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L’effetto Pigmalione nello Sport

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L’effetto Pigmalione nello Sport

In Psicologia si parla di “effetto Pigmalione” quando le aspettative che si hanno sugli altri, influiscono molto sui risultati che queste persone otterranno in vari ambiti della vita.

Proprio come Pigmalione, protagonista di un mito greco in cui, da bravo scultore scolpisce una statua talmente bella (Galatea) da innamorarsene e chiedere ad Afrodite di farla diventare in carne ed ossa, tutti noi vorremmo modellare alcune persone secondo le nostre aspettative, anche se la maggior parte delle volte lo facciamo in modo inconsapevole

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Sono stati fatti diversi esperimenti per dimostrare la valenza di questo effetto. Il più famoso esperimento è quello compiuto nel 1965 da Rosenthal & Jacobson che, dopo aver indicato ad un’insegnante di scuola elementare quali, tra i suoi studenti, avevano i risultati migliori di un test fittizio (gli studenti sono stati scelti casualmente dai ricercatori), hanno riscontrato che effettivamente questi studenti hanno avuto, più avanti durante il percorso scolastico, risultati migliori rispetto alla media della classe.

Ma questo perché?

L’insegnante, in questo caso, si era creata un’aspettativa su alcuni studenti, (aspettativa che, addirittura, le era stata fornita da alcuni scienziati!) e quindi tutti i suoi comportamenti, durante gli anni di scuola hanno diretto, in modo inconsapevole, le prestazioni di questi bambini portandoli, alla fine della scuola elementare ad avere una media di punteggio decisamente più alta rispetto alla media.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance L’effetto Pigmalione nello Sport psicologo dello sport Torino psicologia dello sport torino psicologi dello sport mental coach torino mental coach Effetto Pigmalione   Quando noi abbiamo delle aspettative su qualcuno, quindi, tendiamo a comportarci in modo tale che queste aspettative si verifichino.

Nello sport, soprattutto in quello giovanile, possiamo ritrovare svariate applicazioni di questo effetto, sia in positivo, sia in negativo.

Basti pensare, ad esempio, ad una squadra di calcio giovanile: l’allenatore ha certamente le sue aspettative e le sue idee su quali siano i più bravi ed i meno bravi della squadra. Anche se questa valutazione si basa su parametri reali, il comportamento dell’allenatore sarà quello volto a confermare le sue aspettative. Vediamo come:

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Chiunque di voi abbia avuto a che fare con una squadra giovanile (abbiamo preso ad esempio il calcio ma vale per ogni sport, anche quelli individuali), sa che, nonostante in genere si cerchi di far giocare tutti gli atleti (soprattutto se si tratta di fasce d’età basse), l’allenatore avrà una preferenza verso qualcuno che giocherà qualche minuto in più degli altri.

Questi atletini considerati più bravi, non solo saranno quelli che giocheranno di più ma magari saranno quelli che, in allenamento, saranno presi come esempio per gli altri, che nelle partitelle saranno scelti per primi, che saranno chiamati più spesso per nome o che riceveranno più spesso i numeri di maglia più ambiti.

 

All’opposto invece ci sono quelli che, considerati meno bravi rispetto agli altri, saranno impiegati sempre di meno, saranno scelti per ultimi durante le partitelle in allenamento, dovranno sempre dimostrare di essere all’altezza di quelli più forti, ecc.

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Nonostante molto spesso i comportamenti dell’allenatore siano inconsapevoli, le conseguenze che possono creare sono importantissime poiché le loro aspettative possono influenzare di molto la carriera sportiva dei giovani che, venendo etichettati sin da piccoli come “talenti” o “scarsi”, difficilmente riusciranno ad uscire da questa aspettativa, soprattutto perché anche loro interiorizzeranno queste aspettative modellandosi essi stessi (E da “Effetto Pigmalione” passiamo all’ “Effetto Galatea” dove siamo noi stessi, con le nostre aspettative, ad influenzare in positivo o in negativo la nostra vita).

Chiaramente questo non significa che il talento o il mancato talento siano esclusivamente questione di etichette, sia chiaro, ma che il comportamento dell’allenatore (ma anche di altre figure che ruotano attorno ai giovani atleti) può avere conseguenze importanti, soprattutto quando si crea qualche aspettativa.

