampio, ovviamente la routine non deve essere fissa e non modificabile, ma devono essere una serie di gesti e di pensieri che, durante i momenti che precedono la gara, vengono fatti sempre. Per esempio una routine pre gara può essere legata all’ascolto di musica, ad alcuni gesti durante il riscaldamento, al fare una tecnica di rilassamento, associando il tutto al self talk positivo.
I rituali prima di un gesto atletico, invece sono più fissi e immutabili. E’ una sequenza di gesti e pensieri che, una volta decisa e approvata dall’atleta, deve essere fatta ogni volta che il gesto atletico si ripropone. Ogni volta che un tennista serve, che un pallavolista batte o che un cestista si trova davanti ad un tiro libero.
Associare gesti a pensieri è sicuramente il modo migliore per essere pronti a fare la propria prestazione al 100%. L’importante è sempre essere consapevoli che non vi arriverà nessun aiuto dall’esterno ma che tutte le risorse che vi servono sono dentro di voi!

Ecco un video dove vi mostriamo le principali routine!

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Se volete approfondire il discorso della routine sportiva, non esitate a contattarci su info@bskilled.it

Psicologia dello Sport e squadra. Il ruolo dell’allenatore.

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Psicologia dello Sport e squadra. Il ruolo dell’allenatore

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Qual è il ruolo dell’allenatore in un percorso di psicologia dello sport della sua squadra? Quando uno psicologo dello sport inizia un percorso con una squadra, non lavora da solo. Il suo lavoro, infatti è svolto in collaborazione con l’allenatore e tutto lo staff.

L’allenatore, infatti ha l’importantissimo ruolo di facilitatore delle tecniche che lo psicologo insegna alla squadra. E’ l’allenatore che si occuperà di fare allenare la squadra al meglio, anche a livello mentale.

Vediamo in pratica come l’allenatore potrà sfruttare al meglio il lavoro di uno psicologo dello sport con una squadra:

Implementare la pratica della psicologia dello sport.

E’ fondamentale ricordare sempre agli atleti di utilizzare gli strumenti imparati per migliorare, giorno per giorno le loro capacità mentali. Per esempio, uno degli strumenti forniti dallo psicologo dello sport è il diario delle prestazioni; un allenatore può richiedere di farlo prima e dopo ogni allenamento e, ogni 2-3 settimane fare una discussione di gruppo condividendo i diari.

Durante il riscaldamento, invece, un allenatore può ricordare agli atleti di utilizzare immagini mentali per visualizzare realizzare i loro obiettivi per l’allenamento.

Costruire una mentalità “noi” al posto di una “me”.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologia dello Sport e squadra. Il ruolo dell’allenatore. squadra psicologia dello sport torino psicologia dello sport pallavolo mental training coach calcio basket allenatore   Semplici esercizi quotidiani possono aiutare a trasformare un gruppo di atleti in una squadra che lavora insieme per raggiungere il successo.

E’ importante mantenere un buon clima sociale, ad esempio favorendo attività sociali come cene di gruppo, tornei di videogiochi, o di qualunque cosa possa piacere agli atleti per fare in modo che essi si conoscano bene l’un l’altro anche fuori dal campo.

Oltre alla coesione sociale è fondamentale mantenere alta anche quella di lavoro. Fare in modo di condividere gli obiettivi e di utilizzare esercizi di team building (che lo psicologo dello sport potra insegnare) servono per poter creare una squadra in cui è molto più importante il “noi” rispetto al “me”.

Motivare gli atleti.

Uno dei migliori modi per motivare i tuoi atleti è di conoscerli personalmente e dimostrare loro che ci si prende cura di essi, non solo per le loro capacità sportive. Se si nota un calo di motivazione, è molto importante chiedere di parlarne insieme. Si può per esempio portare a loro casi di atleti famosi che hanno attraversato momenti difficili, in cui la motivazione è stata bassa ma che sono riusciti a superarla con l’aiuto dell’allenatore e della squadra.

Lavorare bene con i genitori.

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Per mantenere un buon rapporto con i genitori, un allenatore deve assicurarsi di incontrare i genitori prima di ogni stagione e condividere con loro le sue modalità di lavoro chiedendo loro quali sono le aspettative nei suoi confronti e nei confronti della società.

Se si riesce è importante mantenere un contatto con i genitori attraverso la posta elettronica o un sito Web del team.

