Molecole di esperienza

Camminare per le vie di Torino in questo periodo ha una sensazione particolare: è un tripudio di bandiere, di iniziative collegate all’Unità d’Italia, di coccarde tricolori fatte vedere con orgoglio che stimolano (almeno nelle persone che stanno scrivendo) un sentimento di appartenenza, un ricordo ad un passato e soprattutto un richiamo per il presente. E in effetti, praticamente ogni attività commerciale soprattutto del centro città, ha una scritta che recita “esperienza Italia 150″…

L’obiettivo di questo articolo è proprio quello di parlare dell’esperienza, la porta fondamentale dell’apprendimento, in qualche modo colonsna portante dei processi formativi adulti e non solo.

L’etimo a questo proposito, ci conforta e ci restituisce il “pieno” significato della parola stessa: in greco il verbo “peiro” vuol dire attraversare, il passare attraverso, mentre il verbo “peirao” vuol dire provare, tentare, fare esperienza per l’appunto (da empereia: esperienza e in effetti in italiano la validità empirica si fonda sull’esperienza).

E da qui il latino “ex-perior” dove il perior è la prova quindi attraverso cui passare, un luogo che non si conosce e in effetti per consigli, problemi, preferisco andare dalla persona esperta, una persona che nella nostra logica è passata tante volte da quelle parti…

Anche il tedesco però, con un’etimologia diversa ci arricchisce di significato: abbiamo in effetti due parole Erfahrung ed Erlebnis, derivati dai due verbi erfahren ed erleben per definire l’esperienza. La prima si riferisce all’esperienza concreta, quella che viviamo costantemente nei nostri atti quotidiani e in quanto tale replicabile. La seconda invece è quella soggettiva, prevalentemente interiore e consapevole…maturare un apprendimento,innamorarsi, adottare un cambiamento è erlebnis.

L’insegnamento che ne traiamo è contenuto in questa domanda: com’è possibile fare un’esperienza nel senso pieno del termine?

Forse si tratta di cogliere la complessità di quel territorio che sta tra Erlebnis e Efahrung, cioè tra è l’atto della conoscenza e l’attivazione della memoria (Cortese C, Quaglino G.P. 2006).

In poche parole per fare un’esperienza ho bisogno di essere nel qui ed ora, presente, mindful o per meglio dire concentrato a ciò che sto facendo. Ma cosa concentro? Il mio pensare con il mio fare, il mio in con il mio out, il mio mondo interno con il mondo esterno (cosi come lo concepiamo) e in poche parole realizzare la perfetta connessione mente-corpo. In effetti quando facciamo una cosa che ci è piaciuta diciamo “ho fatto un’esperienza sensazionale”: ancora una volta le parole non sono azioni, ma racchiudono un significato intrinseco, dobbiamo cioè usare i sensi per gustare in pieno l’esperienza.

Ma sappiamo che abbiamo bisogno pur sempre della riflessione, la seconda porta dell’apprendimento, la consapevolezza che sto “facendo” e come lo sto facendo. Un conto è la riflessione on-line, un conto è la riflessione a freddo post esperienza. Ma rimandiamo ad un altro momento questa precisazione che ci deriva dal modello di Kolb sull’apprendimento.

Fin qui parole, anche affascinanti quando si parla di etimologia, ma abbiamo bisogno oltre che essere empirici di validare in qualche modo ciò che abbiamo detto rivolgendoci alle neuroscienze e alla neurofisiologia.

Se facciamo un’escursus sulle teorie psicologiche dell’apprendimento possiamo vedere che “l’apprendimento è un cambiamento relativamente permanente del comportamento, che si verifica in risposta all’esperienza”. Si può dire che l’apprendimento è avvenuto soltanto dalle modificazioni comportamentali osservabili. L’apprendimento come momento di acquisizione di informazioni coinvolge tutti gli organi di senso, e può essere un’esperienza visiva, verbale, motoria ed olfattiva. I meccanismi alla base dell’apprendimento complesso (quello che si cerca di attivare nei contesti formativi adulti) sono dunque: l’acquisizione, la motivazione (intesa come soddisfazione di un bisogno percepito), la percezione, l’attenzione e la concentrazione.

E ritorniamo dunque sul concetto che per apprendere non basta l’esperienza, per quanto sensazionale sia. Come sanno bene tutti i formatori esperienziali, vi sono fattori psicologi che devono essere sollecitati dopo l’esperienza affinchè quest’ultima possa essere memorizzata ed esportata in altri contesti.

Fermiamoci ad osservare per un attimo le basi neurali dell’apprendimento. I ricercatori sostengono che ogni qualvolta apprendiamo qualcosa di nuovo, si verifichino dei cambiamenti strutturali del sistema nervoso, in particolar modo a livello delle connessioni sinaptiche.