Un buon allenatore dovrebbe quindi cercare di mettere sempre in discussione le aspettative che ha sugli atleti, facendo in modo che tutti si sentano allo stesso livello e che sia unicamente il vero talento, la capacità e la motivazione di questi a farli emergere nello sport.

4 consigli per migliorare l’esperienza sportiva per adolescenti

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4 consigli per migliorare l’esperienza sportiva per adolescenti

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Ormai è risaputo che lo sport fa bene in ogni età e i benefici dello sport sono vari, dal punto di vista fisico, sociale e mentale. Possiamo però dire che una delle fasi cruciali nella crescita della persona sia l’adolescenza. Durante la fase adolescenziale, i cambiamenti del ragazzo o della ragazza possono provocare dei momenti di crisi. Lo sport quindi può essere un grande aiuto nel supporto dell’adolescente.

Come fare per rendere l’esperienza sportiva per adolescenti una fase di crescita positiva e utile per la vita dei ragazzi?

Ecco 4 consigli utili per società e genitori:

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 consigli per migliorare l'esperienza sportiva per adolescenti psicologia dello sport torino mental trainer torino Importanza di fare sport adolescenti e sport adolescenti e psicologia dello sport   Divertimento e atmosfera costruttiva

Il modo migliore per far crescere gli adolescenti all’interno dello sport è quello di creare un ambiente sportivo costruttivo e sereno. Il compito degli allenatori sarà quindi quello di impostare gli allenamenti in modo tale da sviluppare un senso di auto-efficacia lavorando su feedback focalizzati non solo sulla critica ma anche sugli aspetti positivi. Anche il clima di competizione all’interno del gruppo è importante ma non deve diventare intollerante per i ragazzi. In un’età in cui il confronto sociale è preponderante, la pressione all’interno della squadra non deve essere essere troppo alta ma stimolare una crescita graduale di tutti.

Adeguato coinvolgimento dei genitori

Il coinvolgimento positivo e appropriato dei genitori può essere cruciale per il successo del ragazzo nello sport e nella vita. La chiave, però è trovare un equilibrio tra un coinvolgimento positivo e un eccessivo controllo. Il ragazzo deve considerare i genitori come un supporto e non come un’ulteriore fonte di critica o di ansia. Il genitore dovrebbe aiutare il ragazzo a superare momenti di difficoltà e ad avere aspettative realistiche.

Incoraggiare il ragazzo a vedere lo sport come una sfida sana è una splendida possibilità di crescita per una vita affrontata con competenze e fiducia.

Avere un punto di riferimento positivo

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 consigli per migliorare l'esperienza sportiva per adolescenti psicologia dello sport torino mental trainer torino Importanza di fare sport adolescenti e sport adolescenti e psicologia dello sport   Il ragazzo o la ragazza che trova, all’interno della società o anche al di fuori, un punto di riferimento positivo, può avere un grande sostegno nello sport ma anche nella vita. Un “mentore” non solo aiuta a migliorare le capacità tecniche e atletiche, ma può essere un grande sostegno sociale.

Solitamente questo mentore può essere un metro dello staff, un atleta più grande o anche un ex-atleta della sua disciplina.

Un grande risultato sarà che, apprezzando l’esperienza, l’adolescente stesso si trasformerà in un punto di riferimento per qualcuno che ne avrà bisogno in futuro.

Focalizzarsi sulle Life Skills trasferibili nella vita

Lo sport favorisce lo sviluppo di Life Skills che possono essere trasferite in diversi ambiti della vita, dalla scuola all’ambiente sociale.

Esempi di Life Skills possono essere:

Cooperazione
Comunicazione
Empatia
Risoluzione del conflitto
Capacità di leadership
Gestione del tempo
Il processo decisionale
Capacità di performare sotto pressione.
Acquisire una crescita in queste capacità fondamentali permette all’adolescente di poter performare meglio nello sport, ma anche di portarsi, per tutto il resto della sua vita, alcune caratteristiche lo aiuteranno a diventare un uomo o una donna di successo nel lavoro e nella vita privata.

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La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze?

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La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali sono le differenze?

