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Una ripresa da Scudetto: come aiutare il team a superare il collasso psicologico collettivo

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Una ripresa da Scudetto: come aiutare il team a superare il collasso psicologico collettivo team building squadra resilienza durezza mentale collective psychological collapse collasso psicologico collettivo basket   In generale il collasso collettivo può accadere in due modi: nel primo caso la squadra mostra un radicale decremento della prestazione durante uno specifico match. Nel secondo caso, il match comincia già con una prestazione sotto il livello minimo di prestazione, parametrato rispetto alle prestazioni abituali della squadra. Nella dinamica del collasso collettivo sono coinvolti tutti i giocatori e per questo motivo viene considerato un fenomeno sociale, con alti livelli di “contagio” tra un giocatore e l’altro. Alla base di questo fenomeno viene sempre preso in considerazione il livello di pressione a cui la squadra è sottoposta.

Abstract Articolo

Nel basket giovanile uno degli appuntamenti più attesi della stagione è la corsa verso lo scudetto e la partecipazione alle finali nazionali. Questo momento molto ambito può rappresentare un momento psicologico delicato per ogni squadra. Un intervento di mental training ha lo scopo di rendere consapevoli gli atleti e lo staff dei meccanismi mentali, individuali e collettivi, che potrebbero rappresentare una minaccia per il buon esito prestazione. Inoltre, attraverso la preparazione mentale, è necessario fornire agli atleti il giusto bagaglio operativo per prevenire e gestire il collasso psicologico collettivo, responsabile di molte sconfitte eccellenti.

Clicca qui per scaricare l’articolo completo, pubblicato sulla Rivista Movimento – Volume 33 – n.2/3.(per abbonarsi alla rivista clicca qui)

Superare i momenti di “crisi” come squadra

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Superare i momenti di "crisi" come squadra team building team squadra resistenza resilienza pressione mental training durezza mentale collective psychological collapse collasso psicologico collettivo

Uniti si vince, ma superare i momenti di crisi come squadra è un aspetto molto complesso della preparazione mentale di un team.

Perdere una partita importante all’ultimo minuto?
Una scarsa prestazione contro avversari tecnicamente più deboli?
I giocatori che “perdono la testa” nei momenti delicati della partita importante?

Questi sono solo alcuni segnali che potrebbero far pensare ad un “collasso psicologico collettivo”. La capacità di affrontare efficacemente questi momenti di crisi psicologica è una competenza che ogni team dovrebbe possedere.

Il workshop proposto mira a fornire alle squadre alcuni strumenti fondamentali per la gestione efficace di queste fasi di gara, migliorando la resistenza mentale e la capacità collettiva di fronteggiare lo stress.

Contattaci per avere maggiori informazioni sul programma e sui costi.

Approfondiamo un pò il concetto di collasso psicologico collettivo.

In generale il collasso collettivo può accadere in due modi: nel primo caso la squadra mostra un radicale decremento della prestazione durante uno specifico match. Nel secondo caso, il match comincia già con una prestazione sotto il livello minimo di prestazione, parametrato rispetto alle prestazioni abituali della squadra. Nella dinamica del collasso collettivo sono coinvolti tutti i giocatori e per questo motivo viene considerato un fenomeno sociale, con alti livelli di “contagio” tra un giocatore e l’altro. Alla base di questo fenomeno viene sempre preso in considerazione il livello di pressione a cui la squadra è sottoposta.

Se vuoi scoprire come abbiamo affrontato una situazione simile con una squadra, leggi il nostro articolo, pubblicato sulla Rivista Movimento – Volume 33 – n.2/3.

7 modi per superare i cali di motivazione

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 7 modi per superare i cali di motivazione sport psicologia dello sport motivazione demotivazione de-motivazione cali di motivazione   Non importa chi sei e a che livello competi, ciò che è certo è che avrai momenti in cui avvertirai i cosiddetti “cali di motivazione”. Anche le persone più capaci e di successo vivono momenti in cui si sentono de-motivate. Tuttavia, è il modo in cui affrontano questo tempo “inattivo” che li fa andare avanti e li aiuta a realizzare grandi cose.

La motivazione è una delle chiavi che spinge ad agire e ci tiene in movimento ogni giorno. Se  ci manca la motivazione, tenderemo a procrastinare le cose che dovrebbero essere fatte. Alla fine, il rischio è di abbandonare totalmente il progetto su cui ci eravamo impegnati tanto.
Fortunatamente, ci sono soluzioni a questo e un buon psicologo dello sport è in grado di supportarti per affrontare al meglio i fisiologici cali di motivazione. Vediamo insieme ora qualche piccolo accorgimento che possiamo iniziare a mettere in pratica per superare un momento transitorio di calo di motivazione.

1. Ricorda perché hai voluto iniziare a fare ciò che stai facendo

Le ragioni per cui fai qualcosa sono la forza trainante dietro tutto ciò che fai.
Quando non senti alcuna motivazione, è perché la ragione dietro a quello che stai facendo non è abbastanza forte. Pensaci, perché la gente smette di fumare? La maggior parte delle volte, le persone smettono di fumare perché hanno una ragione forte, se continuano a fumare, potrebbero soffrire di gravi problemi di salute e potrebbero perdere i loro cari.
Allora perché fai quello che fai? Sai perché vuoi raggiungere i tuoi obiettivi e i tuoi obiettivi? Assicurati che le tue ragioni siano forti ed emotive. Quando non senti alcuna motivazione, pensa allo scopo per cui vuoi farlo.

