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Conferenza di psicologia dello sport per le arti marziali

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Conferenza di psicologia dello sport per le arti marziali WTKA italia trappole mentali prima del combattimento Torino psicologia sportiva psicologia dello sport massa carrara gladys bounous festival dell'oriente conferenza arti marziali allenamento mentale   B-Skilled parteciperà al Festival dell’Oriente, Massa Carrara dal 1 al 4 novembre 2012, ospitati dalla WTKA Italia, con una conferenza dal titolo: “Le trappole mentali da evitare prima di un combattimento“.

Amici appassionati di arti marziali non potete perdervi questo festival!

Visitate il sito della manifestazione: www.festivaldelloriente.net

Scaricate il programma delle conferenze

Allenamento mentale e sport da combattimento

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Allenamento mentale e sport da combattimento Torino thai boxe sport da combattimento psicologia sportiva psicologia dello sport muay thai mental training mathias gallo cassarino gladys bounous allenamento mentale   Ecco un’intervista apparsa su KickRadio.it dove Gladys Bounous, psicologa dello sport, spiega il percorso di allenamento mentale sviluppato con Mathias Gallo Cassarino, 20° nel ranking mondiale WBC 2012 e 7° nel ranking WPMF 2012.

Per leggere l’articolo, clicca qui

Welcome to EVOLUTION: cosa si allena in psicologia dello sport?

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Welcome to EVOLUTION: cosa si allena in psicologia dello sport? Torino sport resilienza psicologia sportiva psicologia dello sport performance mental training locus of control gladys bounous gestione imprevisto evolution emozioni concentrazione autoefficacia ansia da prestazione alessandro simili abilità mentali

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Welcome to EVOLUTION: cosa si allena in psicologia dello sport? Torino sport resilienza psicologia sportiva psicologia dello sport performance mental training locus of control gladys bounous gestione imprevisto evolution emozioni concentrazione autoefficacia ansia da prestazione alessandro simili abilità mentali   Questo e-booklet nasce per rispondere a quella che forse è la domanda più frequente che ci viene rivolta: “Ma un preparatore mentale o psicologo dello sport o mental trainer… cosa allena??!!”.

La risposta più banale sarebbe: “La mente umana!”. Ma la ricerca scientifica degli ultimi decenni ci ha aiutato a capire esattamente quali sono gli aspetti della mente umana che incidono maggiormente sulle performance sportive.

In questo e-booklet ve le introduciamo dandovi anche qualche indicazione su quali tecniche si usano nei programmi di allenamento in psicologia dello sport.
Come al solito l’e-booklet è gratuito e vi saremo grati se vorrete farlo leggere anche ai vostri amici sportivi!

Buona lettura!

Scarica l’e-booklet

Evolution4Coaches: il training mentale per allenatori

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Evolution4Coaches: il training mentale per allenatori video analisi Torino psicologia sportiva psicologia dello sport prestazione pisa soccer school performance parma football school gladys bounous gara Evolution for coaches analisi comportamentale allenatori allenatore sportivo allenamento alessandro simili   Evolution4Coaches è un training di allenamento comportamentale per allenatori basato sulle più moderne tecnologie di videoanalisi, sviluppato da B-Skilled.

Partendo dalla letteratura scientifica, con il confronto con enti universitari internazionali, attraverso l’esperienza maturata sul campo della formazione degli allenatori, il team di BSkilled ha realizzato una piattaforma di analisi comportamentale per valutare le competenze verbali e non verbali dell’allenatore sul campo, durante gli allenamenti e in gara.

Partendo dalla video-analisi di circa 30 schemi comportamentali che l’allenatore può manifestare sul campo, si ottiene in tempo reale profilo quantitativo della performance di ogni singolo allenatore. La rielaborazione dei video permette una lettura qualitativa della stessa performance, garantendo così un’analisi a 360° dell’atteggiamento del coach nelle varie situazioni di gioco.

Questo lavoro viene svolto con il supporto tecnologico della app E4C, appositamente studiata e sviluppata da B-Skilled per questo training comportamentale.

Questo programma è stato parte integrante della metodologia Calcio4D, il progetto di formazione per allenatori di calcio promosso da Adriano Bacconi e Roberto Baggio.

Ad oggi B-Skilled sta portando avanti due progetti di ricerca per lo sviluppo della metodologia sia in ambito della formazione dei giovani che a livello professionistico. Il continuo interscambio tra la ricerca e la pratica sul campo consente ad Evolution4Coaches di adattarsi alle esigenze di ogni singolo allenatore in qualsiasi disciplina sportiva.

Ogni sessione di videoanalisi comprende l’elaborazione computerizzata della performance + 1h di restituzione individuale o 2 h in caso di gruppi. Il training minimo prevedere 2 sessioni: una baseline e un re-test dopo 1 mese. Le sessioni possono essere fatte anche via skype o di gruppo.

Per saperne di più scarica la brochure informativa oppure guarda il nostro tutorial su youtube e il video promo.


Contattaci per avere maggiori informazioni o per organizzare un presentazione della metodologia con gli allenatori del tuo club sportivo.

Parma Football School

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Parma Football School psicologia dello sport parma football school gladys bounous coaching analisys calcio analisi comportamentale allenatori alessandro simili   Parma Football School rappresenta, nel panorama sportivo e calcistico giovanile italiano, un’organizzazione attenta ai repentini cambiamenti di stile di vita, di comportamento e di apprendimento dei giovani.