 

Sono da poco conclusi i Giochi Olimpici di Rio 2016 e, oltre a tutti gli atleti che hanno raggiunto o meno gli obiettivi che si erano prefissati, anche tutte le figure che ruotano attorno all’atleta, hanno dato il massimo per poter aiutarli nel cercare di raggiungerli.

Tra queste figure ci sono stati anche molti Psicologi dello Sport.

La Psicologia dello Sport, infatti, negli ultimi anni sta sempre più al fianco di atleti professionisti per aiutarli a dare il massimo in gare e a stare bene fuori.

Come abbiamo sottolineato più volte, la Psicologia dello Sport non è e non deve essere dedicata soltanto agli atleti professionisti, ma può essere di aiuto ad un atleta di qualsiasi livello e sport.

Quali sono, quindi, le differenze di lavoro tra un atleta “top” e uno “amatore”?

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Tempi

Gli Atleti Professionisti, solitamente, dedicano la maggior parte del loro tempo al loro sport, avendo programmi di allenamento personalizzati a 360°. Questo fatto può aiutare molto il lavoro dello Psicologo dello Sport che può ritagliarsi attivamente una parte di questo tempo per lavorare anche sulla mente dell’atleta.

Il fatto di poter lavorare, anche tutti i giorni, può essere un aiuto decisamente importante per prepararsi al meglio alle competizioni.

Ma non temete! Con gli atleti che non hanno questa possibilità, perciò, la qualità del lavoro sarà assolutamente la stessa, ma sarà strutturata in tempi e obiettivi diversi.

Team

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Uno dei valori aggiunti che possono avere gli atleti professionisti è quello di essere seguiti da un team di professionisti che possa seguirli costantemente.

Il lavoro dello Psicologo dello Sport, come saprete, non è soltanto un lavoro individuale uno a uno con l’atleta, ma è molto importante la collaborazione con tutto il team che segue l’atleta, sia per avere uno scambio di informazioni ottimale (programmi di allenamento, infortuni, preparazione atletica, nutrizione…), sia per preparare tutti insieme dei progetti individualizzati (sull’atleta o sulla squadra).

Anche in questo caso la preparazione mentale per atleti non professionistici è sempre importante e fondamentale. La collaborazione sarà magari ristretta con l’allenatore o, in caso di infortunio, con l’equipe medica che si occupa del recupero, ma sarà comunque garantita al massimo delle potenzialità.

Strumenti

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze? psicologo dello sport Torino psicologo dello sport psicologia dello sport torino psicologia dello sport mental training mental coaching atleti allenatori   Lo Psicologo dello Sport utilizza, come supporto al lavoro con gli atleti, alcune strumentazioni scientifiche che permettono di massimizzare le potenzialità del programma di mental training.

Strumenti di Bio-Feedback, Neuro-Feedback, Video-Analisi Comportamentale, Realtà virtuale, macchinari per il lavoro cognitivo sul gesto atletico, sono un aiuto importante che però influiscono sui costi della collaborazione. Costi che, come ben sappiamo, possono essere coperti soltanto da società o atleti che hanno le possibilità economiche per investire su strumentazioni di alto livello.

Per fortuna esistono anche alcuni strumenti che permettono il controllo di alcune variabili mentali che possono essere accessibili a tutti, anche grazie alla diffusione di Smartphone, Smartwatch o braccialetti che controllano la prestazione.

Riassumendo…BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze? psicologo dello sport Torino psicologo dello sport psicologia dello sport torino psicologia dello sport mental training mental coaching atleti allenatori

La differenza nel lavoro tra un atleta o una squadra “top” rispetto al lavoro con atleti amatori o dilettanti, sta nella tipologia di lavoro e di obiettivi che vengono dati insieme al professionista Psicologo.

Qualsiasi atleta, infatti, può accedere ai servizi di mental training definendo semplicemente l’area di intervento desiderata. Mentre con gli atleti che fanno dello sport la loro vita e il loro lavoro si può fare un programma annuale che copre a 360° le esigenze di miglioramento, per tutti gli altri atleti si può lavorare per micro-obiettivi con pacchetti più o meno brevi in base alle esigenze (Gestione dell’ansia pre-gara, Gestione dei pensieri, Comunicazione tra atleti e staff, ecc.).

