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Come ritrovare la “fame” dopo una vittoria

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Come ritrovare la "fame" dopo una vittoria vittoria successo psicologia dello sport motivazione fame calo motivazione allenamento mentale   Nel 1993, dopo aver guidato il suo paese verso una medaglia d’oro olimpica, conquistando il suo terzo campionato NBA e totalizzando più punti di qualsiasi altro giocatore in campionato per la settima stagione consecutiva, Michael Jordan ha annunciato il suo ritiro dal basket. Aveva 30 anni. Aveva perso la “fame” di vittoria?

“Avevo solo bisogno di cambiare“, Jordan avrebbe raccontato più tardi.  “Mi stavo stancando della stessa vecchia attività e routine e non provavo lo stesso coinvolgimento che avevo provato prima, ed era faticoso.”

Molti di noi hanno provato alcuni degli stessi sentimenti dopo aver completato un grande progetto, o aver vinto una grande sfida, o aver fatto una performance di eccellenza. Per mesi o settimane sei stato completamente concentrato su un’unica, titanica impresa. E poi… il traguardo è raggiunto. Quando pensiamo di raggiungere un obiettivo importante, immaginiamo l’euforia di raggiungere nuove vette. Ciò che spesso non riusciamo a prevedere, tuttavia, è che una volta che abbiamo scalato quella montagna, può essere sorprendentemente fredda e arida sull’altro versante. Dopo un periodo di massiccia produttività, dobbiamo tornare alla normalità e a una routine di lavoro consolidata.

È molto più difficile di quanto sembri.

Per prima cosa, è a causa dell’attivazione emotiva che si crea nel passare da una situazione eccitante, stimolante o piena di pressione a una situazione decisamente meno impegnativa. Le situazioni di stress elevato e la scarica di adrenalina che producono possono creare dipendenza. Quando il costante senso di urgenza che abbiamo portato avanti per mesi si interrompe bruscamente, sperimentiamo un “calo di motivazione”.

In molti casi, tornare a una routine prevedibile significa anche che il lavoro non è più così stimolante. Per essere pienamente coinvolti, dobbiamo sperimentare un costante senso di crescita in ciò che facciamo. In nessun punto il divario tra apprendimento rapido e “stagnazione” intollerabile è più evidente che dopo un periodo di intenso sviluppo professionale e di grandi successi.

Ma forse il motivo principale per cui abbiamo difficoltà a motivarci dopo un grande successo è che non riusciamo a riconoscere i sintomi del burnout.

Padroneggiare nuove sfide comporta uno sfogo di sforzi mentali, emotivi e fisici. Sostenere questo sforzo per un lungo periodo di tempo esaurisce la tua energia. Il burnout può accadere quando la quantità di energia richiesta supera costantemente la quantità di energia disponibile.

Il burnout può essere sorprendentemente difficile da rilevare. Non troverai alcun sintomo eclatante. Potresti notare qualche minuto in più al mattino per alzarti dal letto. O ritardare decisioni importanti. O ti senti un pò più “freddo” durante l’allenamento. Siamo tutti suscettibili al burnout, specialmente dopo un periodo in cui abbiamo dovuto lottare con sfide difficili. Ciò non significa, tuttavia, che l’inefficienza, il cinismo e la procrastinazione debbano necessariamente seguire ogni grande successo.

Ecco alcuni suggerimenti che vale la pena considerare la prossima volta che passerai da una grande vittoria alla tua normale routine.

Sii consapevole che il tuo lavoro sta per diventare più difficile. Un errore comune che facciamo dopo aver superato una sfida importante è avere aspettative non realistiche sul lavoro che segue. Dopo una grande quantità di sforzi, è probabile che il tuo livello energetico si esaurisca, il che rende difficile mantenere la concentrazione. Compiti che potrebbero aver richiesto un piccolo sforzo in passato richiedono improvvisamente molta più fatica. Adattare le tue aspettative è importante perché aiuta a minimizzare il senso di colpa che spesso accompagna e accresce il burnout.

Ritagliati alcune ore per elencare, chiarire e dare priorità ai tuoi prossimi passi. Una sessione di strategia focalizzata ti aiuterà a liberare la mente e ti assicurerà di dedicare l’energia limitata che hai alle attività che hanno un valore.

Recupera la tua energia. Per ottenere le massime prestazioni il corpo umano richiede periodi di recupero. Lavorare quando le nostre risorse fisiche e cognitive sono esaurite produce lavoro di bassa qualità e rende l’impegno più difficile. Prendersi una pausa, più o meno prolungata, dopo una grande vincita non è irrilevante.
Ma cosa fare in questo periodo di recupero? Molti di noi credono che le attività passive e rilassanti siano le migliori, i ricercatori hanno invece trovato prove che l’esercizio fisico moderato e l’interazione sociale possono essere ancora più rivitalizzanti.

In definitiva, il modo in cui ti avvicini al tuo lavoro nei giorni e nelle settimane successivi a una grande vittoria può essere altrettanto importante per il tuo successo a lungo termine quanto il successo stesso. Anticipando e affrontando in modo proattivo uno stato mentale e fisico impoverito, sei più propenso a trasformare una vittoria isolata in una costante serie di successi.

 

 

Articolo originale: Ron Friedman, Ph.D, https://hbr.org/2015/02/staying-motivated-after-a-major-achievement

Cosa vuole dire avere grinta nello sport?