Parma Football School riesce a stare al passo con i tempi e a proporre svariati progetti e programmi di insegnamento calcistico ideonei all’età ed ai bisogni dei giovani grazie alla creazione del Centro Ricerche e Formazione. Quest’ultimo, fortemente voluto da Marco Marchi, responsabile del progetto, composto da esperti di calcio  ed esperti di attività motorie, da Università e da Aziende è impegnato a creare sia programmi didattici completi che sistemi organizzativi evoluti. I progetti ideati e realizzati in questi primi sei mesi di attività sono riconosciuti di grande qualità organizzativa.

Sono almeno 14 le aree che saranno coinvolte all’interno del Centro Ricerche e Formazione che consentiranno a Parma Football School di diventare unico nel panorama della proposta italiana. Tra queste: l’area medica, l’area socio-psico-pedagogica, l’area comunicazione, l’area motoria, l’area etica, l’area sportiva, l’area didattica, l’area tecnica, l’area della formazione, l’area metodologica, l’area della gestione, l’area programmi, l’area prevenzione, l’area ricerca e l’area valutazioni.

Il team di B-Skilled è stato coinvolto nel progetto affidando a Gladys Bounous il coordinamento dell’area psicologica e ad Alessandro Simili il coordinamento dell’area comunicazione. All’interno del progetto, rivolto agli allenatori sportivi e non solo, verrà sviluppato e sistematizzato il modello di coaching analysis progettato da B-Skilled e sperimentato nel corso degli ultimi anni in collaborazione con diverse realtà sportive.

Per informazioni: www.parmafootballschool.com

Pisa Soccer School

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Pisa Soccer School Torino pss psicologia sportiva psicologia dello sport pisa soccer school pisa massimo de paoli gladys bounous formazione allenatori castello calcio analisi comportamentale adriano bacconi   20 Giugno 2012: prende il via il primo corso di formazione per allenatori sportivi della Pisa Soccer School. Un’idea nata dal presidente Adriano Bacconi e sviluppata negli anni in collaborazione con i massimi esperti del settore.

Il metodo formativo è innovativo e si sviluppa in aula e in campo, avvalendosi anche dell’ausilio di preziosi supporti multimediali.
La direzione del corso è stata affidata a Massimo De Paoli che accompagna i corsisti all’utilizzo della metodologia didattica da lui strutturata nel corso degli ultimi 30 anni di attività presso le più importanti società calcistiche italiane. Una metodologia, basata su concetti quali carico cognitivio, percezione spazio-temporale e parole chiave, che viene sviluppata in aula e sul campo da Andrea Cristi, supportato da un team di esercitatori che già utilizzano questa metodologia didattica.
L’aspetto di preparazione atletica è sviluppato da Simone Casarosa che porta i corsisti ad affrontare temi nuovi per lo sviluppo delle abilità fisico-motorie.
La parte psicologica del progetto è stata affidata a Gladys Bounous che avvicina i corsisti ai concetti base dell’analisi comportamentale, attraverso un protocollo di formazione/intervento strutturato attraverso l’ausilio di software di match analysis, video-feedback e esperienze sul campo.
L’aspetto multimediale è fondamentale in questo progetto i docenti Lorenzo Garzella e Maurizio Mangione guidano i corsisti all’utilizzo di strumenti di ripresa audio-visiva e strumenti informatici indispensabili per poter applicare con efficacia il metodo didattico.
Altri docenti si affiancano al team “di campo” portando contributi importanti per lo sviluppo psicofisico dei giovani atleti: dai programmi nutrizionali ai training respiratori.

In questo video, il presidente Adriano Bacconi, presenta il progetto:

Per informazioni sui corsi e le altre iniziative PSS: www.pisasoccerschool.it.

Biofeedback e Ipnosi

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Biofeedback e Ipnosi Torino sport psicologia sportiva psicologia dello sport mental training ipnosi gladys bounous biofeedback allenamento mentale alessandro simili

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Biofeedback e Ipnosi Torino sport psicologia sportiva psicologia dello sport mental training ipnosi gladys bounous biofeedback allenamento mentale alessandro simili   Quando ci si approcia ad un percorso di ottimizzazione della prestazione molte sono le tecniche che gli operatori (si presume psicologi dello sport) adoperano per raggiungere l’obiettivo che l’atleta si aspetta possa essere raggiunto.

In effetti le richieste sono svariate, importanti e mai banali: dal potenziare le abilità attentive, alla gestione dello stress, al migliorare la resistenza (percepita) all’esaltare il talento personale e così via.

La domanda a questo punto è lecita: come facciamo a sapere come psicologi dello sport obiettivamente che l’atleta sta effettivamente raggiungendo gli obiettivi previsti? Dobbiamo aspettare i numeri della prestazione o possiamo dapprima capire se il nostro intervento è funzionale all’obiettivo? O possiamo solo rivolgerci a questionari/test?

A una mia richiesta sulle sensazioni provate potrò avere risposte positive/neutre/negative, ma allo stesso tempo come faccio a sapere che ho lavorato in direzione dell’obiettivo? Come posso capire se ho agito sul sistema simpatico o parasimpatico? Tradotto in termini concreti: un conto è lavorare sul rilassamento un conto è lavorare sulle abilità attentive che richiedono una certa attivazione e vigilanza.