Ricordare ai genitori di divertirsi, perché quando loro riescono a prendere lo sport come un divertimento, di consegenza, i loro figli potranno rilassarsi e performare al meglio. Si può spiegare loro che abilità di vita (life skills) sono fondamentali e che possono aiutare i loro figli a prepararsi per il duro lavoro a stabilire le buone abitudini come mangiare bene e riposare a sufficienza, imparare il lavoro di squadra, recuperare la motivazione dopo un errore. Questi concetti possono essere appresi solo tramite il supporto di una squadra che facilità la crescita dell’atleta ma anche di genitori che supportano in maniera sana e favorevole allo sviluppo.

Per approfondire la tematica del rapporto allenatori-genitori, scarica gratuitamente i nostri ebook:

Allenatori e genitori: mission impossibile?! 

Genitori Sportivi: un supporto per i piccoli atleti!

5 modi per migliorare la vostra autoefficacia nello sport

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5 modi per migliorare la vostra autoefficacia nello sport.

Una delle dinamiche mentali più potenti che sostengono la pratica sportiva è sicuramente l’autoefficacia. Spesso confusa con il termine “autostima”, l’autoefficacia è la fiducia nelle proprie capacità all’interno di una situazione specifica. L’autostima invece è una visione più allargata della propria personalità e, nello sport soprattutto, ha un’influenza minore sulla performance rispetto all’autoefficacia.

Per esempio io posso considerarmi una persona simpatica e con facilità di apprendimento ma se vengo messo per la prima volta su di un campo da golf con una mazza in mano senza mai essermi allenato, la mia autoefficacia sarà bassissima. Viceversa uno può anche considerarsi una persona timida ed introversa ma se è capace di mettere 10 canestri su 10, la sua autoefficacia nei tiri liberi sarà sicuramente alta e utile a raggiungere il proprio scopo e la propria performance.

Potete anche essere il più forte, più alto, più potente atleta sul campo, ma se non siete sicuri nelle vostre abilità, avrete problemi a raggiungere i vostri obiettivi. Lavorate per migliorare la vostra autoefficacia, mettendo lo stesso impegno che dedicate allo sviluppo delle vostre competenze specifiche per lo sport, e vi accorgerete di quanto migliorerà la qualità della prestazione.

Se non sapete come farlo, ecco 5 consigli della psicologia dello sport per poter migliorare la vostra autoefficacia:

 

Rendetevi conto che l’autoefficacia oscilla

La fiducia in se stessi, per tutti gli atleti (anche di alto livello) ha sempre dei momenti più alti e dei momenti più bassi ma non è mai o tutto o niente. E ‘uno stato d’animo che oscilla, quindi non vi abbattete se la vostra autoefficacia, in un certo momento, è bassa. Basta concentrarsi sul proprio miglioramento, e la vostra fiducia farà altrettanto.

 

Concentrarsi su se stessi, non sugli altri

Invece di pensare a quello che stanno facendo i vostri avversari o i vostri compagni di squadra, concentratevi esclusivamente sulla vostra prestazione e su come potrete migliorare. Questa è la vostra carriera da atleta, quindi è necessario concentrarsi su ciò che è necessario fare per migliorare ogni giorno. E quando si migliora come atleta, l’autoefficacia aumenta di conseguenza.

 

Focalizzatevi sul successo giorno per giorno

Quando si ha un successo in allenamento, in partita, o anche soltanto in palestra (basta anche il più piccolo dei successi), la vostra autoefficacia aumenta. Se la vostra fiducia in voi stessi aumenta di una piccola quantità ogni giorno, provate a pensare a come sarà il vostro livello fra un mese, fra sei mesi o fra un anno!

 

Concentratevi sulla prestazione, non sui risultati

Quando ci si concentra su come migliorare il proprio rendimento si diventa più fiduciosi perché ci si concentra su qualcosa di cui si ha il controllo. Non è possibile, ovviamente, controllare i risultati, infatti potrete anche fare la vostra migliore prestazione in assoluto ma se l’avversario è più forte, il risultato sarà negativo. Se siete concentrati sulla prestazione, rimarrete magari delusi dopo una sconfitta, ma la vostra autoefficacia rimarrà alta, perché saprete di aver dato il vostro meglio.

 

Concentratevi su ciò che state facendo

Imparare dai propri errori è importante, ma non ha senso rimanere a rimuginare su di essi.

