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Il tiro tattico sportivo al servizio delle aziende

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Il tiro tattico sportivo al servizio delle aziende Torino tiro tattico sportivo teamworking teambuilding sport e azienda softair soft air   Il soft-air, anche detto “tiro tattico sportivo”, ha una storia molto particolare.
Durante una pausa pranzo, un boscaiolo americano, sparò per scherzo una pallina di vernice colorata contro un suo collega, usando un marcatore a vernice rossa utilizzato per segnalare gli alberi da tagliare. Il collega rispose al gioco e questo diede vita al primo scontro di Paint Ball. Siamo nei primi anni ’80 e la moda presto si diffuse. Si organizzarono i primi tornei e divenne rapidamente il wargame che oggi tutti conoscono. Tuttavia il paint ball utilizza apparecchiature che sparano pallini di vernice ad una velocità di circa 150 mt/sec. E non è un’esperienza piacevole essere colpiti in zone del corpo non ben protette.In Giappone, dove queste apparecchiature erano vietate, nacque il Softair, utilizzando armi giocattolo in grado di sparare piccoli pallini. Il gioco del softair si basa sulla simulazione di strategie militari e coinvolge un’intera squadra di persone che deve cimentarsi in diverse ambientazioni.

Attualmente il softair non è uno sport riconosciuto dal CONI, anche se è presente nei settori sportivi ufficiali di alcuni enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.
Chiunque di voi abbia mai provato a giocare una partita di soft-air, concorderà con noi nel ritenere questa attività, un’esperienza complessa, al pari di altri sport di squadra.

Volendo dunque utilizzare questo sport, per sviluppare soft skills in azienda dobbiamo esaminare quali competenze mentali sono rischieste per lo svolgimento dell’attività:

  • attenzione e concentrazione (soprattutto nella fase di tiro)
  • gestione dell’imprevisto
  • gestione dello stress
  • pianificazione della strategia condivisa
  • buone capacità comunicative
  • corretta gestione dei processi di leadership
  • fiducia nel team
  • valorizzazione dei singoli
  • strategie di problem solving e decision making
  • il rispetto delle regole
  • la collaborazione
  • la competizione verso l’outgroup

Tutti questi aspetti, che normalmente vengono espressi in una partita di soft-air, possono essere messi ancor più in evidenza scegliendo delle tipologie di gioco specifiche.
Nella nostra esperienza, il lavoro con gli organizzatori e con i tecnici che accompagnano i gruppi aziendali sul campo è fondamentale. Gli organizzatori propongono gli scenari possibili e il nostro compito è capire quali competenze mentali sono maggiormente richieste.

Facciamo un esempio.
Un classico gioco è quello “attaccanti contro difensori” in cui la squadra attaccante deve conquistare un territorio o un oggetto e la squadra difensore deve impedirglielo. In questa attività è molto facile puntare l’attenzione sul modo in cui le squadre organizzano la strategia, pianificano le azioni da fare, suddividono i ruoli, prestano attenzione alle competenze individuali e le valorizzano, gestiscono la comunicazione (anche non verbale).
In un altro scenario come quello del “trasporto dell’ostaggio” è più facile osservare come la squadra è in grado di valorizzare le singole persone, come i ruoli vengono distribuiti in base all’esperienza, come l’aiuto e lo spirito di sacrificio entrino in campo durante il gioco.

Tutti questi aspetti sono importanti per il teamwork e pertanto questa attività sportiva si traduce, non solo in un’ottima metafora, ma anche in un buon banco di allenamento per sviluppare alcune soft-skills.
La parte fondamentale del de-briefing viene proposta attraverso la visione dei video dell’esperienza in cui i partecipanti possono osservarsi dall’esterno e vedere quali dinamiche sono state messe in atto per permettere un corretto carry-over dell’esperienza.
Al termine di questa attività ciascun partecipante avrà chiaro il suo profilo mentale, i suoi punti di forza e le sue aree di miglioramento, e sarà stata l’esperienza stessa a mostrarglielo.