Un risposta a queste domande ci deriva dall’uso del biofeedback e dalle tecniche ad esso correlate. Il biofeedback è uno strumento che permette all’atleta di porre sotto controllo alcune funzioni fisiologiche che normalmente non lo sono. Vuol dire in sostanza che qualsiasi persona può controllare, monitorare e ottimizzare alcune funzioni del nostro corpo quali il respiro, il battito cardiaco, la temperatura così come la regolazione del tono muscolare per acquisire abitudini regolative più appropriate.

L’atleta potrà ricevere attraverso un computer un feedback sia visivo (numerico) sia acustico sulla prestazione che sta compiendo nel qui ed ora.

Facciamo un esempio. Si presenta da noi un atleta con il classico problema “di controllare l’ansia che si genera al momento della prestazione”. A questo punto dopo aver focalizzato l’area di miglioramento posso, da un punto di vista cognitivo, capire le ragioni e intervenire con molte tecniche (pratiche) a mia disposizione: self talk, imagery, thought stopping. Farò il mio intervento e in quel momento avrò a disposizione il feedback dell’atleta.

A questo punto interviene il biofeedback (o neurofeedback) che fornisce una risposta immediata all’atleta per quando riguarda la sua domanda (oltretutto gli atleti sono abituati ai numeri e una risposta numerica agevola una corretta comprensione e ad un feedback immediato), ma anche allo psicologo dello sport che potrà toccare con mano non solo la parte cognitiva, ma anche la parte “fisiologica” del lavoro.

Fin qui abbiamo parlato del biofeedback e dalla valenza che completa la professionalità dello psicologo dello sport anche se molti professionisti non sono avvezzi alla “tecnologia”, ma il biofeedback come training è una tecnica e in quanto tale per amplificare e comprovare la sua potenzialità va abbinata ad un’altra metodologia importante:l’ipnosi.

Uno a completamento dell’altro potremmo dire. O per certo versi uno a supervisione dell’altro. Se, come abbiamo detto, l’ipnosi (o meglio il suo utilizzo) può peccare di validità, dall’altro verso il biofeedback ha il limite che non può essere portato nella prestazione vera e propria.

Possiamo quindi identificare nell’ipnosi due grossi vantaggi a sostegno del biofeedback:

  • accompagnare il lavoro “on-line” attraverso il biofeedback;
  • portare sul campo le sensazioni, gli apprendimenti e trasformarli in comportamento efficaci per la prestazione.

Anche in questo caso facciamo un esempio pratico e vissuto. Atleta di biathlon (sci e carabina) che si presenta con un problema più che di ordine psicologico, di natura fisiologica: abbassare la temperatura periferica del dito indice che spara, perchè dopo km a sciare e con temperature che toccano anche i meno 18, questo perde di sensibilità. Nella prima seduta, attraverso il biofeedback riusciamo dopo varie sedute a controllare (alzando e abbassando volontariamente) la temperatura periferica del dito. Ma un conto è un luogo protetto quale può essere quello dello studio, un conto è l’ambiente.(potremmo dire che il biofeedback ci permette di realizzare la connessione mente-corpo, l’ipnosi la connessione mente-corpo-ambiente).

Procediamo allora attraverso l’ipnosi cercando una situazione significativa che potesse “ancorare” il lavoro fatto e soprattutto portare nella prestazione vera sensazioni vissute. L’atleta, in modo ecologico richiama l’immagine del primo sole del mattino in montagna che le riscalda la mani. La cosa affascinante è che “testando” l’immagine con il biofeedback, la stessa prestazione in studio è più veloce: in pochi attimi, verificandolo con il biofeedback (TEMP), l’atleta regola volontariamente e velocemente la propria temperatura periferica. Va da sè poi, la trasformazione dell’apprendimento in comportamento utile per la gara.

Vediamo infine uno schema (Blumenstein 2002) che mostra l’intervento del BFB in alcuni sport abbinato ad alcune tecniche.

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Bibliografia

  • Anchisi R.,Dessy M.G. Gambotto (1996). Manuale di Biofeedback, Psicologia e Medicina Comportamentale.Ed. Libreria Cortina,Torino.
  • Basmajian J.V. (1985). Il biofeedback: aspetti teorici ed applicazioni pratiche. Ed. Piccin, Padova
  • Blumenstein, Bar-Eli, Tenenbaum (2002) Brain and Body in sport and exercise.Ed.Wiley and Sons.USA.
  • Pancheri P.(1979). Biofeedback.Tecniche di autocontrollo in psichiatria, Psicosomatica e medicina.Ed.Bulzoni, Milano.

Ipnosi e Sport: dalla teoria alla pratica

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Ipnosi e Sport: dalla teoria alla pratica trance ipnotica Torino psicologia sportiva psicologia dello sport morgan mental training ipnosi sportiva ipnosi e sport gladys bounous allenamento mentale   Sempre più spesso si legge o si ascoltano interviste in cui gli atleti dichiarano di aver utilizzato l’ipnosi per migliorare le loro performance sportive. In realtà non si tratta di una tecnica approdata allo sport recentemente perchè anche in passato numerosi nomi eccelsi dello sport italiano hanno dichiarato in diverse interviste di aver utilizzato l’ipnosi sportiva per migliorare la propria prestazione.