Se passate troppo tempo a pensare ai vostri errori, la vostra autoefficacia andrà a scemare. Se comincerete a concentrarvi sulla vostra prestazione e su come poter dare il vostro meglio, senza focalizzarvi eccessivamente sugli errori, aumenterà la fiducia che provate verso voi stessi.

 

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Questi consigli su come aumentare l’autoefficacia sono utili per ogni sportivo che pratica sport di qualsiasi livello. Se però sentite di aver bisogno di un percorso professionale per aumentare la vostra autoefficacia contattaci pure a info@bskilled.it e avrai a disposizione un team di psicologi dello sport a tua disposizione!

4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness

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4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness

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In questo articolo non si parlerà del fatto che fare un’attività sportiva di fitness faccia bene alla salute fisica e mentale, ormai è un concetto ampliamente risaputo. Non si parlerà neanche della differenza tra fare uno sport “regolare” con gare e trofei e gli sport che servono per mantenerci in forma, anche di questo e del tipo diverso di motivazione che li contraddistingue si è già dibattuto.

L’obiettivo di questo articolo è di darvi 4 consigli della Psicologia dello Sport per aumentare la tua motivazione a fare fitness ed esercizio fisico con sport dedicati al mantenimento della forma fisica (corsa, palestra, corpo libero, ecc…).

1) Obiettivi precisi e a breve termine.

Per un atleta che fa uno sport la cui finalità è vincere gare, trofei o partite, darsi degli obiettivi è più semplice perché il risultato sportivo può essere utilizzato come una “misura” del proprio lavoro.

Per uno sportivo che pratica uno sport finalizzato al fitness è un po’ più complicato potersi fissare degli obiettivi. Per poter mantenere la motivazione, è fondamentale quindi prendere carta e penna e fissare degli obiettivi vicini e lontani. Obiettivi che siano raggiungibili ma comunque dove ci voglia un po’ di impegno per poterci arrivare.

Il consiglio quindi è di scrivere una scheda dettagliata su quello che si vuole raggiungere e come farlo domani, la settimana prossima, il mese prossimo fino alla prossima stagione estiva dove i risultati si vedranno!

2) Datevi un premio reale.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness psicologo dello sport Torino psicologo dello sport obiettivi motivazione e fitness motivazione fitness   Ok, è vero che la motivazione estrinseca (cioè quella che proviene da ricompense esterne) è molto spesso demonizzata dalla psicologia dello sport, ed è vero che è molto meglio avere una buona motivazione intrinseca per poter andare avanti anche quando la fatica è tanta e i risultati sembrano lontani, però ogni tanto concedersi una routine che vi premi, può servire a motivarvi di più!

Trovate qualcosa che vi piaccia (e che sia, ovviamente sano) e concedetevelo ogni volta che raggiungete un obiettivo prefissato (Anche giornaliero). Che sia un frullato, un accessorio “cool”, una serata al cinema, o qualsiasi cosa che vi piaccia, se associate un risultato al piacere del premio, dopo un po’ la motivazione diventerà intrinseca.

3) Firmate un contratto vero e proprio.

Ammettiamo anche che i premi non funzionino, è ora delle punizioni… No, niente ginocchia sui ceci o bacchettate sulle mani. Uno dei consigli per mantenere l’impegno anche quando proprio non si ha voglia, fuori fa freddo ed è buio e magari in tv c’è la serie tv che tanto ci piace è quello di scrivere un contratto in cui si decide anche quali sono le clausole in caso di mancato rispetto di esso. In questo caso quello che funziona di più sono, purtroppo i soldi. Mettete 20 euro nella cassa comune con i vostri coinquilini o partner ogni volta che non andate a correre, oppure potrete proporre di essere voi a fare le pulizie in casa per una settimana ogni volta che mancate il vostro appuntamento in palestra.

Dopo un po’ capirete che forse la corsa è molto meglio che passare l’aspirapolvere per tutto il tempo.

4) Usate l’immmaginazione!

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness psicologo dello sport Torino psicologo dello sport obiettivi motivazione e fitness motivazione fitness   E’ certamente risaputo che il “pensiero positivo” ha dei grandissimi benefici sulla prestazione e sulla motivazione. Immaginarsi che una situazione vada verso il raggiungimento degli obiettivi o comunque verso un risvolto positivo, rende molto più facile impegnarsi e dare il massimo per raggiungerlo.

