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Come superare la paura della sconfitta

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Come superare la paura della sconfitta training resilienza psicologia dello sport mental training gestione sconfitta fallimento   L’importante è partecipare… finché si vince! Nella nostra esperienza non abbiamo mai incontrato un atleta che viva con serenità la possibilità della sconfitta. Tuttavia ci sono degli atleti che vivono questa possibilità, insita nella competizione, come una potenziale tragedia. Il pensiero relativo al fallimento può essere spaventoso, schiacciante e può diventare la principale di blocco psicologico per molti atleti.

Come ben ci spiegano le testimonianze grandi atleti non si può arrivare al “top” se non si è passati attraverso a numerose sconfitte. Per essere il migliore o per vincere, devi poter commettere errori e apprendere da essi come migliorare.
Il fallimento deve essere vissuto come una opportunità per crescere come atleta e, più importante, come persona.

Come incide la paura del fallimento sulla performance? E che conseguenze può avere?

Se hai paura del fallimento tenderai ad avere un atteggiamento “cauto”. Non oserai rischiare e sfidare te stesso proprio per evitare la possibilità di avvicinarsi al limite e quindi sbagliare.  I tuoi avversari potrebbero notare questo atteggiamento “conservativo” e magari approfittarne.

Se hai paura del fallimento potresti iniziare a catastrofizzare le conseguenze della sconfitta e questo potrà incidere sui livelli di ansia pre-gara (che aumenteranno) e di de-motivazione post-gara (in caso di sconfitta).

Se hai paura del fallimento il tuo dialogo interno diventerà inevitabilmente negativo e poco funzionale. Inizieranno ad abbondare le “doverizzazioni” (es. non devi sbagliare, devi fare attenzione…) e questo non farà altro che aumentare il tuo livello di stress.

Se hai paura del fallimento tenderai a muoverti cercando di evitare la situazione temuta e invece di muoverti verso i tuoi obiettivi, inizierai a muoverti “via dalla” tua paura.

In tutte queste condizioni la mente umana rischia di cadere nella trappola della “profezia che si auto-avvera” portandoti esattamente là dove desideri non andare.

Un lavoro cognitivo per imparare a gestire la sconfitta e il fallimento può essere un valido supporto per ciascun atleta che deve acquisire una delle competenze mentali necessarie per arrivare al top: la resilienza.

Questo aspetto può essere parte integrante di un lavoro di preparazione mentale, parlane con il tuo psicologo dello sport di fiducia e saprà indicarti il programma di allenamento più adatto alle tue necessità.

7 modi per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro

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7 modi per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro

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Molto spesso ci capita di lavorare con atleti che non hanno la possibilità di vivere tramite i guadagni del loro sport, ma che si sostengono tramite un’attività lavorativa esterna al loro sport.

 

In questo articolo, quindi, vedremo come questi atleti possono sfruttare le loro capacità mentali acquisite per sfruttare il loro percorso di Psicologia dello Sport nel lavoro.

 

 

 

Prepararsi alla giornata lavorativa:

 

Esattamente come gli atleti si preparano alle competizioni importanti, essi possono prepararsi mentalmente alle giornate lavorative pesanti. Programmare la giornata, prepararsi allo stress quotidiano, organizzarsi ed essere resilienti ai fallimenti sono tutte abilità che possono essere riportate nel lavoro.

 

Definire obiettivi di carriera:

 

Tramite un percorso di Psicologia dello Sport, un atleta impara a creare i propri obiettivi per definire al meglio la propria carriera sportiva. Nello stesso modo può sfruttare queste capacità per porsi obiettivi SMART a breve, medio e lungo termine per la propria carriera lavorativa.

 

Bilanciamento vita personale e lavorativa:

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Una delle prime cose che un atleta impara è che le energie non sono infinite; esattamente come le macchine, abbiamo un limite di benzina che non possiamo superare se non vogliamo andare in burn-out.

Nella sua attività sportiva, un atleta, impara a gestire le proprie energie bilanciando correttamente la vita da agonista con quella personale. In questo contesto viene inserito anche il lavoro, con il quale bisogna riuscire a trovare il bilanciamento perfetto per rendere al meglio in tutti gli ambiti.

 

Concentrarsi tra le distrazioni:

 

Un’abilità che l’atleta impara a sviluppare all’interno dello sport è quella di concentrarsi nonostante tutte le distrazioni che possono accadere durante un allenamento o una partita. Aver la possibilità di riportare questa skill all’interno dell’ambito lavorativo, permetterà alla persona di ottimizzare le prestazioni senza sprecare tempo ed energie.

 

Lavorare sotto stress:

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Sullo stress all’interno dello sport sono state dette tante cose. Esistono infatti diversi programmi di Psicologia dello Sport che permettono agli atleti di migliorare la propria prestazione tramite una gestione ottimale dello stress. Nel mondo lavorativo le fonti di stress sono molto simili a quelle presenti all’interno dello sport (Aspettative, risultati, clima non favorevole, compiti difficili, prestazioni decisive…) e molto simili sono anche le modalità di gestione come il controllo del self-talk, l’attivazione psico-fisiologica, la gestione delle emozioni, ecc…, tutte tecniche per poter sfruttare al meglio la Psicologia dello Sport nel lavoro

 

Focalizzarsi sul compito e non sui risultati:

 

Quello che uno Psicologo dello Sport insegna all’atleta in un percorso di mental training è che è molto più importante la focalizzazione su obiettivi di prestazione e non sul risultato perché, tra i vari motivi, il compito è influenzato da molte più variabili che dipendono direttamente dal soggetto e non da situazioni esterne (avversario-competitor, situazioni avverse non controllabili, errori che non dipendono direttamente dalla persona…). Anche sul lavoro, focalizzarsi sul migliorare la propria prestazione e non solo sul raggiungere dei risultati, è un modo per migliorare la propria auto-efficacia.