L’efficacia di questa attività sportiva sta nel fatto che ogni minimo errore viene subito messo in evidenza dal gioco e determina il successo o l’insuccesso della squadra. Le possibilità formative di questa attività sportiva sono dunque numerose e la natura di questa esperienza richiama sicuramente un forte interesse per le aziende. Tuttavia se non si realizza un’attenta progettazione legata agli obiettivi espressi dal cliente si rischia di ridurre tutto ad una giornata di gioco. E se al termine non si guidano i partecipanti in una sessione di de-briefing (riflessione) non si accede all’aspetto più importante della formazione: l’apprendimento!

In conclusione, ci sentiamo di dire che il tiro tattico sportivo è un ottimo anello di congiunzione tra Sport&Azienda e segue una regola importante in ogni prestazione: “Impossibile dunque mentire a se stessi: se non si è in grado di gestire bene alcuni processi mentali…. sei morto!”

 

La mente dei velisti solitari

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 BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La mente dei velisti solitari vela questionari psicologia dello sport navigazione in solitaria giornale italiano di psicologia dello sport bounous gladys allenamento mentale   Cercare di comprendere le risposte psicofisiologiche e le strategie di coping adottate dagli atleti che competono in condizioni ambientali estreme, come ad esempio i navigatori solitari, ha da sempre affascinato molti ricercatori.

Tuttavia esistono ad oggi pochi studi scientifici capaci di tracciare un profilo di ciò che accade nella mente di un atleta costretto a competere per diversi giorni consecutivi, in condizioni di isolamento, spesso alle prese con condizioni tecnico-tattiche molto difficili. E’ questo il caso dei velisti in solitario che affrontano competizioni transoceaniche di lunga durata.

Il motivo per cui questo genere di studi non è sempre così facile è imputabile a diversi fattori fra i quali non va dimenticato che le condizioni estreme in cui questi atleti si muovono richiedono degli strumenti di valutazione pratici e veloci, che l’atleta possa utilizzare in autonomia e che non incidano pesantemente, in termini di tempo, nella programmazione giornaliera già così intensa.
Questo studio nasce con lo scopo di utilizzare uno strumento di monitoraggio psicologico, che per le sue caratteristiche intrinseche, è facilmente utilizzabile da coloro che affrontano competizioni in condizioni estreme. Nel caso specifico si è monitorato il profilo psicologico di un’atleta che ha partecipato all’edizione 2009 della Transat 650, regata transoceanica in solitaria che parte dalle coste francesi per arrivare fino in Brasile. E’ stato realizzato attraverso una collaborazione internazionale fra psicologi che da anni studiano e lavorano con velisti di alto livello e vuole essere un incentivo a queste forme di collaborazione a distanza per promuovere una cultura psicologica che vada oltre i confini dei centri universitari.

Metodo
Partecipanti
Il soggetto esaminato è una donna di 41 anni alla sua prima partecipazione ad una regata transoceanica in solitaria, nella classe di serie. Il sogetto è stato esaminato nel corso della Transat 650 del 2009, regata internazionale che parte da LaRochelle (FR) e termina a Salvador de Bahia (BR), con tappa intermedia a Madeira, per una lunghezza complessiva di 4200 miglia nautiche. I partecipanti regatano su imbarcazioni di 6,5 m di lughezza (Mini 6,50), suddivisi in due categorie: prototipi e di serie. Il regolamento vieta qualsiasi utilizzo di apparecchiature elettroniche di supporto alla navigazione, così come il supporto medico e la comunicazione fra regatante e terra.
Anche le procedure di qualificazione per la regata sono estremamente rigide. La coppia skipper/imbarcazione, per potersi qualificare, deve dimostrare di aver percorso 2000 miglia, di cui 1000 in regata secondo il calendario di qualificazione predisposto per la manifestazione.
Nel caso specifico l’atleta ha integrato la sua preparazione tecnico-tattica-strategica con un percorso di ottimizzazione della prestazione mentale, iniziato cinque mesi prima della partenza.
Il monitoraggio è stato eseguito su 29 giorni di prestazione; di cui i primi 8 hanno costituito la prima tappa della regata e i restanti 21 la seconda.

