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Le 9 abilità mentali per lo sport

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Le 9 abilità mentali per lo sport

Non c’è bisogno di essere un atleta professionista o di un campione olimpico per essere un atleta di successo.

Né si deve avere una stanza piena di trofei, vincere un campionato, o essere citato in prima pagina dei giornali sportivi.

Ci sono infatti molti elementi che accomunano i professionisti “top” e tutti gli altri atleti, cioè che per tutti il proprio sport è molto importante e che tutti gli atleti, di ogni categoria, si impegnano per raggiungere il meglio che possono nel loro livello.

Essi fissano obiettivi realistici, elevati per se stessi e si allenano sodo per raggiungerli.

Essi hanno successo perché perseguono i loro obiettivi e si godono il loro sport. La loro pratica sportiva arricchisce la loro vita e tutto ciò che danno in termini di tempo, fatica e rinunce, tornerà indietro in ogni ambito della vita, professionale e privata.

Le abilità mentali

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Le 9 abilità mentali per lo sport tennis sport piemonte psicologo dello sport Torino psicologia dello sport torino psicologia dello sport pallavolo mental training mental coach calcio basket b-skilled allenamento mentale abilità mentali   Un’altra cosa che accomuna tutti gli atleti di ogni categoria è l’utilizzo delle abilità mentali. Il centro di psicologia dello sport dell’Ohio ha identificato 9 abilità mentali che possono permettere a tutti gli atleti di migliorare le proprie performance.

 

 

 

 

Le abilità mentali sono:

  1. Scegliere e mantenere un atteggiamento positivo.
  2. Mantenere un elevato livello di auto-motivazione.
  3. Porsi obiettivi realistici.
  4. Confrontarsi efficacemente con le persone.
  5. Utilizzare un self-talk positivo.
  6. Utilizzare immagini mentali positive (imagery).
  7. Gestire in modo efficace l’ansia.
  8. Gestire efficacemente le emozioni.
  9. Mantenere la concentrazione.

La piramide delle prestazioni

Anche se ciascuna delle nove competenze è importante, l’importanza di ogni capacità mentale può essere più efficace se inserita nel momento corretto di preparazione

Per spiegare meglio, immaginiamo di dividere la preparazione in tre momenti:

  1. Preparazione a lungo termine della prestazione (ad esempio prepararsi per una maratona importante che si svolgerà fra 5-6 mesi)
  2. Preparazione precedente alla prestazione (ad esempio la settimana prima di una partita importante)
  3. Durante la prestazione.

Per ogni momento ci saranno delle abilità mentali più importanti di altre.

Livello I – (Atteggiamento Positivo, Auto-Motivazione, Obiettivi Realistici, Confrontarsi efficacemente con le persone).

Queste abilità mentali costituiscono un un’ampia base per il raggiungimento di obiettivi a lungo termine, per allenarsi efficacemente, e per sostenere la pratica quotidiana. Essi sono necessari giorno per giorno per lunghi periodi di tempo, spesso mesi e anni.

Livello II – (Self-Talk, Imagery).

Queste abilità sono utilizzate immediatamente prima delle prestazioni. Devono essere sfruttate poco prima dell’inizio della gara, o immediatamente prima di uno specifico gesto atletico o di un’azione, come ad esempio un servizio di tennis o un tiro libero nel basket.

Livello III – (Gestione Ansia, Gestione Emozioni e Concentrazione).

Queste sono le abilità mentali che vengono utilizzate durante le prestazioni. E’ molto importante saperle gestire per poter dare il meglio durante una gara.

Qui di seguito c’è illustrata la piramide in forma grafica.

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La figura dello psicologo dello sport, quindi, non è solo importante per gli atleti di livello “top”, ma per tutti gli atleti che desiderano prepararsi al meglio per le sfide che ricevono quotidianamente dal proprio sport. La conoscenza e l’allenamento delle abilità mentali è fondamentale per poter aggiungere alla propria preparazione, un programma completo di allenamento a 360° che permetterà all’atleta di poter sfruttare il 100% delle proprie potenzialità.

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Psicologia dello Sport e squadra. Il ruolo dell’allenatore.

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Psicologia dello Sport e squadra. Il ruolo dell’allenatore

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Qual è il ruolo dell’allenatore in un percorso di psicologia dello sport della sua squadra? Quando uno psicologo dello sport inizia un percorso con una squadra, non lavora da solo. Il suo lavoro, infatti è svolto in collaborazione con l’allenatore e tutto lo staff.

L’allenatore, infatti ha l’importantissimo ruolo di facilitatore delle tecniche che lo psicologo insegna alla squadra. E’ l’allenatore che si occuperà di fare allenare la squadra al meglio, anche a livello mentale.

