Tag: biofeedback

Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale   Le apparecchiature di biofeedback consentono a un individuo di imparare a modificare o autoregolare attività fisiologiche specifiche (ad esempio, la frequenza cardiaca, la respirazione, la tensione muscolare, la temperatura della pelle e la conduttanza cutanea) allo scopo di migliorare la salute e le prestazioni. Per questo motivo, ormai da anni, è ampiamente utilizzato nei training di allenamento mentale per sportivi.
BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale   L’impatto visivo e la concretezza di questi strumenti sono molto utili per gli atleti che possono “toccare con mano” gli effetti del loro training mentale e possono allenarsi su abilità specifiche quali il rilassamento muscolare, la gestione dell’ansia, la regolazione dell’arousal psicofisiologico, ecc.

Le apparecchiature di biofeedback presenti in BS-Lab consentono training specifici tra cui l’HRV biofeedback training. Gli strumenti di biofeeback sulla variabilità della frequenza cardiaca (HRV) misurano le funzioni fisiologiche in condizioni di stress e le prestazioni di picco come la respirazione (RR), la frequenza cardiaca (HR) e la pressione sanguigna (BP). I training HRV permettono agli atleti di imparare ad autoregolare queste funzioni attraverso tecniche apposite insegnate dai nostri esperti  per garantire la coerenza tra la frequenza cardiaca e la respirazione, e in altre, parole ottenere la il livello di prestazione ottimale.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale   L’atleta, posto di fronte ad un computer, potrà monitore e modificare i propri parametri di HRV imparando a controllare la propria fisiologia in situazioni di stress, simili a quelle che ritroverà in gara. I training di biofeedback sono estremamente utili in per la gestione dell’ansia pre-gara, per la regolazione della giusta energia psicofisica, per il recupero e il rilassamento psico-fisico.

Il neurofeedback, chiamato anche EEG Biofeedback è una strategia di apprendimento che consente ad una persona di modificare le proprie onde cerebrali. Per oltre quattro decenni gli elettroencefalografi (EEG) sono stati utilizzati in ambiti di ricerca medica per aiutare le persone nell’ambito della cura e della patologia. Solo di recente, i progressi nella tecnologia informatica hanno reso disponibili queste tecnologie su vasta scala, consentendone così l’utilizzo anche nell’ambito dell’allenamento mentale. Il neurofeedback può dunque essere definito come un esercizio del cervello ai fini del miglioramento delle prestazioni mentali e del controllo emotivo e fisiologico.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale   Le apparecchiature di neurofeeback presenti in BS-Lab consentono ai nostri operatori di supportare gli atleti nel potenziamento della abilità di concentrazione, attenzione, decision making, tempi di reazione, rilassamento e meditazione.

Riflessioni dal 50° Convegno di Psicologia dello Sport

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Riflessioni dal 50° Convegno di Psicologia dello Sport biofeedback allenamento mentale

   Insieme a tanti altri professionisti della Psicologia dello Sport, anche B-Skilled ha partecipato al 50° Convegno di Psicologia dello Sport (Organizzato dall’ISSP) svoltosi a Roma il 19 e il 20 Aprile. Il tema del Convegno era “A bridge from the past to the future” con l’obiettivo di ricordare il primo convegno che, inaugurato da Ferruccio Antonelli, si è svolto proprio nella sede di Roma nel 1965. In questa rassegna, l’obiettivo è quello di raccogliere gli spunti principali che sono emersi dal Convegno.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Riflessioni dal 50° Convegno di Psicologia dello Sport biofeedback allenamento mentale

From the past…

    Ricordare che il primo convegno internazionale di Psicologia dello Sport si è svolto proprio in Italia, è stato sicuramente un momento molto emozionante per tutti i professionisti italiani presenti al convegno. Grandi nomi della Psicologia dello Sport italiana come Alberto Cei o Fabio Lucidi hanno raccontato le basi culturali che hanno portato un team di psicologi dello sport, rappresentati da Ferruccio Antonelli, nel 1965, a riunirsi per il primo Convegno di Psicologia dello Sport. Da quel momento è nato un movimento che ha portato, all’interno dello sport, una figura fondamentale che, nonostante le difficoltà, sta facendo conoscere sempre di più la propria utilità in qualsiasi livello sportivo.