Misurazioni
Lo strumento di autovalutazione utilizzato in questo studio è stato realizzato e sperimentato con altri velisti in solitaria dai ricercatori (Weston et al, 2009) del Sport and Exercise Science Department, dell’Università di Portsmouth, UK. Il Solo Ocean Psychological Questionnaire (SOPQ) è stato sviluppato per monitorare gli stati psicologici giornalieri degli atleti, durante la navigazione quotidiana. Il questionario è realizzato in forma digitale oppure, come in questo caso, può essere consegnato in forma cartacea all’atleta che provvede alla compilazione giornaliera.
Il SOPQ è composto da due sezioni: una prima parte informativa generica (miglia percorse, ore spese per lavori in barca, ore di sonno giornaliere, incidenti/malesseri) e una seconda parte più analitica dove vengono prese in esame 14 variabili differenti.
Questa seconda parte ha lo scopo di monitorare la performance dell’atleta nelle ultime 24 ore chiedo un autovalutazione su 14 scale bipolari, graduate su scale likert (es. da 1= molto felice a 10 = molto depresso). I creatori del SOPQ hanno selezionato le 14 variabili partendo da un’analisi della letteratura presente sull’argomento.
Gli items presenti nel questionario, articolati su scale bipolari, sono:

  • qualità del sonno (ben riposato – molto deprivato di sonno)
  • qualità dell’alimentazione (ben alimentato – scarsamente alimentato)
  • depressione (molto felice – molto depresso=
  • soddisfazione (soddisfatto – molto infastidito)
  • senso di solitudine (per nulla solo – estremamente solo)
  • attività mentale (mentalmente molto attivo – mentalmente estremamente affaticato)
  • attività fisica (fisicamente al 100% – fisicamente esausto)
  • adattamento all’ambiente fisico (a disagio nell’ambiente – perfettamente a mio agio nell’ambiente)
  • ansia (per nulla ansioso – estremamente ansioso)
  • soddisfazione dei risultati (infelice dei risultati – felice dei risultati)
  • calma/rilassatezza (calmo/rilassato – estremamente stressato)
  • determinazione nel raggiungimento dei risultati (per nulla determinato nella riuscita – estremamente determinato nella riuscita)
  • piacere nella pratica della vela in solitaria (forte avversione per la vela in solitaria – veramente appagato della vela in solitaria)
  • livello delle condizioni ambientali (condizioni ambientali veramente piacevoli – condizioni ambientali orrende)

Da notare che nelle scale adattamento all’ambiente, felicità per i risultati, determinazione alla riuscita e passione per la vela i punteggi sono invertiti rispetto alle altre scale; pertanto un valore numerico tendente al minimo rappresenta uno stato negativo mentre un punteggio tendente al 10 rappresenta uno stato positivo.

Al termine della competizione e dell’analisi statistica descrittiva dei dati raccolti dall’atleta, viene condotta un’intervista semi-strutturata tra atleta e psicologo sportivo in modo da poter rilevare delle alcune informazioni di tipo qualitativo, da integrare con i dati oggettivi.
L’intervista ha tre scopi principali:
innanzitutto, rendere consapevole l’atleta delle fluttuazioni degli stati psicologici durante l’intera durata della competizione, evidenziando aree di miglioramento e punti di forza;
in secondo luogo, favorire la riflessione dell’atleta su quanto accaduto cercando correlazioni tra i dati emersi e eventi esterni accaduti in regata (es. livello di insoddisfazione con perdita di punti in classifica);
in conclusione, sulla base di quanto emerso impostare un lavoro di preparazione mentale oggettivo e calibrato sulla persona, in previsione di partecipazione ad eventi futuri simili.

Conclusioni
Con questo lavoro si è voluto presentare, attraverso l’applicazione ad un caso reale, uno strumento di autovalutazione della performance sportiva, molto adatto per gli atleti che si trovano a competere in condizioni estreme, il SOPQ. Lo strumento è nato con particolare riferimento agli atleti che praticano la navigazione in solitaria ma può essere facilmente adattato ad altri sport “estremi”.