 

Far fronte a conflitti e migliorare il lavoro di team:

 

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 7 modi per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro stress lavoro correlato psicologo dello sport Torino psicologia dello sport psicologia del lavoro mental training b-skilled allenamento   Il lavoro in team comporta, alcune volte, a conflitti e avversità tra i membri del team. All’interno dello sport, come nel mondo lavorativo, è importante conoscere i modi per affrontare e superare questi conflitti e mediare tra le esigenze e le personalità differenti di tutta la squadra. Lavorare insieme al proprio team significa superare insieme tutte le avversità e lavorare per un obiettivo comune sfruttando al meglio le capacità e le competenze comuni. Un altro modo per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro è infatti il concentrarsi sulle tematiche di team.

 


 

Per maggiori informazioni, per curiosità o se vuoi iniziare un percorso di Psicologia dello Sport utile sia nello sport ma anche in altri ambiti di vita, contattaci a info@bskilled.it

Stress o Depressione Natalizia? Vai a correre!

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Stress o Depressione Natalizia? Vai a correre!

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Ormai è risaputo, il periodo delle feste di Natale è un periodo che per molte persone si rivela felice, pieno gioia, di buoni propositi e di condivisione di bei momenti con la famiglia e con gli amici.

Non è però così per tutti. Infatti sempre più persone, negli ultimi anni, tendono a subire un peggioramento dell’umore che viene chiamato “Christmas Blue” o “Depressione Natalizia”.

Questo disturbo sta cominciando ad essere talmente diffuso che è stato persino riconosciuto ufficialmente dalla comunità scientifica.

Quali sono le cause?

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Stress o Depressione Natalizia? Vai a correre! Torino sport psicologo dello sport Torino psicologia dello sport a Torino psicologia dello sport Natale mental training mental coach Depressione Natalizia b-skilled   Le cause possono essere molteplici:

  • Ansia generata dalla difficoltà organizzativa di dover pensare a regali, pranzi, cene e allestimenti di casa
  • Disagio provato dal senso di inadeguatezza nei confronti della felicità delle altre persone, che porta al senso di colpa di dover essere per forza felici
  • Rabbia dovuta dal dover per forza stare insieme a persone che non si sopporta fingendo di dover essere tutti uniti e solidali
  • Tristezza perché si vorrebbe passare il Natale con qualcuno di amato ma che non c’è più, oppure perché si è single e si è bombardati di messaggi di amore e felicità di coppia

Questi sono le maggiori cause della Depressione Natalizia che, secondo le statistiche, colpisce maggiormente le donne.

I sintomi sono spesso chiari: mal di testa, mancanza di appetito, sensi di colpa, ma anche minor capacità di divertirsi e difficoltà di godere dell’affetto di chi si ha vicino, senza contare la stanchezza perenne, sono tra i primi campanellini d’allarme di questo dicembre di ansia e malinconia.

Quindi cosa si può fare?

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La prima cosa da fare è non pensare di essere soli. Sembra strano ma è così, infatti il sapere che esistono tante persone al mondo a provare questo abbassamento dell’umore, rende un po’ meno pesante il senso di inadeguatezza verso una festa “felice”.

Non si è obbligati a dover amare il Natale, per questo il consiglio principale è quello di intraprendere attività meno “natalizie” per poter non trascurare quelli che sono i propri bisogni e le proprie passioni.

Da psicologi dello sport, infatti, consigliamo di prendere un momento per svolgere un’attività fisica costante che possa spezzare il vostro incantesimo di Natale.

La corsa, per esempio, ha diversi benefici sul corpo e sulla mente. Da una parte permette di tenersi in forma (e sotto le feste, si sa, male non fa), e, nel frattempo, ha diversi effetti positivi anche sulla mente:

  • Stimola la produzione di endorfine che generano un innalzamento dello stato di umore
  • Rende motivati e sicuri di se al raggiungimento dei propri obiettivi
  • Permette di staccare da tutte le attività quotidiane e senza avere il senso di colpa di “non fare niente”

Ovviamente consigliamo di poter mantenere una buona attività fisica sotto le feste a tutti quanti, non solo a chi le feste proprio non le sopporta! Sarà quindi importante la scelta della musica: mentre i cosiddetti “Grinch” preferiranno canzoni decisamente lontane dal Natale, quelli che invece adorano questo periodo, potranno correre con le compilation natalizie nelle cuffiette e il cappellino di Babbo Natale in testa (sperando che non si incontrino!).

 

Da parte di B-Skilled Buone feste (o buono sport) a tutti quanti!

 

La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze?

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La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali sono le differenze?