E’ il caso di Lea Pericoli e di Adriano Panatta che hanno dichiarato di aver fatto ricorso all’ipnosi sportiva nel loro percorso di allenamento mentale, negli anni ’60-’70.

Già nel 1958, Maxwell Maltz riportò i primi studi sull’efficacia delle visualizzazioni in allenamento e in gara. Nel 1969, Frezza e Tonelli sulla rivista italiana “Rassegna di Ipnosi e Medicina Psicosomatica” portarono i risultati su uno studio sperimentale con sciatori e nuotatori. In tempi recenti ricordiamo Giorgio Rocca e la preparazione per le Olimpiadi di Torino 2006. Ma soprattutto all’estero le tecniche ipnotiche sono parte integrante dei percorsi di allenamento mentale.

In alcuni casi non si parla direttamente di ipnosi ma si utilizzano tecniche ipnotiche mascherate dietro il nome di visualizzazione attiva o altri titoli meno inquietanti del termine “ipnosi”. Ma in realtà il lavoro che viene fatto ha tutte le caratteristiche per rientrare in un percorso ipnotico applicato allo sport.

I recenti studi dimostrano che l’ipnosi possa condurre sia ad incrementi che a decrementi della prestazione muscolare (potenza e resistenza). Inoltre le suggestioni ipnotiche finalizzate a visualizzare e vivere l’esperienza sportiva sono associate ad aumento del battito cardiaco, della respirazione, del VO2 max, del consumo di ossigeno, della produzione di anidride carbonica, del flusso sanguigno in regioni periferiche dell’organismo e dell’attivazione di specifiche regioni cerebrali. Tutti questi studi dimostrano quindi che l’allenamento ipnotico alla prestazione sportiva non è solo una pura “suggestione mentale” ma si tratta di un vero e proprio training psicofisico di preparazione alla prestazione.

In ambito sportivo l’ipnosi può essere utilizzata in due modi differenti ma complementari:

  • per agire direttamente su parametri fisiologici e modificare le sensazioni corporee;
  • per operare sui pensieri e sulle emozioni che influenzano la prestazione.

A cosa serve concretamente l’ipnosi? Tutti i ricercatori che studiano e applicano questa tecnica nel mondo sportivo sostengono che sia uno strumento privilegiato per portare l’atleta in una condizione analoga a quella esperita nel “flow” o nella “peak performance”.

Uno dei più conosciuti studiosi dell’ipnosi applicata alla sport, W. Morgan, ne descrive l’utilizzo all’interno del modello teorico di Hanin (1978) e Unestahl (1981) e sui casi empirici studiati da Johnson (1961). Hanin presentò una teoria della performance introducendo il concetto di “zona di funzionamento ottimale” e questa zona è data dal livello di ansia ottimale nel pre-gara. Il modello teorico di Unestahl è in relazione con il modello di Hanin perchè entrambi credevano che nel momento della peak performance gli atleti vivano uno stato affettivo particolare. Unestahl chiamò questo stato “stato di performing ideale”. Sebbene i due approcci siano simili la differenza sta che per Hanin questo stato ottimale può essere rievocato mentre Hunestahl sostiene che gli atleti spesso abbiamo amnesia selettiva o totale dopo la best performance. Tuttavia Unesthal parla di ipnosi nel definire questo stato e la sua teoria è stata usata con centinaia di atleti svedesi.

Le ricerche sull’ipnosi in psicologia dello sport e dell’esercizio fisico sono stat quasi esclusivamente condotte in laboratorio e gli esperimenti avevano come obiettivo il dimostrare l’effettiva capacità dell’ipnosi di incrementare le capacità fisiche.

Due principali critiche si muovono ad essi:

  • i ricercatori hanno utilizzato compiti da laboratorio in condizioni controllate, e questo raramente si verifica in un contesto di gara. In altre parole tutte le ricerche coinvolgevano semplici compiti motori eseguiti da non-atleti, cosa che non è facilmente generalizzabile alle complesse skills che un atleta deve mettere in atto in un contesto competitivo.
  • le performances da laboratorio eseguite in stato di ipnosi sono state comparate con performance in cui le suggestioni ipnotiche non sono state utilizzate. Questo tradizionale paradigma (ipnosi vs controllo) ha creato una confusione tra ipnosi (stato di coscienza modificato) e suggestione (comando verbale consegnato all’atleta dall’ipnotista).

La diatriba è la seguente: basta lo stato di trance ipnotica (ossia la modificazione di coscienza) per incrementare la performace oppure è necessario il comando verbale (ossia la suggestione)? Quali di questi due fattori è realmente responsabile della modificazione della prestazione?

La prima review sull’argomento fu fatta da Hull (1933) che si concentrò sulla suggestione ipnotica e sulla trascendenza dalla capacità volontaria. Le sue conclusioni furono che l’evidente contraddittorietà sulla questione è legata al disegno sperimentale usato. Le successive review furono inconsistenti nel dimostrare la capacità delle suggestioni post-ipnotiche di incrementare la performance fisica. La più critica review sull’argomento fu fatta da Barber (1966) che concluse che l’ipnosi, senza la suggestione, non influenza la forza muscolare o la resistenza. Inoltre Barber riportò che le suggestioni motivazionali sono capaci di aumentare la forza muscolare e la resistenza sia in una condizione ipnotica che in una condizione non-ipnotica. I tipici paradigmi sperimentali comparavano la performance muscolare dietro suggestione ipnotica di incremento o diminuzione versus prestazioni muscolari senza suggestione in una condizione di controllo o non ipnotica.