Lo strumento si è dimostrato particolarmente valido in quanto è di rapida e semplice somministrazione e richiede all’atleta non più di cinque minuti al giorno per la sua compilazione. Il vantaggio nell’utilizzare questo strumento per l’atleta deriva dal fatto di poter avere una mappatura oggettiva e puntuale della prestazione sportiva nella lunga durata, evitando le distorsioni cognitive e le dimenticanze che spesso rendono il de-briefing post-regata alterato. La possibilità di avere lo strumento sia in forma cartacea che in formato elettronico va incontro alle diverse esigenze degli atleti.
Questo strumento permette, attraverso semplici analisi descrittive, un bilancio oggettivo di punti di forza e aree di miglioramento che l’atleta ha manifestato durante la regata esaminata, offrendo così un valido spunto da cui partire per organizzare la preparazione per eventi successivi. Inoltre l’atleta, dopo una breve formazione, può eseguire la raccolta e l’analisi dei dati in autonomia, potendo così confrontare performance differenti e avere un feedback sui miglioramenti della prestazione ottenuti con l’allenamento. Per coloro che desiderano impostare un lavoro di allenamento mentale questo strumento può rappresentare un buon punto di partenza per definire gli obiettivi di lavoro in un modo più puntuale basandosi sull’analisi di performance reali (e non solo rievocate).

L’area di miglioramento di questo strumento è, ad oggi, il suo impiego limitato: in parte a causa della recente creazione e in parte dovuto al campione di atleti relativamente esiguo che pratica questa specialità. Manca pertanto ancora un database completo su cui confrontare le singole prestazioni di un atleta con un campione omogeneo di riferimento. La speranza è che, anche grazie a lavori di questo, tipo si possa diffondere questo approccio e sempre più atleti possano beneficiare di uno strumento che ben si colloca all’interno di un programma di allenamento psicofisico.

Bibliografia

  • Bennet, G. (1973). Medical and psychological problems in the 1972 singlehanded transatlantic yacht race. The Lancet, 2, 747-754.
  • Butler, R.J., & Hardy, L. (1992). The performance profile: Theory and application. The Sport Psychologist, 6, 253- 264.
  • Bounous G., (2010), Con la testa in alto mare. Magenes Editori, (in press)
  • Lewis, H.E., Harries, J.M., Lewis, D.H., & de Monchaux, C. (1964). Voluntary solitude: Studies of men in a singlehanded transatlantic sailing race. The Lancet, 1,1431-1435.
  • MacArthur, E. (2006). Race against time. London: Penguin Books.
  • Weston, N.J.V., Thelwell, R.C., Bond, S., & Hutchings, N. (2009). Stress and coping in single handed around the world ocean sailing. Journal of Applied Sport Psychology, 21, 460-474.

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Mathias Gallo Cassarino – Muay Thai

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Mathias Gallo Cassarino - Muay Thai Torino sport 2.0 psicologia dello sport muai thay mathias gallo cassarino boxe thailandese allenamento mentale   Mathias Gallo Cassarino e’ un ragazzo di Giaveno (TO) che vive e studia e si allena a Pattaya city .

Mathias Gallo Cassarino (Mathias Pattaya Kombat) è nato a Venaria Reale (TO) il 19-12-1992. Ha fatto il 1º incontro di Muay Thai full rules (con gomiti) il 15 Agosto 2005 al Ko Samui (Lamai stadium) a soli 12 anni.

Nel 2010 combattendo come ‘professionista’ ha conquistato a soli 17 anni la cintura Muay Thai Against Drugs World Champion 58 kg. Questo prestigioso titolo lo ha conquistato a Bangkok ,in occasione del compleanno della Regina Thailandese ,il 12 Agosto 2010 nel corso della Queen’s Cup nel programma Thailand Vs. Challenger by Elite Boxing.

Mathias ha al suo piu di attivo 30 match, di cui circa 20 da professionista ma sopratutto un ‘ORO’ ed un ‘BRONZO’ ai MONDIALI IFMA 2009 e WMF 2010 .Quindi è Campione del Mondo dilettanti di Muay Thai (World Muay Thai Championship WMF 2010) nella categoria 57Kg Junior, dopo aver tentato nei 60 Kg. al mondiale IFMA del 2009 ed aver ottenuto la medaglia di bronzo, regalando 2 Kg e troppi centimetri ad un ottimo avversario Bielorusso che lo ha fermato in semifinale.

