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La respirazione addominale

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La respirazione addominale

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La respirazione addominale respirazione addominale respirazione psicologo dello sport Torino psicologo dello sport mental training b-skilled   Noi Psicologi dello sport sosteniamo sempre, nella pratica sportiva, l’utilizzo e la gestione della respirazione addominale.

Come tante altre tecniche è una pratica che può sembrare semplice, anche banale, ma su cui, in realtà, è necessario un vero e proprio “allenamento”.

Questa pratica non necessita alcuna attrezzatura o posizione speciale, può essere fatto da chiunque ovunque, indipendentemente dalle condizioni fisiche e non richiede alcun “costo” finanziario.

Come dicevamo prima, una respirazione addominale, con consapevolezza, potrebbe non essere “facile” da eseguire in modo coerente.

Quante volte al giorno ti ritrovi ad allenarti sul tuo respiro? Oppure, forse la domanda migliore sarebbe: quante volte al giorno noti  il tuo respiro?

Quali benefici?

I benefici della respirazione addominale sono scientificamente provati. Più profondamente si respira, più ossigeno si consegna alle cellule e quindi agli organi. Allo stesso tempo, un’espirazione profonda consente il rilascio di più diossido di carbonio (un prodotto di scarto) dal tuo corpo.

Gli effetti di queste due semplici azioni (più ossigeno all’interno, più anidride carbonica in uscita) portano benefici sul corpo e sulla mente a breve ma anche a lungo termine.

Tra i principali benefici della respirazione addominale sono i seguenti:

  • Sollievo dal dolore cronico– grazie al rilascio di endorfine
  • Aumento del livello di energia– grazie ad un aumento di ossigeno che arriva al cervello
  • Riduzione della pressione sanguigna– la respirazione addominale elimina parte del carico dal cuore per fornire ossigeno al corpo. Questo fattore può aiutare ad abbassare la pressione sanguigna.
  • Migliore circolazione nei tuoi organi vitali– grazie al movimento fisico della corretta respirazione diaframmatica
  • Diminuzione dell’ansia– l’abbassamento di alcuni sintomi fisici legati all’ansia, crea una sensazione di benessere e una capacità maggiore di fronteggiare situazioni d’ansia

 

Proviamo a vedere, tramite un video, come poter utilizzare una tecnica di respirazione: la respirazione addominale:

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Il nostro consiglio è, quindi, quello di allenarvi, sia che siate sportivi sia che siate alla ricerca di un modo rapido e veloce per abbassare il livello di tensione e stress quotidiano, con la respirazione addominale.

Articolo originale: https://sportsfitnessnetwork.com/2013/08/just-breathe/

 

 

 

La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze?

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La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali sono le differenze?

 

Sono da poco conclusi i Giochi Olimpici di Rio 2016 e, oltre a tutti gli atleti che hanno raggiunto o meno gli obiettivi che si erano prefissati, anche tutte le figure che ruotano attorno all’atleta, hanno dato il massimo per poter aiutarli nel cercare di raggiungerli.

Tra queste figure ci sono stati anche molti Psicologi dello Sport.

La Psicologia dello Sport, infatti, negli ultimi anni sta sempre più al fianco di atleti professionisti per aiutarli a dare il massimo in gare e a stare bene fuori.

Come abbiamo sottolineato più volte, la Psicologia dello Sport non è e non deve essere dedicata soltanto agli atleti professionisti, ma può essere di aiuto ad un atleta di qualsiasi livello e sport.

Quali sono, quindi, le differenze di lavoro tra un atleta “top” e uno “amatore”?

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Tempi

Gli Atleti Professionisti, solitamente, dedicano la maggior parte del loro tempo al loro sport, avendo programmi di allenamento personalizzati a 360°. Questo fatto può aiutare molto il lavoro dello Psicologo dello Sport che può ritagliarsi attivamente una parte di questo tempo per lavorare anche sulla mente dell’atleta.

Il fatto di poter lavorare, anche tutti i giorni, può essere un aiuto decisamente importante per prepararsi al meglio alle competizioni.

Ma non temete! Con gli atleti che non hanno questa possibilità, perciò, la qualità del lavoro sarà assolutamente la stessa, ma sarà strutturata in tempi e obiettivi diversi.

Team

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Uno dei valori aggiunti che possono avere gli atleti professionisti è quello di essere seguiti da un team di professionisti che possa seguirli costantemente.

Il lavoro dello Psicologo dello Sport, come saprete, non è soltanto un lavoro individuale uno a uno con l’atleta, ma è molto importante la collaborazione con tutto il team che segue l’atleta, sia per avere uno scambio di informazioni ottimale (programmi di allenamento, infortuni, preparazione atletica, nutrizione…), sia per preparare tutti insieme dei progetti individualizzati (sull’atleta o sulla squadra).

Anche in questo caso la preparazione mentale per atleti non professionistici è sempre importante e fondamentale. La collaborazione sarà magari ristretta con l’allenatore o, in caso di infortunio, con l’equipe medica che si occupa del recupero, ma sarà comunque garantita al massimo delle potenzialità.

Strumenti

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze? psicologo dello sport Torino psicologo dello sport psicologia dello sport torino psicologia dello sport mental training mental coaching atleti allenatori   Lo Psicologo dello Sport utilizza, come supporto al lavoro con gli atleti, alcune strumentazioni scientifiche che permettono di massimizzare le potenzialità del programma di mental training.