Negli studi più recenti si è iniziato a verificare come le suggestioni ipnotiche non solo influenzano la percezione dello sforzo ma anche i parametri neurofisiologici (battito cardiaco, HRV, pressione sanguigna, respirazione, VOmax, la captazione di ossigeno e la produzione di diossido di carbonio, sia “a secco” che durante l’esericzio. (Morgan 1985). Ancora più recentemente le ricerche hanno dimostrato la variazione dell’irrorazione sanguigna cerebrale (rCBF) in seguito a stimolazione ipnotica volta a modificare la percezione dello sforzo durante un esercizio dinamico (Williamson et al, 2001).
Ad esempio, la suggestione di discesa in bicicletta è associata ad una diminuzione dello sforzo percepito e del rCBF nella corteccia insulare sinistra e nella corteccia cingolata anteriore. Al contrario, la salita è associata ad una attivazione dell’area insulare destra e del talamo dx. Questo lavoro rivela inoltre che non ci sono differenze di rCBF per le aree sensomotorie corrispondenti alle gambe in entrambe le condizioni.
Questo dimostra che il maggior o minor sforzo percepito dai ciclisti durante un’induzione ipnotica specifica corrispondere realmente ad una modificazione di attivazione cerebrale.

Questo ci porta a dire che la suggestione è la chiave per la modificazione del comportamento dell’atleta, tuttavia sappiamo che le suggestioni date in uno stato di veglia (e non di trance ipnotica) hanno minor poter di attivare meccanismi neurofisiologici perchè nello stato di veglia è minore la connessione mente-corpo. Inoltre, in stato di veglia, quando il nostro pensiero critico è decisamente più elevato molte suggestioni possono non essere accolte dall’atleta e quindi non avere effetto diretto sulla performance.

Un altro filone di ricerca ha esaminato l’effetto dell’imagery sulla psicofisiologia, semplicemente immaginando un esercizio in una condizione non ipnotica. Hanno comparato gli effetti della visualizzazione associata (interna) da quella dissociata (esterna). Si è visto che le visualizzazioni in prima persona producono effetti psicofisiologici molto simili a quelli sperimentati durante l’esercizio reale. Sebbene questo studio non compari il gruppo con un gruppo sottoposto ad ipnosi è evidente che gli effetti spesso attribuiti all’ipnosi possono essere evocati anche in una condizione non ipnotica.

Dagli studi di neuroimaging si vede che le tecniche di imagery attivano prevalentemente le aree sensomotorie mentre vi è una minima attivazione delle aree frontali (coinvolte invece nei processi ipnotici). Taylor e Gerson (1992) hanno riferito effetti amplificati dell’imagery sotto ipnosi sull’autoefficacia, sulla forma tecnica e sulla prestazione atletica. Anche Ligget (2000) è arrivato alla stessa conclusione sostenendo che l’imagery in stato di ipnosi è più intensa e vivida rispetto a quella senza ipnosi.

Come potete notare, le ricerche in merito sono molte e spesso contraddittorie. Però quello che è evidente nella pratica diretta con gli atleti è che in uno stato di trance ipnotica riusciamo ad evocare alcune fenomenologie (comportamenti manifesti) che vanno oltre il controllo volontario della persona. In ipnosi possiamo inoltre controllare alcuni parametri del sistema nervoso autonomo, che per definizione sono fuori dal controllo volontario del soggetto.

Vediamo alcuni esempi pratici in cui le tecniche ipnotiche diventano un aiuto per gli atleti:

  • riuscire a rallentare il battito cardiaco è per esempio un valido strumento di aiuto per gli apneisti;
  • riuscire ad aumentare la percezione sensoriale sull’estremità delle dita diventa molto importante per un tiratore (iperestesia ipnotica);
  • riuscire ad anestetizzare o monitorare la percezione del dolore è fondamentale per chi si trova a competere in condizioni di dolore fisico (analgesia o anestesia ipnotica);
  • riuscire a modificare la termoregolazione corporea può aiutare gli atleti che competono in condizioni climatiche molto rigide;
  • riuscire ad addormentarsi a comando e dilatare la percezione del tempo dedicato al riposo è utile per chi si trova in competizioni in cui non può dormire le canoniche 8 ore consecutive (contrazione o dilazione del tempo);
  • riuscire a ridurre il focus attentivo potenziando la concentrazione su un unico punto di interesse è fondamentale per i golfisti, i tiratori e tutti quegli atleti che competono con un bersaglio;
  • riuscire a dissociare la propria mente dalle sensazioni fisiche può essere un aiuto per coloro che affrontano gare di resistenza e competono con il dolore e la fatica fisica e mentale (dissociazione ipnotica);
  • sapersi portare velocemente in uno stato simile a quello precedentemente sperimentato in una situazione di flow è il modo migliore per qualsiasi atleta per avvicinarsi ad una competizione (regressione ipnotica);
  • focalizzare i propri obiettivi e avere chiari in mente i passaggi necessari per una buona prestazione è altrettanto importante per tutti gli atleti (progressione ipnotica);
  • E questi sono solo alcuni esempi dell’utilizzo pratico dell’ipnosi nello sport.