Mathias e’ anche il primo Italiano ad aver gareggiato al Campionato del mondo di ‘Razmavaran’ ( una sorta di Judo e Katare inventato in IRAN ) e aver ottenuto un Bronzo perdendo solo con il Campione del mondo Iraniano. Vive stabilmente in Thailandia e nonostante sia Italiano ha combattuto pochissimo in Italia ,mentre combatte in gran parte dell’Asia.

Mathias è ora entrato nel circuito dello stadio LUMPINEE di Bangkok, la mecca della Muay Thai mondiale e ha esoridito nel prestigioso galà del sabato sera vincendo per KO. alla 2a ripresa contro un avverario Thailandese!

Nel dicembre 2011 Mathias è diventato campione del Sud Thailandia. Ottenere il titolo di Campione del Sud Thailandia da straniero, però, è di per sé qualcosa di incredibile. Normalmente non viene permesso ai “farang” di partecipare a queste gare, ma Gallo Cassarino è stato uno dei primi ad abbattere questa barriera!

Potete seguire Mathias su www.galloboxe.com e su Sport 2.0

Segui Mathias su youtube: matgal27

Andrea Manzato – Biliardo

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Andrea Manzato - Biliardo Torino psicologia dello sport goriziana biliardo allenamento mentale   Andrea racconta così la sua storia sportiva:

L’incontro
All’età di 15 anni avevo già un trascorso agonistico interessante, erano tre anni che praticavo la specialità “lancio del giavellotto” e da “cadetto”, dopo molte gare, non perdevo veramente mai! Ahimè una sera durante un allenamento feci un movimento tecnicamente scorretto che causò un danno irreparabile all’addominale obliquo sinistro, troncando la mia promettente carriera sul nascere.

In quel periodo frequentavo un istituto tecnico la cui sede era a Torino in zona centro, per tornare a casa dopo la scuola passavo sovente davanti all’ingresso di una sala giochi ed un giorno decisi di dare un occhiata all’interno, oltre ai numerosi videogiochi luminosi ed attraenti per un ragazzino incuriosito, proprio al centro del locale c’era un tavolo da pool, che chiamavano “la carambola”, ecco dove incrociai la stecca per la prima volta con un avversario.

Fu amore a prima vista. Rimanevo stupito dal fragore delle emozioni che emergevano ad ogni colpo tentato e portato a segno, ovviamente la percentuale di riuscita era molto bassa, ma quelle volte che sul panno verde si manifestava ciò che avevo immaginato nella mia mente prima di tirare percepivo che la sensazione del controllo mi avrebbe causato dipendenza.

La passione
A 17 anni, un pomeriggio primaverile tornando da scuola in pullman abbassai lo sguardo, che era come al solito immerso tra le nuvole fuori dal finestrino, e notai un’insegna con su scritto “BILIARDI”, decisi di scendere ed andai a dare un’occhiata. Appena entrato in questa sala da biliardo rimasi affascinato dall’atmosfera mistica che generavano le luci dei biliardi al centro di questa stanza buia, attonito mi accorsi che quei biliardi non avevano le buche e le 15 biglie colorate, ma solo tre biglie di colori diversi ed alcuni birilli poggiati a croce nel bel mezzo del panno verde. Decisi istantaneamente di provare, andai dal gestore, mi feci dare le bilie di uno dei biliardi e iniziai a dare le prime steccate su di un campo sconosciuto. Da quel giorno in avanti sarei diventato un giocatore di biliardo, sempre alla ricerca del miglioramento a tutti i costi.

L’anno seguente iniziai a fare le gare e mi tesserai di III^ cat., superate le iniziali timidezze iniziai a qualificarmi bene nelle prime competizioni e fu automatico il passaggio a fine anno alla categoria successiva. L’anno dopo tesserato di II^ cat. Ed ormai maggiorenne abbandonai il circolo di periferia che stavo frequentando per andare a Torino alla ricerca di un mentore.

Dal 1997 al 1999 intervallai gli studi a costanti allenamenti (5 o 6 ore al giorno tutti i giorni!) sotto la supervisione di Pasquale Placido, un giocatore dalle innate doti, capacità e caratteristiche vincenti, che affiancandomi riuscii a farmi comprendere molti concetti e sistemi di riferimento utili a valorizzare le mie doti naturali. Nel 2000 finalmente riuscii a raggiungere la I^ cat., obbiettivo importante che però non soddisfaceva la mia brama di successo.