 

Sono da poco conclusi i Giochi Olimpici di Rio 2016 e, oltre a tutti gli atleti che hanno raggiunto o meno gli obiettivi che si erano prefissati, anche tutte le figure che ruotano attorno all’atleta, hanno dato il massimo per poter aiutarli nel cercare di raggiungerli.

Tra queste figure ci sono stati anche molti Psicologi dello Sport.

La Psicologia dello Sport, infatti, negli ultimi anni sta sempre più al fianco di atleti professionisti per aiutarli a dare il massimo in gare e a stare bene fuori.

Come abbiamo sottolineato più volte, la Psicologia dello Sport non è e non deve essere dedicata soltanto agli atleti professionisti, ma può essere di aiuto ad un atleta di qualsiasi livello e sport.

Quali sono, quindi, le differenze di lavoro tra un atleta “top” e uno “amatore”?

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Tempi

Gli Atleti Professionisti, solitamente, dedicano la maggior parte del loro tempo al loro sport, avendo programmi di allenamento personalizzati a 360°. Questo fatto può aiutare molto il lavoro dello Psicologo dello Sport che può ritagliarsi attivamente una parte di questo tempo per lavorare anche sulla mente dell’atleta.

Il fatto di poter lavorare, anche tutti i giorni, può essere un aiuto decisamente importante per prepararsi al meglio alle competizioni.

Ma non temete! Con gli atleti che non hanno questa possibilità, perciò, la qualità del lavoro sarà assolutamente la stessa, ma sarà strutturata in tempi e obiettivi diversi.

Team

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Uno dei valori aggiunti che possono avere gli atleti professionisti è quello di essere seguiti da un team di professionisti che possa seguirli costantemente.

Il lavoro dello Psicologo dello Sport, come saprete, non è soltanto un lavoro individuale uno a uno con l’atleta, ma è molto importante la collaborazione con tutto il team che segue l’atleta, sia per avere uno scambio di informazioni ottimale (programmi di allenamento, infortuni, preparazione atletica, nutrizione…), sia per preparare tutti insieme dei progetti individualizzati (sull’atleta o sulla squadra).

Anche in questo caso la preparazione mentale per atleti non professionistici è sempre importante e fondamentale. La collaborazione sarà magari ristretta con l’allenatore o, in caso di infortunio, con l’equipe medica che si occupa del recupero, ma sarà comunque garantita al massimo delle potenzialità.

Strumenti

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze? psicologo dello sport Torino psicologo dello sport psicologia dello sport torino psicologia dello sport mental training mental coaching atleti allenatori   Lo Psicologo dello Sport utilizza, come supporto al lavoro con gli atleti, alcune strumentazioni scientifiche che permettono di massimizzare le potenzialità del programma di mental training.

Strumenti di Bio-Feedback, Neuro-Feedback, Video-Analisi Comportamentale, Realtà virtuale, macchinari per il lavoro cognitivo sul gesto atletico, sono un aiuto importante che però influiscono sui costi della collaborazione. Costi che, come ben sappiamo, possono essere coperti soltanto da società o atleti che hanno le possibilità economiche per investire su strumentazioni di alto livello.

Per fortuna esistono anche alcuni strumenti che permettono il controllo di alcune variabili mentali che possono essere accessibili a tutti, anche grazie alla diffusione di Smartphone, Smartwatch o braccialetti che controllano la prestazione.

Riassumendo…BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze? psicologo dello sport Torino psicologo dello sport psicologia dello sport torino psicologia dello sport mental training mental coaching atleti allenatori

La differenza nel lavoro tra un atleta o una squadra “top” rispetto al lavoro con atleti amatori o dilettanti, sta nella tipologia di lavoro e di obiettivi che vengono dati insieme al professionista Psicologo.

Qualsiasi atleta, infatti, può accedere ai servizi di mental training definendo semplicemente l’area di intervento desiderata. Mentre con gli atleti che fanno dello sport la loro vita e il loro lavoro si può fare un programma annuale che copre a 360° le esigenze di miglioramento, per tutti gli altri atleti si può lavorare per micro-obiettivi con pacchetti più o meno brevi in base alle esigenze (Gestione dell’ansia pre-gara, Gestione dei pensieri, Comunicazione tra atleti e staff, ecc.).

Speriamo di aver, tramite questo articolo, chiarito le differenze di lavoro in base al livello delle atleta e alle disponibilità. Non abbiate quindi paura a rivolgervi ad uno Psicologo dello Sport anche se il vostro obiettivo non è quello di partecipare alle Olimpiadi!


 

Per conoscere le offerte di B-Skilled per qualsiasi tipo di atleta e di sport potete consultare il nostro sito o scriverci a info@bskilled.it

 

Le 9 abilità mentali per lo sport

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Le 9 abilità mentali per lo sport

Non c’è bisogno di essere un atleta professionista o di un campione olimpico per essere un atleta di successo.

Né si deve avere una stanza piena di trofei, vincere un campionato, o essere citato in prima pagina dei giornali sportivi.

Ci sono infatti molti elementi che accomunano i professionisti “top” e tutti gli altri atleti, cioè che per tutti il proprio sport è molto importante e che tutti gli atleti, di ogni categoria, si impegnano per raggiungere il meglio che possono nel loro livello.

Essi fissano obiettivi realistici, elevati per se stessi e si allenano sodo per raggiungerli.