E se ancora vi domandate perchè sia necessario imparare ad entrare in uno stato ipnotico per ottenere i risultati sopra descritti, provate a chiedervi: “Sarei in grado di fare queste cose, in questo momento, cioè in uno stato di normale veglia?”

Se la risposta è no ma vi piacerebbe riuscire ad allenare queste capacità per migliorare la vostra pratica sportiva allora potreste pensare di imparare tecniche di ipnosi e autoipnosi applicate allo sport!

Bibliografia

  • Kosslyn, Ganis, Thompson (2001), Neural foundation of imagery, Nature Reviews Neuroscience
  • Liggett DR, Hamada S., 1993. Enhancing the visualization of gymnasts. American Journal of Clinical Hypnosis, Jan;35(3):190-7
  • Frester R., 1985. L’allenamento ideomotorio, Rivista di cultura sportiva, 1:7.
  • Lazar, Kerr, Wasserman (2005), Meditation experience is associated with increased cortical thickness, Neuroreport
  • Lasar, Bush, Golub (200), Functional brain mapping of the relaxation response and meditation, Neuroreport
  • Tart (2001), Meditation, some kind of self-hypnosis? APA
  • Brown, Forte (1983), Phenomenological differences among self-hypnosis, mindfullness meditiation and imaging.
  • Morgan W (2002), Hypnosis in sport and exercise psychology, in Exploring sport and Exercise Psychology, American Psychological Association
  • Hull CL (1933), Hypnosis and suggestibility, New York: Appleton-Century-Crofts
  • Hanin YL (1978) A study of anxiety in sport, in WF Straub (ed), Sport Psychology: ana analysis of athelte behaviour, Ithaca, NY Mouvement
  • Barber TX (1966), The effects of hypnosis and suggestions on strenght and endurance: a critical review of research studies, British Journal of Social and Clinical Psychology
  • Taylor J, Gerson A (1992), A conceptual model of the effects of imagery administration, in Taylor, Horovitz and Balague (1993)
  • Taylor, Horovitz, Balague (1993), The use of hypnosis in applied sport psychology, The Sport Psychologist
  • Ligget (2000), Enanching imagery through hypnosis: a performance aid for athletes, American Journal of Clinical Hypnosis

Cos’è la psicologia dello sport?

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Cos'è la psicologia dello sport? Torino psicologo dello sport psicologia sportiva psicologia dello sport miglioramento della prestazione sportiva mental training gladys bounous esperto in psicologia sportiva allenamento mentale alessandro simili   COS’E’ LA PSICOLOGIA DELLO SPORT?
La Psicologia dello Sport, nella sua definizione classica, è un ampio ramo della psicologia dove confluiscono diverse dottrine (psicologia, medicina, psichiatria, sociologia, pedagogia, filosofia, igiene, educazione fisica, scienze motorie, riabilitazione, ecc.) ed è pertanto un argomento di competenza multi – disciplinare aperto al contributo che ciascuno può portare sulla base della propria preparazione specifica. I settori della psicologia dello sport riguardano: lo studio della personalità dell’atleta, i fondamenti psicologici delle capacità motorie, la preparazione alle gare, la selezione degli atleti, la psicologia del gruppo e del singolo sportivo, dell’allenamento e della competizione e nello specifico lo stato mentale della prestazione d’eccellenza.

A CHI E’ UTILE?
La psicologia dello sport è utile per tutti coloro che vogliono lavorare sul migliorare la prestazione sportivo/motoria imparando a sfruttare al meglio le potenzialità della nostra mente. In generale, non si parla di percorsi di allenamento mentale vero e proprio al di sotto dei 16 anni. Ma tuttavia, anche prima di questa età, si può iniziare a “giocare” con la psicologia imparando alcune semplici principi dell’allenamento mentale.

QUANTO E’ UTILE…?
I percorsi di psicologia dello sport sono massimamente efficaci quando si rileva una discrepanza di risultato tra le prestazioni in allenamento e quelle in gara. E soprattutto quando queste differenze di prestazione non sono imputabili ad altre variabili (preparazione fisica, nutrizionale, carenze tecnico/tattiche).

CHE DIFFERENZA C’E’ TRA UN PERCORSO DI PSICOLOGIA DELLO SPORT E UNA PSICOTERAPIA O LA PSICONALISI?
La differenza sostanziale è che quando si intraprende un percorso di psicologia dello sport o allenamento mentale si lavora esclusivamente sulla prestazione. Non si va a toccare l’aspetto “patologico”, la famiglia di origine, i traumi passati, le relazioni affettive. Ci si concentra esclusivamente sulla performance sportiva e sul modo migliore per esprimere le potenzialità e raggiungere risultati. L’allenamento mentale va visto analogamente ai percorsi di preparazione atletica, tecnica o tattica, solo che si va ad allenare una parte intangibile del nostro corpo che si chiama “mente”.
Dunque la psicologia dello sport non ha nulla a che fare con la psicoterapia o la psicoanalisi anche se alcuni professionisti possono avere, nel loro percorso professionale, acquisito tali competenze.