Strumenti di Bio-Feedback, Neuro-Feedback, Video-Analisi Comportamentale, Realtà virtuale, macchinari per il lavoro cognitivo sul gesto atletico, sono un aiuto importante che però influiscono sui costi della collaborazione. Costi che, come ben sappiamo, possono essere coperti soltanto da società o atleti che hanno le possibilità economiche per investire su strumentazioni di alto livello.

Per fortuna esistono anche alcuni strumenti che permettono il controllo di alcune variabili mentali che possono essere accessibili a tutti, anche grazie alla diffusione di Smartphone, Smartwatch o braccialetti che controllano la prestazione.

Riassumendo…BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze? psicologo dello sport Torino psicologo dello sport psicologia dello sport torino psicologia dello sport mental training mental coaching atleti allenatori

La differenza nel lavoro tra un atleta o una squadra “top” rispetto al lavoro con atleti amatori o dilettanti, sta nella tipologia di lavoro e di obiettivi che vengono dati insieme al professionista Psicologo.

Qualsiasi atleta, infatti, può accedere ai servizi di mental training definendo semplicemente l’area di intervento desiderata. Mentre con gli atleti che fanno dello sport la loro vita e il loro lavoro si può fare un programma annuale che copre a 360° le esigenze di miglioramento, per tutti gli altri atleti si può lavorare per micro-obiettivi con pacchetti più o meno brevi in base alle esigenze (Gestione dell’ansia pre-gara, Gestione dei pensieri, Comunicazione tra atleti e staff, ecc.).

Speriamo di aver, tramite questo articolo, chiarito le differenze di lavoro in base al livello delle atleta e alle disponibilità. Non abbiate quindi paura a rivolgervi ad uno Psicologo dello Sport anche se il vostro obiettivo non è quello di partecipare alle Olimpiadi!


 

Per conoscere le offerte di B-Skilled per qualsiasi tipo di atleta e di sport potete consultare il nostro sito o scriverci a info@bskilled.it

 

La preparazione mentale nel Tennis

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La preparazione mentale nel Tennis

Il tennis è uno sport in cui la preparazione mentale è fondamentale. Molti atleti famosi, infatti, sin da quando sono giovanissimi, sono stati seguiti da uno psicologo dello sport che li ha supportati tramite un percorso di preparazione mentale.

Essendo uno sport principalmente individuale (ci sono anche il doppio e i tornei a squadre), il lavoro sul singolo atleta è molto importante per aiutarlo a dare il 100% delle sue potenzialità in gara e in allenamento.

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Quali sono le caratteristiche mentali del tennista?

Secondo alcune ricerche compiute dal’ ITF (International Tennis Federation), le principali caratteristiche mentali legate al gioco del tennis sono:

  • Decisioni da prendere velocemente (decision making)
  • Tanto tempo per pensare durante la partita
  • Non conoscenza del tempo e della durata di gioco
  • Nessuna possibilità di sostituzione (a parte in alcuni tornei a squadre)
  • Capacità di giocare su diverse superfici
  • Importanza uguale in tutti i punti e i momenti del gioco

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La preparazione mentale nel Tennis tennis mentale tennis psicologo dello sport psicologia dello sport preparatore mentale primo livello preparatore mentale fit mental tennis mental coaching tennis coach tennis bskilled   Oltre a queste, tutte le altre caratteristiche (o difficoltà) che sono state stilate, riguardano quindi la capacità del tennista di mantenere alta la concentrazione, di avere un alto livello di resilienza di fronte alle difficoltà, di essere capace di adattarsi a tutte le caratteristiche del campo o del torneo che deve affrontare.

 

 

Per questo motivo si possono dividere le caratteristiche che il tennista dovrebbe allenare tramite un percorso di preparazione mentale in 4 categorie:

 

Motivazione

Concentrazione

Gestione dei pensieri

Gestione dell’arousal

Motivazione

Come in ogni attività umana la motivazione è fondamentale. Come motivazione si intende la volontà dell’atleta di perseguire i suoi obiettivi nonostante le difficoltà che potrà incontrare. E’ importante, quindi, in questo campo, un processo di creazione di obiettivi corretti (goal setting), la conoscenza dei propri punti di forza e di miglioramento e un percorso per trasformare la motivazione da estrinseca in intrinseca.

Un corretto lavoro sulla motivazione, oltre a dare all’atleta la possibilità di utilizzare tutte le proprie risorse in gara, aiuta anche a prevenire l’abbandono precoce nei giovani tennisti.

Concentrazione

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La preparazione mentale nel Tennis tennis mentale tennis psicologo dello sport psicologia dello sport preparatore mentale primo livello preparatore mentale fit mental tennis mental coaching tennis coach tennis bskilled   Alcuni tennisti dicono che, in gara, la concentrazione è tutto.

Senza essere così totalitari, si può però asserire che la concentrazione sia una componente essenziale nel tennis. Mantenere la concentrazione non significa rimanere concentrato tutto il match sulla pallina, infatti questo, oltre ad essere dannoso per la tattica, comporterebbe una spesa enorme di energie mentali e fisiche.

Mantenere la concentrazione significa saper passare correttamente da un tipo di attenzione ad un’altra per rimanere nella Zona corretta. Per questo vi rimando a leggere l’articolo sulla Zona già pubblicato in precedenza.