Essi hanno successo perché perseguono i loro obiettivi e si godono il loro sport. La loro pratica sportiva arricchisce la loro vita e tutto ciò che danno in termini di tempo, fatica e rinunce, tornerà indietro in ogni ambito della vita, professionale e privata.

Le abilità mentali

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Le 9 abilità mentali per lo sport tennis sport piemonte psicologo dello sport Torino psicologia dello sport torino psicologia dello sport pallavolo mental training mental coach calcio basket b-skilled allenamento mentale abilità mentali   Un’altra cosa che accomuna tutti gli atleti di ogni categoria è l’utilizzo delle abilità mentali. Il centro di psicologia dello sport dell’Ohio ha identificato 9 abilità mentali che possono permettere a tutti gli atleti di migliorare le proprie performance.

 

 

 

 

Le abilità mentali sono:

  1. Scegliere e mantenere un atteggiamento positivo.
  2. Mantenere un elevato livello di auto-motivazione.
  3. Porsi obiettivi realistici.
  4. Confrontarsi efficacemente con le persone.
  5. Utilizzare un self-talk positivo.
  6. Utilizzare immagini mentali positive (imagery).
  7. Gestire in modo efficace l’ansia.
  8. Gestire efficacemente le emozioni.
  9. Mantenere la concentrazione.

La piramide delle prestazioni

Anche se ciascuna delle nove competenze è importante, l’importanza di ogni capacità mentale può essere più efficace se inserita nel momento corretto di preparazione

Per spiegare meglio, immaginiamo di dividere la preparazione in tre momenti:

  1. Preparazione a lungo termine della prestazione (ad esempio prepararsi per una maratona importante che si svolgerà fra 5-6 mesi)
  2. Preparazione precedente alla prestazione (ad esempio la settimana prima di una partita importante)
  3. Durante la prestazione.

Per ogni momento ci saranno delle abilità mentali più importanti di altre.

Livello I – (Atteggiamento Positivo, Auto-Motivazione, Obiettivi Realistici, Confrontarsi efficacemente con le persone).

Queste abilità mentali costituiscono un un’ampia base per il raggiungimento di obiettivi a lungo termine, per allenarsi efficacemente, e per sostenere la pratica quotidiana. Essi sono necessari giorno per giorno per lunghi periodi di tempo, spesso mesi e anni.

Livello II – (Self-Talk, Imagery).

Queste abilità sono utilizzate immediatamente prima delle prestazioni. Devono essere sfruttate poco prima dell’inizio della gara, o immediatamente prima di uno specifico gesto atletico o di un’azione, come ad esempio un servizio di tennis o un tiro libero nel basket.

Livello III – (Gestione Ansia, Gestione Emozioni e Concentrazione).

Queste sono le abilità mentali che vengono utilizzate durante le prestazioni. E’ molto importante saperle gestire per poter dare il meglio durante una gara.

Qui di seguito c’è illustrata la piramide in forma grafica.

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La figura dello psicologo dello sport, quindi, non è solo importante per gli atleti di livello “top”, ma per tutti gli atleti che desiderano prepararsi al meglio per le sfide che ricevono quotidianamente dal proprio sport. La conoscenza e l’allenamento delle abilità mentali è fondamentale per poter aggiungere alla propria preparazione, un programma completo di allenamento a 360° che permetterà all’atleta di poter sfruttare il 100% delle proprie potenzialità.

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Se sei interessato ad approfondire le tue conoscenze sulla Psicologia dello Sport o ad essere seguito da un team di Psicologi Sportivi, non esitare a contattarci su info@bskilled.it!

Nella stanza del mental coach

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Nella stanza del mental coach Torino psicologo dello sport psicologia sportiva psicologia dello sport a Torino psicologia dello sport prestazione obiettivi mental training mental coach coaching atleti   Vi siete mai chiesti cosa fa veramente un mental coach per sportivi? Ma soprattutto, sapete veramente chi è un mental coach?

In questo libro avrete la possibilità di entrare in uno studio di psicologia dello sport, sedervi accanto ai nostri mental trainer e leggere 11 storie di sport accomunate da un comune denominatore: l’utilizzo della psicologia dello sport per raggiungere un obiettivo.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Nella stanza del mental coach Torino psicologo dello sport psicologia sportiva psicologia dello sport a Torino psicologia dello sport prestazione obiettivi mental training mental coach coaching atleti   Potrete conoscere la squadra perfetta dove però i problemi di comunicazione riducevano le performance oppure andare in pista con Beatrice, la nostra “mamma sportiva” alle prese con l’ansia da prestazione per il proprio figlio. Vi immaginerete cosa si prova a fare un salto nel vuoto e ricordarsi solo il rumore dello schianto a terra a poche settimane dalle Olimpiadi ed entrerete nelle dinamiche di uno sport di coppia quando la coppia scoppia! E molto altro ancora, ma non vogliamo rovinarvi il gusto di entrare nel mondo della psicologia dello sport e scoprire in quanti ambiti il mental coaching può servire.

Non mancherà la giusta dose di ironia perché in fondo gli psicologi dello sport sembrano “noiosi”,  ma non lo sono così tanto!
Tra il serio e lo scherzoso troverete consigli per il vostro benessere sportivo, capirete quali tecniche si usano per migliorare la prestazione mentale di uno sportivo e soprattutto, capirete, quali vantaggi ha l’affidarsi ad una persona competente e qualificata a fare questo tipo di lavoro!
Vi aspettiamo nella nostra stanza, a presto!