…To the future

    Durante il convegno abbiamo potuto assistere a vari interventi molto interessanti che hanno illustrato come le nuove tecnologie potranno essere un supporto utile allo psicologo che lavora nell’ambito dello sport. I vari professionisti che hanno preso parte al convegno hanno potuto imparare come, tramite strumenti di neuro-imaging cerebrale, non sia possibile soltanto fare (utilissima) ricerca nel campo psicosportivo, ma sia possibile applicarle nel lavoro quotidiano del preparatore mentale al supporto di squadre o atleti. Oltre agli strumenti di neuro-imaging, ci sono stati spunti interessanti anche sull’evoluzione di strumenti come il bio-feedback o le realtà virtuali applicate all’allenamento mentale.

Prospettiva ecologica 

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Riflessioni dal 50° Convegno di Psicologia dello Sport biofeedback allenamento mentale     Il fatto di poter assistere ad interventi da parte di professionisti provenienti da diverse nazioni europee e mondiali, ci ha permesso di avere una visione più globale di quello che è il lavoro dello psicologo dello sport.

La rivoluzione che sta avvenendo negli ultimi anni è quella che, all’interno del lavoro di allenamento mentale, non considera più soltanto il singolo atleta o la singola squadra come obiettivo principale del lavoro, ma sta piano piano cominciando a considerare, in una prospettiva sempre più ecologica, tutto quello che sta attorno alla figura del singolo atleta: dalle relazioni con le figure importanti, all’ambiente fisico nel quale l’atleta si trova ad allenarsi o a passare la maggiorparte del suo tempo. Ovviamente, per permettere questo, lo psicologo deve avere la possibilità di collaborare con facilità con diverse istituzioni che ruotano all’interno del mondo dello sport; e questo ci porta all’ultimo punto…

La figura dello psicologo dello sport in Italia

     Nonostante il primo Convegno di Psicologia dello Sport sia avvenuto in Italia 50 anni fa e sia stato proprio un italiano a dare inizio a tutto ciò,  è purtroppo emerso, durante il convegno, un senso di arretratezza della figura dello psicologo dello sport in Italia rispetto ad altre nazioni europee e mondiali.

Quando parlo di arretratezza (usando un termine volutamente forte) non intendo a livello di tecniche o strumenti utilizzati, poiché abbiamo avuto la possibilità di ascoltare tanti professionisti italiani che utilizzano tecniche all’avanguardia. L’arretratezza dello psicologo dello sport italiano è dovuto dal fatto che, a differenza di altre nazioni, non abbiamo, nel mondo dello sport, il giusto riconoscimento che ci spetta in quanto professionisti.

L’apoteosi di questo è avvenuta quando ci è stato fatto notare, da un grande professionista straniero, che anche all’interno del sito del CONI, non vi è alcuna menzione alla figura dello psicologo dello sport, neppure nella pagina delle associazioni (in cui compare, ahinoi, addirittura un ente di collezionisti olimpici e sportivi). Nonostante l’apertura del Presidente Malagò, non ci sono riconoscimenti importanti per noi psicologi dello sport, quando all’estero è impensabile che le federazioni sportive o le maggiori squadre e società non abbiano, all’interno del loro staff, uno psicologo dello sport.

Senza scendere nei particolari di quali potrebbero essere le cause di questa arretratezza, quello che possiamo portarci a casa noi psicologi dello sport è che è ora di rimboccarsi le maniche e cominciare a lavorare non solo per se stessi ma per cercare di migliorare la situazione a livello nazionale e, per fortuna, c’è l’idea che qualche cosa si stia muovendo…

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Riflessioni dal 50° Convegno di Psicologia dello Sport biofeedback allenamento mentale

Il biofeedback: strumento di benessere psicologico

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Il biofeedback: strumento di benessere psicologico Torino psicologia sportiva psicologia dello sport biofeedback benessere psicologico assessment

Che cos’è.
Quando si parla di biofeedback ci si riferisce ad una serie di strumenti elettronici che permettono di fornire ad un soggetto, una serie di informazioni continue nel tempo sui processi fisiologici del corpo del soggetto stesso. Bio-feedback significa infatti “informazione biologica retroattiva o di ritorno”.