Gestione dei pensieri

“Non ce la faccio”, “L’avversario è troppo forte!”, “Su questo campo ho sempre perso”, ecc…

Sono tutti dei pensieri che, normalmente, possono passare automaticamente per la testa degli atleti, tennisti inclusi.

Come ben sappiamo da un po’ di tempo, corpo e mente non sono due entità separate, ma, insieme guidano l’uomo nelle attività quotidiane. La gestione dei pensieri è fondamentale in un percorso di preparazione mentale poiché, quando, durante una gara, il tennista si fa governare dai pensieri negativi, la sua prestazione diminuirà drasticamente perché questi influenzano l’auto-efficacia dell’atleta che, per poter dare il 100% dovrà essere adeguata.

Gestione dell’Arousal

L’Arousal è, all’interno della psicologia dello sport, un concetto chiave.

In ogni percorso di preparazione mentale è infatti molto importante rendere l’atleta consapevole che l’ansia, la rabbia e altre emozioni, non siano completamente negative ma, soprattutto che non è possibile “accenderle o spegnerle” con un interruttore.

Bisogna infatti immaginare che l’attivazione psico-fisiologica (arousal) sia un continuum in cui quando l’atleta ha un livello troppo alto o troppo basso, le sue performance caleranno drasticamente.

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Durante il percorso, il preparatore mentale dovrebbe insegnare all’atleta a riconoscere il suo livello di attivazione e a gestire la sua curva di attivazione. Alcuni strumenti a disposizione dell’atleta sono:

  • Rituali
  • Tecniche di rilassamento
  • Tecniche corporee
  • Respirazione

 

Ovviamente in questo articolo abbiamo voluto soffermarci sulle principali caratteristiche mentali allenabili tramite un percorso di preparazione mentale. Molte altre sono le caratteristiche e il passo migliore è quello di contattare uno psicologo dello sport per creare un percorso personalizzato adeguato alle caratteristiche dell’atleta.

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Per il 2016 la FIT ha inserito la figura del Preparatore Mentale di 1° grado come obbligatoria per le scuole tennis Top e Super School. B-Skilled ha, nel suo team, psicologi formati tramite il corso della FIT. Contattaci su info@bskilled.it per avere maggiori informazioni.

 

Nella stanza del mental coach

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Nella stanza del mental coach Torino psicologo dello sport psicologia sportiva psicologia dello sport a Torino psicologia dello sport prestazione obiettivi mental training mental coach coaching atleti   Vi siete mai chiesti cosa fa veramente un mental coach per sportivi? Ma soprattutto, sapete veramente chi è un mental coach?

In questo libro avrete la possibilità di entrare in uno studio di psicologia dello sport, sedervi accanto ai nostri mental trainer e leggere 11 storie di sport accomunate da un comune denominatore: l’utilizzo della psicologia dello sport per raggiungere un obiettivo.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Nella stanza del mental coach Torino psicologo dello sport psicologia sportiva psicologia dello sport a Torino psicologia dello sport prestazione obiettivi mental training mental coach coaching atleti   Potrete conoscere la squadra perfetta dove però i problemi di comunicazione riducevano le performance oppure andare in pista con Beatrice, la nostra “mamma sportiva” alle prese con l’ansia da prestazione per il proprio figlio. Vi immaginerete cosa si prova a fare un salto nel vuoto e ricordarsi solo il rumore dello schianto a terra a poche settimane dalle Olimpiadi ed entrerete nelle dinamiche di uno sport di coppia quando la coppia scoppia! E molto altro ancora, ma non vogliamo rovinarvi il gusto di entrare nel mondo della psicologia dello sport e scoprire in quanti ambiti il mental coaching può servire.

Non mancherà la giusta dose di ironia perché in fondo gli psicologi dello sport sembrano “noiosi”,  ma non lo sono così tanto!
Tra il serio e lo scherzoso troverete consigli per il vostro benessere sportivo, capirete quali tecniche si usano per migliorare la prestazione mentale di uno sportivo e soprattutto, capirete, quali vantaggi ha l’affidarsi ad una persona competente e qualificata a fare questo tipo di lavoro!
Vi aspettiamo nella nostra stanza, a presto!

Il libro è disponibile su:

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4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness

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4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness

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In questo articolo non si parlerà del fatto che fare un’attività sportiva di fitness faccia bene alla salute fisica e mentale, ormai è un concetto ampliamente risaputo. Non si parlerà neanche della differenza tra fare uno sport “regolare” con gare e trofei e gli sport che servono per mantenerci in forma, anche di questo e del tipo diverso di motivazione che li contraddistingue si è già dibattuto.

L’obiettivo di questo articolo è di darvi 4 consigli della Psicologia dello Sport per aumentare la tua motivazione a fare fitness ed esercizio fisico con sport dedicati al mantenimento della forma fisica (corsa, palestra, corpo libero, ecc…).

1) Obiettivi precisi e a breve termine.

Per un atleta che fa uno sport la cui finalità è vincere gare, trofei o partite, darsi degli obiettivi è più semplice perché il risultato sportivo può essere utilizzato come una “misura” del proprio lavoro.

Per uno sportivo che pratica uno sport finalizzato al fitness è un po’ più complicato potersi fissare degli obiettivi. Per poter mantenere la motivazione, è fondamentale quindi prendere carta e penna e fissare degli obiettivi vicini e lontani. Obiettivi che siano raggiungibili ma comunque dove ci voglia un po’ di impegno per poterci arrivare.