Il libro è disponibile su:

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Routine sportiva e gesti rituali

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Routine sportiva e gesti rituali

 

Vi è mai capitato di osservare un atleta che, prima di un gesto atletico importante (servizio di tennis, tiro libero nel basket, ricezione nella pallavolo e così via) oppure prima di cominciare una gara compie una sequenza di gesti particolare e anche un po’ buffa a dir la verità?
Molto spesso succede che il tutto viene categorizzato nella parola “scaramanzia”.

Ma siamo sicuri che non ci sia qualcosa in più?

Gli psicologi dello sport, soprattutto quando lavorano con atleti individuali, utilizzano del tempo durante i percorsi di mental training per costruire, insieme allo sportivo, una routine.
La routine, infatti, è uno degli strumenti che più viene utilizzato durante un mental training.

Che differenza c’è tra routine e scaramanzia?

E’ vero che non tutti quanti gli atleti che fanno dei rituali prima di una gara o di un gesto atletico li utilizzano in modo da favorire la propria forza mentale ma che si tratta di semplice scaramanzia. Allora dove sta la differenza?

Ci sono due differenze sostanziali:

1) La consapevolezza. Chi compie un gesto scaramantico o religioso, non lo fa per avere i benefici mentali accertati dalla letteratura scientifica, ma lo fa per richiedere una sorta di aiuto miracoloso esterno che, quasi sicuramente, non ci sarà.
Chi utilizza, invece, una routine costruita con uno psicologo dello sport sa che questa serve per focalizzare l’attenzione, per diminuire l’ansia prima e durante una gara e per attivare l’arousal corporeo.

2) Focus sulla persona e non su oggetti esterni. Un errore che può compiere chi utilizza la scaramanzia, infatti, è quello di avere una routine legata ad oggetti esterni (calzino fortunato, maglietta vincente…). Le conseguenze, come potete immaginare, possono essere molto brutte dal momento in cui questo oggetto viene dimenticato vicino alla lavatrice o, ancora peggio, perso.
Chi invece compie una routine “psicologica” sa che questa dovrà essere sempre uguale e quindi dovrà legarla a gesti e pensieri che potrà replicare in qualsiasi momento e situazione.

A cosa serve una routine?

Come detto prima, l’utilizzo di una routine pre-gara o di rituali durante la gara, servono a supportare l’atleta nel miglioramento di alcune dinamiche mentali. Fare un rituale con consapevolezza, infatti, serve a focalizzare l’attenzione e la concentrazione (soprattutto quando si è distratti da un self-talk negativo), serve a ridurre l’ansia e ad attivarsi per essere pronto a performare nel modo migliore possibile.

Innanzitutto bisogna differenziare tra routine pre-gara e rituali prima di un gesto.
La prima è una routine che dura un po’ di tempo. Bisogna scegliere un momento durante il giorno della gara in cui la routine può partire. Trattandosi di un tempo molto ampio, ovviamente la routine non deve essere fissa e non modificabile, ma devono essere una serie di gesti e di pensieri che, durante i momenti che precedono la gara, vengono fatti sempre. Per esempio una routine pre gara può essere legata all’ascolto di musica, ad alcuni gesti durante il riscaldamento, al fare una tecnica di rilassamento, associando il tutto al self talk positivo.
I rituali prima di un gesto atletico, invece sono più fissi e immutabili. E’ una sequenza di gesti e pensieri che, una volta decisa e approvata dall’atleta, deve essere fatta ogni volta che il gesto atletico si ripropone. Ogni volta che un tennista serve, che un pallavolista batte o che un cestista si trova davanti ad un tiro libero.
Associare gesti a pensieri è sicuramente il modo migliore per essere pronti a fare la propria prestazione al 100%. L’importante è sempre essere consapevoli che non vi arriverà nessun aiuto dall’esterno ma che tutte le risorse che vi servono sono dentro di voi!

Ecco un video dove vi mostriamo le principali routine!

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Se volete approfondire il discorso della routine sportiva, non esitate a contattarci su info@bskilled.it

Psicologia dello Sport e squadra. Il ruolo dell’allenatore.

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Psicologia dello Sport e squadra. Il ruolo dell’allenatore

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Qual è il ruolo dell’allenatore in un percorso di psicologia dello sport della sua squadra? Quando uno psicologo dello sport inizia un percorso con una squadra, non lavora da solo. Il suo lavoro, infatti è svolto in collaborazione con l’allenatore e tutto lo staff.

L’allenatore, infatti ha l’importantissimo ruolo di facilitatore delle tecniche che lo psicologo insegna alla squadra. E’ l’allenatore che si occuperà di fare allenare la squadra al meglio, anche a livello mentale.

Vediamo in pratica come l’allenatore potrà sfruttare al meglio il lavoro di uno psicologo dello sport con una squadra:

Implementare la pratica della psicologia dello sport.

E’ fondamentale ricordare sempre agli atleti di utilizzare gli strumenti imparati per migliorare, giorno per giorno le loro capacità mentali. Per esempio, uno degli strumenti forniti dallo psicologo dello sport è il diario delle prestazioni; un allenatore può richiedere di farlo prima e dopo ogni allenamento e, ogni 2-3 settimane fare una discussione di gruppo condividendo i diari.