Vediamo in pratica come l’allenatore potrà sfruttare al meglio il lavoro di uno psicologo dello sport con una squadra:

Implementare la pratica della psicologia dello sport.

E’ fondamentale ricordare sempre agli atleti di utilizzare gli strumenti imparati per migliorare, giorno per giorno le loro capacità mentali. Per esempio, uno degli strumenti forniti dallo psicologo dello sport è il diario delle prestazioni; un allenatore può richiedere di farlo prima e dopo ogni allenamento e, ogni 2-3 settimane fare una discussione di gruppo condividendo i diari.

Durante il riscaldamento, invece, un allenatore può ricordare agli atleti di utilizzare immagini mentali per visualizzare realizzare i loro obiettivi per l’allenamento.

Costruire una mentalità “noi” al posto di una “me”.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologia dello Sport e squadra. Il ruolo dell’allenatore. squadra psicologia dello sport torino psicologia dello sport pallavolo mental training coach calcio basket allenatore   Semplici esercizi quotidiani possono aiutare a trasformare un gruppo di atleti in una squadra che lavora insieme per raggiungere il successo.

E’ importante mantenere un buon clima sociale, ad esempio favorendo attività sociali come cene di gruppo, tornei di videogiochi, o di qualunque cosa possa piacere agli atleti per fare in modo che essi si conoscano bene l’un l’altro anche fuori dal campo.

Oltre alla coesione sociale è fondamentale mantenere alta anche quella di lavoro. Fare in modo di condividere gli obiettivi e di utilizzare esercizi di team building (che lo psicologo dello sport potra insegnare) servono per poter creare una squadra in cui è molto più importante il “noi” rispetto al “me”.

Motivare gli atleti.

Uno dei migliori modi per motivare i tuoi atleti è di conoscerli personalmente e dimostrare loro che ci si prende cura di essi, non solo per le loro capacità sportive. Se si nota un calo di motivazione, è molto importante chiedere di parlarne insieme. Si può per esempio portare a loro casi di atleti famosi che hanno attraversato momenti difficili, in cui la motivazione è stata bassa ma che sono riusciti a superarla con l’aiuto dell’allenatore e della squadra.

Lavorare bene con i genitori.

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Per mantenere un buon rapporto con i genitori, un allenatore deve assicurarsi di incontrare i genitori prima di ogni stagione e condividere con loro le sue modalità di lavoro chiedendo loro quali sono le aspettative nei suoi confronti e nei confronti della società.

Se si riesce è importante mantenere un contatto con i genitori attraverso la posta elettronica o un sito Web del team.

Ricordare ai genitori di divertirsi, perché quando loro riescono a prendere lo sport come un divertimento, di consegenza, i loro figli potranno rilassarsi e performare al meglio. Si può spiegare loro che abilità di vita (life skills) sono fondamentali e che possono aiutare i loro figli a prepararsi per il duro lavoro a stabilire le buone abitudini come mangiare bene e riposare a sufficienza, imparare il lavoro di squadra, recuperare la motivazione dopo un errore. Questi concetti possono essere appresi solo tramite il supporto di una squadra che facilità la crescita dell’atleta ma anche di genitori che supportano in maniera sana e favorevole allo sviluppo.

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Siamo sicuri che siano “sport minori”?

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Siamo sicuri che siano "sport minori"? sport psicologia dello sport pallavolo calcio bskilled Cosa intendiamo quando parliamo di “sport minori”?

Una definizione che molto spesso sentiamo all’interno del mondo dello sport è quella che divide gli sport più seguiti e praticati dai cosiddetti sport “minori”.

Per quanto la definizione possa sembrare sminuire gli sport che fanno parte di questa categoria, in realtà gli sport “minori” non sono sport meno belli o importanti, ma sono attività che, all’interno di una certa cultura, sono meno seguiti o praticati. Ovviamente questo è un fattore puramente culturale.

Inutile ricordare come, in Italia per esempio, lo sport più seguito e praticato sia il calcio, seguito da basket e pallavolo per quelli di squadra e tennis, nuoto e sci tra quelli individuali. Essendo questi sport tra i più praticati, hanno anche un riscontro maggiore rispetto ad altri nella classifica di quelli più seguiti… Per questo motivo gli sport minori non godono dello stesso spazio e degli stessi investimenti dei “fratelli maggiori”.

Cosa significa questo? Dal nostro punto di vista, come psicologi dello sport, questo significa che anche se sono stati battezzati come sport minori, questi sport necessitano di maggiori competenze mentali rispetto ad altri.