L’immaginazione può essere usata visualizzare i benefici che potrete avere dall’impegno che state mettendo, provando per esempio a visualizzare l’effetto che l’allenamento avrà sul vostro corpo d’estate oppure ad immaginare il piacere di correre in una splendida giornata estiva con il sole che vi batte sul viso e l’aria tiepida che vi rinfresca.

Immaginate tutto ciò che possa associare l’impegno a sensazioni positive e piacevoli e vedrete che i risultati non tarderanno ad arrivare.

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Questi consigli sono dei suggerimenti per poter rimanere motivare a fare attività fisica. Se per caso ti accorgessi che questi consigli non bastano e senti di avere bisogno di un supporto da parte di uno psicologo dello sport, non esitare a contattarci a info@bskilled.it!

4 Consigli per gestire la rabbia negli sport di squadra

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4 Consigli per gestire la rabbia negli sport di squadra:

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Qualsiasi atleta di sport di squadra avrà sicuramente avuto a che fare con compagni di squadra stanno giocando male, avversari provocatori in maniera fastidiosa, allenatori che urlano contro e gesti atletici che proprio non riescono. Tutte queste situazioni sono accumunate da una sensazione di rabbia che rischia, ovviamente, di influenzare negativamente sulla propria prestazione.

Cosa si può fare quindi quando ci si trova in queste situazioni? Urlare in faccia ai propri compagni? Dare una gomitata all’avversario? Mandare a quel paese il mister o avere delle reazioni di rabbia contro se stessi? Evidentemente queste non sono strategie funzionali per mantenere alta la propria performance!

Una reazione negativa, infatti, può portare a una rottura nel rapporto tra l’atleta e gli altri giocatori della squadra con conseguenze pessime nell’equilibrio della squadra.

Una reazione positiva, invece, può ispirare l’atleta e tutto il team a dare il massimo per il migliorare la propria performance e quella di tutta la squadra.

Anche se esistono dei percorsi adatti per la gestione della rabbia insieme ad uno psicologo dello sport, cominciate a seguire questi 4 consigli per cercare di controllare le vostre reazioni e dare sempre il 100%.

1) Cercate di incanalare la vostra energia.

Noi tutti abbiamo lasciato che la nostra rabbia prendesse il meglio di noi e rovinasse le nostre performance.

Si può, invece, cercare di trasformare la rabbia in energia positiva per dare un “boost” alla propria prestazione. Come afferma lo psicologo dello sport Dr. John F. Murray, “La rabbia è un’emozione che è causata da una scarica dal sistema limbico.” Per chi non lo conoscesse, il sistema limbico è una parte del cervello che controlla le emozioni e i comportamenti. La rabbia è quindi uno scarico di energia che può essere utilizzata, invece, per dare il massimo.

Quindi, prima di fare qualsiasi cosa irrazionale, provare ad “ascoltare” la vostra rabbia e il vostro corpo così da incanalare l’energia dove vi serve di più dandoti un’iniezione di fiducia che può farti correre più veloce e giocare ancora meglio.

2) Impara a leggere il tuo avversario.

Esattamente come le altre emozioni, anche la rabbia può essere riconosciuta in se stessi o negli altri. Anche il tuo avversario quando si arrabbia peggiora la propria performance, quindi magari quando vi provoca è perché non sa come gestire la propria frustrazione. Se imparate a leggere la rabbia nel vostro avversario, saprete come poterne approfittare sfruttando i suoi punti deboli.

3) Comunicate con i vostri compagni di squadra e con l’allenatore.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 Consigli per gestire la rabbia negli sport di squadra squadra rabbia psicologo sport torino psicologia dello sport torino psicologia dello sport squadra psicologia dello sport bskilled aggressività   Quando si tengono le cose chiuse in una pentola a pressione, queste continuano a ribollire fino a quando non la fanno esplodere. Anche una parola sbagliata o qualcosa di poco conto si può trasformare istantaneamente in urla o sguardi molto significativi nei confronti dei vostri compagni. Se pensi che uno dei tuoi compagni di squadra abbia bisogno, per esempio, di impegnarsi di più nel gioco, o di commettere meno errori o smettere di commettere falli, trova il momento giusto per dirglielo (una pausa, per esempio) ma è fondamentale che venga utilizzata l’assertività! Avvicinati con calma e, in maniera tranquilla spiega quali sono le cose che dovrebbe migliorare nella sua partita, ma senza aggredirlo. Questo può tranquillizzare tutta la squadra anche nei momenti più difficili.