Il consiglio quindi è di scrivere una scheda dettagliata su quello che si vuole raggiungere e come farlo domani, la settimana prossima, il mese prossimo fino alla prossima stagione estiva dove i risultati si vedranno!

2) Datevi un premio reale.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness psicologo dello sport Torino psicologo dello sport obiettivi motivazione e fitness motivazione fitness   Ok, è vero che la motivazione estrinseca (cioè quella che proviene da ricompense esterne) è molto spesso demonizzata dalla psicologia dello sport, ed è vero che è molto meglio avere una buona motivazione intrinseca per poter andare avanti anche quando la fatica è tanta e i risultati sembrano lontani, però ogni tanto concedersi una routine che vi premi, può servire a motivarvi di più!

Trovate qualcosa che vi piaccia (e che sia, ovviamente sano) e concedetevelo ogni volta che raggiungete un obiettivo prefissato (Anche giornaliero). Che sia un frullato, un accessorio “cool”, una serata al cinema, o qualsiasi cosa che vi piaccia, se associate un risultato al piacere del premio, dopo un po’ la motivazione diventerà intrinseca.

3) Firmate un contratto vero e proprio.

Ammettiamo anche che i premi non funzionino, è ora delle punizioni… No, niente ginocchia sui ceci o bacchettate sulle mani. Uno dei consigli per mantenere l’impegno anche quando proprio non si ha voglia, fuori fa freddo ed è buio e magari in tv c’è la serie tv che tanto ci piace è quello di scrivere un contratto in cui si decide anche quali sono le clausole in caso di mancato rispetto di esso. In questo caso quello che funziona di più sono, purtroppo i soldi. Mettete 20 euro nella cassa comune con i vostri coinquilini o partner ogni volta che non andate a correre, oppure potrete proporre di essere voi a fare le pulizie in casa per una settimana ogni volta che mancate il vostro appuntamento in palestra.

Dopo un po’ capirete che forse la corsa è molto meglio che passare l’aspirapolvere per tutto il tempo.

4) Usate l’immmaginazione!

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness psicologo dello sport Torino psicologo dello sport obiettivi motivazione e fitness motivazione fitness   E’ certamente risaputo che il “pensiero positivo” ha dei grandissimi benefici sulla prestazione e sulla motivazione. Immaginarsi che una situazione vada verso il raggiungimento degli obiettivi o comunque verso un risvolto positivo, rende molto più facile impegnarsi e dare il massimo per raggiungerlo.

L’immaginazione può essere usata visualizzare i benefici che potrete avere dall’impegno che state mettendo, provando per esempio a visualizzare l’effetto che l’allenamento avrà sul vostro corpo d’estate oppure ad immaginare il piacere di correre in una splendida giornata estiva con il sole che vi batte sul viso e l’aria tiepida che vi rinfresca.

Immaginate tutto ciò che possa associare l’impegno a sensazioni positive e piacevoli e vedrete che i risultati non tarderanno ad arrivare.

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Questi consigli sono dei suggerimenti per poter rimanere motivare a fare attività fisica. Se per caso ti accorgessi che questi consigli non bastano e senti di avere bisogno di un supporto da parte di uno psicologo dello sport, non esitare a contattarci a info@bskilled.it!

Sport mental coaching: le verità nascoste che forse non sapete!

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In un mondo del lavoro sempre più globale abbiamo visto il proliferare di termini inglesi che sono diventati ormai parte abituale del nostro patrimonio linguistico . Tuttavia, in talune circostanze, questo “chiamare le cose con altri nomi” ha generato confusione nelle persone, se non addirittura disinformazione. Vogliamo quindi ragionare insieme su due termini molto diffusi in psicologia dello sport: lo sport (mental) coaching e il mental training.

In diverse circostanze ci siamo sentiti dire: “Ma voi, come psicologi dello sport fate anche coaching? Perché un mio amico dirigente ha chiamato un mental coach nella sua società e fa delle cose straordinarie con gli atleti!”. Un moto di emozione pervade l’animo del serio psicologo dello sport che oscilla fra lo stupore e la rabbia tentando di spiegare qualcosa che dovrebbe essere ovvio ma che purtroppo, in un mare di disinformazione, è andato perduto.

E allora permetteteci di guidarvi alla scoperta di verità nascoste…

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Sport mental coaching: le verità nascoste che forse non sapete! sport psicologo dello sport Torino psicologo dello sport psicologia sportiva psicologia dello sport mental training mental coaching coaching   Il termine coaching compare nel mondo sportivo tanti anni orsono e viene spesso utilizzato come sinonimo del nostro termine italiano “allenatore”. Ma poiché col tempo si è capito che nello sport l’allenamento verte su molti aspetti, compreso quello mentale, ecco che all’estero hanno iniziato a parlare dei “mental coach” ossia gli allenatori mentali. La moda si è diffusa presto anche da noi perché il moderno “mental coach” è sicuramente più figo, più efficace e più al passo con i tempi dell’ormai desueto e italianissimo “psicologo dello sport”.
Inizialmente questo gioco linguistico è servito per dare una ventata di internazionalità ad una professione, che, ricordiamo, nasce in Italia. Il primo congresso internazionale degli allenatori mentali (anche detti psicologi dello sport!) è stato organizzato da un italiano, Ferrucci Antonelli, nel 1965, a Roma (non a New York!). Ma nel tempo la sferzata markettara ha assunto una dimensione diversa e, a nostro avviso, non corretta. Si è iniziato a pensare che il “coach mentale” facesse qualcosa di profondamente diverso da quello che da più di 30 anni facevano i colleghi psicologi impegnati nell’ambito sportivo. Qualcosa di più moderno, qualcosa di più efficace… qualcosa che non c’entra nulla con la psicologia che, per molti, è ancora solo quella disciplina sanitaria che cura le patologie mentali! E in questa confusione generale, condita da disinformazione qualcuno ha iniziato a trasformare una competenza, il “coaching” in una professione il “coach”.