Durante il riscaldamento, invece, un allenatore può ricordare agli atleti di utilizzare immagini mentali per visualizzare realizzare i loro obiettivi per l’allenamento.

Costruire una mentalità “noi” al posto di una “me”.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologia dello Sport e squadra. Il ruolo dell’allenatore. squadra psicologia dello sport torino psicologia dello sport pallavolo mental training coach calcio basket allenatore   Semplici esercizi quotidiani possono aiutare a trasformare un gruppo di atleti in una squadra che lavora insieme per raggiungere il successo.

E’ importante mantenere un buon clima sociale, ad esempio favorendo attività sociali come cene di gruppo, tornei di videogiochi, o di qualunque cosa possa piacere agli atleti per fare in modo che essi si conoscano bene l’un l’altro anche fuori dal campo.

Oltre alla coesione sociale è fondamentale mantenere alta anche quella di lavoro. Fare in modo di condividere gli obiettivi e di utilizzare esercizi di team building (che lo psicologo dello sport potra insegnare) servono per poter creare una squadra in cui è molto più importante il “noi” rispetto al “me”.

Motivare gli atleti.

Uno dei migliori modi per motivare i tuoi atleti è di conoscerli personalmente e dimostrare loro che ci si prende cura di essi, non solo per le loro capacità sportive. Se si nota un calo di motivazione, è molto importante chiedere di parlarne insieme. Si può per esempio portare a loro casi di atleti famosi che hanno attraversato momenti difficili, in cui la motivazione è stata bassa ma che sono riusciti a superarla con l’aiuto dell’allenatore e della squadra.

Lavorare bene con i genitori.

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Per mantenere un buon rapporto con i genitori, un allenatore deve assicurarsi di incontrare i genitori prima di ogni stagione e condividere con loro le sue modalità di lavoro chiedendo loro quali sono le aspettative nei suoi confronti e nei confronti della società.

Se si riesce è importante mantenere un contatto con i genitori attraverso la posta elettronica o un sito Web del team.

Ricordare ai genitori di divertirsi, perché quando loro riescono a prendere lo sport come un divertimento, di consegenza, i loro figli potranno rilassarsi e performare al meglio. Si può spiegare loro che abilità di vita (life skills) sono fondamentali e che possono aiutare i loro figli a prepararsi per il duro lavoro a stabilire le buone abitudini come mangiare bene e riposare a sufficienza, imparare il lavoro di squadra, recuperare la motivazione dopo un errore. Questi concetti possono essere appresi solo tramite il supporto di una squadra che facilità la crescita dell’atleta ma anche di genitori che supportano in maniera sana e favorevole allo sviluppo.

Per approfondire la tematica del rapporto allenatori-genitori, scarica gratuitamente i nostri ebook:

Allenatori e genitori: mission impossibile?! 

Genitori Sportivi: un supporto per i piccoli atleti!

5 modi per migliorare la vostra autoefficacia nello sport

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5 modi per migliorare la vostra autoefficacia nello sport.

Una delle dinamiche mentali più potenti che sostengono la pratica sportiva è sicuramente l’autoefficacia. Spesso confusa con il termine “autostima”, l’autoefficacia è la fiducia nelle proprie capacità all’interno di una situazione specifica. L’autostima invece è una visione più allargata della propria personalità e, nello sport soprattutto, ha un’influenza minore sulla performance rispetto all’autoefficacia.

Per esempio io posso considerarmi una persona simpatica e con facilità di apprendimento ma se vengo messo per la prima volta su di un campo da golf con una mazza in mano senza mai essermi allenato, la mia autoefficacia sarà bassissima. Viceversa uno può anche considerarsi una persona timida ed introversa ma se è capace di mettere 10 canestri su 10, la sua autoefficacia nei tiri liberi sarà sicuramente alta e utile a raggiungere il proprio scopo e la propria performance.

Potete anche essere il più forte, più alto, più potente atleta sul campo, ma se non siete sicuri nelle vostre abilità, avrete problemi a raggiungere i vostri obiettivi. Lavorate per migliorare la vostra autoefficacia, mettendo lo stesso impegno che dedicate allo sviluppo delle vostre competenze specifiche per lo sport, e vi accorgerete di quanto migliorerà la qualità della prestazione.

Se non sapete come farlo, ecco 5 consigli della psicologia dello sport per poter migliorare la vostra autoefficacia:

 

Rendetevi conto che l’autoefficacia oscilla

La fiducia in se stessi, per tutti gli atleti (anche di alto livello) ha sempre dei momenti più alti e dei momenti più bassi ma non è mai o tutto o niente. E ‘uno stato d’animo che oscilla, quindi non vi abbattete se la vostra autoefficacia, in un certo momento, è bassa. Basta concentrarsi sul proprio miglioramento, e la vostra fiducia farà altrettanto.

 

Concentrarsi su se stessi, non sugli altri

Invece di pensare a quello che stanno facendo i vostri avversari o i vostri compagni di squadra, concentratevi esclusivamente sulla vostra prestazione e su come potrete migliorare. Questa è la vostra carriera da atleta, quindi è necessario concentrarsi su ciò che è necessario fare per migliorare ogni giorno. E quando si migliora come atleta, l’autoefficacia aumenta di conseguenza.

