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La psicologia dell’arbitro: strategie di allenamento

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La psicologia dell'arbitro: strategie di allenamento psicologia degli arbitri psicologia mental training giudice di gara competenza arbitrale arbitro allenamento   L’arbitro rappresenta una figura fondamentale all’interno di ciascuno degli eventi sportivi in cui è coinvolto. Ciononostante la psicologia dello sport ha dedicato a questa figura una attenzione più scarsa di quella che è stata destinata agli atleti, agli allenatori o ai genitori.

Molto raramente, infatti, sono stati presi in considerazione gli aspetti specifici del comportamento degli arbitri e dei giudici di gara delle diverse discipline. Le responsabilità maggiori di un arbitro sono quelle di garantire che la gara proceda nel rispetto del regolamento, interferendo il meno possibile e mantenendo un’atmosfera piacevole nonché una corretta relazione con gli atleti, facilitando l’evento competitivo (Bortoli et al., 2001). Un arbitraggio carente, invece, rischia di far scadere la competizione e può talvolta creare tensione e nervosismo. Bisogna notare, inoltre, che l’operato dell’arbitro è spesso sottoposto a critiche da parte di pubblico, giocatori, allenatori e mass media che tendono ad enfatizzare gli errori.

Le diverse tipologie di arbitro

Alberto Cei sottolinea come ogni decisione di un arbitro deve rispondere ai seguenti cinque requisiti:

  1. dimostrare competenza tecnica;
  2. dimostrare indipendenza di valutazione;
  3. essere volta a farsi accettare;
  4. essere sostenuta dalla forma fisica;
  5. essere volta a prevedere lo sviluppo dell’azione.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La psicologia dell'arbitro: strategie di allenamento psicologia degli arbitri psicologia mental training giudice di gara competenza arbitrale arbitro allenamento   Secondo MacMahon e Plessner (2008) gli arbitri possono essere classificati in base al numero d’interazioni con i giocatori o la prestazione (alte o basse) e al numero di atleti o abilità tecniche da dover monitorare e valutare (poche o tante). In base a questa classificazione, possiamo quindi individuare, per gli autori 3 tipologie di arbitro:

  • Gli interattori, ovvero quelli che hanno un alto livello d’interazione con i giocatori e pochi o tanti stimoli a cui fare attenzione. Sono un esempio gli arbitri di boxe e giudici di sedia di tennis, piuttosto che quelli di basket o di calcio;
  • I reattori, che devono concentrarsi su pochi aspetti e hanno un’interazione minima con il contesto sportivo, come i guardalinee nel calcio o giudici di linea nel tennis;
  • Gli osservatori, dove malgrado i tanti atleti o abilità da monitorare devono limitarsi a giudicare l’operato dei giocatori, per via della scarsa interazione concessa dalle regole del gioco. Esempi sono i giudici di tuffi o di ginnastica, così come gli arbitri di pallavolo.

È evidente, quindi, che la prestazione dell’arbitro cambia in base alla tipologia di gioco, e non è legata solo ad aspetti tecnici o atletici, ma anche ad alcune qualità personali come la coerenza, la buona comunicazione, la risolutezza, l’equilibrio, la correttezza, la capacità di giudizio, la fiducia e la motivazione (Weinberg and Richardson, 1990).

Le competenze psicologiche di un arbitro efficace

Queste capacità possono essere influenzate da numerosi fattori psicologici, tra i quali le convinzioni di efficacia personale, ovvero la fiducia che la persona ha nelle proprie capacità in specifiche situazioni. Diversi studi hanno, infatti, evidenziato che arbitri con bassi livelli autoefficacia si sentono meno capaci di fronteggiare eventi stressanti, hanno elevati livelli di ansia e di esaurimento emotivo, danneggiando la propria prestazione e carriera (Mahoney et al, 2008). Arbitri invece con elevate convinzioni di se, di fronte alle difficoltà, sono convinti che il proprio impegno e le proprie capacità possano dirigere le azioni verso esiti positivi, portandoli, inoltre, ad una maggiore preparazione e formazione durante l’anno (Lucidi et al., 2009).

Nei processi di elaborazione delle informazioni, inoltre, le persone non tengono in considerazione tutti i fattori in gioco, soprattutto quando devono agire rapidamente, ma spesso utilizzano delle scorciatoie di pensiero, chiamate euristiche. Queste strategie permettono loro di risparmiare tempo ed energie cognitive ma possono portare a distorsioni ed errori nel ragionamento e nel giudizio.