E’ come se i preparatori tecnici di uno sport (gli allenatori) si sentissero dire dalla propria società: “Abbiamo trovato qualcuno che può fare il tuo lavoro, una nuova figura professionale, il technical coach! Sai in America va alla grande…” “A si? E cosa fa di diverso da me in campo?” “E sai… lui non allena ma fa coaching!” “Ok, e cosa fa di diverso da me?” “ehmm…. Ahmmm…. Lui comunica con i giocatori e favorisce l’apprendimento della tecnica e della tattica…” “Ok, quello che faccio anche io… e cosa altro fa di diverso da me?” “Lui fa coaching, tu alleni…”.
Vi sembra paradossale? Perché è esattamente la situazione che viviamo noi psicologi sportivi, quotidianamente, quando dobbiamo spiegare e motivare la nostra professione!

Partiamo dunque dalla definizione di “professional coaching” data dall’International Coaching Federation (ICF) per scoprire una meravigliosa verità! Alla domanda “Cos’è il coaching?” La risposta è: “una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.” Wow… ma a questo punto qualche collega psicologo dello sport inizierà a dire: “Ma è esattamente quello che faccio io!”

Ecco la prima verità nascosta: “Lo psicologo dello sport fa coaching!”

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Sport mental coaching: le verità nascoste che forse non sapete! sport psicologo dello sport Torino psicologo dello sport psicologia sportiva psicologia dello sport mental training mental coaching coaching   Bene, ma allora cosa fa di più il coach rispetto allo psicologo? Continuando la citazione tratta da ICF: “E’ responsabilità del coach scoprire, rendere chiari e allineare gli obiettivi che il cliente desidera”. Ma anche lo psicologo lo fa…
“Guidare il cliente in una scoperta personale di tali obiettivi”. Ok, ma ancora non mi è chiaro che cosa fa un coach di diverso dallo psicologo dello sport!
“Fa in modo che le soluzioni e le strategie da seguire emergano dal cliente…” Ok, anche questa cosa è alla base del lavoro psicologico. Ma quindi cosa fa un mental coach che non fa lo psicologo dello sport???? La risposta è niente!!!

Seconda verità nascosta: “Il coach non fa nulla di più di quanto uno psicologo sportivo normalmente faccia nella sua pratica professionale!”.

Avete capito bene! “Ma io ho visto che in Italia esistono delle associazioni professionali per il coaching!!” Si, ma sono associazioni private che non abilitano ad una professione.

Terza verità nascosta: “Il coaching è un insieme di competenze che non possono sovrapporsi ad una professione regolamentata quale quella dello psicologo”.

Vabbè ma in pratica, aldilà di questa precisazione teorica, cosa fa in pratica un professionista che fa coaching? Sempre basandoci sulle definizioni riconosciute a livello internazionali, si parla di coaching facendo riferimento ad un processo basato su domande strutturate (da parte del coach) in grado di favorire la consapevolezza e la messa in campo di strategie per la risoluzione dei problemi o l’ottimizzazione del potenziale umano.

Ah… ma quindi il coach fa domande e basta? Se è un vero coach si! Noi, per esempio, utilizziamo un modello di coaching ampiamente utilizzato a livello internazionale, sia nello sport che in azienda, il modello GROW. Questo modello di coaching prevede una sequenza strutturata di domande in cui il coach non interviene mai con suggerimenti personali o proposte di tecniche. Anche perché il presupposto sui cui si basa il processo di coaching è che la persona possieda già tutte le competenze necessarie per raggiungere il suo obiettivo personale o professionale. Il ruolo del coach è quello di aiutare la persona ad avere maggiore chiarezza sugli steps operativi e sulle azioni da pianificare nel tempo per raggiungere tali obiettivi.

Quarta verità nascosta: “Il coach lavora sul favorire l’autoconsapevolezza personale attraverso una metodologia di colloquio strutturato attraverso domande”.

“Ma il mental coach che è venuto nella nostra società ci ha insegnato diverse tecniche ed esercizi per migliorare il nostro assetto mentale…”. E allora non stava facendo coaching! Quindi ha utilizzato impropriamente un termine per identificare il suo lavoro… Se vi ha fornito degli strumenti per sviluppare competenze che non possedevate o se vi ha insegnato delle tecniche di ottimizzazione mentale stava facendo “training” (trad. formazione, allenamento) e non “coaching”.
E parlando di “mental training” scopriremo altre interessanti verità… ma lo faremo in un altro post!

In conclusione speriamo di avervi condotto alla scoperta di qualcosa che forse non sapevate e speriamo che sempre meno persone cadano nella trappola della disinformazione psicologica!