2. Immagina il successo se lo fai e senti il ​​rimpianto se non lo fai

Ah, la visualizzazione, funziona davvero? Sì, funziona ma solo se sei disposto a lavorarci. La visualizzazione è uno strumento molto potente che è disponibile per noi ed è gratuito. Puoi pensare e immaginare quello che vuoi, ovunque e ogni volta che lo desideri. Se pensi che la visualizzazione non funzioni, prova ad immaginare vividamente che vai in cucina, apri la porta del frigo, vedi un grosso limone giallo e lo tiri fuori. Dopo di che prendi un coltello e taglia a metà il grosso limone giallo.
Immagina questo in modo vivido e il più dettagliato possibile. Dopo aver tagliato il limone, prendi il mezzo e spremi il limone che il succo lascia cadere nella tua bocca. Senti la pressione della vostra mano, ascolta il suono della compressione e immagina che il succo aspro di limone entri in bocca. Ora senti più saliva in bocca o niente?
È probabile che, se visualizzi vividamente, avrai più saliva in bocca. Dai, questa è solo una visualizzazione e non è reale, ma perché hai avuto più saliva in bocca? Questo perché la tua mente non può differenziare ciò che è reale e ciò che non lo è. La tua mente può solo vederlo, ma non può dire se è reale.
Questo è ciò che rende la visualizzazione uno strumento così potente. Pensaci, se il tuo sogno è guidare una bella moto, immagina la vivida immagine di te che guidi. Immagina il modello che desideri, il colore, le sensazioni quando ti siedi e senti il ​​rombo del motore che ruggisce.
Il punto è questo: quando immagini e visualizzi le cose nella tua mente, ti sentirai motivato a farlo. Quando sogni la moto che desideri, creerai la motivazione dall’interno. Prova a farlo quando hai voglia di procrastinare e prova a vedere cosa cambia.

3. Crea un ambiente di supporto

Sai che il tuo ambiente può influenzare il tuo umore? Allo stesso modo, le persone che ti circondano posso influire sul tuo stato d’animo.
C’è un detto che dice “Diventerai la gente con cui ti mescolerai”. Se ti mescoli sempre con persone di successo che amano le sfide e l’impegno, imparerai cosa vuol dire essere resiliente.  È così che puoi diventare motivato e puoi usare il tuo ambiente per aumentare il tuo livello di energia. D’altra parte, se ti circondi di persone negative rischierai di assorbire la loro de-motivazione e osservare il mondo attraverso la loro visione pessimistica.

4. Cambia la tua fisiologia e rimani in azione

Il movimento crea emozione. Ogni volta che ti senti giù e non hai alcuna motivazione per fare il tuo lavoro, cambia la tua fisiologia. Prova questo esercizio. Cerca di sentirti triste e disperato, pensa a tutte le cose tristi che ti sono successe e nota la tua fisiologia. Come respiri? Le tue spalla sono erette o si sono incurvate? E la tua espressione facciale? E il tuo sguardo?
Quando sei in uno stato triste, la tua fisiologia rimarrà in un certo modo. Al contrario, se ti senti bene ed energico, anche la tua fisiologia sarà in un certo modo. La maggior parte delle persone quando si sente bene ed è motivata ha un respiro più veloce, i loro gesti sono attivi, parlano più velocemente e lo sguardo è vivace e focalizzato.
Quando cambi la tua fisiologia, cambierai anche il tuo stato d’animo. Pertanto, se non si desidera rimanere in uno stato emotivo che non è utile, provate a notare la vostra fisiologia e modificarla di conseguenza.

5. Cerca stimoli motivanti all’esterno

Leggere un libro, ascoltare la musica o guardare qualcosa di stimolante può sicuramente riportarti a una marcia più veloce. Quello che puoi fare è trascorrere almeno 30 minuti ogni giorno per leggere un libro stimolante ogni mattina prima di iniziare la giornata. In questo modo, ti assicurerai di iniziare al meglio, nello stato giusto e potrai affrontare la giornata anche se è un giorno difficile.
Anche video e audio possono essere molto utili. Ad esempio, quando sei giù e non senti alcuna motivazione, prova a guardare qualcosa di stimolante su YouTube o ascolta discorsi motivazionali o esperienze emozionanti di persone che hanno raggiunto un loro piccolo o grande successo.
Il modo migliore è ancora di posizionarti nella giusta mentalità e nello stato giusto prima di iniziare la giornata.

6. Sognare in grande, iniziare in piccolo e agire subito

Questo è un principio molto potente se lo applichi nella tua vita. Quando sogni, devi sognare in grande in modo che il tuo sogno possa ispirarti. Tuttavia, quando inizi, devi iniziare in piccolo se vuoi trasformarlo in un’abitudine giornaliera.
Quando la tua motivazione è sparita; inizia dalle piccole cose. Una volta che inizi ad agire, la motivazione arriverà e sarai in grado di continuare a fare di più, innescando un circolo virtuoso che va oltre l’inerzia della de-motivazione.
Fai i piccoli passi e gradualmente aumenta da lì in poi. Ad esempio, se vuoi allenarti cinque giorni a settimana, prova a programmare e iniziare in piccolo. Anche se sono solo cinque minuti al giorno, l’importante è iniziare a farlo. Una volta avviato il motore, aumenta gradualmente l’inerzia e passa al livello più alto.