 

Focalizzatevi sul successo giorno per giorno

Quando si ha un successo in allenamento, in partita, o anche soltanto in palestra (basta anche il più piccolo dei successi), la vostra autoefficacia aumenta. Se la vostra fiducia in voi stessi aumenta di una piccola quantità ogni giorno, provate a pensare a come sarà il vostro livello fra un mese, fra sei mesi o fra un anno!

 

Concentratevi sulla prestazione, non sui risultati

Quando ci si concentra su come migliorare il proprio rendimento si diventa più fiduciosi perché ci si concentra su qualcosa di cui si ha il controllo. Non è possibile, ovviamente, controllare i risultati, infatti potrete anche fare la vostra migliore prestazione in assoluto ma se l’avversario è più forte, il risultato sarà negativo. Se siete concentrati sulla prestazione, rimarrete magari delusi dopo una sconfitta, ma la vostra autoefficacia rimarrà alta, perché saprete di aver dato il vostro meglio.

 

Concentratevi su ciò che state facendo

Imparare dai propri errori è importante, ma non ha senso rimanere a rimuginare su di essi.

Se passate troppo tempo a pensare ai vostri errori, la vostra autoefficacia andrà a scemare. Se comincerete a concentrarvi sulla vostra prestazione e su come poter dare il vostro meglio, senza focalizzarvi eccessivamente sugli errori, aumenterà la fiducia che provate verso voi stessi.

 

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Questi consigli su come aumentare l’autoefficacia sono utili per ogni sportivo che pratica sport di qualsiasi livello. Se però sentite di aver bisogno di un percorso professionale per aumentare la vostra autoefficacia contattaci pure a info@bskilled.it e avrai a disposizione un team di psicologi dello sport a tua disposizione!

Psicologia dell’immersione subacquea

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Oltre ad essere psicologa sono anche una appassionata di subacquea e quale modo migliore per abbinare queste due passioni dedicandosi alla psicologia dello sport applicata alle immersioni subacquee.

Molti di noi che si immergono per pura passione spesso sottovalutano l’importanza dell’aspetto psicologico durante le loro discese, eppure una buona preparazione psicologica consentirebbe di godersi di più questi momenti garantendo al sub un maggior sicurezza fuori e dentro l’acqua.

Nel corso della storia, molti psicologi si sono avvicinati allo studio della subacquea, inizialmente per deliberare il profilo di personalità di chi pratica questa disciplina sportiva. E che cosa hanno scoperto? Sei interessato a diventare un subacqueo, o sei uno già? Se è così, c’è una buona probabilità che tu abbia un profilo di personalità con un tratto caratteristico che, in letteratura psicologica, si chiama ‘Sensation Seeking’. Il termine “Sensation Seeking” si riferisce a una preferenza per un particolare livello di stimolazione sensoriale. Le persone che hanno un elevato punteggio sulle scale di sensation seeking preferiscono elevati livelli di stimolazione. Sono persone che spesso sono alla ricerca di cose nuove e interessanti da fare. La noia è il nemico principale delle persone in cerca di sensazioni, che amano l’avventura e le sfide, come quelle che si ottengono dalle immersioni. I sensazioni seekers sono generalmente più impulsivi, disinibiti, estroversi e anticonformisti rispetto ai bassi cercatori di sensazioni. Persone in cerca di “sensazioni forti” hanno le seguenti caratteristiche, secondo Zuckerman:

  1. Essi sono più disposti a impegnarsi in attività che comportano un rischio. In questa categoria di attività rientrano le immersioni subacquee, ma anche attività come alpinismo, sky diving e surf e molte altre. Essi sono più propensi a guidare moto e auto più velocemente di altri. Essi sono anche più propensi a sperimentare droghe ricreative come la marijuana.
  2. Essi sono più disposti a offrirsi volontari per esperimenti inusuali o per attività che conoscono poco e che incuriosiscono.
  3. Si impegnano in una più ampia gamma di attività sessuali con una maggiore varietà di partner.
  4. Mostrano altre preferenze che promuovono elevati livelli di stimolazione. Ad esempio, essi tendono a fare molti viaggi, possono amare  il gioco d’azzardo, i cibi piccanti, feste sfrenate e amici insoliti.

Nevo e Breitstein (1999) hanno esaminato molti studi delle caratteristiche dei sub e hanno tracciato questo profilo prototipico (vediamo se vi riconoscete amici sub!):

  • I subacquei tendono a giocare, rischiare e cercare l’avventura.
  • I sub hanno atteggiamenti più maschili e più aggressivi rispetto ai non subacquei (anche se di genere femminile!).
  • I divers soffrono meno di ansia rispetto ai non subacquei.
  • La salute generale dei sub è migliore di quella dei non subacquei.
Good Diver o Bad Diver?

Stress, ansia e panico
La maggior parte dei subacquei sperimenteranno abbastanza sforzo in qualche momento della loro immersione e potrà capitare di sperimentare ansia prima, durante o dopo l’immersione. Per alcuni, questo raggiungerà un’intensità che renderà il funzionamento normale difficile o impossibile e questo è lo stato che chiamiamo “panico”. Secondo alcuni psicologi delle immersioni, come Bacharach e Egstrom (1987), il panico è la principale causa di decessi di immersione.