Vi lasciamo dunque  un’ultima e assoluta verità nascosta: lo psicologo dello sport é anche un coach, ma spesso non è vero il contrario!!!

La trappola dell’esperto in psicologia dello sport

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La trappola dell'esperto in psicologia dello sport Torino psicologo dello sport Torino psicologo dello sport psicologia dello sport psicologia dello psort psicologia   Torniamo nuovamente ad affrontare un tema banale ma, evidentemente, non scontato: chi può esercitare in qualità di psicologo dello sport? La risposta è quanto mai semplice, quasi tautologica: può esercitare come psicologo sportivo uno psicologo, regolarmente iscritto all’albo professionale!!!

E c’era bisogno di scrivere un articolo?
Ebbene si, perché giusto qualche giorno fa l’ennesimo atleta si presenta nel nostro studio e ci dice (dopo diverse sessioni di lavoro svolte insieme):

“Il mio allenatore è convinto che avrei bisogno di lavorare sulla mia autostima, e mi ha proposto queste tecniche…!”
“Ah interessante! Allora anche lui ha studiato psicologia?”
“No, ma sta facendo un corso per diventare esperto in psicologia dello sport!”

A questo punto, un brivido corre lungo la nostra schiena per due motivi: il primo è che quanto è stato consigliato all’atleta è stato un estratto di psicologia spicciola che ha messo quanto mai in confusione il ragazzo e la seconda è perché… non esiste un corso per diventare psicologo dello sport!!! O meglio esiste, ma è molto diverso da quello che normalmente si immagina seguendo la logica molto italica del “in fondo siamo tutti un po’ psicologi!”.

Facciamo un salto indietro nel tempo e arriviamo al lontano 1989 quando venne emanata la legge 56/89 per istituire una professione regolamentata: lo psicologo!
In questo testo vengono elencati i requisiti per poter esercitare in qualità di psicologo e vengono poste le basi a tutela della popolazione che da quel giorno non ha più dovuto barcamenarsi in un mondo fatto di confusione, dove c’era poca differenza tra stregone, consigliere, prete o un professionista pagato per fare quattro chiacchiere! A distanza di quasi 30 anni però vediamo ogni giorno spuntare gli “esperti in psicologia” e quindi ci sembra doveroso fare chiarezza per aiutare le persone a non cadere nelle “trappole degli esperti”!

Esperto: dal vocabolario, colui che ha acquisito una lunga pratica in un determinato campo o conosce bene un determinato argomento di studio o lavoro. Sul concetto di “lunga pratica” ci si pone la domanda: quanto lunga? In uno studio del 1993 del professor Anders Ericsson dell’università del Colorado (The role of deliberate practice in the acquisition of expert performance), venne proposta una teoria secondo la quale per diventare esperto in una disciplina si necessitano almeno di 10.000 ore di pratica! Seguendo questo ragionamento viene difficile pensare che basti un corso di un centinaio di ore (a volte anche meno!) per diventare esperto in psicologia dello sport. Se però, alla formazione specifica in psicologia dello sport, sommiamo le ore investite nel percorso di laurea in psicologia con annessi tirocini formativi, ecco che i numeri si avvicinano vertiginosamente. Ha dunque un senso logico, per uno psicologo che dopo la laurea ha seguito un percorso formativo specifico in psicologia dello sport, definirsi esperto.
Ed ecco un altro annoso dilemma: “Ok, io non ho fatto psicologia, però ho seguito numerosi corsi, ho letto tantissimi libri e lavoro nel mondo dello sport da anni… anche il mio monte ore mi consente di definirmi esperto!!!“. Probabilmente si… ma essere esperti in questo settore, in Italia, allo stato attuale delle cose, non ti consente di poter operare come se fossi uno psicologo dello sportRitorniamo a dire che, per legge, gli unici che possono operare come psicologi dello sport sono gli psicologi.

E subito inizia il contraddittorio…
All’estero non funziona così…” “Ok, ma siamo in Italia, nel bene e nel male se vogliamo vivere in questo paese ci adattiamo alle regole del nostro stato. Anche noi se avessimo studiato in Inghilterra non avremmo investito 4 anni in una scuola di specializzazione per poter esercitare come psicoterapeuti… all’estero funziona così!”.

Avere un laurea non garantisce di saper lavorare bene in questo settore!” “Verissimo, un pezzo di carta non è sinonimo di garanzia. Per questo motivo noi psicologi facciamo parte di un ordine professionale che vigila sulle nostre azioni e verso il quale si può rivolgere l’utente insoddisfatto del nostro operato per segnalare eventuali mancanze, omissioni, violazioni del codice deontologico o abusi. Nelle professioni non regolamentate questo supporto di tutela al cliente non c’è. Se vai da uno stregone e questo ti crea dei danni, puoi soltanto lamentarti con te stesso perché nessuno lo convocherà mai davanti ad una commissione disciplinare a giustificare il suo operato con il rischio di radiazione e cessazione della sua attività professionale. Quindi è vero che la laurea non garantisce necessariamente un buon servizio ma c’è una istituzione (l’Ordine professionale a cui è necessario appartenere per poter esercitare!) che svolge questa funzione per noi!”

E possiamo continuare per ore…

La lotta per la tutela della professione ha come scopo primario il rispetto degli utenti che, non per colpa loro, vivono perennemente nella confusione e nell’ignoranza (nel senso etimologico del termine!). Ancora oggi, nel 2015, molte persone non conoscono la differenza tra uno psicologo e uno psichiatra! Figuriamoci se si  riesce a cogliere la sottile differenza tra uno psicologo dello sport e un esperto in psicologia dello sport!