7. Fai una pausa

A volte puoi solo fare una pausa. Ricorda, il successo non è una destinazione; è un viaggio che devi percorrere per un lungo periodo di tempo. Non è uno sprint, ma una maratona. Molte persone scambiano il successo con qualcosa di eccezionale e rapido. La verità è totalmente l’opposto.
Quasi tutte le persone di successo che hanno raggiunto risultati sorprendenti sono in grado di farlo perché persistono abbastanza a lungo, agiscono in modo coerente e, naturalmente, non si arrendono mai. Non è qualcosa che può essere creato in pochi giorni, non in settimane e nemmeno mesi. Il vero successo richiede anni per essere costruito.
Pertanto, assicurati di riposare a sufficienza e di fare una pausa quando è necessario. Devi capire le tue capacità e quanto puoi fare. Se hai fatto il tuo lavoro, puoi ricompensarti e fare una pausa. Noterai che dopo il riposo ti sentirai più energico, più motivato e pronto a rimetterti in gioco.

La psicologia dell’arbitro: strategie di allenamento

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La psicologia dell'arbitro: strategie di allenamento psicologia degli arbitri psicologia mental training giudice di gara competenza arbitrale arbitro allenamento   L’arbitro rappresenta una figura fondamentale all’interno di ciascuno degli eventi sportivi in cui è coinvolto. Ciononostante la psicologia dello sport ha dedicato a questa figura una attenzione più scarsa di quella che è stata destinata agli atleti, agli allenatori o ai genitori.

Molto raramente, infatti, sono stati presi in considerazione gli aspetti specifici del comportamento degli arbitri e dei giudici di gara delle diverse discipline. Le responsabilità maggiori di un arbitro sono quelle di garantire che la gara proceda nel rispetto del regolamento, interferendo il meno possibile e mantenendo un’atmosfera piacevole nonché una corretta relazione con gli atleti, facilitando l’evento competitivo (Bortoli et al., 2001). Un arbitraggio carente, invece, rischia di far scadere la competizione e può talvolta creare tensione e nervosismo. Bisogna notare, inoltre, che l’operato dell’arbitro è spesso sottoposto a critiche da parte di pubblico, giocatori, allenatori e mass media che tendono ad enfatizzare gli errori.

Le diverse tipologie di arbitro

Alberto Cei sottolinea come ogni decisione di un arbitro deve rispondere ai seguenti cinque requisiti:

  1. dimostrare competenza tecnica;
  2. dimostrare indipendenza di valutazione;
  3. essere volta a farsi accettare;
  4. essere sostenuta dalla forma fisica;
  5. essere volta a prevedere lo sviluppo dell’azione.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La psicologia dell'arbitro: strategie di allenamento psicologia degli arbitri psicologia mental training giudice di gara competenza arbitrale arbitro allenamento   Secondo MacMahon e Plessner (2008) gli arbitri possono essere classificati in base al numero d’interazioni con i giocatori o la prestazione (alte o basse) e al numero di atleti o abilità tecniche da dover monitorare e valutare (poche o tante). In base a questa classificazione, possiamo quindi individuare, per gli autori 3 tipologie di arbitro:

  • Gli interattori, ovvero quelli che hanno un alto livello d’interazione con i giocatori e pochi o tanti stimoli a cui fare attenzione. Sono un esempio gli arbitri di boxe e giudici di sedia di tennis, piuttosto che quelli di basket o di calcio;
  • I reattori, che devono concentrarsi su pochi aspetti e hanno un’interazione minima con il contesto sportivo, come i guardalinee nel calcio o giudici di linea nel tennis;
  • Gli osservatori, dove malgrado i tanti atleti o abilità da monitorare devono limitarsi a giudicare l’operato dei giocatori, per via della scarsa interazione concessa dalle regole del gioco. Esempi sono i giudici di tuffi o di ginnastica, così come gli arbitri di pallavolo.

È evidente, quindi, che la prestazione dell’arbitro cambia in base alla tipologia di gioco, e non è legata solo ad aspetti tecnici o atletici, ma anche ad alcune qualità personali come la coerenza, la buona comunicazione, la risolutezza, l’equilibrio, la correttezza, la capacità di giudizio, la fiducia e la motivazione (Weinberg and Richardson, 1990).

Le competenze psicologiche di un arbitro efficace

Queste capacità possono essere influenzate da numerosi fattori psicologici, tra i quali le convinzioni di efficacia personale, ovvero la fiducia che la persona ha nelle proprie capacità in specifiche situazioni. Diversi studi hanno, infatti, evidenziato che arbitri con bassi livelli autoefficacia si sentono meno capaci di fronteggiare eventi stressanti, hanno elevati livelli di ansia e di esaurimento emotivo, danneggiando la propria prestazione e carriera (Mahoney et al, 2008). Arbitri invece con elevate convinzioni di se, di fronte alle difficoltà, sono convinti che il proprio impegno e le proprie capacità possano dirigere le azioni verso esiti positivi, portandoli, inoltre, ad una maggiore preparazione e formazione durante l’anno (Lucidi et al., 2009).