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Cosa vuole dire avere grinta nello sport? successo sport risultati resistenza psicologia dello sport perseveranza motivazione grinta fame   “Un giocatore forte è un giocatore che ha grinta!” Quante volte abbiamo sentito frasi simili nel mondo sportivo. Spesso si associa la grinta a cose come essere duro, non arrendersi e fare il cosiddetto ‘lavoro sporco’. Mentre alcune di queste idee possono avere qualche assonanza con le caratteristiche che definiscono la grinta, non ci forniscono una spiegazione chiara. Ecco cosa ha da dire il principale esperto di grinta (Duckworth et al 2007):

“Definiamo la grinta come perseveranza e passione per gli obiettivi a lungo termine. La grinta comporta un lavoro strenuo verso le sfide, mantenendo lo sforzo e l’interesse nel corso degli anni, nonostante insuccessi, avversità e altipiani in corso. L’individuo grintoso si avvicina al successo come a una maratona; il suo vantaggio è la resistenza. Mentre la delusione o la noia segnalano agli altri che è tempo di cambiare traiettoria e limitare le perdite, l’individuo grintoso resiste nel corso del tempo. “

La formula del successo

Uno degli aspetti chiave da questa definizione è che non ci vogliono solo giorni o mesi per raggiungere obiettivi a lungo termine, ma piuttosto anni di sforzi intensi.
Inoltre, indipendentemente dallo scopo, indipendentemente dalle battute d’arresto e dai fallimenti che inevitabilmente si presenteranno, l’atleta grintoso persevera senza scendere di livello.
Molti studiosi ora concordano sul fatto che quando si tratta di realizzare straordinari successi nello sport (o in qualsiasi altro campo), il talento da solo, non è abbastanza.
Secondo Duckworth (2016), al livello più elementare, ci sono 2 equazioni che sono fondamentali quando si cerca di capire il successo nello sport, come nella vita:

talento x impegno = abilità
abilità x impegno = realizzazione

Cosa ti colpisce guardando queste due equazioni? In primo luogo, non importa quanto sia dotato un tennista, ad esempio, senza lo sforzo necessario, è impossibile per lui perfezionare le proprie abilità.  All’inizio della carriera sportiva, alcuni giovani sono naturalmente più abili nell’eseguire alcuni gesti tecnici, rispetto ad altri. Ciò può essere dovuto ad una sorta di abilità innate (chiamiamolo talento se vogliamo), ma questo non significa che siano i prossimi campioni del mondo. Lo sforzo, quello a lungo termine, è fondamentale. È ciò che sviluppa e affina l’abilità.

In secondo luogo, una volta che una qualche forma di abilità è presente, lo sforzo non si ferma e non dovrebbe fermarsi. Come potete vedere dalla seconda equazione di Duckworth, perché il successo (o l’insuccesso) si manifesti, lo sforzo gioca ancora un ruolo chiave. È qui che molti giocatori sbagliano. Ho delle buoni doti tecniche per cui non ho bisogno di allenarmi così duramente. Vi sembra un ragionamento che atleti professionisti del calibro di Nadal, Ronaldo o qualsiasi altro giocatore top-player nel vostro sport preferito, farebbe? Potresti mai immaginare quel tipo di commento o reazione da parte di un giocatore come Rafael Nadal?  Indipendentemente dal loro talento o abilità, lo sforzo è sempre in prima linea.

Le ricerche sulla grinta come predittore di successo

La grinta ha dimostrato di essere un predittore di successo al National Spelling Bee (Duckworth et al 2011), ha previsto i tassi di abbandono a West Point, l’Accademia Militare degli Stati Uniti (Duckworth et al 2007), ha previsto tassi di successo sul lavoro (Eskreis-Winkler et al 2014) e così via. Per il lettore curioso, suggeriamo di dare un’occhiata più da vicino ad alcune delle ricerche sulla grinta e di prendere in mano il libro di Angela Duckworth del 2016: Grit: The Power of Passion and Perseverance.

Lo studio di Larkin et al (2015) è stato il primo nel suo genere quando si guarda alla grinta nello sport, ma aveva i suoi limiti. Uno di questi è che, pur essendo classificato come “élite”, la popolazione era piuttosto giovane.
In un’indagine più recente, Tadesqui e Young (2016) hanno reclutato oltre 250 atleti da una varietà di sport (nuoto, atletica, tennis, hockey, calcio), una varietà di gruppi di età (l’età media era di 23 anni ma variava da 13-30) e una varietà di livelli di abilità (locali, città, regionali, provinciali, nazionali e internazionali) con l’obiettivo di ottenere ulteriori informazioni sulla grinta nello sport.

Ecco cosa hanno trovato. I punteggi più alti sulla porzione perseveranza della scala di grinta erano significativamente associati alla pratica deliberata (DP), insieme alla frequenza alla pratica obbligatoria e facoltativa. Gli autori riaffermano che la DP è difficile (come abbiamo visto prima) e spesso è associata al fallimento – in altre parole, se stai lavorando attraverso esercitazioni e pratiche impegnative, sicuramente non otterrai il successo su tutti i tuoi sforzi. Infatti, in alcuni casi, un atleta può sperimentare più tentativi falliti rispetto a quelli riusciti. Una possibile spiegazione per gli atleti esperti che ottengono un punteggio più alto su questa porzione della scala della grinta può essere correlata alla loro capacità di ritardare la gratificazione – rispetto agli individui meno grintosi – che richiedono costante rassicurazione.

Vi consigliamo di vedere il video di Angela Duckworth in cui ci spiega i 5 minuti cosa significa avere grinta e quali vantaggi ne abbiamo:

Articolo originale: http://www.mattspoint.com/blog/the-concept-of-grit-and-its-role-in-elite-sport-part-1

7 modi per superare i cali di motivazione

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 7 modi per superare i cali di motivazione sport psicologia dello sport motivazione demotivazione de-motivazione cali di motivazione   Non importa chi sei e a che livello competi, ciò che è certo è che avrai momenti in cui avvertirai i cosiddetti “cali di motivazione”. Anche le persone più capaci e di successo vivono momenti in cui si sentono de-motivate. Tuttavia, è il modo in cui affrontano questo tempo “inattivo” che li fa andare avanti e li aiuta a realizzare grandi cose.

La motivazione è una delle chiavi che spinge ad agire e ci tiene in movimento ogni giorno. Se  ci manca la motivazione, tenderemo a procrastinare le cose che dovrebbero essere fatte. Alla fine, il rischio è di abbandonare totalmente il progetto su cui ci eravamo impegnati tanto.
Fortunatamente, ci sono soluzioni a questo e un buon psicologo dello sport è in grado di supportarti per affrontare al meglio i fisiologici cali di motivazione. Vediamo insieme ora qualche piccolo accorgimento che possiamo iniziare a mettere in pratica per superare un momento transitorio di calo di motivazione.