A che cosa serve.
Attraverso un training è possibile, e questo è il dato interessante, porre sotto controllo funzioni che normalmente non lo sono come il respiro, la temperatura della pelle, la tensione muscolare, la variabilità della frequenza cardiaca. Questi fattori fisiologici, non sono solo da intendersi individualmente (e di per sè una maggiore consapevolezza e un maggior controllo porterebbe benessere), ma sono strettamente correlati ad altre funzioni cognitive ed emotive.

Facciamo un esempio.

Se pensiamo ad uno stato disfunzionale come l’ansia molte persone ad esempio “sentono” (più che pensare) una stretta allo stomaco. Questo incide su uno stato fisiologico fondamentale quale la respirazione. Tramite un adeguato training con il biofeedback è possibile imparare a modificare all’occorrenza il proprio comportamento con uno schema più funzionale di respiro. Ma questo è solo un esempio elementare e non equivale per tutti: il biofeedback infatti adeguatamente abbinato a tecniche ad esempio più cognitive e di rilassamento esprime al massimo le proprie potenzialità validando le tecniche stesse.

Che cosa misura.
I correlati biologici misurabili appartengono principalmente al SNA (Sistema Nervoso Autonomo) e all’attività muscolare.

Il SNA è quella parte del sistema nervoso che regola il funzionamento di tutti gli organi e sfugge sia alla volontà, sia alla coscienza. Non dobbiamo in pratica preoccuparci del respiro o che il cuore batta sempre…c’è un sistema, che dipende dal cervello limbico, che lo fa “incoscientemente”. E tanto incoscientemente impariamo a usarlo male. In ogni caso i correlati biologici o meglio segnali psicofisiologici possono essere così riassunti:

  • conduttanza elettrica cutanea
  • temperatura periferica
  • frequenza e variabilità della frequenza cardiaca
  • respirazione

Più facilmente controllabile perchè dipendente dall’area motoria corticale sono:

  • l’attività muscolare
  • la goniometria
  • la forza

 In pratica
Una persona collegata al sensore (ultima immagine in basso) trasmette un segnale (in questo caso conduttanza cutanea) ad un registratore (in alto a sx) che legge, converte e amplifica e rende disponibile per un computer. La persona in questo caso riceverà sia un feedback visivo sia acustico sulla performance. Il feedback quindi conferma o non conferma il buon andamento dell’esercitazione permettendo al cliente di auto-regolarsi in presenza del messaggio di ritorno ricevuto.

A chi è indirizzato.
Sono molte le potenzialità dello strumento che permette in modo non invasivo di poter lavorare su stessi e ottenere da subito risultati importanti.

Possiamo ridurre a tre macro-aree l’utilizzo:

  • benessere

  • performance

  • clinico

Benessere perchè permette ad ogni individuo di conoscere la propria fisiologia. Non è banale riappropriarsi in modo volontario del proprio respiro distinguendo tra respiro toracico e e respiro addominale, come non è banale capire che attraverso un sensore posso capire come controllare intenzionalmente i miei muscoli mascellari per una persona che soffre di bruxismo. Fornire strumenti ed abilità pratiche per gestire lo stress non solo è auspicabile, ma nei tempi che stiamo vivendo è fondamentale.

Performance perchè lo abbiamo utilizzato con successo con qualunque persona abbia a che fare quotidianamente con prestazioni impegnative come sportivi e manager. Sappiamo infatti quanto sia importante che mente e corpo cooperino all’unisono in ogni momento cosicchè pensieri, decisioni e comportamenti si concatenino e si manifestino con naturalezza, perseguendo più facilmente i nostri obiettivi per raggiungere la più desiderabile delle competenze: il flow.

Clinico perchè è stato il primo utilizzo e l’abbinamento ad altre tecniche e metodologia è importante ai fini del successo terapeutico.