Speriamo di aver, tramite questo articolo, chiarito le differenze di lavoro in base al livello delle atleta e alle disponibilità. Non abbiate quindi paura a rivolgervi ad uno Psicologo dello Sport anche se il vostro obiettivo non è quello di partecipare alle Olimpiadi!


 

Per conoscere le offerte di B-Skilled per qualsiasi tipo di atleta e di sport potete consultare il nostro sito o scriverci a info@bskilled.it

 

Le 9 abilità mentali per lo sport

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Le 9 abilità mentali per lo sport

Non c’è bisogno di essere un atleta professionista o di un campione olimpico per essere un atleta di successo.

Né si deve avere una stanza piena di trofei, vincere un campionato, o essere citato in prima pagina dei giornali sportivi.

Ci sono infatti molti elementi che accomunano i professionisti “top” e tutti gli altri atleti, cioè che per tutti il proprio sport è molto importante e che tutti gli atleti, di ogni categoria, si impegnano per raggiungere il meglio che possono nel loro livello.

Essi fissano obiettivi realistici, elevati per se stessi e si allenano sodo per raggiungerli.

Essi hanno successo perché perseguono i loro obiettivi e si godono il loro sport. La loro pratica sportiva arricchisce la loro vita e tutto ciò che danno in termini di tempo, fatica e rinunce, tornerà indietro in ogni ambito della vita, professionale e privata.

Le abilità mentali

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Le 9 abilità mentali per lo sport tennis sport piemonte psicologo dello sport Torino psicologia dello sport torino psicologia dello sport pallavolo mental training mental coach calcio basket b-skilled allenamento mentale abilità mentali   Un’altra cosa che accomuna tutti gli atleti di ogni categoria è l’utilizzo delle abilità mentali. Il centro di psicologia dello sport dell’Ohio ha identificato 9 abilità mentali che possono permettere a tutti gli atleti di migliorare le proprie performance.

 

 

 

 

Le abilità mentali sono:

  1. Scegliere e mantenere un atteggiamento positivo.
  2. Mantenere un elevato livello di auto-motivazione.
  3. Porsi obiettivi realistici.
  4. Confrontarsi efficacemente con le persone.
  5. Utilizzare un self-talk positivo.
  6. Utilizzare immagini mentali positive (imagery).
  7. Gestire in modo efficace l’ansia.
  8. Gestire efficacemente le emozioni.
  9. Mantenere la concentrazione.

La piramide delle prestazioni

Anche se ciascuna delle nove competenze è importante, l’importanza di ogni capacità mentale può essere più efficace se inserita nel momento corretto di preparazione

Per spiegare meglio, immaginiamo di dividere la preparazione in tre momenti:

  1. Preparazione a lungo termine della prestazione (ad esempio prepararsi per una maratona importante che si svolgerà fra 5-6 mesi)
  2. Preparazione precedente alla prestazione (ad esempio la settimana prima di una partita importante)
  3. Durante la prestazione.

Per ogni momento ci saranno delle abilità mentali più importanti di altre.

Livello I – (Atteggiamento Positivo, Auto-Motivazione, Obiettivi Realistici, Confrontarsi efficacemente con le persone).

Queste abilità mentali costituiscono un un’ampia base per il raggiungimento di obiettivi a lungo termine, per allenarsi efficacemente, e per sostenere la pratica quotidiana. Essi sono necessari giorno per giorno per lunghi periodi di tempo, spesso mesi e anni.

Livello II – (Self-Talk, Imagery).

Queste abilità sono utilizzate immediatamente prima delle prestazioni. Devono essere sfruttate poco prima dell’inizio della gara, o immediatamente prima di uno specifico gesto atletico o di un’azione, come ad esempio un servizio di tennis o un tiro libero nel basket.

Livello III – (Gestione Ansia, Gestione Emozioni e Concentrazione).

Queste sono le abilità mentali che vengono utilizzate durante le prestazioni. E’ molto importante saperle gestire per poter dare il meglio durante una gara.

Qui di seguito c’è illustrata la piramide in forma grafica.