1. Ricorda perché hai voluto iniziare a fare ciò che stai facendo

Le ragioni per cui fai qualcosa sono la forza trainante dietro tutto ciò che fai.
Quando non senti alcuna motivazione, è perché la ragione dietro a quello che stai facendo non è abbastanza forte. Pensaci, perché la gente smette di fumare? La maggior parte delle volte, le persone smettono di fumare perché hanno una ragione forte, se continuano a fumare, potrebbero soffrire di gravi problemi di salute e potrebbero perdere i loro cari.
Allora perché fai quello che fai? Sai perché vuoi raggiungere i tuoi obiettivi e i tuoi obiettivi? Assicurati che le tue ragioni siano forti ed emotive. Quando non senti alcuna motivazione, pensa allo scopo per cui vuoi farlo.

2. Immagina il successo se lo fai e senti il ​​rimpianto se non lo fai

Ah, la visualizzazione, funziona davvero? Sì, funziona ma solo se sei disposto a lavorarci. La visualizzazione è uno strumento molto potente che è disponibile per noi ed è gratuito. Puoi pensare e immaginare quello che vuoi, ovunque e ogni volta che lo desideri. Se pensi che la visualizzazione non funzioni, prova ad immaginare vividamente che vai in cucina, apri la porta del frigo, vedi un grosso limone giallo e lo tiri fuori. Dopo di che prendi un coltello e taglia a metà il grosso limone giallo.
Immagina questo in modo vivido e il più dettagliato possibile. Dopo aver tagliato il limone, prendi il mezzo e spremi il limone che il succo lascia cadere nella tua bocca. Senti la pressione della vostra mano, ascolta il suono della compressione e immagina che il succo aspro di limone entri in bocca. Ora senti più saliva in bocca o niente?
È probabile che, se visualizzi vividamente, avrai più saliva in bocca. Dai, questa è solo una visualizzazione e non è reale, ma perché hai avuto più saliva in bocca? Questo perché la tua mente non può differenziare ciò che è reale e ciò che non lo è. La tua mente può solo vederlo, ma non può dire se è reale.
Questo è ciò che rende la visualizzazione uno strumento così potente. Pensaci, se il tuo sogno è guidare una bella moto, immagina la vivida immagine di te che guidi. Immagina il modello che desideri, il colore, le sensazioni quando ti siedi e senti il ​​rombo del motore che ruggisce.
Il punto è questo: quando immagini e visualizzi le cose nella tua mente, ti sentirai motivato a farlo. Quando sogni la moto che desideri, creerai la motivazione dall’interno. Prova a farlo quando hai voglia di procrastinare e prova a vedere cosa cambia.

3. Crea un ambiente di supporto

Sai che il tuo ambiente può influenzare il tuo umore? Allo stesso modo, le persone che ti circondano posso influire sul tuo stato d’animo.
C’è un detto che dice “Diventerai la gente con cui ti mescolerai”. Se ti mescoli sempre con persone di successo che amano le sfide e l’impegno, imparerai cosa vuol dire essere resiliente.  È così che puoi diventare motivato e puoi usare il tuo ambiente per aumentare il tuo livello di energia. D’altra parte, se ti circondi di persone negative rischierai di assorbire la loro de-motivazione e osservare il mondo attraverso la loro visione pessimistica.

4. Cambia la tua fisiologia e rimani in azione

Il movimento crea emozione. Ogni volta che ti senti giù e non hai alcuna motivazione per fare il tuo lavoro, cambia la tua fisiologia. Prova questo esercizio. Cerca di sentirti triste e disperato, pensa a tutte le cose tristi che ti sono successe e nota la tua fisiologia. Come respiri? Le tue spalla sono erette o si sono incurvate? E la tua espressione facciale? E il tuo sguardo?
Quando sei in uno stato triste, la tua fisiologia rimarrà in un certo modo. Al contrario, se ti senti bene ed energico, anche la tua fisiologia sarà in un certo modo. La maggior parte delle persone quando si sente bene ed è motivata ha un respiro più veloce, i loro gesti sono attivi, parlano più velocemente e lo sguardo è vivace e focalizzato.
Quando cambi la tua fisiologia, cambierai anche il tuo stato d’animo. Pertanto, se non si desidera rimanere in uno stato emotivo che non è utile, provate a notare la vostra fisiologia e modificarla di conseguenza.

5. Cerca stimoli motivanti all’esterno

Leggere un libro, ascoltare la musica o guardare qualcosa di stimolante può sicuramente riportarti a una marcia più veloce. Quello che puoi fare è trascorrere almeno 30 minuti ogni giorno per leggere un libro stimolante ogni mattina prima di iniziare la giornata. In questo modo, ti assicurerai di iniziare al meglio, nello stato giusto e potrai affrontare la giornata anche se è un giorno difficile.
Anche video e audio possono essere molto utili. Ad esempio, quando sei giù e non senti alcuna motivazione, prova a guardare qualcosa di stimolante su YouTube o ascolta discorsi motivazionali o esperienze emozionanti di persone che hanno raggiunto un loro piccolo o grande successo.
Il modo migliore è ancora di posizionarti nella giusta mentalità e nello stato giusto prima di iniziare la giornata.

6. Sognare in grande, iniziare in piccolo e agire subito

Questo è un principio molto potente se lo applichi nella tua vita. Quando sogni, devi sognare in grande in modo che il tuo sogno possa ispirarti. Tuttavia, quando inizi, devi iniziare in piccolo se vuoi trasformarlo in un’abitudine giornaliera.
Quando la tua motivazione è sparita; inizia dalle piccole cose. Una volta che inizi ad agire, la motivazione arriverà e sarai in grado di continuare a fare di più, innescando un circolo virtuoso che va oltre l’inerzia della de-motivazione.
Fai i piccoli passi e gradualmente aumenta da lì in poi. Ad esempio, se vuoi allenarti cinque giorni a settimana, prova a programmare e iniziare in piccolo. Anche se sono solo cinque minuti al giorno, l’importante è iniziare a farlo. Una volta avviato il motore, aumenta gradualmente l’inerzia e passa al livello più alto.