4) Concentrati sulla prossima giocata!

Non soffermarti sul passato, tutti fanno errori perchè nemmeno i migliori giocatori professionisti giocano un’intera partita senza sbagliare un passaggio o una giocata.

Se qualche gesto non ti è venuto concentrati su quello che sarà il prossimo e pensa di volerti migliorare sempre di più. Non lasciare che i tuoi errori rovinino la tua prestazione.

 

Se vuoi essere un grande atleta, imparare come usare questi suggerimenti, e prova a trasferirli nel tuo gioco. Rabbia, frustrazione e altre emozioni negative emozioni possono prendere il controllo delle vostre prestazioni, ma la vera sfida è quella di non permetterglielo!

Tutti gli atleti devono imparare a superare gli errori e andare avanti avere davvero successo.

 

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Chiaramente questi quattro consigli possono aiutarti a gestire la rabbia ma non possono essere efficaci come un percorso di training con uno psicologo dello sport.

Se sei di Torino o del Piemonte ti pensi di aver bisogno di un training per la rabbia o per l’assertività, contattaci pure a info@bskilled.it!

Allenare l’attenzione nello Sport: la Zona

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Allenare l’attenzione nello Sport: la Zona

Una tra le diverse richieste che vengono poste allo Psicologo dello Sport è come si può lavorare sull’attenzione. Noi di B-Skilled utilizziamo un modello molto interessante che si può applicare all’allenamento dell’attenzione che è quello di Zona:

Il concetto di Zona si basa sugli studi di Easterbrook (1959), di Watchel (1967) e Bacon (1974) sull’attenzione.

In un qualsiasi momento, l’attenzione della persona può trovarsi a fluttuare su due cuntinuum: il primo continuum è quello che va da un’attenzione esterna ad una interna, mentre il secondo continuum passa da un’attenzione ampia ad una ristretta.

Per semplificare: durante qualsiasi momento della giornata, la nostra attenzione potrà essere più centrata verso l’esterno (un lavoro manuale, per esempio) o verso l’interno (focalizzarsi su di un ricordo) e, nello stesso tempo sarà più ampia, quindi focalizzata su una molteplicità di stimoli, o più ristretta, in cui vengono presi in considerazione pochi stimoli, anche uno solo.

Partendo da questo si può schematizzare l’attenzione di una persona all’interno di questo grafico:

 

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Grafico della Zona nell’attenzione

Anche se questo vale per ogni ambito della vita di una persona, vediamo come poterlo sfruttare al meglio nello sport.

Il quadrante ampio-esterno, per esempio è attivo quando:

1) L’attenzione dell’ atleta si trova al di fuori del suo corpo (sul campo per esempio)

2) L’atleta è concentrato su numerosi stimoli (Condizioni del campo, condizioni climatiche, vento, tifosi, ecc…).

Questo quadrante serve quando è utile una valutazione della situazione in generale (Campo da gara, avversario, clima…).

Il quadrante stretto-esterno è utilizzato quando:

1) L’attenzione dell’ atleta si trova al di fuori del suo corpo (sull’avversario, per esempio)

2) L’atleta è concentrato su di un numero limitato di stimoli (ad esempio la posizione di una parte del corpo durante uno specifico gesto).

Quando la situazione necessita di una reazione immediata, come ad esempio uno scambio a tennis, in cui il focus sarà dedicato principalmente alla pallina, l’attenzione dell’atleta deve trovarsi all’interno di questo quadrante.

Il quadrante ampio-interno viene utilizzato quando:

1) L’attenzione dell’ atleta si trova dentro il suo corpo

2) L’atleta sta esaminando un gran numero di stimoli.

Un esempio potrebbe essere l’analisi di una strategia da utilizzare durante la gara o, per esempio, il giocatore che sceglie il lato in cui tirare un rigore in base alla conoscenza che ha nei riguardi del portiere.

Il quadrante interno-stretto, infine, viene utilizzato quando:

1) L’attenzione dell’ atleta si trova dentro il suo corpo

2) L’atleta sta esaminando un numero limitato di stimoli.

Un esempio adeguato per questo quadrante è quando un atleta utilizza alcuni strumenti della psicologia dello sport come l’imagery di un gesto o il self talk.