Infine riportiamo di seguito una serie di ambiti più specifici di intervento:

  • Ansia, Attacchi di panico, fobie.
  • Asma.
  • Depressione (leggera, moderata).
  • Assillo di pensieri, Distraibilità.
  • Dolore del collo e delle spalle, gestione del dolore.
  • Difficoltà di apprendimento; aumento della performance.
  • Effetti delle emozioni,test dell’ansia.
  • Malattie cardiovascolari, aritmie, ipertensione, tachicardia.
  • Malattie dell’alimentazione:anoressia, bulimia, obesità.
  • Malattia di Raynaud
  • Malattia gastrointestinali:ulcera, colite…
  • Malattie muscolari, torcicollo spasmodico, emispasmo facciale,tremori
  • Rieducazione nella malattia di Parkinson
  • Malattia oro-mandibolari, dolori alle articolazioni temporo-mandibolari, bruxismo
  • Mal di testa, emicrania, cefalea tensiva
  • Meditazione
  • Perfezionamento dei processi cognitivi, emotivi, fisici e sociali
  • Stress
  • Sindrome iperattiva del bambino
  • Disturbi del linguaggio, della voce, balbuzia
  • Disturbi del sonno
  • Disturbi della vigilanza e dell’attenzione

Corso base di biofeedback

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Corso base di biofeedback psicologia dello sport biofeedback

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Corso base di biofeedback psicologia dello sport biofeedback

In collaborazione con Biofeedback-Italia vi presentiamo il nuovo corso base di biofeedback.

L’occasione è di grande interesse per chi desidera arricchire la propria professionalità e per dare praticità e attendibilità al proprio lavoro.

Per saperne di più scarica il programma cliccando qui di seguito

                                                                                  Programma Corso Base di Biofeedback

Biofeedback e Ipnosi

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Biofeedback e Ipnosi Torino sport psicologia sportiva psicologia dello sport mental training ipnosi gladys bounous biofeedback allenamento mentale alessandro simili

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Biofeedback e Ipnosi Torino sport psicologia sportiva psicologia dello sport mental training ipnosi gladys bounous biofeedback allenamento mentale alessandro simili   Quando ci si approcia ad un percorso di ottimizzazione della prestazione molte sono le tecniche che gli operatori (si presume psicologi dello sport) adoperano per raggiungere l’obiettivo che l’atleta si aspetta possa essere raggiunto.

In effetti le richieste sono svariate, importanti e mai banali: dal potenziare le abilità attentive, alla gestione dello stress, al migliorare la resistenza (percepita) all’esaltare il talento personale e così via.

La domanda a questo punto è lecita: come facciamo a sapere come psicologi dello sport obiettivamente che l’atleta sta effettivamente raggiungendo gli obiettivi previsti? Dobbiamo aspettare i numeri della prestazione o possiamo dapprima capire se il nostro intervento è funzionale all’obiettivo? O possiamo solo rivolgerci a questionari/test?

A una mia richiesta sulle sensazioni provate potrò avere risposte positive/neutre/negative, ma allo stesso tempo come faccio a sapere che ho lavorato in direzione dell’obiettivo? Come posso capire se ho agito sul sistema simpatico o parasimpatico? Tradotto in termini concreti: un conto è lavorare sul rilassamento un conto è lavorare sulle abilità attentive che richiedono una certa attivazione e vigilanza.

Un risposta a queste domande ci deriva dall’uso del biofeedback e dalle tecniche ad esso correlate. Il biofeedback è uno strumento che permette all’atleta di porre sotto controllo alcune funzioni fisiologiche che normalmente non lo sono. Vuol dire in sostanza che qualsiasi persona può controllare, monitorare e ottimizzare alcune funzioni del nostro corpo quali il respiro, il battito cardiaco, la temperatura così come la regolazione del tono muscolare per acquisire abitudini regolative più appropriate.

L’atleta potrà ricevere attraverso un computer un feedback sia visivo (numerico) sia acustico sulla prestazione che sta compiendo nel qui ed ora.