7. Fai una pausa

A volte puoi solo fare una pausa. Ricorda, il successo non è una destinazione; è un viaggio che devi percorrere per un lungo periodo di tempo. Non è uno sprint, ma una maratona. Molte persone scambiano il successo con qualcosa di eccezionale e rapido. La verità è totalmente l’opposto.
Quasi tutte le persone di successo che hanno raggiunto risultati sorprendenti sono in grado di farlo perché persistono abbastanza a lungo, agiscono in modo coerente e, naturalmente, non si arrendono mai. Non è qualcosa che può essere creato in pochi giorni, non in settimane e nemmeno mesi. Il vero successo richiede anni per essere costruito.
Pertanto, assicurati di riposare a sufficienza e di fare una pausa quando è necessario. Devi capire le tue capacità e quanto puoi fare. Se hai fatto il tuo lavoro, puoi ricompensarti e fare una pausa. Noterai che dopo il riposo ti sentirai più energico, più motivato e pronto a rimetterti in gioco.

Quando il gioco si fa duro… 2 segreti per non perdere la motivazione!

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Probabilmente ti è stato detto, dai tuoi allenatori e/o dai tuoi genitori, che il lavoro duro è la chiave del successo. Hai visto gli atleti professionisti dichiarare che il lavoro duro è stato ciò che li ha resi così forti. E probabilmente hai letto innumerevoli frasi motivazionali che espongono le virtù del duro lavoro.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Quando il gioco si fa duro... 2 segreti per non perdere la motivazione! sport psicologo sportivo psicologia dello sport prestazione motivazione motivato calo di motivazione   Ma se il lavoro duro è ciò che ti permette di raggiungere gli obiettivi, perché alcuni atleti abbandonano il duro lavoro e perdono la motivazione?

Ci sono ovviamente diversi motivi per cui gli atleti smettono di lavorare duramente nel loro sport: troppa pressione, perdita di interesse a competere, infortuni che limitano il loro potenziale, ecc. Ma il più grande motivo per cui gli atleti rinunciano a lavorare duramente è che non vedono immediatamente i risultati.

Ad esempio, inizia una stagione dopo un anno precedente deludente, ma ti ripeti che questa stagione sarà diversa. Ma dopo alcune prestazioni mediocri, la tua motivazione diminuisce. La tua intensità nelle pratiche diminuisce. Si inizia a mettere in dubbio se è valsa la pena di lavorare così duramente e si iniziano a scardinare tutte le convinzioni positive.
Purtroppo, alcuni atleti non capiscono che il successo non è solo una questione di duro lavoro: è una questione di duro lavoro in un significativo periodo di tempo con l’atteggiamento mentale giusto. Per sostenere la tua motivazione, e la tua pazienza, attraverso gli alti e bassi, devi essere mentalmente forte e determinato.

Vediamo due consigli per riuscire a farlo:

  • È necessario allenarsi a visualizzare il raggiungimento dell’obiettivo e viverlo ogni giorno. Può esserti di aiuto imparare ad utilizzare tecniche di auto-ipnosi per fare questo;
  • Bisogna credere che il tuo duro lavoro si ripagherà alla fine e per fare questo dovrai lavorare sul riconoscere e modificare le tue convinzioni limitanti. Questa tecnica si chiama ristrutturazione cognitiva e il tuo psicologo sportivo potrà insegnarti come farlo efficacemente!

Ricorda sempre questa analogia: realizzare i tuoi obiettivi è come un lungo viaggio in macchina. E’ indispensabile per poter terminare il viaggio, fermarsi di tanto in tanto a fare rifornimento di benzina e magari, pulire i vetri. Dopodiché la macchina è pronta a ripartire, anche più forte di prima.

Per cui, sii flessibile e non spaventarti dei cali di motivazione, ma governali con intelligenza mantenendo il tuo sguardo focalizzato sul medio e lungo termine (non solo sul breve). E con il supporto mentale giusto… il tuo duro lavoro sarà ripagato.

In bocca al lupo!

L’esercizio fisico aiuta a “rimorchiare” di più!

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance L'esercizio fisico aiuta a "rimorchiare" di più! Torino sport psicologia dell'esercizio fisico psicologia dell'attività motoria motivazione benessere aumentare la motivazione allo sport attività motoria attività fisica   Siate sinceri, chi di voi leggendo il titolo non ha pensato (anche solo ridacchiando): “Se è vero, domani mi iscrivo in palestra!”.

Ebbene in realtà questo titolo un po’ provocatorio ha un suo fondo di verità e vi spiegheremo perché tra poco. Questo discorso ci permette di toccare alcuni punti fondamentali su cui si basano gli studi della psicologia dell’esercizio fisico e che riteniamo siano fondamentali per chiunque voglia iniziare a praticare esercizio fisico per migliorare il proprio benessere personale.Una indagine ISTAT del 2014, intitolata “Aspetti della vita quotidiana”, ha voluto indagare la propensione del popolo italiano alla pratica sportiva. Ai fini dell’indagine si considera ogni tipo di pratica sportiva, svolta sia continuativamente sia saltuariamente, in modo agonistico o amatoriale, in forma organizzata o occasionale, purché esercitata nel tempo libero e con la sola esclusione di quella esercitata da atleti, insegnanti, allenatori per motivi lavorativi e professionali. Questa indagine ha evidenziato che, a partire dai 3 anni di età, solo 1 persona su 3 pratica attività sportiva (per come l’abbiamo descritta poc’anzi). Inoltre l’indagine ha riportato che circa il 42% degli italiani non pratica nessun tipo di attività fisica, sono cioè considerabili “sedentari”.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance L'esercizio fisico aiuta a "rimorchiare" di più! Torino sport psicologia dell'esercizio fisico psicologia dell'attività motoria motivazione benessere aumentare la motivazione allo sport attività motoria attività fisica   Perché succede questo? Il fatto che fare attività motoria faccia bene è oramai abbastanza noto, anche se merita sempre ricordare a tutti gli innumerevoli effetti benefici della pratica fisica (tra cui un aumento della capacità di “rimorchio”… tra poco di arriviamo). Tuttavia spesso quello che manca alle persone che non praticano esercizio fisico non è un problema di conoscenza ma un problema di psicologia. Se non riusciamo a trovare le motivazioni giuste per praticare sport, semplicemente ci adageremo sulle giustificazioni per cui non possiamo praticarlo (non ho tempo, è costoso, è faticoso, non mi diverte, ecc). Le motivazioni “giuste” possiamo cercarle soltanto dentro di noi: l’informazione ci aiuta a capire che ci sono dei validi motivi ma solo noi possiamo dare un peso a questi aspetti. Mi spiego meglio: possono anche dirmi che “fare attività fisica regolare migliora le funzioni cardiocircolatorie” ma se questo aspetto, per me, è meno importante del “ho già così poco tempo libero dal lavoro che non saprei proprio come fare!”, ecco che il processo si blocca in partenza.
Gli psicologi dell’esercizio fisico si occupano di questi aspetti e aiutano le persone a trovare la strada giusta per poter praticare attività motoria, lavorando su questi meccanismi mentali che ci bloccano e ci tolgono la possibilità di godere a pieno della nostra salute, sia fisica che mentale. Tornando al nostro esempio di prima: se per una persona ha il problema di avere poco tempo libero dovremmo aiutarla a capire quanto tempo il “non” fare attività motoria gli sottrae! Pensiamo ad esempio a quante ore spendiamo dai medici per fare accertamenti o terapie per problemi legati ad una mancanza di attività fisica regolare? Quanto del nostro tempo libero perdiamo a causa dello stress che accumuliamo al lavoro e che potrebbe essere semplicemente gestito con una sana attività motoria? E se lasciamo che il nostro fisico si ammali gravemente quanto tempo in meno avremmo da dedicare alle cose che tanto amiamo fare? E così via…