Nei processi di elaborazione delle informazioni, inoltre, le persone non tengono in considerazione tutti i fattori in gioco, soprattutto quando devono agire rapidamente, ma spesso utilizzano delle scorciatoie di pensiero, chiamate euristiche. Queste strategie permettono loro di risparmiare tempo ed energie cognitive ma possono portare a distorsioni ed errori nel ragionamento e nel giudizio.

Il Bisogno di Chiusura Cognitiva, secondo Kruglanski, non va tanto in termini di presenza/assenza in un individuo, quanto piuttosto in termini di continuum che va da un estremo caratterizzato da impulsività, tendenza a prendere decisioni non giustificate, rigidità di pensiero e riluttanza a considerare soluzioni alternative (alto BCC) ad un altro caratterizzato da esperienza soggettiva di incertezza, indisponibilità ad impegnarsi esplicitando un’opinione definitiva, sospensione di giudizio (basso BCC). Varie studi hanno confermato la relazione diretta del BCC con fattori quali la presenza di pressione temporale, la presenza di rumore ambientale, la condizione di affaticamento mentale e della monotonia del compito, tutti elementi che vanno a condizionare poi la prestazione.

Infine le prestazioni degli arbitri sono anche condizionate dalle percezioni delle situazioni stressanti che possono suscitare reazioni soggettive di ansia e tensione. Le reazioni di ansia possono determinarsi prevalentemente sul versante fisiologico, con sintomi quali incremento della frequenza cardiaca, sudorazione, tensione muscolare, o, invece, sul versante mentale, con pensieri di fallimento, preoccupazione e disturbi attentivi. Tali reazioni dipendono da variabili sia situazionali, come arbitrare partite difficili o l’affrontare contesti ostili, che personali, ovvero dalle caratteristiche soggettive dell’arbitro.

Come impostare un training per migliorare la prestazione arbitrale?

Le caratteristiche precedentemente descritte sono allenabili attraverso un processo di formazione e crescita che porti all’acquisizione ed allo sviluppo di specifiche abilità mentali. In genere, però, la formazione degli arbitri enfatizza gli aspetti tecnici, l’interpretazione delle regole, mentre poca attenzione viene posta all’acquisizione e all’allenamento di tali abilità psicologiche. Nella formazione andrebbero inseriti interventi mirati, comunemente impiegati con atleti in psicologia dello sport (vedi Hardy et al., 1996; Martens, 1987), per padroneggiare la comunicazione interpersonale, affrontare lo stress, controllare le reazioni di ansia e le difficoltà di concentrazione, evitare stimoli distraenti, affrontare imprevisti e difficoltà, recuperare prontamente il controllo dopo decisioni sbagliate. Queste abilità aiuterebbero l’arbitro a gestire in modo sempre migliore il suo ruolo e a garantire che l’evento sportivo si svolga, oltre che nel rispetto del regolamento, in un’atmosfera più serena (Bortoli et al., 2001). É stato ampiamente dimostrato, per esempio, come l’uso combinato del goal setting (definizione di obiettivi) e di corrette modalità nell’erogazione dei feedback esercitino un effetto positivo sulle prestazioni.

Per allenarsi e migliorare le proprie competenze, però, è necessario identificare prima le abilità che dovrebbero essere patrimonio di ogni arbitro e sulla base di queste identificare i propri punti di forza e di debolezza.

Se vuoi avere iniziare il tuo percorso di allenamento, vieni a vedere il nostro Laboratorio di Competenza Arbitrale.

BIBLIOGRAFIA

Bandura, A. and Wood, R. (1989). Effect of perceived controllability and perfomance standars on self-regulation of complex decision making. Journal of personality and social psychology, 56, 805-814.

Bortoli, L., Robazza, C. e Dal Cin, S. (2001). La percezione dello stress in arbitri di pallavolo. Giornale Italiano di Psicologia dello Sport, 2, 7-13.

Hardy, L., Jones, G. and Gould, D. (1996). Understanding psychological preparation for sport: theory and practice of elite performers. Chichster: Wiley & Sons.

Lucidi, F., Grano, C. e Mallia, L. (2009). L’auto-efficacia è un predittore della prestazione arbitrale nel calcio. Rassegna di Psicologia, Vol. XXVI, 3, 123-130.

Maohoney, A. J., Devonport, T. and Lane, A. M. (2008). The effects of interval feedback on the elf efficacy of netball empire. Journal of Sport Science and Medicine, 7, 39-46.

Martens, R. (1987). Choaces guide to sport psychology. Champaing, IL: Human Kinetics.

Weinber, R. S. and Richardson, P. A. (1990). Psychology of officiating. Champaing, IL: Leisure Press.

Laboratorio di competenza arbitrale

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Laboratorio di competenza arbitrale ufficiale di gara psicologia dello sport psicologia gestione errore gestione emozioni comunicazione arbitro arbitri   Il Laboratorio di Competenza Arbitrale è un programma studiato per incrementare due abilità psicologiche fondamentali alla prestazione dell’arbitro, migliorando la capacità di auto-controllo durante la performance e le capacità comunicative degli ufficiali di gara.
Il team di B-Skilled offre la possibilità di partecipare al laboratorio a gruppi di arbitri che decidono di migliorare la propria prestazione.