Facciamo un esempio. Si presenta da noi un atleta con il classico problema “di controllare l’ansia che si genera al momento della prestazione”. A questo punto dopo aver focalizzato l’area di miglioramento posso, da un punto di vista cognitivo, capire le ragioni e intervenire con molte tecniche (pratiche) a mia disposizione: self talk, imagery, thought stopping. Farò il mio intervento e in quel momento avrò a disposizione il feedback dell’atleta.

A questo punto interviene il biofeedback (o neurofeedback) che fornisce una risposta immediata all’atleta per quando riguarda la sua domanda (oltretutto gli atleti sono abituati ai numeri e una risposta numerica agevola una corretta comprensione e ad un feedback immediato), ma anche allo psicologo dello sport che potrà toccare con mano non solo la parte cognitiva, ma anche la parte “fisiologica” del lavoro.

Fin qui abbiamo parlato del biofeedback e dalla valenza che completa la professionalità dello psicologo dello sport anche se molti professionisti non sono avvezzi alla “tecnologia”, ma il biofeedback come training è una tecnica e in quanto tale per amplificare e comprovare la sua potenzialità va abbinata ad un’altra metodologia importante:l’ipnosi.

Uno a completamento dell’altro potremmo dire. O per certo versi uno a supervisione dell’altro. Se, come abbiamo detto, l’ipnosi (o meglio il suo utilizzo) può peccare di validità, dall’altro verso il biofeedback ha il limite che non può essere portato nella prestazione vera e propria.

Possiamo quindi identificare nell’ipnosi due grossi vantaggi a sostegno del biofeedback:

  • accompagnare il lavoro “on-line” attraverso il biofeedback;
  • portare sul campo le sensazioni, gli apprendimenti e trasformarli in comportamento efficaci per la prestazione.

Anche in questo caso facciamo un esempio pratico e vissuto. Atleta di biathlon (sci e carabina) che si presenta con un problema più che di ordine psicologico, di natura fisiologica: abbassare la temperatura periferica del dito indice che spara, perchè dopo km a sciare e con temperature che toccano anche i meno 18, questo perde di sensibilità. Nella prima seduta, attraverso il biofeedback riusciamo dopo varie sedute a controllare (alzando e abbassando volontariamente) la temperatura periferica del dito. Ma un conto è un luogo protetto quale può essere quello dello studio, un conto è l’ambiente.(potremmo dire che il biofeedback ci permette di realizzare la connessione mente-corpo, l’ipnosi la connessione mente-corpo-ambiente).

Procediamo allora attraverso l’ipnosi cercando una situazione significativa che potesse “ancorare” il lavoro fatto e soprattutto portare nella prestazione vera sensazioni vissute. L’atleta, in modo ecologico richiama l’immagine del primo sole del mattino in montagna che le riscalda la mani. La cosa affascinante è che “testando” l’immagine con il biofeedback, la stessa prestazione in studio è più veloce: in pochi attimi, verificandolo con il biofeedback (TEMP), l’atleta regola volontariamente e velocemente la propria temperatura periferica. Va da sè poi, la trasformazione dell’apprendimento in comportamento utile per la gara.

Vediamo infine uno schema (Blumenstein 2002) che mostra l’intervento del BFB in alcuni sport abbinato ad alcune tecniche.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Biofeedback e Ipnosi Torino sport psicologia sportiva psicologia dello sport mental training ipnosi gladys bounous biofeedback allenamento mentale alessandro simili

Bibliografia

  • Anchisi R.,Dessy M.G. Gambotto (1996). Manuale di Biofeedback, Psicologia e Medicina Comportamentale.Ed. Libreria Cortina,Torino.
  • Basmajian J.V. (1985). Il biofeedback: aspetti teorici ed applicazioni pratiche. Ed. Piccin, Padova
  • Blumenstein, Bar-Eli, Tenenbaum (2002) Brain and Body in sport and exercise.Ed.Wiley and Sons.USA.
  • Pancheri P.(1979). Biofeedback.Tecniche di autocontrollo in psichiatria, Psicosomatica e medicina.Ed.Bulzoni, Milano.