Per poter praticare con costanza e regolarità qualsiasi attività fisica (e non stiamo parlando di correre la maratona ma di praticare 30 minuti di attività motoria quotidiana!) c’è bisogno di trovare la giusta motivazione e, se non siamo in grado di farlo da soli, ci sono dei professionisti che ci possono aiutare a farlo insieme a noi!

TornaBSKILLED - Psicologia dello sport e della performance L'esercizio fisico aiuta a "rimorchiare" di più! Torino sport psicologia dell'esercizio fisico psicologia dell'attività motoria motivazione benessere aumentare la motivazione allo sport attività motoria attività fisica   ndo ad una delle motivazioni che potrebbero essere interessanti per molti, sveliamo il fondo di verità che c’è dietro il titolo con cui abbiamo aperto questo post.
Molte ricerche hanno dimostrato che la pratica costante e regolare di attività fisica aiuta a migliorare l’immagine che ognuno di noi ha di se stesso. In parte, può essere legato al fatto di iniziare ad osservare maggiore tonicità e/o perdita di massa grassa; dall’altra perché l’attività motoria ha anche un effetto positivo sul nostro tono dell’umore. Inoltre, metterci in contatto con il nostro corpo, iniziare a conoscerlo meglio aumenta la fiducia che abbiamo in noi stessi e ci rende più disponibili al contatto sociale. In ultimo, si è visto, che una pratica regolare di attività fisica migliora anche le performance sessuali degli individui.

Quindi… una immagine positiva di sé + maggior fiducia in sé stessi + più positività nell’affrontare la vita + maggior prestanza fisica e anche sessuale… dovrebbe sicuramente essere un buon inizio per conquistare il cuore del nostro o della nostra “corteggiata”!!!!

4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness

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4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness

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In questo articolo non si parlerà del fatto che fare un’attività sportiva di fitness faccia bene alla salute fisica e mentale, ormai è un concetto ampliamente risaputo. Non si parlerà neanche della differenza tra fare uno sport “regolare” con gare e trofei e gli sport che servono per mantenerci in forma, anche di questo e del tipo diverso di motivazione che li contraddistingue si è già dibattuto.

L’obiettivo di questo articolo è di darvi 4 consigli della Psicologia dello Sport per aumentare la tua motivazione a fare fitness ed esercizio fisico con sport dedicati al mantenimento della forma fisica (corsa, palestra, corpo libero, ecc…).

1) Obiettivi precisi e a breve termine.

Per un atleta che fa uno sport la cui finalità è vincere gare, trofei o partite, darsi degli obiettivi è più semplice perché il risultato sportivo può essere utilizzato come una “misura” del proprio lavoro.

Per uno sportivo che pratica uno sport finalizzato al fitness è un po’ più complicato potersi fissare degli obiettivi. Per poter mantenere la motivazione, è fondamentale quindi prendere carta e penna e fissare degli obiettivi vicini e lontani. Obiettivi che siano raggiungibili ma comunque dove ci voglia un po’ di impegno per poterci arrivare.

Il consiglio quindi è di scrivere una scheda dettagliata su quello che si vuole raggiungere e come farlo domani, la settimana prossima, il mese prossimo fino alla prossima stagione estiva dove i risultati si vedranno!

2) Datevi un premio reale.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness psicologo dello sport Torino psicologo dello sport obiettivi motivazione e fitness motivazione fitness   Ok, è vero che la motivazione estrinseca (cioè quella che proviene da ricompense esterne) è molto spesso demonizzata dalla psicologia dello sport, ed è vero che è molto meglio avere una buona motivazione intrinseca per poter andare avanti anche quando la fatica è tanta e i risultati sembrano lontani, però ogni tanto concedersi una routine che vi premi, può servire a motivarvi di più!

Trovate qualcosa che vi piaccia (e che sia, ovviamente sano) e concedetevelo ogni volta che raggiungete un obiettivo prefissato (Anche giornaliero). Che sia un frullato, un accessorio “cool”, una serata al cinema, o qualsiasi cosa che vi piaccia, se associate un risultato al piacere del premio, dopo un po’ la motivazione diventerà intrinseca.

3) Firmate un contratto vero e proprio.

Ammettiamo anche che i premi non funzionino, è ora delle punizioni… No, niente ginocchia sui ceci o bacchettate sulle mani. Uno dei consigli per mantenere l’impegno anche quando proprio non si ha voglia, fuori fa freddo ed è buio e magari in tv c’è la serie tv che tanto ci piace è quello di scrivere un contratto in cui si decide anche quali sono le clausole in caso di mancato rispetto di esso. In questo caso quello che funziona di più sono, purtroppo i soldi. Mettete 20 euro nella cassa comune con i vostri coinquilini o partner ogni volta che non andate a correre, oppure potrete proporre di essere voi a fare le pulizie in casa per una settimana ogni volta che mancate il vostro appuntamento in palestra.

Dopo un po’ capirete che forse la corsa è molto meglio che passare l’aspirapolvere per tutto il tempo.