Gli ostacoli
Nei 10 anni successivi mi sono trovato a competere con giocatori di notevole esperienza e di buone caratteristiche tecniche, faticavo parecchio per fare risultati! Mi sono reso conto che quanto avevo messo in gioco di me stesso era solo “tempo per risultati” e che nel tentativo di mettere in pratica le nozioni che mano a mano acquisivo il mio livello di punta cresceva a dismisura ma quello medio, con tutte le difficoltà oggettive che incontravo (e le sconfitte!) , cresceva troppo poco per soddisfare le aspettative che riponevo nel mio sport.

Per andar oltre e comprendere che cosa stesse pregiudicando i miei risultati ho cercato un giocatore che fosse notoriamente vincente e dal 2006 al 2008 ho frequentato la sala da biliardo di “Tonino” Liperotti che pazientemente ha cercato di svelarmi strategie e tecniche che indubbiamente sono valide per vincere. In quel periodo di sperimentazione l’andamento dei miei risultati era indubbiamente cresciuto, al punto che a livello regionale il mio valore di I^ cat. era affermato nei primi 10. Ciò nonostante il mio livello medio espresso non mi soddisfaceva ancora.

Le soddisfazioni
Il 06-08-2009 dall’unione con la mia fantastica e paziente donna è nata Giorgia, una bambina favolosa che con un solo sguardo mi ha fatto capire quanto prezioso sia il tempo e quanto valgano le gesta compiute istante per istante. Grazie alla serena sicurezza domestica che Tania è riuscita e riesce a donarmi giorno dopo giorno ho continuato ad allenarmi, ma concentrandomi più sulla gestione delle emozioni che sull’aspetto tecnico sul biliardo.

Alessio Stango, un mio caro amico nonché valido tecnico del gioco mi affianca in allenamento durante il fine stagione 2009-2010 e finalmente riesco a salire sul gradino più alto del podio per tre gare regionali di fila, questi risultati sommati a quelli non particolarmente brillanti dell’inizio stagione mi garantiscono l’accesso alle finali dei campionati italiani di I^ cat. dove su 192 partecipanti arrivo a giocare il girone all’italiana dei primi 3 guadagnandomi la tanto ambita categoria d’eccellenza.

Dalla stagione scorsa porto sul petto il distintivo F.I.B.I.S. sez. stecca cat. NAZIONALI e partecipo al campionato italiano B.T.P. (billard tour pro) con l’ambizione di guadagnare sul campo la massima categoria esistente NAZIONALI PROFESSIONISTI.

Gustavo Zito è il campione per definizione, basti citare il suoi 4 mondiali vinti consecutivamente ed è un giocatore che ho sempre ammirato e che sovente mi ha ispirato, ci tengo a citare una sua massima che mi ha fatto riflettere: “Nel biliardo, e nello sport più in generale, le vittorie e la carriera di un campione non possono essere il frutto di vera improvvisazione. Il talento naturale non garantisce, da solo, un’elevata competitività, ma va sostenuto con un serio allenamento da praticarsi anche al di fuori delle sale da gioco.”

Paolo Gardiol – Hockey su ghiaccio

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Paolo Gardiol - Hockey su ghiaccio psicologia sportiva psicologia dello sport paolo gardiol mental training hockey su ghiaccio hockey allenamento mentale   Paolo Gardiol, data di nascita 18.01.1997 è un giovane talento che ha iniziato a giocare ad hockey su ghiaccio all’età di cinque anni. Come per molti ragazzi, nati e cresciuti in Val Pellice, il poter giocare nella “Valpe” ha un sapore che va oltre il semplice gesto sportivo.

Nel 2008 riceve il titolo di “Miglior giocatore del Piemonte” per la sua categoria e da allora continua ad impegnarsi quotidianamente per raggiungere il suo sogno.

Quest’anno è impegnato nel campionato interregionale under 16 con la sua squadra che, per motivi economici, quest’anno non partecipa al campionato nazionale.

Dato però l’impegno che Paolo aggiunge in ogni allenamento viene spesso convocato nella squadra Under 18 per “irrobustirsi”.