Così fioriscono le gabole linguistiche per aggirare il problema. Nascono schiere di “specializzati in psicologia dello sport”, ma l’unica specializzazione riconosciuta a livello ministeriale in Italia è la specializzazione in psicoterapia. Quindi gli “specializzati” in psicologia dello sport non esistono!
Potremmo parlare allora di “formati in psicologia dello sport”: coloro che hanno seguito un corso di formazione. Così saremmo nel giusto ma “formato in…” ha poco appeal nel marketing! E comunque, ribadiamo per la terza volta: avere una formazione in psicologia dello sport non consente di operare come psicologo dello sport se non si è uno psicologo regolarmente iscritto all’albo professionale!!
Allora togliamoci dall’impiccio di usare la parola psicologia e usiamo dei sinonimi: “Esperti di mental training… esperti di mental coaching… esperti di mind performances…” In questi anni ci siamo divertiti a raccogliere le varie diciture (alcune sono veramente da premiare per la loro creatività!) ma vi facciamo una domanda: voi andreste a farvi curare da un “esperto di performances ginecologiche” che non sia un medico specializzato in ginecologia???

E allora diventiamo esperti di tecniche così nessuno ci può dire nulla… Noi siamo “Esperti in tecniche di ottimizzazione della prestazione...” Voilà, non si parla di psicologia, non si parla di mente… siamo a posto!
Lo sappiamo… siamo noiosi… ma dobbiamo ricordare che esistono gli “atti tipici di una professione“, che consistono in “una competenza esecutiva e contestualizzante di una technicality disciplinare, che avviene alla luce di una specifica e dimostrabile capacità di inquadramento scientifico- concettuale, e di un’approfondita comprensione teorica dei processi strutturali che rilevano per la situazione di merito, con uno scopo professionale esplicito. Questo lo distingue da un’azione “generica” (http://www.psy.it/allegati/promozione-e-prevenzione.pdf).  E in Italia, coloro che eseguono atti tipici di una professione senza avere i requisiti per poter esercitare quella professione possono rientrare in una situazione di “abuso professionale”.
Non sentirete mai qualcuno definirsi: “Io non sono un medico, ma sono un esperto in gastroscopie!”. Perchè l’esecuzione di una gastroscopia è un atto tipico della professione medica!!

In conclusione, perché abbiamo scritto tutto questo? Per gettare un sassolino nel mare e cercare di fare chiarezza verso la popolazione che ci legge, per aiutare gli utenti a scegliere il supporto migliore per le loro esigenze. Attraverso la conoscenza possiamo riconoscere le possibili “trappole” che ci vengono poste e possiamo decidere con consapevolezza a chi affidare la nostra salute e la nostra mente.
Se dopo che sappiamo tutto questo, consapevoli dei rischi che corriamo, decidiamo lo stesso di andare a farci curare i denti “dall’esperto” del paese, che non ha la laurea ma ne ha curati tanti”… questo è libero arbitrio e come tale va rispettato!

Servizio di Psicologia dello Sport a Torino

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Giocoleria e Mental Training

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Tra i vari strumenti che lo psicologo utilizza nei sui percorsi di mental training, ce n’è uno di cui sicuramente non avete sentito parlare: la giocoleria! Innanzitutto è giusto chiarire cosa sia la giocoleria… Cominciamo con il dire che nessuno psicologo chiederà all’atleta di andare in mezzo alla strada a fare dei numeri da circense (senza nessuna offesa per chi lo fa), ma che tutto quello che serve sono le tre classiche palline colorate da giocoleria. Anche se può sembrare strano, sono tantissimi i benefici che possono essere portati dall’utilizzo delle tre palline da giocoleria all’interno di un percorso di mental training. Grzegorz Więcław, uno Psicologo dello Sport polacco, per esempio, utilizza da anni, con successo la giocoleria con i suoi atleti.

Quali benefici?

Per parlare dei benefici che possono essere portati dall’uso delle tre palline, comincio, paradossalmente, con i “rischi” nell’utilizzo. Nonostante ci siano alcuni articoli scientifici che confermano il successo nell’uso della giocoleria, è molto importante che lo psicologo abbia perfettamente chiaro in testa che essa sia uno strumento utile e anche divertente, ma che non può essere utilizzato come unico strumento in un percorso di mental training, perché c’è il rischio sia che non raggiunga lo scopo, sia che gli atleti o i dirigenti svalutino il lavoro del professionista.Detto questo vediamo come l’utilizzo delle tre palline possa essere un ottimo alleato per il mental coach.

 BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Giocoleria e Mental Training psicologo dello sport psicologia dello sport mental training juggling giocoleria   Alleniamo il cervello.

Alcuni psicologi (Draganski et al., 2004) hanno dimostrato che tra due gruppi di persone, uno allenato con la giocoleria e uno senza, quelli che hanno ricevuto un allenamento tramite l’uso delle tre palline hanno migliorato i processi di memorizzazione delle informazioni, percezione spazio-temporale e anticipazione del movimento degli oggetti.

Altri grandi benefici sono stati osservati sulla concentrazione, sulla coordinazione occhio-mano e sul pensiero creativo.