4) Usate l’immmaginazione!

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness psicologo dello sport Torino psicologo dello sport obiettivi motivazione e fitness motivazione fitness   E’ certamente risaputo che il “pensiero positivo” ha dei grandissimi benefici sulla prestazione e sulla motivazione. Immaginarsi che una situazione vada verso il raggiungimento degli obiettivi o comunque verso un risvolto positivo, rende molto più facile impegnarsi e dare il massimo per raggiungerlo.

L’immaginazione può essere usata visualizzare i benefici che potrete avere dall’impegno che state mettendo, provando per esempio a visualizzare l’effetto che l’allenamento avrà sul vostro corpo d’estate oppure ad immaginare il piacere di correre in una splendida giornata estiva con il sole che vi batte sul viso e l’aria tiepida che vi rinfresca.

Immaginate tutto ciò che possa associare l’impegno a sensazioni positive e piacevoli e vedrete che i risultati non tarderanno ad arrivare.

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Questi consigli sono dei suggerimenti per poter rimanere motivare a fare attività fisica. Se per caso ti accorgessi che questi consigli non bastano e senti di avere bisogno di un supporto da parte di uno psicologo dello sport, non esitare a contattarci a info@bskilled.it!

Psicologo dello sport o Motivatore?

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologo dello sport o Motivatore? Torino sport psicologia sportiva psicologia nello sport psicologia dello sport motivazione motivatore mental trainer mental coach ferrarini alberto bonucci atleti allenamento mentale   Atleta: “Ma tu sei un motivatore sportivo?”
Professionista: “No… sono uno psicologo dello sport… e non mi vergogno nel dirlo”
Atleta: “E che differenza c’è?”
Professionista: “Una laurea, un perfezionamento, una specializzazione… insomma più di 10 anni di percorso universitario, studi e ricerche, che supporta in modo scientifico ogni parola che ti dirò da questo momento in poi…”

In questi giorni spopolano tweet e articoli (anche su grandi testate giornalistiche) in cui si torna a parlare di “motivatori sportivi“, accompagnati da grandi interviste degli interessati che tengono a precisare che “loro non sono psicologi dello sport” quasi come se fosse uno svantaggio esserlo! Seguono racconti raccapriccianti di tecniche (le più disparate!) utilizzate per aiutare gli atleti a superare i loro limiti mentali: tecniche di cui chiaramente non vi è evidenza scientifica in nessuna pubblicazione che non sia un rotocalco di psicologia spicciola!

Il caso di Bonucci e del suo preparatore mentale riporta a galla un tema su cui stiamo lottando da anni e che speravamo fosse superato ma invece pare proprio di no, quindi cerchiamo di raccontarvi chi è e cosa fa uno psicologo dello sport quando opera con atleti e squadre sportive.

Partiamo dall’inizio… siamo psicologi… è vero… questo vuol dire che abbiamo fatto un percorso universitario, riconosciuto dal ministero dell’istruzione italiana, abbiamo superato un esame di stato per l’abilitazione professionale… questo non è sicuramente una garanzia di competenza ma almeno possiamo certificare il percorso di studi e tutelare i nostri atleti che non ci siamo formati su internet o con qualche corso full immersion di 3 giornate!
Poi abbiamo fatto un percorso professionalizzante per acquisire competenze specialistiche da utilizzare in campo sportivo perchè… ebbene si… lavorare in psicologia dello sport è molto diverso che lavorare in psicologia clinica. Nonostante molti abbiano ancora paura del termine “psicologia” perchè lo associano alla pazzia, in psicologia dello sport non lavoriamo sulle patologie mentali, sulle diagnosi cliniche, sui disturbi di personalità, ma sulle performances e sui meccanismi mentali che ognuno di noi possiede e che dovrebbe allenare per riuscire ad affrontare al meglio le sfide agonistiche. In altre parole, lavoriamo come degli allenatori ma non ci piace chiamarci “mental coach” o “mental trainer” perchè amiamo la nostra lingua nativa e valorizziamo gli studi che abbiamo fatto. Le tecniche di “allenamento mentale” applicate allo sport sono patrimonio del bagaglio formativo di uno psicologo che opera nello sport quindi… non ce ne vogliate a male, non vi spaventate, ma noi continueremo a chiamarci “psicologi dello sport”.

Spostandoci dalle parole ai fatti… cosa facciamo dunque di tanto terribile ai poveri atleti che si affidano ad uno “strizzacervelli” sportivo? Cerchiamo di capire quali aspetti del suo approccio mentale alla gara sono ben allenati e quali vanno potenziati. E come facciamo questo? Noi non abbiamo il potere soprannaturale di capire queste cose semplicemente guardandovi negli occhi, con un pendolino in mano, con una sfera di cristallo o con delle tecniche quanto mai curiose e divertenti, tanto da diventare delle esileranti gag della Gialappa’s Band. Noi psicologi dello sport facciamo dei test! Oddio che terribile parola… misuriamo le competenze!!! Terribile… E lo facciamo con strumenti che hanno avuto una validazione scientifica cioè che hanno dimostrato una attendibilità intorno al 90-95%. Tanto per capirci… se voglio sapere “questo atleta ha un problema di ansia da prestazione sportiva?” e per avere questa risposta lancio una monetina in aria… avrò il 50% di possibilità di azzeccarci o meno… se utilizzo uno strumento validato ho una probabilità di circa il 90% di avere una risposta corretta alla mia domanda… se utilizzo uno dei metodi che (sfortunatamente) abbiamo letto sui giornali in questi giorni, quanta probabilità ho di avere una risposta corretta alla mia domanda? Purtroppo questo aspetto sembra non interessare ad alcuni sportivi che preferiscono affidarsi a procedure molto suggestive, sicuramente più divertenti che mettersi lì e rispondere a domande con crocette ma il cui risultato può avere più o meno l’affidabilità della nostra famosa monetina.