Dal 2011, Paolo è stato chiamato per diversi raduni degli “azzurrini” Nazionale Under 16 avviciandosi così alle competizioni importanti.

Potete seguire i risultati di Paolo su: http://www.hcvalpellice.com/giovanili/

 

Ipnosi e termoregolazione corporea

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Ipnosi e termoregolazione corporea termoregolazione sport invernali mani ipnosi sportiva ipnosi gladys bounous freddo

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Ipnosi e termoregolazione corporea termoregolazione sport invernali mani ipnosi sportiva ipnosi gladys bounous freddo   Introduzione
L’effetto delle tecniche ipnotiche sulla termoregolazione corporea è stato relativamente poco studiato anche se da tempo è nota l’efficacia delle strategie mentali sulla regolazione della temperatura periferica (van Quekeberghe, 1995; Ikemi et al, 1988). Piedmont (1981, 1983) correlò il livello di suscettibilità ipnotica con la capacità termoregolazione, evidenziando una maggior capacità, nei soggetti altamente suscettibili, di mantenere bassi livelli di temperatura periferica. L’efficacia delle suggestioni ipnotiche nella termoregolazione, rispetto a suggestioni pseudo-ipnotiche e non suggestioni, è stata valutata da Bregman e McAllister (1981). Nel 1984, Raynaud (Raynaud et al) osservò l’incremento della temperatura rettale e cutanea in soggetti sottoposti ad induzione ipnotica aspecifica e specifica (con suggestione di caldo) con differenze significative a favore del secondo tipo. Successivamente, Stetter (1985) evidenziò come i soggetti sottoposti a training autogeno manifestassero un innalzamento della temperatura corporea rispetto al gruppo di controllo. Ovviamente l’interesse nei confronti della capacità di gestire i processi omeotermici è particolarmente sentito in ambito sportivo per l’applicabilità che questa risorsa può avere rispetto alla performance (Mittleman et al, 1992;

Ciò che ci interessa esaminare in questo lavoro di tesi è l’efficacia dello strumento ipnotico nella modificazione della velocità di recupero della temperatura corporea.

L’ipotesi che si intende vagliare è che l’utilizzo di tecniche ipnotiche favorisca il miglioramento della regolazione dell’omeostasi termica, accelerando i tempi di recupero in seguito ad esposizione a fonte fredda.

Metodo

Procedura
Il campione è stato sottoposto a due misurazioni, effettuate in momenti temporali differenti, ad almeno 24 ore di distanza. Durante la prima rilevazione è stata monitorata la temperatura periferica della mano non dominante e il tempo di recupero della temperatura basale dopo l’abbassamento artificiale tramite accumulatori di freddo dal peso di 500 gr.

  • Ogni rilevazione è stata suddivisa in cinque momenti:
  • Acclimatamento alla temperatura della stanza mantenuta costante a 24°;
  • Accoglienza in cui si cerca, mediante colloquio, di tranquillizzare i soggetti in quanto stati di ansia o tensione contribuiscono all’abbassamento della temperatura, dettato da attivazione del sistema nervoso simpatico.
  • Misurazione della temperatura media della mano non dominante; rilevata dopo 1′ di stabilizzazione della temperatura su un valore costante.
  • Raffreddamento della mano fino a stabilizzazione della temperatura sul valore minimo costante per 30” o con accenno alla risalita.
  • Recupero della temperatura di baseline, con e senza l’aiuto di induzione ipnotica, fino a stabilizzazione per 30”.

Nella prima rilevazione, il recupero della temperatura è avvenuto in stato di veglia attiva: i soggetti cioè sono stati intrattenuti in una semplice conversazione con lo sperimentatore su argomenti a valenza emotiva neutra.

Durante la seconda rilevazione i soggetti sono stati guidati nel recupero della temperatura basale con un’induzione ipnotica basata sul monoideismo del calore. E’ stato chiesto ai soggetti in fase pre-sperimentale di visualizzare una fonte di calore, mantenendosi appositamente sul generico per permettere a ciascuno di selezionare l’immagine più consona per sé. Le immagini selezionata sono state: stufa a legna, caminetto, stufa in ghisa.