LE RICHIESTE PIU’ FREQUENTI CHE GLI ATLETI CI RIVOLGONO

  • Gestione dell’ansia pre-regata
  • Regolazione dell’energia e gestione dei momenti di attesa pre-competizione
  • Tecniche di rilassamento
  • Aumento fiducia nelle proprie potenzialità
  • Gestione del sonno
  • Aumento autoefficacia
  • Aumento del “feeling”
  • Gestione dei cali di motivazione
  • Pianificazione e organizzazione delle competizioni
  • Miglioramento comunicazione nei gruppi e tra allenatore/atleta
  • Recupero psicologico dopo un infortunio

IN PRATICA…
Un percorso di allenamento mentale consiste in un incontro conoscitivo in cui atleta/allenatore e psicologo sportivo si conoscono e concordano un obiettivo di lavoro (valutando anche eventuali impedimenti nel procedere).
Si stabiliscono un numero di sedute ottimale per il raggiungimento dell’obiettivo prefisso che varia in media da 5 a 8 incontri.
Si stabilisce insieme se inserire nel processo di allenamento alcune sedute di allenamento sul campo (durante allenamenti) o di osservazione in gara. Questa opzione rende il lavoro estremamente più efficace perché diventa confezionato su misura alle esigenze del richiedente.
Fondamentale, per garantire l’autonomia dell’atleta, è la fase conclusiva del percorso che passa attraverso la verifica dei risultati ottenuti con l’allenamento mentale.

QUALI SPORT?
Tutte le discipline sportive possono trarre giovamento da un percorso di allenamento mentale, tuttavia questo deve essere calato nel contesto sportivo specifico, capendo bene le esigenze dei singoli atleti. Non possiamo certo pensare che, a livello mentale, le esigenze di un maratoneta siano identiche ad un centometrista. Questo aspetto fa parte integrante della professionalità dello psicologo a cui ci si rivolge.

Ipnosi e termoregolazione corporea

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Ipnosi e termoregolazione corporea termoregolazione sport invernali mani ipnosi sportiva ipnosi gladys bounous freddo   Introduzione
L’effetto delle tecniche ipnotiche sulla termoregolazione corporea è stato relativamente poco studiato anche se da tempo è nota l’efficacia delle strategie mentali sulla regolazione della temperatura periferica (van Quekeberghe, 1995; Ikemi et al, 1988). Piedmont (1981, 1983) correlò il livello di suscettibilità ipnotica con la capacità termoregolazione, evidenziando una maggior capacità, nei soggetti altamente suscettibili, di mantenere bassi livelli di temperatura periferica. L’efficacia delle suggestioni ipnotiche nella termoregolazione, rispetto a suggestioni pseudo-ipnotiche e non suggestioni, è stata valutata da Bregman e McAllister (1981). Nel 1984, Raynaud (Raynaud et al) osservò l’incremento della temperatura rettale e cutanea in soggetti sottoposti ad induzione ipnotica aspecifica e specifica (con suggestione di caldo) con differenze significative a favore del secondo tipo. Successivamente, Stetter (1985) evidenziò come i soggetti sottoposti a training autogeno manifestassero un innalzamento della temperatura corporea rispetto al gruppo di controllo. Ovviamente l’interesse nei confronti della capacità di gestire i processi omeotermici è particolarmente sentito in ambito sportivo per l’applicabilità che questa risorsa può avere rispetto alla performance (Mittleman et al, 1992;

Ciò che ci interessa esaminare in questo lavoro di tesi è l’efficacia dello strumento ipnotico nella modificazione della velocità di recupero della temperatura corporea.

L’ipotesi che si intende vagliare è che l’utilizzo di tecniche ipnotiche favorisca il miglioramento della regolazione dell’omeostasi termica, accelerando i tempi di recupero in seguito ad esposizione a fonte fredda.

Metodo

Procedura
Il campione è stato sottoposto a due misurazioni, effettuate in momenti temporali differenti, ad almeno 24 ore di distanza. Durante la prima rilevazione è stata monitorata la temperatura periferica della mano non dominante e il tempo di recupero della temperatura basale dopo l’abbassamento artificiale tramite accumulatori di freddo dal peso di 500 gr.

  • Ogni rilevazione è stata suddivisa in cinque momenti:
  • Acclimatamento alla temperatura della stanza mantenuta costante a 24°;
  • Accoglienza in cui si cerca, mediante colloquio, di tranquillizzare i soggetti in quanto stati di ansia o tensione contribuiscono all’abbassamento della temperatura, dettato da attivazione del sistema nervoso simpatico.
  • Misurazione della temperatura media della mano non dominante; rilevata dopo 1′ di stabilizzazione della temperatura su un valore costante.
  • Raffreddamento della mano fino a stabilizzazione della temperatura sul valore minimo costante per 30” o con accenno alla risalita.
  • Recupero della temperatura di baseline, con e senza l’aiuto di induzione ipnotica, fino a stabilizzazione per 30”.

Nella prima rilevazione, il recupero della temperatura è avvenuto in stato di veglia attiva: i soggetti cioè sono stati intrattenuti in una semplice conversazione con lo sperimentatore su argomenti a valenza emotiva neutra.

Durante la seconda rilevazione i soggetti sono stati guidati nel recupero della temperatura basale con un’induzione ipnotica basata sul monoideismo del calore. E’ stato chiesto ai soggetti in fase pre-sperimentale di visualizzare una fonte di calore, mantenendosi appositamente sul generico per permettere a ciascuno di selezionare l’immagine più consona per sé. Le immagini selezionata sono state: stufa a legna, caminetto, stufa in ghisa.