Il panico può derivare da un progressivo accumulo di ansia evocata da eventi di varia natura (freddo, stanchezza, scarsa familiarità con attrezzature, ecc), oppure da un singolo evento che il subacqueo si sente incapace di gestire (malfunzionamento dell’erogatore, la perdita di una maschera, ecc). Il panico è più probabile che accada quando si affrontano immersioni nuove o in condizioni più estreme rispetto a quelle a cui il subacqueo è abituato.

I principali segni e sintomi di panico sono:
  • Modifiche respiratorie: in un attacco di panico la mancanza di respiro è comune e il subacqueo può avere la sensazione di non avere abbastanza aria nei polmoni.
  • Cambiamenti cardiovascolari: modifiche possono includere tachicardia (battito cardiaco accelerato) e aritmie (battito cardiaco irregolare). Il subacqueo può avvertire “palpitazioni”, una sensazione di pesantezza o dolore al petto che possono portarlo a credere di avere un infarto sott’acqua.
  • Sintomi gastrointestinali: il sistema gastrointestinale può diventare più attivo, con sintomi che vanno dalla sensazione di ‘farfalle nello stomaco’ fino ad arrivare a nausea, vomito e diarrea.
  • Sintomi genitourinarie: Cambiamenti nel sistema GU includono aumento della minzione o la sensazione di aver bisogno di urinare e sensazioni di formicolio.
  • Cambiamenti muscoloscheletrici: tensione muscolare, mal di testa e tremori sono sintomi comuni.
  • Cambiamenti vocalizzazione: tremore nella voce, una voce acuta o vocalizzazioni “congelati” sono i principali segni.

Il panico sott’acqua può portare alla morte in diversi modi. Se il subacqueo respira rapidamente e superficialmente, ossigeno insufficiente raggiunge i polmoni, causando ipossia e l’accumulo di eccesso CO2. Il subacqueo cerca in tal modo di respirare ancora più veloce e può espellere il regolatore perché pensa che quest’ultimo gli impedisca di ottenere abbastanza aria. Alcuni subacquei ricercano una rapida risalita in superficie esponendosi così a rischi di malattia da decompressione. L’ipossia può anche portare alla perdita di coscienza.

Il panico inoltre impedisce anche al subacqueo di pensare in un modo razionale. Se la situazione richiede il pensiero razionale come ad esempio nel caso di un malfunzionamento dell’apparecchiatura, il panico può impedire il tipo di ragionamento che è necessario per risolvere il problema e spesso porta a peggiorare la situazione. I subacquei possono evitare il panico in vari modi:

  •  Migliorare la forma fisica. I subacquei che sono in forma hanno più risorse che possono usare per combattere il freddo, la stanchezza ecc
  • Migliorare la conoscenza della subacquea. Conoscere i rischi reali di immersione impedisce a paure non realistiche di prendere il sopravvento.
  • Praticare risposte di emergenza. Una delle cose più utili che i subacquei possono fare per evitare che il panico dilaghi è quello di praticare le tecniche di risposta alle emergenze fino a che non sono diventate automatiche. Per prima cosa questo permette di risparmiare tempo prezioso laddove si dovesse verificare una emergenza. In secondo luogo, acquisire sicurezza va ad incrementare il proprio senso di autoefficacia diminuendo i livelli di stress.
  • Conoscere i propri limiti.
  • Allenare la propria mente con training psicologici. Spigolo e Dell’oro (1985) hanno proposto che il training autogeno può essere utile per i subacquei. In realtà i percorsi di mental training per subacquei comprendono diverse tecniche ed esercizi, oltre al training autogeno, che il subacqueo impara e allena fino a raggiungere la completa autonomia nella gestione della propria sfera psicologica.

Per questo motivo il nostro team propone dei momenti di incontro pensati proprio per i subacquei che vogliono conoscere meglio gli aspetti psicologici legati alle immersioni ricreative e che desiderano imparare tecniche di gestione degli aspetti psicologi ed emotivi che il subacqueo dovrà affrontare durante le sue immersioni.

Per organizzare questi incontri presso il tuo Diving Center o presso la tua scuola sub, contattaci e di daremo tutte le informazioni che ti servono!

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Bibliografia:
  • Bachrach, A.J. and Egstrom, G.H. (1987). Stress and performance in diving. San Pedro, CA: Best Publishing Company.
  • Baddeley, A.D., Godden, D., Moray, N.P., Ross, H.E. and Synodinos, N.E. (1978). Final report on training services agency contract – Selection of diving trainees. Department of Psychology, Stirling University and M.R.C. Applied Psychology Research Unit, Cambridge.
  • Edmonds, C., (1986). The abalone diver. Australia: National Safety Council of Australia, Victoria.
  • Lesnik-Oberstein, M. and Cohen L. (1984). Cognitive style, sensation seeking and assortative mating. Journal of Personality and Social Psychology, 46 (1), 112 – 117.
  • Nevo, B. and Breitstein, S. (1999). Psychological and Behavioral Aspects of Diving. San Pedro, CA:Best Publishing Company.
  • Spigolon, L. and Dell’oro, A., (1985). Autogenic training in frogmen. International Journal of Sport Psychology, 16 (4), 312 – 320.
  • Zuckerman, M. (1979). Sensation Seeking: Beyond the optimal level of arousal. Hillsdale, NJ: Erlbaum.