Nella quasi totalità degli sport, sebbene gli atleti abbiano già allenato particolarmente queste capacità, un ulteriore supporto potrebbe portare solo benefici.

 Impariamo a sbagliare.

Per quanto riguarda il lato cognitivo ed emotivo, il maggior beneficio portato dall’utilizzo della giocoleria è portato dal processo di apprendimento della giocoleria; per imparare ad utilizzare le famose tre palline in maniera fluida e continuativa, infatti, ci vuole molto allenamento e, soprattutto all’inizio, molta pazienza.

Quello che le persone impareranno piano piano è a conoscere il loro modo di gestire la frustrazione del fallimento poiché, fino a quando non si acquisirà un movimento fluido, le palline cadranno un bel po’ di volte (scusate il gioco) e quindi sarà fondamentale imparare a gestire la frustrazione.

Anche la motivazione è direttamente collegata al fallimento, infatti più volte la persona si piegherà per raccogliere le tre palline colorate per ricominciare a provare, più si potrà vedere una motivazione alta nell’imparare a giocolare. Tutto questo può facilmente essere trasposto allo sport e all’apprendimento dei gesti atletici più difficili e articolati.

Un altro beneficio a livello cognitivo è dato dal fatto che, per insegnare il movimento fluido, è importante suddividere il lancio delle palline in “chunks” più piccoli e semplici (imparare a lanciare una pallina per volta per esempio) per poi unire il tutto nel gesto più complesso. Anche in questo caso è una skill importante da trasporre all’apprendimento di gesti tecnici.

Infine, a livello cognitivo, l’atleta, mano a mano che impara a giocolare, aumenta il proprio senso di autoefficacia e a combattere, nei casi in cui fosse presente, il senso di impotenza o incapacità di acquisire nuove skills.

Gestiamo lo stress.

Abbiamo visto precedentemente che il giocolare non è un’attività solo divertente, ma anche utile per l’apprendimento di alcune skills. Vi stupirete nello scoprire che la giocoleria ha effetti anche terapeutici nella gestione dello stress e dell’ansia. Alcuni ricercatori giapponesi del Kagoshima University (Nakahara et al, 2007) hanno dimostrato che la giocoleria ha benefici addirittura sulla depressione. Ma in che modo? Se qualcuno di voi conosce lo strumento della Mindfulness, conosce già l’importanza di concentrarsi su sensazioni corporee per allontanarsi dall’ansia e dai pensieri negativi (mi scuserete per l’eccessiva sintesi di questo strumento); ecco, il giocolare può avere lo stesso effetto della Mindfulness e di altre tecniche di rilassamento poiché, dovendo restare concentrati sul lanciare ed afferrare fluidamente le palline, la persona avrà lo stesso effetto di “distacco” dai pensieri e dagli stati di ansia che possono essere portati dalla Mindfulness. Ovviamente, come ho già detto precedentemente, non è pensabile di utilizzare solamente la giocoleria in un percorso di gestione dell’ansia, ma ovviamente come supporto ad altre tecniche e strumenti.

Giocoliamo di squadra.

Se non utilizzato con un atleta singolo, ma con un gruppo di atleti, la giocoleria può avere importanti benefici anche a livello di squadra.
Il primo fra tutti è quello di strumento di “team-building”, soprattutto se usato in momenti in cui il gruppo è in formazione e ha bisogno di giochi di cooperazione per “fare gruppo”. La giocoleria, infatti, si può insegnare facendo lanciare le palline in coppia (scambiando spesso le coppie di atleti) e utilizzandole sia per giochi di cooperazione sia per giochi competitivi, facendo sfidare gli atleti, ad esempio, a prendere al volo la pallina che il compagno lascia cadere ad un certo momento.
Tramite questi giochi, gli atleti avranno anche dei benefici sulla comunicazione poiché essa è fondamentale per coordinarsi e lanciare ed afferrare le palline in coppia nel modo più corretto.
Tutti i benefici sopracitati sono benefici molto importanti in un percorso di mental training; c’è ancora un beneficio di cui non ho parlato: il divertimento! La giocoleria, infatti è un’attività divertente sia per lo psicologo sia per gli atleti, quindi perché non aggiungere questo strumento nella nostra cassetta degli attrezzi??

Ah, ovviamente il consiglio più importante è che lo psicologo impari a giocolare nella maniera più corretta prima di insegnarlo agli atleti, quindi, imparate lanciare e afferrare le tre palline colorate!

Bibliografia 

Mirosław Urban, Paweł Fortuna, Piotr Markiewicz (2005) Brain likes juggling, Characters – Polish Psychological Magazine Nr 5/2005

Bogdan Draganski1, Christian Gaser2, Volker Busch1, Gerhard Schuierer3, Ulrich Bogdahn1 & Arne May (2004) Neuroplasticity: Changes in grey matter induced by training, Nature 427, 311-312

Toshihiro Nakahara*1, Kazuhiko Nakahara2, Miho Uehara1, Ken- ichiro Koyama1, Kouha Li1, Toshiro Harada1, Daisuke Yasuhara1, Hikaru Taguchi1, Sinya Kojima1, Ken-ichiro Sagiyama1 and Akio Inui (2007) Effect of juggling therapy on anxiety disorders in female patients, BioPsychoSocial Medicine 2007, 1:1 (http://www.biomedcentral.com/content/pdf/1751-0759-1-10.pdf)