Cerchiamo dunque di capire insieme la psicologia degli sport minori, ossia quali sono, soprattutto a livello mentale, le competenze maggiori che appartengono a chi pratica uno sport meno “attraente”.

Motivazione
Tutti noi sappiamo più o meno dare una definizione di quella che è la motivazione e di quanto possa influire all’interno di uno sport. Ci sono definizioni più o meno corrette ma in linea di massima si può dire che la motivazione sia tutto ciò che ci spinge a fare qualcosa, dall’alzarci dal letto al mattino all’ andare 4-5 volte a settimana ad allenarci duramente, con qualsiasi condizione atmosferica, per cercare di raggiungere qualcosa di significativo all’interno dello sport.
Tra le decine di definizioni date alla motivazione, una delle più concrete è quella che identifica la motivazione intrinseca da quella estrinseca, ovvero, se quel qualcosa che ci spinge a compiere una azione provenga dall’interno (interesse, obiettivi importanti, voglia, passione…) oppure dall’esterno (spinta da parte di persone importanti, soldi, fama).
Per quanto riguarda gli sport minori è scontato dire che ovviamente la motivazione intrinseca sia preponderante per poter andare avanti, infatti, per quanto non mettiamo in dubbio che un giocatore della Nazionale di calcio non sia spinto esclusivamente dai soldi e dalla fama, è più facile pensare che però un giocatore della Nazionale italiana di tamburello abbia una motivazione intrinseca molto più forte.

Resilienza
Tra le conseguenze di questa motivazione intrinseca maggiore, l’atleta degli sport minori avrà una resilienza maggiore, cioè una maggiore capacità di gestire la sconfitta e i momenti difficili; questo perché potrà sempre ancorare la motivazione a qualcosa di interno e che difficilmente potrà perdere, mentre dinamiche come fama e soldi possono facilmente scivolare via (soprattutto in sport che, sebbene considerati tra i maggiori, hanno meno visibilità rispetto ad altri… Si pensi per esempio a sport come il basket e la pallavolo a cui viene dato ampio risalto principalmente durante i mondiali o altre competizioni internazionali).
Anche se la resilienza è una caratteristica più profonda e non solo legata alla motivazione; chi pratica uno sport minore avrà quindi più possibilità di affrontare le sconfitte con una motivazione intrinseca maggiore!

Pressione dei media
Seppur possa sembrare un controsenso, chi pratica uno sport minore deve avere una maggior capacità di gestire le pressioni esterne (media o tifosi). Chi pratica uno sport dove già a livelli non tanto alti ci sono tanti tifosi e magari anche qualche televisione locale a riprendere la partita o l’incontro, con il tempo, impara ad abituarsi alle pressioni da parte dei media e dei tifosi che lo seguono. Chi pratica uno sport minore, invece, molto spesso passa la maggior parte della carriera ad avere come seguito amici, parenti e pochi altri supporters interessati a quel tipo di sport… Poi magari, dopo anni di allenamento si ritrova a partecipare ad un incontro, una gara o un torneo che magari viene trasmesso in tv e quindi dove tante persone si trovano a seguire un atleta della propria nazione facendo alzare di molto il polverone mediatico su di sé (emblematico è il discorso delle Olimpiadi, dove alcuni sport che non vengono mai seguiti durante i 4 anni di pausa, hanno la capacità di far diventare “allenatori esperti” tutti i possessori di un televisore e appassionati di sport).
La capacità di gestire quest’attenzione mediatica deve essere quindi una competenza maggiore per chiunque si trovi ad assaporare la fama per pochi momenti in cui deve compiere la prestazione perfetta non avendo altre possibilità di sbagliare.

Pianificazione del tempo
“Ma chi me lo fa fare??”
Questa domanda, assolutamente legata alla motivazione, sarà passata sicuramente per la testa di ogni atleta di sport minori che si ritrova ad affrontare tutte le difficoltà legate al fatto di aver, oltre allo sport, una vita normale per garantirsi la sopravvivenza sociale ed economica. Essendoci meno investimenti, in molti sport minori, l’atleta (anche di alto livello) ha bisogno di lavorare per poter sopravvivere perché i rimborsi che provengono dalle squadre o dalle federazioni non sono sufficienti per “arrivare a fine mese”. Non è tanto la capacità di organizzarsi e gestire il tempo ad essere una competenza utile per lo sport, ma quando le difficoltà di una vita normale si sommano ad allenamenti durissimi e gare importanti con magari trasferte lontane, solo gli atleti con una motivazione intrinseca più alta potranno avere successo nel loro sport!

In questa revisione sulla psicologia degli sport minori speriamo di aver dato risalto alle maggiori competenze che caratterizzano questi atleti… Sperando che magari da domani guardiate a questi sport con uno sguardo differente!