Scarica la brochure informativa per visionare il programma completo del laboratorio di competenza arbitrale.

PERCHE’ SERVE UN LABORATORIO DI POTENZIAMENTO PSICOLOGICO PER GLI ARBITRI?

Gli arbitri sportivi hanno un lavoro impegnativo, a causa dei molti aspetti di una partita da tenere in considerazione, della velocità e della complessità delle decisioni da prendere, delle ripercussioni sulle loro azioni, del numero di persone coinvolte nella partita, e spesso la natura ostile degli spettatori all’evento sportivo. Essi sono tenuti a svolgere diversi compiti, tra cui valutare e giudicare le azioni che si svolgono durante la partita, prendere decisioni rapide, gestire il gioco, prestando attenzione a diversi aspetti del gioco, mantenere l’ordine e risolvere le controversie (Tuero et al. , 2002). Tutto ciò non solo rende il lavoro molto complesso, ma rende anche facile commettere errori. Come conseguenza del costante processo decisionale, la soggettività degli arbitri durante la valutazione delle azioni e gli errori che possono fare, spesso vengono criticati per le loro decisioni (Anderson e Pierce, 2009).

Esattamente come tutti gli atleti, anche gli arbitri devono allenare, per poter migliorare la propria prestazione, alcune abilità mentali oltre a quelle fisiche e tecniche. Come gli atleti, quindi, è utile prima conoscere quali possono essere le abilità psicologiche necessarie a questa prestazione per poi poterle allenare.

Cosa si allena nel laboratorio di competenza arbitrale?

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Laboratorio di competenza arbitrale ufficiale di gara psicologia dello sport psicologia gestione errore gestione emozioni comunicazione arbitro arbitri   I funzionari devono essere in grado di concentrare la propria attenzione e concentrazione, resistere sotto pressione, affrontare errori e situazioni avverse e impostare obiettivi realistici. (Weinberg and Richardson, 1990; Guillen, 2006).

In particolar modo nei training che proponiamo sosteniamo gli arbitri a potenziare due abilità fondamentali al loro successo:

  • La gestione delle Emozioni
  • La gestione della Comunicazione

Gestione delle Emozioni:
L’artbitro, avendo un ruolo decisionale molto dinamico, può, molto spesso, cadere vittima delle emozioni. Un non completo controllo emozionale può spingere l’arbitro a commettere errori decisionali, anche di forte impatto. La rabbia e la paura di fare errori sono le emozioni principali che un arbitro deve saper gestire, acquisendo strumenti di controllo emotivo adeguati.

Gestione della Comunicazione:
Per quanto riguarda la comunicazione, l’arbitro si trova a dover gestire due grandi problemi:

  • Le critiche e la rabbia altrui
  • La comunicazione efficace con gli altri membri dello staff arbitrale e con gli atleti

E’ fondamentale dunque imparare a comunicare in maniera efficace, con piena confidenza in se stessi, massimizzando l’efficacia nel trasmettere ciò che si vuole dire riducendo i tempi, gli errori e anche le emozioni negative che possono essere portate da una cattiva comunicazione.

BIBLIOGRAFIA:
  1. Anderson K. J., Pierce D. A. (2009). Officiating bias: the effect of foul differential on foul calls in NCAA basketball. J. Sports Sci. 27, 687–69410.
  2. Guillen F. (2006). “La psicología del arbitraje y del juicio deportivo [The psychology of refereeing and judging in sports],” in Deporte y Psicología, eds. Garcés de los Fayos E., Olmedilla A., Jara P., editors. (Murcia: Diego Marín; ), 667–684
  3. Guillen F., Feltz D.L, (2011). A conceptual Model of Referee Efficacy. Front Psychol; 2: 25.
  4. Tuero C., Tabernero B., Marquez S., Guillen F. (2002). Análisis de los factores que influyen en la práctica del arbitraje [Analysis of the factors affecting the practice of refereeing]. Sociedade Capixaba de Psicologia do Esporte 1, 7–16
  5. Weinberg R. S., Richardson P. A. (1990). Psychology of Officiating. Champaign, IL: Leisure Press

Sei un “combattente” o un “choker” nei momenti che contano?

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Sei un "combattente" o un "choker" nei momenti che contano? sotto pressione crollo psicologico choking under pressure choking sotto pressione choking choker

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Sei un "combattente" o un "choker" nei momenti che contano? sotto pressione crollo psicologico choking under pressure choking sotto pressione choking choker   La resistenza mentale di un giocatore fa la differenza nelle occasioni che contano. In  quelle situazioni l’atteggiamento mentale dell’atleta lo può far diventare un “combattente” o un “choker“.
Cerchiamo di capire cosa succede!