Riassumendo, si può dire che il quadrante ampio-esterno è utilizzato in una fase di valutazione generale, il quadrante stretto-esterno è utilizzato in fase di azione/reazione, il quadrante ampio-interno è utile per l’analisi della situazione mentre quello stretto-interno serve per concentrarsi meglio sul compito e sulla propria emotività.

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Ora, dopo aver visto come funziona l’attenzione, per uno sportivo è fondamentale capire il concetto di Zona:

Lo stato di zona è molto simile allo stato di flow descritto da Jackson e Csikszentmihalyi (1999), infatti Nideffer (1992) lo definisce come “… quando si è completamente immersi in un focus di attenzione interno o esterno…” (Nideffer, 1992).

Questa immersione (o assorbimento) di attenzione si riferisce alla capacità dell’atleta di trascorrere più tempo possibile all’interno del quadrante corretto di attenzione.

Più tempo si trascorre all’interno del quadrante specifico, più è probabile che si riescano a cogliere degli stimoli che normalmente sono all’esterno del normale focus attentivo.

L’atleta che ha la capacità di essere focalizzato all’interno del quadrante giusto, avrà la capacità di essere più reattivo agli stimoli esterni, più capace di valutare l’ambiente e l’avversario e, soprattutto sarà meno disturbato da stimoli distraenti.

E’ molto importante quindi allenare l’atleta a passare agevolmente da un quadrante attentivo all’altro in base al tipo di situazione richiesta, però è anche fondamentale l’allenamento a rimanere il più possibile all’interno di un focus attentivo.

Un tennista che, durante uno scambio lungo riesce a rimanere concentrato solo sulla pallina e sui movimenti dell’avversario (stretto-esterno) senza farsi distrarre da pubblico o condizioni climatiche (largo esterno) o da pensieri distraenti (stretto-interno) sarà in grado di essere nella Zona e di avere quindi una prestazione ottimale.

Ora la domanda più ovvia da fare è, naturalmente, come ci si può allenare a rimanere nella Zona.

Gli strumenti per allenare l’attenzione sono molteplici e, soprattutto sono diversi in base al tipo di sport e di allenamento su cui si intende lavorare, però una delle prime cose che si possono fare per iniziare a lavorare sull’attenzione è, durante l’allenamento capire quale tipo di quadrante richiede la situazione e su quale quadrante ci si trova in un determinato momento.

 

Articolo tradotto e tratto da:

Krug, M. (1999) Playing tennis in the zone. Athletic Insight. The Online Journal of Sport Psychology

Bibliografia:

Bacon, S. (1974). Arousal and the range of cue utilization. Journal of Experimental Psychology, 102, 81-87.

Easterbrook, J. A. (1959). The effect of cue utilization and the organization of behavior. Psychological Review, 78(3), 229-248.

Jackson, S. & Csikszentmihalyi, M. (1999). Flow in Sports: The Keys to Optimal Experiences and Performances. Champaign, IL; Human Kinetics.

Nideffer, R. M. (1976). Test of Attentional and Interpersonal Style. Journal of Personality and Social Psychology, 34(3), 394-404.

Nideffer, R. (1992). Psyched to Win. Champaign, IL; Leisure Press.

Nideffer, R., Bond, J., Cei, A. & Manili, U. (1999). Building A Psychological Profile of Olympic Medalists and World Champions. [On-line]. HYPERLINK http://www.enhanced-performance.com www.enhanced-performance.com Article 17.

Watchel, P. (1967). Conceptions of broad and narrow attention. Psychological Bulletin, 68, 417-429.

5 Modi per gestire l’ansia da prestazione sportiva

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5 Modi per gestire l’ansia da prestazione sportiva

 

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Se facessimo una piccola statistica su quali sono le maggiori richieste che vengono fatte ad uno psicologo dello sport, sicuramente una delle più quotate è “Come faccio per togliermi l’ansia da prestazione?”. Sia che siate atleti, sia che siate psicologi dello sport, sono sicuro che vi ci ritroverete.

Molto spesso l’ansia viene considerata come un “groppo”, identificabile in qualche parte del corpo che non ci permette di compiere al meglio le nostre attività sportive.

A cosa serve l’ansia?

L’ansia è una componente fondamentale della vita dell’essere umano; ci serve infatti, durante le nostre prestazioni, ad avere un’attivazione corporea e mentale (arousal) adeguata. Senza questa attivazione, infatti, nessuno di noi riuscirebbe ad affrontare al meglio le nostre attività. E’ quindi importante cominciare a capire che l’ansia non è un male da eliminare, ma piuttosto uno strumento che dobbiamo imparare a gestire al meglio per dare il massimo durante le prestazioni.