Se i nostri atleti sopravvivono a questa prima terribile fase di assessment procediamo con il dir loro su quali aspetti andare a lavorare per potenziare le loro performances… E voi tutti penserete… La motivazione?? Perchè da quanto leggiamo dai giornalisti sportivi sembra il male dello sport moderno dopo i tagli di budget!! Sicuramente gli aspetti motivazionali sono uno degli aspetti che andiamo ad indagare… insieme ad altri 20 almeno! Perchè non tutti i problemi di uno sportivo sono motivazionali… E poi ancora… ma sappiamo quali sono i  meccanismi di base che alimentano la motivazione nell’essere umano che pratica sport? Noi si… perchè abbiamo passato le notti durante il periodo dell’università a studiare pagine e pagine noiosissime sulle ricerche in neuroscienze che ci hanno spiegato questo! E sappiamo inoltre che anche una pistola puntata alla tempia può miracolosamente motivare una persona e spingerla a fare qualcosa che non credeva avrebbe mai fatto prima… Ma forse non è la strada giusta per alimentare il meccansimo della motivazione intrinseca fondamentale per un buon risultato sportivo.

Dopo che abbiamo spiegato ai nostri atleti che il loro, forse, non è un problema di motivazione, ma magari devono lavorare su altri aspetti, procediamo con il fornire loro un programma strutturato di allenamento, offrendogli delle tecniche che hanno dimostrato una evidenza scientifica (e ritorniamo alla nostra famosa monetina). Nel mondo moderno, dove tutti sono alla ricerca della pillola magica, della tecnica ultra moderna e strafiga per ottenere risultati in tempo zero, risultano particolarmente noiose le persone che ci dicono: “senti, questa cosa che ti propongo è stato dimostrato funzionare però è necessario che tu faccia questa cosa per un po’ di tempo per vedere dei risultati che però rimarrano stabili nel tempo!”. E noi psicologi dello sport, per questo motivo siamo particolarmente noiosi! Noi non abbiamo imparato tecniche magiche che funzionano subito e senza sforzo; i nostri insegnanti ci hanno spiegato l’effetto placebo e sappiamo che, se ben proposta, anche una caramella all’aglio può generare una suggestione tale per cui l’atleta si sente più forte e performa meglio,  ma non possiamo garantire che questa caramella funzioni per tutti! Le tecniche che noi proponiamo sono frutto di una ricerca che non abbiamo fatto noi, ma ricercatori che da almeno 100 anni fanno questo nella vita!!  E ci piacerebbe tanto pensare che basti urlare nelle orecchie ad un atleta “sei grande, sei il migliore, vai forte, nessuno ti ferma!!” per aumentare il suo livello di autoefficacia personale ma sappiamo che non è così… o meglio può anche verificarsi questa eventualità ma non è sicuramente merito della tecnica utilizzata e soprattutto non è così scontato che i benefici si mantengano nel tempo. Ma anche questa cosa sembra essere poco rilevante per molte persone: basta che funzioni poi “chissenefrega” se ho preso una pastiglia di zucchero invece che una medicina e sono guarito. Volendo anche noi psicologi siamo bravi a costruire “pastiglie di zucchero” e venderle come “medicine” ma non ci sembra corretto e cerchiamo di non farlo!

E tanto per farvi capire con quanta leggerezza viene trattato l’argomento dell’allenamento mentale nello sport, cita TuttoSport: ““Solo chi vince il giudizio è libero di essere se stesso e di esprimersi per quello che è veramente. Nel corso degli anni, ho portato Bonucci nella mia cantina, sotto terra. Al buio. E lì, con un tono di voce tutt’altro che buono o dolce, lo offendevo in ogni modo, lo giudicavo. Lo insultavo. Così, se lui faceva persino un piccolo cenno con lo sguardo, per lui c’era un pugno dritto nello stomaco. Obiettivo? Vincere il giudizio, affinché Leo stesse sempre sul pezzo”… Presumiamo si stesse utilizzando una rivisitazione colorita della tecnica di esposizione ai pensieri negativi… e non commentiamo oltre!!!

Se avete letto fino a questo punto avrete capito che anche gli psicologi vivono il sentimento di frustrazione: nel nostro caso legato al fatto di leggere tanta dis-informazione che arriva alle persone che magari hanno un interesse reale a capire cosa fa una persona che aiuta gli atleti a migliorare le loro prestazioni dal punto di vista mentale. Se siete fra questi interessati vi proponiamo di leggere alcuni articoli presenti sul nostro sito  o quelli presenti su altri siti di colleghi molto bravi che lavorano con impengo e serietà e che non leggerete mai su sportmediaset, gazzetta o tuttosport… perchè non fanno notizia e non fanno aumentare i “like” sui social ma sicuramente fanno un ottimo lavoro.

Se siete colleghi e/o condivite il nostro pensiero, partecipate anche voi alla campagna “Salvate gli Psicologi dello Sport dall’estinzione” e diffondete l’articolo… la Gazzetta dello Sport non ci considererà sicuramente ma forse il WWF ci darà un sostegno psicologico!!! 😀

Team Coaching

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Team Coaching Torino team squadre psicologia sportiva psicologia dello sport motivazione mental training gestione dello stress gestione dell'ansia gestione conflitto comunicazione allenamento mentale Pacchetti formativi di team coaching su tematiche specifiche della psicologia dello sport per squadre o gruppi sportivi che vogliono iniziare ad acquisire competenze nell’ambito del mental training per un proprio percorso di allenamento mentale personale (atleti).
I percorsi prevedono una parte di formazione teorica alteranta a momenti di pratica e acquisizione di tecniche e strumenti di ottimizzazione della performance.
I moduli hanno la durata di 120’ a sessione.

Tariffa Partnership
 Moduli             180 euro cad (+IVA) * richiedici come avere uno sconto
riservato ai partner
Il costo totale del team coaching è calcolato sul numero di moduli presenti in ogni pacchetto per un massimo di 15 persone. Per ogni partecipante in più vanno aggiunti 20 euro/pers.

Le nostre offerte formative:

Pacchetti
Gestione dell’ansia e stress da competizione
4 moduli
Goal setting e obiettivi 2 moduli
Motivazione 2 moduli
Comunicazione nel gruppo
3 moduli
Teamwork 5 moduli
Gestione conflitto
3 moduli

Personal Coaching

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Pacchetti formativi su tematiche specifiche della psicologia dello sport rivolti a singoli utenti che vogliono iniziare ad acquisire competenze  nell’ambito dell’allenamento mentale per un proprio percorso di allenamento mentale personale (atleti) o per integrare la propria professione (psicologi dello sport).
I percorsi prevedono una parte di formazione teorica alteranta a momenti di pratica e acquisizione di tecniche e strumenti di ottimizzazione della performance.
I moduli hanno la durata di 60’ a sessione e possono essere svolti anche via skype.