Strumenti di misurazione
Il primo strumento utilizzato è stato una scala di autovalutazione circa le abilità ipnotiche dei soggetti coinvolti nel campione.

Ai soggetti è stato chiesto di valutare le proprie competenze ipnotiche, intese come conoscenza e capacità applicativa delle tecniche ipnotiche, su una scala che va da 0 a 100. In seguito è stata compilata per ogni soggetto una scheda anagrafica in cui si richiede:

  • età
  • titolo di studio
  • professione
  • frequenza a formazioni ipnotiche
  • utilizzo regolare dello strumento ipnotico su se stessi (espresso in frequenza mensile)
  • utilizzo regolare dello strumento ipnotico su altre persone (espressa in frequenza mensile)
  • sensibilità agli agenti atmosferici e ai cambiamenti metereologici

La rilevazione della temperatura cutanea è stata registrata attraverso l’apparecchiatura di biofeedback BioGraph Infiniti (http://www.thoughttechnology.com).

Analisi e risultati
La prima misurazione (in stato di veglia attiva) mostra come i soggetti impieghino in media 166 secondi per recuperare un grado centigrado. partendo da una temperatura iniziale media di 32,59° e raggiungendo una temperatura minima di 27,33°.

Il tempo di recupero espresso in secondi ha una deviazione standard pari a 61,95, il che significa che vi è una forte variabilità individuale nel recupero termocorporeo, in stato di veglia attiva.

Questa variabilità può essere dettata da differenti fattori. Si è osservato che i soggetti che manifestavano maggior ansietà o stati di tensione avevano un recupero fisiologico più lento rispetto agli altri soggetti.

I risultati della seconda prova, in stato di trance ipnotica, confermano l’ipotesi principale dello studio evidenziando una diminuzione del tempo di recupero omeotermico (67 secondi per grado centigrado), suggerendo così che l’ipnosi sia uno strumento capace di accelerare i processi di adattamento corporeo in seguito a cambiamenti ambientali.

Ulteriori analisi statistiche sono in corso perché, ad una prima analisi superficiale, sembra esserci una differenza nei tempi di recupero tra soggetti con formazione ipnotica e soggetti senza formazione ipnotica. La cosa interessante è che pare che questi ultimi abbiamo una maggiore facilità di recupero termico in stato di trance rispetto a soggetti apparentemente più allenati alle tecniche ipnotiche.

Conclusione
L’interesse è ovviamente dato dall’applicabilità pratica di questo dato per quanto riguarda gli studi sul miglioramento della connessione mente-corpo-ambiente in soggetti sottoposti a rapide variazioni di temperatura ambientale, come ad esempio gli atleti di sport outdoor.

Inoltre, il miglioramento della capacità di adattamento al cambiamento delle variabili atmosferiche (come ad esempio la temperatura) è parte centrale degli studi inerenti lemeteoropatie, che possono riguardare numerosi soggetti, anche non sportivi.

Gli studi in merito evidenziano che la meteoropatia è una condizione nella quale si rileva un rallentamento dell’omotermia, rispetto ai valori di norma. (Solimene, 2000)

In condizioni di normalità, le tecniche ipnotiche possono essere efficacemente utilizzate per favorire la connessione mente-corpo-ambiente, con conseguenterapido adattamento alle condizioni atmosferiche esterne.

La variabile analizzata in questo studio è la temperatura, ma possiamo ipotizzare un’azione efficace anche sull’azione di altre variabili ambientali come (pressione, umidità, ecc.)

Questo aspetto (l’efficace connessione mente-corpo-ambiente), come già detto in precedenza, è fondamentale per gli sportivi che praticano attività outdoor e che costantemente devono aiutare il proprio organismo ad adattarsi alle circostanze ambientali esterne.

 

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Bibliografia

U.Solimene, A.Brugnoli, Meteorologia e Climatologia Medica Tempo, Clima e Salute, (ed. Mediamed, Milano, 2000)

U. Solimene, A. Brugnoli, E. Minelli, Meteoropatie – Le condizioni atmosferiche che influiscono sulla salute e sull’umore.

Muck-Weyman, et al, “The influence of hypnoid relaxation on the hypothalamic control of thermoregualtory cutaneous blood flow”, Micorvasc Res, 1997, PMID: 9327390

Raynaud J, et al, “Changes in rectal and mena skin temperature in response to suggested heat during hypnosis in man”, Psysiol Behaviour, 1984, PMID: 6505063

Piedmont RL, “Relationship between hypnotic susceptibility and thermal regulation: new directions for research” Percept Mot Skills, 1983

Piedmont RL, “Effects of hypnosisi and biofeedback upon the regulation of peripheral skin temperature”, Percept Mot Skills, 1981

Bregman NJ, McAllister HA, “Effects of suggestion on increasing or decreasing skin temperature control”, Int J Neuroscience 1981

Van Quekelberghe R, “Strategies for autoregulation of peripheral skin temperature” Percept Mot Skills, 1995

Mittleman KD, Doubt TJ, Gravitz MA, “Influence of self-induced hypnosisi on tehrla responses during immersion in 25 degrees C water”, Aviat Space Environ Med, 1992