Nelle finali importanti ogni sportivo sa che quello è il momento in cui si arriva alla resa dei conti e si decide tra un successo e un fallimento.
Alcuni atleti sono “combattenti” e possono aumentare la loro performance proprio in questi momenti critici. Pensate a Wayne Gretzky (hockey), a Michael Jordan (basket) o a Serena Williams (tennis) per citare alcuni atleti extra-confine. ma ci sono tanti esempi nazionali che possiamo citare: ad esempio, Gigi Buffon (calcio), Ivan Zaytsev (pallavolo), il “dottore” Valentino Rossi (motociclismo) o anche Federica Pellegrini (nuoto) che ormai data per finita ha comunque vinto gli ultimi mondiali, tirando fuori una grinta decisiva.

Altri atleti soffocano o si piegano sotto la pressione di questi momenti e in gergo possono essere definiti “chokers“. Il “choking” è definito come il crollo di prestazione inaspettato in un atleta a fronte di una sua scarsa capacità di fronteggiare la situazione stressante.

Questa storia descrive abbastanza bene il fenomeno del choking sotto pressione.

Marco è un un portiere di hockey e anche il punto di riferimento per la sua squadra. Ha riflessi rapidi e grande anticipazione, due dei suoi maggiori punti di forza in gara.
Ha iniziato a giocare a hockey giovanissimo e ha avuto un grande successo. I compagni di squadra e gli allenatori hanno una grande fiducia nella sua capacità tenere unita la squadra ma… durante i play-off, emerge un altro portiere! La fiducia di Marco è minata da dubbi: i suoi punti di forza crolla e la sua performance diventa drammatica. Lui stesso dichiara di sentirsi come una statua di marmo in porta.
Nonostante abbia dimostrato di essere affidabile e combattente durante tutta la stagione in questa particolare occasione diventa un altro!
Marco durante i playoff, e solo durante i playoff diventa, purtroppo per lui, un choker!

Che cosa impedisce a Marco di restare il “combattente” di sempre?

Sicuramente il dialogo interno di Marco (self-talk) si modifica drasticamente senza che lui riesca né a riconoscerlo né a modificarlo. Questo determina un aumento dello stato di attivazione psicofisica che determina l’ingresso in uno stato di ansia molto forte, capace di bloccarlo completamente (la statua di marmo). Questa condizione di crollo di performance determina un crollo del senso di auto-efficacia di Marco con conseguenti pensieri di impotenza e di incapacità di auto-controllo. Tutto ciò impatta fortemente sulla motivazione di Marco che, in questi momenti, desidera solo terminare la partita il prima possibile!

Se anche a te succede la stessa cosa di Marco, un percorso di mental training potrà esserti di aiuto per imparare le strategie necessarie ad evitare il circolo vizioso che abbiamo precedentemente descritto e tornare ad essere il “combattente” di sempre!

Come superare la paura della sconfitta

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Come superare la paura della sconfitta training resilienza psicologia dello sport mental training gestione sconfitta fallimento   L’importante è partecipare… finché si vince! Nella nostra esperienza non abbiamo mai incontrato un atleta che viva con serenità la possibilità della sconfitta. Tuttavia ci sono degli atleti che vivono questa possibilità, insita nella competizione, come una potenziale tragedia. Il pensiero relativo al fallimento può essere spaventoso, schiacciante e può diventare la principale di blocco psicologico per molti atleti.

Come ben ci spiegano le testimonianze grandi atleti non si può arrivare al “top” se non si è passati attraverso a numerose sconfitte. Per essere il migliore o per vincere, devi poter commettere errori e apprendere da essi come migliorare.
Il fallimento deve essere vissuto come una opportunità per crescere come atleta e, più importante, come persona.

Come incide la paura del fallimento sulla performance? E che conseguenze può avere?

Se hai paura del fallimento tenderai ad avere un atteggiamento “cauto”. Non oserai rischiare e sfidare te stesso proprio per evitare la possibilità di avvicinarsi al limite e quindi sbagliare.  I tuoi avversari potrebbero notare questo atteggiamento “conservativo” e magari approfittarne.

Se hai paura del fallimento potresti iniziare a catastrofizzare le conseguenze della sconfitta e questo potrà incidere sui livelli di ansia pre-gara (che aumenteranno) e di de-motivazione post-gara (in caso di sconfitta).

Se hai paura del fallimento il tuo dialogo interno diventerà inevitabilmente negativo e poco funzionale. Inizieranno ad abbondare le “doverizzazioni” (es. non devi sbagliare, devi fare attenzione…) e questo non farà altro che aumentare il tuo livello di stress.

Se hai paura del fallimento tenderai a muoverti cercando di evitare la situazione temuta e invece di muoverti verso i tuoi obiettivi, inizierai a muoverti “via dalla” tua paura.

In tutte queste condizioni la mente umana rischia di cadere nella trappola della “profezia che si auto-avvera” portandoti esattamente là dove desideri non andare.

Un lavoro cognitivo per imparare a gestire la sconfitta e il fallimento può essere un valido supporto per ciascun atleta che deve acquisire una delle competenze mentali necessarie per arrivare al top: la resilienza.

Questo aspetto può essere parte integrante di un lavoro di preparazione mentale, parlane con il tuo psicologo dello sport di fiducia e saprà indicarti il programma di allenamento più adatto alle tue necessità.

Quando il gioco si fa duro… 2 segreti per non perdere la motivazione!