Come gestire l’ansia?

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Eccoci alla domanda più quotata… Come gestire l’ansia da prestazione sportiva?

Vediamo insieme i 5 modi più efficaci!

  • RESPIRARE CORRETTAMENTE

Il respiro è uno strumento veramente efficace per abbassare il livello dell’ansia. Imparare a respirare in maniera corretta aiuta a gestire al meglio la propria attivazione corporea. La “respirazione diaframmatica”, infatti ci permette di aprire al meglio i polmoni, fare entrare maggiori quantità di ossigeno nel sangue e ci permette di rilassare anche la nostra mente concentrandoci sui respiri più lunghi e meno automatici.

  • TECNICHE DI RILASSAMENTO –MINDFULNESS

Le tecniche di rilassamento sono dei metodi tramite cui viene indotto nel soggetto uno stato di decontrazione muscolare e psichica in modo tale da poter ridurre lo stato di ansia.

Se eseguite correttamente, possono essere usate per focalizzare l’arousal anche qualche minuto prima della prestazione. Tra le tecniche di rilassamento più famose conosciamo: Il training autogeno di Schultz, il rilassamento progressivo di Jacobson, e la Mindfulness. Anche se quest’ultima non è da considerarsi una vera e propria tecnica di rilassamento, è sicuramente uno strumento fondamentale per essere consapevoli e gestire al meglio le sensazioni del nostro corpo.

  • IPNOSI

Abbiamo già visto, in articoli precedenti, come l’Ipnosi può essere un utile alleato all’atleta.

Una delle tante applicazioni dell’ipnosi nell’ambito sportivo è sicuramente quella di abbassare il livello dell’ansia da prestazione quando essa diventa eccessiva per l’atleta.

Tramite l’ipnosi, infatti, si può sia creare una situazione di rilassamento profondo per imparare ad apprendere come gestire il proprio livello di arousal, ma si può anche agire a livello cognitivo andando ad affrontare, in una situazione controllata, le preoccupazioni e le paure che l’atleta può avere prima o durante le gare o le partite.

  • GESTIONE DEI PENSIERI

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 5 Modi per gestire l'ansia da prestazione sportiva psicologo dello sport Torino psicologia dello sport ansia da prestazione sportiva ansia da prestazione   Sembra strano ma la maggior parte delle fonti di stress o di ansia da prestazione, non dipende dalla situazione stressante esterna (gara, avversario, situazioni clmatiche…), ma dal modo in cui ci approcciamo ad essa; dal modo in cui, quindi, valutiamo la situazione.

Per poter gestire l’ansia, allora, è molto utile focalizzarsi sui pensieri per poter riconoscere e successivamente cambiare quelli che possono creare una situazione d’ansia o aumentare la forza di una situazione stressante.

Un modo pratico e utile per gestire i pensieri è quello di segnarsi su un diario tutti i pensieri provati prima e durante una prestazione sportiva e analizzare se essi sono stati funzionali o disfunzionali, così da poterli riconoscere e modificare sempre più velocemente quando arrivano.

Trasformare, per esempio, “Non ce la posso fare” in “Darò il meglio per farcela” ha delle conseguenze grandissime sulla nostra prestazione.

  • BIO-FEEDBACK

Gli strumenti di Bio-Feedback sono degli strumenti che permettono di analizzare, tramite computer, il proprio livello di arousal. Tramite essi, quindi sarà facile poter allenarsi a controllare e a gestire la propria attivazione psicofisica per abbassare la sensazione di ansia ed essere pronti ad affrontare qualsiasi sfida.

Tramite dei sensori che si collegano al corpo, gli strumenti di bio-feedback riescono a creare dei grafici scientifici e puntuali che permettono di avere un’analisi corretta della nostra attivazione.

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Il lavoro di uno psicologo dello sport consiste nel fornire strumenti utili per supportare l’atleta con un allenamento sull’ansia specifico e mirato, in ottica di migliorare la gestione dell’attivazione corporea e, quindi, di poter migliorare le prestazioni in campo e in allenamento.

 

Se volete maggiori informazioni su come affrontare l’ansia da prestazione sportiva, scriveteci a info@bskilled.it e risponderemo ai vostri dubbi e alle vostre domande!