Aldilà delle aree corticali e sottocorticali che vengono coinvolte nei processi di apprendimento sono interessanti i recenti studi che dimostrano un ruolo fondamentale della dopamina nel processo di apprendimento dall’esperienza passata.

Come molti degli studi legati alle neuroscienze si studiano le condizioni patologiche per arrivare ad avere un’idea del funzionamento naturale del nostro cervello. Alcuni studi interessanti, che vanno proprio nella direzione di indagare il ruolo della dopamina nel processo di apprendimento dall’esperienza, ci arrivano dallo studio di una importante malattia neurologica degenerativa.

La dopamina è il principale neurotrasmettitore del cervello emozionale. Oltre ad avere un grande ruolo nel coordinamento del comportamento motorio (un deficit di questo sistema costituisce la sintomatologia del morbo di Parkinson), è determinante per i comportamenti adattativi e le conseguenti implicazioni affettive.

La trasmissione dopaminergica risulta dunque correlata alla fisiologia del rinforzo psicologico e quindi è determinante nei processi di apprendimento.

Si è visto inoltre che l’effetto novità (ossia lo sperimentare una situazione ignota) determina un rilascio di dopamina che rinforzerebbe il circuito dell’apprendimento dell’attività stessa. E questo è senza dubbio un interessante convalida dell’efficacia delle metodologie esperienziali che pongono il soggetto in contesti perlopiù nuovi in cui apprendere strategie diversificate.

Anche l’attività fisica e motoria ha la capacità di attivare il medesimo circuito neurotrasmettitoriale ed è per questo che, nella nostra esperienza professionale abbiamo sviluppato il binomio Sport&Azienda.

Tornando al tema della formazione esperienziale possiamo sostenere basandoci sui riscontri scientifici, che certe forme di esperienza introdotte come strumenti dell’experiential learning siano in grado di attivare processi neurofisiologici che favoriscono l’apprendimento rinforzato.

Per comprendere il concetto di apprendimento rinforzato dobbiamo rispolverare nella nostra mente la struttura dell’apprendimento operante di Skinner: ogni comportamento umano aumenta di intensità, frequenza e durata se viene rinforzato positivamente. Un primo rinforzo avviene dunque a livello neurotrasmettitoriale quando, data un’esperienza specifica, il nostro cervello produce alcune sostanze, quali la dopamina, ad esempio. Quel comportamento, poichè rinforzato, tenderà ad essere riprodotto.

Questo aspetto legato alla replicabilità di alcuni comportamenti (anche disadattivi) è stato studiato con i malati di Parkinson, che ricordiamo essere una malattia degenerativa che coinvolge proprio il sistema dopaminegico.

In recenti studi nella malattia di Parkinson sono stati comparati due gruppi: uno trattato per ristabilire livelli ottimali di dopamina, l’altro no.

Citiamo una traduzione dell’articolo: “I ricercatori ritengono che ciò sia una prova di come la dopamina agisce nel regolare le scelte umane: quando è ad elevate concentrazioni, come nei pazienti trattati, induce la persona a decidere sulla base di esperienze positive scaturite da precedenti scelte.

Quando è a basse concentrazioni invece spinge la persona a dare più importanza alle brutte esperienze, quindi a declinare una scelta per evitare errori già commessi, ma lo induce in errore quando valuta sulla base di esperienze positive.” (Mariano P, Il pensiero scientifico editore).

Per concludere, vorremmo lasciarci con una domanda.

Compreso meglio quali sono i circuiti neurofisiologici che, partendo dall’esperienza, determinano l’apprendimento, le tecniche che vengono utilizzate nei processi di formazione esperienziale sono realmente in grado di attivare questi circuiti neurofisiologici?

La nostra personale opinione è che alcune metodologie di formazione esperienziale si, altre rimangono puramente esperienze, altre ancora non hanno i presupposti affinchè il nostro cervello attivi le basi per un apprendimento.

Lasciamo questa riflessione aperta allo scambio di idee e all’approfondimento.

Bibliografia

  • Frank MJ, Seeberger LC, O’Reilly R. By Carrot or by Stick: Cognitive Reinforcement Learning in Parkinsonism, Science, November 2004.
  • Dopamine, learning and motivation, RA Wise – Nature Reviews Neuroscience, 2004 – nature.com
  • Cortese C., Quaglino G.P.,Scritti di formazione 3, Franco Angeli, 2006, Milano
  • Hong S, Hikosaka O., Dopamine-mediated learning and switching in cortico-striatal circuit explain behavioral changes in reinforcement learning, Front Behav Neurosci. 2011 Mar 21;5:15.
  • Atkinson, Hilgard, Psicologia generale, Piccin Editore, 2003

Webgrafia

  • http://www.mercatiesplosivi.com/
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