Tariffa
 Moduli             60 euro cad

Le nostre offerte formative:

Pacchetti
 Gestione dell’ansia 4 moduli
 Motivazione 3 moduli
 Tecniche di rilassamento 4 moduli
 Tecniche di auto-ipnosi sportiva 4 moduli
 Gestione dei pensieri negativi 4 moduli
 Outplacement: ricollocarsi a fine carriera sportiva 4 moduli

Il costo totale dei personal è calcolato sul numero di moduli presenti in ogni pacchetto.

Se la passione diventa incubo: il burn out nello sport e nel lavoro.

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Se la passione diventa incubo: il burn out nello sport e nel lavoro. Torino test stress lavoro correlato stress sport questionario autovalutazione psicologia dello sport motivazione esaurimento fisico esaurimento emotivo depressione compagni burn out azienda ansia allenatore   Per gli appassionati di motori, il termine “burn out” richiama subito i rituali di fine gara con fumo bianco e copertoni che tracciano segni scuri sull’asfalto. Tuttavia in psicologia questo termine ha un significato preciso e lo ritroviamo sia nella psicologia dello sport che nella psicologia aziendale. In questo breve articolo troverete anche un piccolo questionario per misurare il vostro livello di burn-out!

Premessa
Il burnout si verifica quando appassionati, di uno sport o di un lavoro,  diventano profondamente disillusi rispetto a quello che stanno facendo e non riescono più a trovare soddisfazione e gratificazione. Ciò che prima era passione, entusiasmo, divertimento ora diventa noia, ansia e frustrazione. Il sogno che diventa un incubo!
Tecnicamente il termine “burn out” fa riferimento ad un soggetto bruciato, esaurito sia dal punto di vista fisico che emotivo. E’ sicuramente un problema legato alla motivazione e allo stress, ma può avere effetti clinici anche seri dal punto di vista dell’ansia e della depressione.
Cause
Sicuramente, nello sport come in azienda, esistono molti fattori che contribuiscono, congiuntamente, a creare una sindrome di “burn out”. Gli studi ci danno alcune informazioni in merito:

– Nelle aziende: ritmi di lavoro troppo serrati, cattiva gestione a livello organizzativo aziendale, scarso equilibrio tra vita privata e vita lavorativa, condizioni di lavoro non adeguate, inefficacia della comunicazione interna sono solo alcuni dei possibili fattori che contribuiscono all’insorgere di patologie stress lavoro correlate e di conseguenza facilitano l’arrivo del burn-out.

– Nello sport: crisi adolescenziali, difficoltà scolastiche, monotonia degli allenamenti (anche per atleti adulti), presenza di ansia, cattiva integrazione nel gruppo, rapporto conflittuale con l’allenatore sono elementi che possono far scivolare l’atleta in una sindrome di burn out.

Autovalutiamoci!

La scheda che troverete vuole essere un piccolo strumento di autoconoscenza (lungi dall’essere un test diagnostico) per iniziare a riflettere se, la condizione che stiamo vivendo, può avvicinarsi ad una vera e propria sindrome di burn out.
Leggete le domande e provate per ciascuna a dare un punteggio:

1- Mai
2- Raramente
3 – Qualche volta
4 – Spesso
5 – Praticamente sempre

Sommate tutti i punteggi e confrontare il totale con la griglia di scoring che troverete in fondo all’articolo. Buon divertimento!
Introduzione:
Questo strumento può aiutare a controllare voi stessi per il burnout. Aiuta si guarda al modo di sentire del tuo lavoro e le tue esperienze di lavoro, in modo da poter avere un’idea di se si è a rischio di burnout.

  1. Ti senti svuotato di energia fisica e/o mentale?
  2. Ti concentri sugli aspetti negativi del tuo sport/lavoro?
  3. Ti ritrovi facilmente irritato da piccoli problemi che possono succedere durante il normale svolgimento del tuo sport/lavoro?
  4. Ti irriti facilmente con i tuoi compagni/colleghi?
  5. Ti senti incompreso e poco apprezzato da compagni/colleghi/allenatore/capo?
  6. Ti senti di non aver nessuno con cui parlare dei tuoi problemi di sport/lavoro?
  7. Ti sembra di ottenere meno di quanto di aspetteresti?
  8. Stai provando frustrazione nei confronti del tuo sport/lavoro?
  9. Senti che per raggiungere i risultati che ti sei prefisso hai un carico di pressione eccessiva?
  10. Senti che il tuo sport/lavoro non è giusto per te?
  11. Ritieni che il posto in cui ti trovi a praticare sport/lavoro non ti consenta di esprimere al meglio le tue capacità?
  12. Senti che non hai le capacità sufficienti per fare un buon risultato nel tuo sport/lavoro?
  13. Senti che ti manca il tempo per poterti dedicare bene al tuo sport/lavoro?
  14. senti che stai sacrificando troppo delle tua vita per il tuo sport/lavoro?
  15. Ti viene in mente di smettere il tuo sport/lavoro e andare a fare altro?

Punteggi:

  • Da 15 a 18: non ci sono segnali di burn out!
  • Da 19 a 32: qualche piccolo segnale di burn out inizia a vedersi ma probabilmente si tratta di una situazione transitoria e non grave.
  • Da 33 a 49: fai attenzione perchè il tuo rischio di burn out è abbastanza alto. Vai a rivedere le domande su cui hai i punteggi più alti e magari prova a chiedere aiuto a qualcuno per gestire meglio quegli aspetti.
  • Da 50 a 59: il rischio di burn out è molto severo, dovresti iniziare a prendere provvedimenti urgenti e magari consultare un professionista che possa aiutarti in questo.
  • Da 60 a 75: il rischio di burn out è altissimo. Non aspettare oltre e chiedi un aiuto ad un professionista che possa aiutarti nella gestione di questo aspetto. Non lasciare che il tuo sogno si trasformi in un incubo ancor peggiore di quello che è!