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Probabilmente ti è stato detto, dai tuoi allenatori e/o dai tuoi genitori, che il lavoro duro è la chiave del successo. Hai visto gli atleti professionisti dichiarare che il lavoro duro è stato ciò che li ha resi così forti. E probabilmente hai letto innumerevoli frasi motivazionali che espongono le virtù del duro lavoro.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Quando il gioco si fa duro... 2 segreti per non perdere la motivazione! sport psicologo sportivo psicologia dello sport prestazione motivazione motivato calo di motivazione   Ma se il lavoro duro è ciò che ti permette di raggiungere gli obiettivi, perché alcuni atleti abbandonano il duro lavoro e perdono la motivazione?

Ci sono ovviamente diversi motivi per cui gli atleti smettono di lavorare duramente nel loro sport: troppa pressione, perdita di interesse a competere, infortuni che limitano il loro potenziale, ecc. Ma il più grande motivo per cui gli atleti rinunciano a lavorare duramente è che non vedono immediatamente i risultati.

Ad esempio, inizia una stagione dopo un anno precedente deludente, ma ti ripeti che questa stagione sarà diversa. Ma dopo alcune prestazioni mediocri, la tua motivazione diminuisce. La tua intensità nelle pratiche diminuisce. Si inizia a mettere in dubbio se è valsa la pena di lavorare così duramente e si iniziano a scardinare tutte le convinzioni positive.
Purtroppo, alcuni atleti non capiscono che il successo non è solo una questione di duro lavoro: è una questione di duro lavoro in un significativo periodo di tempo con l’atteggiamento mentale giusto. Per sostenere la tua motivazione, e la tua pazienza, attraverso gli alti e bassi, devi essere mentalmente forte e determinato.

Vediamo due consigli per riuscire a farlo:

  • È necessario allenarsi a visualizzare il raggiungimento dell’obiettivo e viverlo ogni giorno. Può esserti di aiuto imparare ad utilizzare tecniche di auto-ipnosi per fare questo;
  • Bisogna credere che il tuo duro lavoro si ripagherà alla fine e per fare questo dovrai lavorare sul riconoscere e modificare le tue convinzioni limitanti. Questa tecnica si chiama ristrutturazione cognitiva e il tuo psicologo sportivo potrà insegnarti come farlo efficacemente!

Ricorda sempre questa analogia: realizzare i tuoi obiettivi è come un lungo viaggio in macchina. E’ indispensabile per poter terminare il viaggio, fermarsi di tanto in tanto a fare rifornimento di benzina e magari, pulire i vetri. Dopodiché la macchina è pronta a ripartire, anche più forte di prima.

Per cui, sii flessibile e non spaventarti dei cali di motivazione, ma governali con intelligenza mantenendo il tuo sguardo focalizzato sul medio e lungo termine (non solo sul breve). E con il supporto mentale giusto… il tuo duro lavoro sarà ripagato.

In bocca al lupo!

L’esercizio fisico aiuta a “rimorchiare” di più!

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance L'esercizio fisico aiuta a "rimorchiare" di più! Torino sport psicologia dell'esercizio fisico psicologia dell'attività motoria motivazione benessere aumentare la motivazione allo sport attività motoria attività fisica   Siate sinceri, chi di voi leggendo il titolo non ha pensato (anche solo ridacchiando): “Se è vero, domani mi iscrivo in palestra!”.

Ebbene in realtà questo titolo un po’ provocatorio ha un suo fondo di verità e vi spiegheremo perché tra poco. Questo discorso ci permette di toccare alcuni punti fondamentali su cui si basano gli studi della psicologia dell’esercizio fisico e che riteniamo siano fondamentali per chiunque voglia iniziare a praticare esercizio fisico per migliorare il proprio benessere personale.Una indagine ISTAT del 2014, intitolata “Aspetti della vita quotidiana”, ha voluto indagare la propensione del popolo italiano alla pratica sportiva. Ai fini dell’indagine si considera ogni tipo di pratica sportiva, svolta sia continuativamente sia saltuariamente, in modo agonistico o amatoriale, in forma organizzata o occasionale, purché esercitata nel tempo libero e con la sola esclusione di quella esercitata da atleti, insegnanti, allenatori per motivi lavorativi e professionali. Questa indagine ha evidenziato che, a partire dai 3 anni di età, solo 1 persona su 3 pratica attività sportiva (per come l’abbiamo descritta poc’anzi). Inoltre l’indagine ha riportato che circa il 42% degli italiani non pratica nessun tipo di attività fisica, sono cioè considerabili “sedentari”.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance L'esercizio fisico aiuta a "rimorchiare" di più! Torino sport psicologia dell'esercizio fisico psicologia dell'attività motoria motivazione benessere aumentare la motivazione allo sport attività motoria attività fisica   Perché succede questo? Il fatto che fare attività motoria faccia bene è oramai abbastanza noto, anche se merita sempre ricordare a tutti gli innumerevoli effetti benefici della pratica fisica (tra cui un aumento della capacità di “rimorchio”… tra poco di arriviamo). Tuttavia spesso quello che manca alle persone che non praticano esercizio fisico non è un problema di conoscenza ma un problema di psicologia. Se non riusciamo a trovare le motivazioni giuste per praticare sport, semplicemente ci adageremo sulle giustificazioni per cui non possiamo praticarlo (non ho tempo, è costoso, è faticoso, non mi diverte, ecc). Le motivazioni “giuste” possiamo cercarle soltanto dentro di noi: l’informazione ci aiuta a capire che ci sono dei validi motivi ma solo noi possiamo dare un peso a questi aspetti. Mi spiego meglio: possono anche dirmi che “fare attività fisica regolare migliora le funzioni cardiocircolatorie” ma se questo aspetto, per me, è meno importante del “ho già così poco tempo libero dal lavoro che non saprei proprio come fare!”, ecco che il processo si blocca in partenza.
Gli psicologi dell’esercizio fisico si occupano di questi aspetti e aiutano le persone a trovare la strada giusta per poter praticare attività motoria, lavorando su questi meccanismi mentali che ci bloccano e ci tolgono la possibilità di godere a pieno della nostra salute, sia fisica che mentale. Tornando al nostro esempio di prima: se per una persona ha il problema di avere poco tempo libero dovremmo aiutarla a capire quanto tempo il “non” fare attività motoria gli sottrae! Pensiamo ad esempio a quante ore spendiamo dai medici per fare accertamenti o terapie per problemi legati ad una mancanza di attività fisica regolare? Quanto del nostro tempo libero perdiamo a causa dello stress che accumuliamo al lavoro e che potrebbe essere semplicemente gestito con una sana attività motoria? E se lasciamo che il nostro fisico si ammali gravemente quanto tempo in meno avremmo da dedicare alle cose che tanto amiamo fare? E così via…