Strumenti di misurazione
Il primo strumento utilizzato è stato una scala di autovalutazione circa le abilità ipnotiche dei soggetti coinvolti nel campione.

Ai soggetti è stato chiesto di valutare le proprie competenze ipnotiche, intese come conoscenza e capacità applicativa delle tecniche ipnotiche, su una scala che va da 0 a 100. In seguito è stata compilata per ogni soggetto una scheda anagrafica in cui si richiede:

  • età
  • titolo di studio
  • professione
  • frequenza a formazioni ipnotiche
  • utilizzo regolare dello strumento ipnotico su se stessi (espresso in frequenza mensile)
  • utilizzo regolare dello strumento ipnotico su altre persone (espressa in frequenza mensile)
  • sensibilità agli agenti atmosferici e ai cambiamenti metereologici

La rilevazione della temperatura cutanea è stata registrata attraverso l’apparecchiatura di biofeedback BioGraph Infiniti (http://www.thoughttechnology.com).

Analisi e risultati
La prima misurazione (in stato di veglia attiva) mostra come i soggetti impieghino in media 166 secondi per recuperare un grado centigrado. partendo da una temperatura iniziale media di 32,59° e raggiungendo una temperatura minima di 27,33°.

Il tempo di recupero espresso in secondi ha una deviazione standard pari a 61,95, il che significa che vi è una forte variabilità individuale nel recupero termocorporeo, in stato di veglia attiva.

Questa variabilità può essere dettata da differenti fattori. Si è osservato che i soggetti che manifestavano maggior ansietà o stati di tensione avevano un recupero fisiologico più lento rispetto agli altri soggetti.

I risultati della seconda prova, in stato di trance ipnotica, confermano l’ipotesi principale dello studio evidenziando una diminuzione del tempo di recupero omeotermico (67 secondi per grado centigrado), suggerendo così che l’ipnosi sia uno strumento capace di accelerare i processi di adattamento corporeo in seguito a cambiamenti ambientali.

Ulteriori analisi statistiche sono in corso perché, ad una prima analisi superficiale, sembra esserci una differenza nei tempi di recupero tra soggetti con formazione ipnotica e soggetti senza formazione ipnotica. La cosa interessante è che pare che questi ultimi abbiamo una maggiore facilità di recupero termico in stato di trance rispetto a soggetti apparentemente più allenati alle tecniche ipnotiche.

Conclusione
L’interesse è ovviamente dato dall’applicabilità pratica di questo dato per quanto riguarda gli studi sul miglioramento della connessione mente-corpo-ambiente in soggetti sottoposti a rapide variazioni di temperatura ambientale, come ad esempio gli atleti di sport outdoor.

Inoltre, il miglioramento della capacità di adattamento al cambiamento delle variabili atmosferiche (come ad esempio la temperatura) è parte centrale degli studi inerenti lemeteoropatie, che possono riguardare numerosi soggetti, anche non sportivi.

Gli studi in merito evidenziano che la meteoropatia è una condizione nella quale si rileva un rallentamento dell’omotermia, rispetto ai valori di norma. (Solimene, 2000)

In condizioni di normalità, le tecniche ipnotiche possono essere efficacemente utilizzate per favorire la connessione mente-corpo-ambiente, con conseguenterapido adattamento alle condizioni atmosferiche esterne.

La variabile analizzata in questo studio è la temperatura, ma possiamo ipotizzare un’azione efficace anche sull’azione di altre variabili ambientali come (pressione, umidità, ecc.)

Questo aspetto (l’efficace connessione mente-corpo-ambiente), come già detto in precedenza, è fondamentale per gli sportivi che praticano attività outdoor e che costantemente devono aiutare il proprio organismo ad adattarsi alle circostanze ambientali esterne.

 

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Bibliografia

U.Solimene, A.Brugnoli, Meteorologia e Climatologia Medica Tempo, Clima e Salute, (ed. Mediamed, Milano, 2000)

U. Solimene, A. Brugnoli, E. Minelli, Meteoropatie – Le condizioni atmosferiche che influiscono sulla salute e sull’umore.

Muck-Weyman, et al, “The influence of hypnoid relaxation on the hypothalamic control of thermoregualtory cutaneous blood flow”, Micorvasc Res, 1997, PMID: 9327390

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