Il Bisogno di Chiusura Cognitiva, secondo Kruglanski, non va tanto in termini di presenza/assenza in un individuo, quanto piuttosto in termini di continuum che va da un estremo caratterizzato da impulsività, tendenza a prendere decisioni non giustificate, rigidità di pensiero e riluttanza a considerare soluzioni alternative (alto BCC) ad un altro caratterizzato da esperienza soggettiva di incertezza, indisponibilità ad impegnarsi esplicitando un’opinione definitiva, sospensione di giudizio (basso BCC). Varie studi hanno confermato la relazione diretta del BCC con fattori quali la presenza di pressione temporale, la presenza di rumore ambientale, la condizione di affaticamento mentale e della monotonia del compito, tutti elementi che vanno a condizionare poi la prestazione.

Infine le prestazioni degli arbitri sono anche condizionate dalle percezioni delle situazioni stressanti che possono suscitare reazioni soggettive di ansia e tensione. Le reazioni di ansia possono determinarsi prevalentemente sul versante fisiologico, con sintomi quali incremento della frequenza cardiaca, sudorazione, tensione muscolare, o, invece, sul versante mentale, con pensieri di fallimento, preoccupazione e disturbi attentivi. Tali reazioni dipendono da variabili sia situazionali, come arbitrare partite difficili o l’affrontare contesti ostili, che personali, ovvero dalle caratteristiche soggettive dell’arbitro.

Come impostare un training per migliorare la prestazione arbitrale?

Le caratteristiche precedentemente descritte sono allenabili attraverso un processo di formazione e crescita che porti all’acquisizione ed allo sviluppo di specifiche abilità mentali. In genere, però, la formazione degli arbitri enfatizza gli aspetti tecnici, l’interpretazione delle regole, mentre poca attenzione viene posta all’acquisizione e all’allenamento di tali abilità psicologiche. Nella formazione andrebbero inseriti interventi mirati, comunemente impiegati con atleti in psicologia dello sport (vedi Hardy et al., 1996; Martens, 1987), per padroneggiare la comunicazione interpersonale, affrontare lo stress, controllare le reazioni di ansia e le difficoltà di concentrazione, evitare stimoli distraenti, affrontare imprevisti e difficoltà, recuperare prontamente il controllo dopo decisioni sbagliate. Queste abilità aiuterebbero l’arbitro a gestire in modo sempre migliore il suo ruolo e a garantire che l’evento sportivo si svolga, oltre che nel rispetto del regolamento, in un’atmosfera più serena (Bortoli et al., 2001). É stato ampiamente dimostrato, per esempio, come l’uso combinato del goal setting (definizione di obiettivi) e di corrette modalità nell’erogazione dei feedback esercitino un effetto positivo sulle prestazioni.

Per allenarsi e migliorare le proprie competenze, però, è necessario identificare prima le abilità che dovrebbero essere patrimonio di ogni arbitro e sulla base di queste identificare i propri punti di forza e di debolezza.

Se vuoi avere iniziare il tuo percorso di allenamento, vieni a vedere il nostro Laboratorio di Competenza Arbitrale.

BIBLIOGRAFIA

Bandura, A. and Wood, R. (1989). Effect of perceived controllability and perfomance standars on self-regulation of complex decision making. Journal of personality and social psychology, 56, 805-814.

Bortoli, L., Robazza, C. e Dal Cin, S. (2001). La percezione dello stress in arbitri di pallavolo. Giornale Italiano di Psicologia dello Sport, 2, 7-13.

Hardy, L., Jones, G. and Gould, D. (1996). Understanding psychological preparation for sport: theory and practice of elite performers. Chichster: Wiley & Sons.

Lucidi, F., Grano, C. e Mallia, L. (2009). L’auto-efficacia è un predittore della prestazione arbitrale nel calcio. Rassegna di Psicologia, Vol. XXVI, 3, 123-130.

Maohoney, A. J., Devonport, T. and Lane, A. M. (2008). The effects of interval feedback on the elf efficacy of netball empire. Journal of Sport Science and Medicine, 7, 39-46.

Martens, R. (1987). Choaces guide to sport psychology. Champaing, IL: Human Kinetics.

Weinber, R. S. and Richardson, P. A. (1990). Psychology of officiating. Champaing, IL: Leisure Press.