Per poter praticare con costanza e regolarità qualsiasi attività fisica (e non stiamo parlando di correre la maratona ma di praticare 30 minuti di attività motoria quotidiana!) c’è bisogno di trovare la giusta motivazione e, se non siamo in grado di farlo da soli, ci sono dei professionisti che ci possono aiutare a farlo insieme a noi!

TornaBSKILLED - Psicologia dello sport e della performance L'esercizio fisico aiuta a "rimorchiare" di più! Torino sport psicologia dell'esercizio fisico psicologia dell'attività motoria motivazione benessere aumentare la motivazione allo sport attività motoria attività fisica   ndo ad una delle motivazioni che potrebbero essere interessanti per molti, sveliamo il fondo di verità che c’è dietro il titolo con cui abbiamo aperto questo post.
Molte ricerche hanno dimostrato che la pratica costante e regolare di attività fisica aiuta a migliorare l’immagine che ognuno di noi ha di se stesso. In parte, può essere legato al fatto di iniziare ad osservare maggiore tonicità e/o perdita di massa grassa; dall’altra perché l’attività motoria ha anche un effetto positivo sul nostro tono dell’umore. Inoltre, metterci in contatto con il nostro corpo, iniziare a conoscerlo meglio aumenta la fiducia che abbiamo in noi stessi e ci rende più disponibili al contatto sociale. In ultimo, si è visto, che una pratica regolare di attività fisica migliora anche le performance sessuali degli individui.

Quindi… una immagine positiva di sé + maggior fiducia in sé stessi + più positività nell’affrontare la vita + maggior prestanza fisica e anche sessuale… dovrebbe sicuramente essere un buon inizio per conquistare il cuore del nostro o della nostra “corteggiata”!!!!

Nella stanza del mental coach

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Nella stanza del mental coach Torino psicologo dello sport psicologia sportiva psicologia dello sport a Torino psicologia dello sport prestazione obiettivi mental training mental coach coaching atleti   Vi siete mai chiesti cosa fa veramente un mental coach per sportivi? Ma soprattutto, sapete veramente chi è un mental coach?

In questo libro avrete la possibilità di entrare in uno studio di psicologia dello sport, sedervi accanto ai nostri mental trainer e leggere 11 storie di sport accomunate da un comune denominatore: l’utilizzo della psicologia dello sport per raggiungere un obiettivo.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Nella stanza del mental coach Torino psicologo dello sport psicologia sportiva psicologia dello sport a Torino psicologia dello sport prestazione obiettivi mental training mental coach coaching atleti   Potrete conoscere la squadra perfetta dove però i problemi di comunicazione riducevano le performance oppure andare in pista con Beatrice, la nostra “mamma sportiva” alle prese con l’ansia da prestazione per il proprio figlio. Vi immaginerete cosa si prova a fare un salto nel vuoto e ricordarsi solo il rumore dello schianto a terra a poche settimane dalle Olimpiadi ed entrerete nelle dinamiche di uno sport di coppia quando la coppia scoppia! E molto altro ancora, ma non vogliamo rovinarvi il gusto di entrare nel mondo della psicologia dello sport e scoprire in quanti ambiti il mental coaching può servire.

Non mancherà la giusta dose di ironia perché in fondo gli psicologi dello sport sembrano “noiosi”,  ma non lo sono così tanto!
Tra il serio e lo scherzoso troverete consigli per il vostro benessere sportivo, capirete quali tecniche si usano per migliorare la prestazione mentale di uno sportivo e soprattutto, capirete, quali vantaggi ha l’affidarsi ad una persona competente e qualificata a fare questo tipo di lavoro!
Vi aspettiamo nella nostra stanza, a presto!

Il libro è disponibile su:

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