Laboratorio di competenza arbitrale

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Laboratorio di competenza arbitrale ufficiale di gara psicologia dello sport psicologia gestione errore gestione emozioni comunicazione arbitro arbitri   Il Laboratorio di Competenza Arbitrale è un programma studiato per incrementare due abilità psicologiche fondamentali alla prestazione dell’arbitro, migliorando la capacità di auto-controllo durante la performance e le capacità comunicative degli ufficiali di gara.
Il team di B-Skilled offre la possibilità di partecipare al laboratorio a gruppi di arbitri che decidono di migliorare la propria prestazione.

Scarica la brochure informativa per visionare il programma completo del laboratorio di competenza arbitrale.

PERCHE’ SERVE UN LABORATORIO DI POTENZIAMENTO PSICOLOGICO PER GLI ARBITRI?

Gli arbitri sportivi hanno un lavoro impegnativo, a causa dei molti aspetti di una partita da tenere in considerazione, della velocità e della complessità delle decisioni da prendere, delle ripercussioni sulle loro azioni, del numero di persone coinvolte nella partita, e spesso la natura ostile degli spettatori all’evento sportivo. Essi sono tenuti a svolgere diversi compiti, tra cui valutare e giudicare le azioni che si svolgono durante la partita, prendere decisioni rapide, gestire il gioco, prestando attenzione a diversi aspetti del gioco, mantenere l’ordine e risolvere le controversie (Tuero et al. , 2002). Tutto ciò non solo rende il lavoro molto complesso, ma rende anche facile commettere errori. Come conseguenza del costante processo decisionale, la soggettività degli arbitri durante la valutazione delle azioni e gli errori che possono fare, spesso vengono criticati per le loro decisioni (Anderson e Pierce, 2009).

Esattamente come tutti gli atleti, anche gli arbitri devono allenare, per poter migliorare la propria prestazione, alcune abilità mentali oltre a quelle fisiche e tecniche. Come gli atleti, quindi, è utile prima conoscere quali possono essere le abilità psicologiche necessarie a questa prestazione per poi poterle allenare.

Cosa si allena nel laboratorio di competenza arbitrale?

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Laboratorio di competenza arbitrale ufficiale di gara psicologia dello sport psicologia gestione errore gestione emozioni comunicazione arbitro arbitri   I funzionari devono essere in grado di concentrare la propria attenzione e concentrazione, resistere sotto pressione, affrontare errori e situazioni avverse e impostare obiettivi realistici. (Weinberg and Richardson, 1990; Guillen, 2006).

In particolar modo nei training che proponiamo sosteniamo gli arbitri a potenziare due abilità fondamentali al loro successo:

  • La gestione delle Emozioni
  • La gestione della Comunicazione

Gestione delle Emozioni:
L’artbitro, avendo un ruolo decisionale molto dinamico, può, molto spesso, cadere vittima delle emozioni. Un non completo controllo emozionale può spingere l’arbitro a commettere errori decisionali, anche di forte impatto. La rabbia e la paura di fare errori sono le emozioni principali che un arbitro deve saper gestire, acquisendo strumenti di controllo emotivo adeguati.

Gestione della Comunicazione:
Per quanto riguarda la comunicazione, l’arbitro si trova a dover gestire due grandi problemi:

  • Le critiche e la rabbia altrui
  • La comunicazione efficace con gli altri membri dello staff arbitrale e con gli atleti

E’ fondamentale dunque imparare a comunicare in maniera efficace, con piena confidenza in se stessi, massimizzando l’efficacia nel trasmettere ciò che si vuole dire riducendo i tempi, gli errori e anche le emozioni negative che possono essere portate da una cattiva comunicazione.

BIBLIOGRAFIA:
  1. Anderson K. J., Pierce D. A. (2009). Officiating bias: the effect of foul differential on foul calls in NCAA basketball. J. Sports Sci. 27, 687–69410.
  2. Guillen F. (2006). “La psicología del arbitraje y del juicio deportivo [The psychology of refereeing and judging in sports],” in Deporte y Psicología, eds. Garcés de los Fayos E., Olmedilla A., Jara P., editors. (Murcia: Diego Marín; ), 667–684
  3. Guillen F., Feltz D.L, (2011). A conceptual Model of Referee Efficacy. Front Psychol; 2: 25.
  4. Tuero C., Tabernero B., Marquez S., Guillen F. (2002). Análisis de los factores que influyen en la práctica del arbitraje [Analysis of the factors affecting the practice of refereeing]. Sociedade Capixaba de Psicologia do Esporte 1, 7–16
  5. Weinberg R. S., Richardson P. A. (1990). Psychology of Officiating. Champaign, IL: Leisure Press