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La figura dello psicologo dello sport, quindi, non è solo importante per gli atleti di livello “top”, ma per tutti gli atleti che desiderano prepararsi al meglio per le sfide che ricevono quotidianamente dal proprio sport. La conoscenza e l’allenamento delle abilità mentali è fondamentale per poter aggiungere alla propria preparazione, un programma completo di allenamento a 360° che permetterà all’atleta di poter sfruttare il 100% delle proprie potenzialità.

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Se sei interessato ad approfondire le tue conoscenze sulla Psicologia dello Sport o ad essere seguito da un team di Psicologi Sportivi, non esitare a contattarci su info@bskilled.it!

Psicologia dello Sport e squadra. Il ruolo dell’allenatore.

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Psicologia dello Sport e squadra. Il ruolo dell’allenatore

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Qual è il ruolo dell’allenatore in un percorso di psicologia dello sport della sua squadra? Quando uno psicologo dello sport inizia un percorso con una squadra, non lavora da solo. Il suo lavoro, infatti è svolto in collaborazione con l’allenatore e tutto lo staff.

L’allenatore, infatti ha l’importantissimo ruolo di facilitatore delle tecniche che lo psicologo insegna alla squadra. E’ l’allenatore che si occuperà di fare allenare la squadra al meglio, anche a livello mentale.

Vediamo in pratica come l’allenatore potrà sfruttare al meglio il lavoro di uno psicologo dello sport con una squadra:

Implementare la pratica della psicologia dello sport.

E’ fondamentale ricordare sempre agli atleti di utilizzare gli strumenti imparati per migliorare, giorno per giorno le loro capacità mentali. Per esempio, uno degli strumenti forniti dallo psicologo dello sport è il diario delle prestazioni; un allenatore può richiedere di farlo prima e dopo ogni allenamento e, ogni 2-3 settimane fare una discussione di gruppo condividendo i diari.

Durante il riscaldamento, invece, un allenatore può ricordare agli atleti di utilizzare immagini mentali per visualizzare realizzare i loro obiettivi per l’allenamento.

Costruire una mentalità “noi” al posto di una “me”.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologia dello Sport e squadra. Il ruolo dell’allenatore. squadra psicologia dello sport torino psicologia dello sport pallavolo mental training coach calcio basket allenatore   Semplici esercizi quotidiani possono aiutare a trasformare un gruppo di atleti in una squadra che lavora insieme per raggiungere il successo.

E’ importante mantenere un buon clima sociale, ad esempio favorendo attività sociali come cene di gruppo, tornei di videogiochi, o di qualunque cosa possa piacere agli atleti per fare in modo che essi si conoscano bene l’un l’altro anche fuori dal campo.

Oltre alla coesione sociale è fondamentale mantenere alta anche quella di lavoro. Fare in modo di condividere gli obiettivi e di utilizzare esercizi di team building (che lo psicologo dello sport potra insegnare) servono per poter creare una squadra in cui è molto più importante il “noi” rispetto al “me”.

Motivare gli atleti.

Uno dei migliori modi per motivare i tuoi atleti è di conoscerli personalmente e dimostrare loro che ci si prende cura di essi, non solo per le loro capacità sportive. Se si nota un calo di motivazione, è molto importante chiedere di parlarne insieme. Si può per esempio portare a loro casi di atleti famosi che hanno attraversato momenti difficili, in cui la motivazione è stata bassa ma che sono riusciti a superarla con l’aiuto dell’allenatore e della squadra.

Lavorare bene con i genitori.

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Per mantenere un buon rapporto con i genitori, un allenatore deve assicurarsi di incontrare i genitori prima di ogni stagione e condividere con loro le sue modalità di lavoro chiedendo loro quali sono le aspettative nei suoi confronti e nei confronti della società.

Se si riesce è importante mantenere un contatto con i genitori attraverso la posta elettronica o un sito Web del team.

Ricordare ai genitori di divertirsi, perché quando loro riescono a prendere lo sport come un divertimento, di consegenza, i loro figli potranno rilassarsi e performare al meglio. Si può spiegare loro che abilità di vita (life skills) sono fondamentali e che possono aiutare i loro figli a prepararsi per il duro lavoro a stabilire le buone abitudini come mangiare bene e riposare a sufficienza, imparare il lavoro di squadra, recuperare la motivazione dopo un errore. Questi concetti possono essere appresi solo tramite il supporto di una squadra che facilità la crescita dell’atleta ma anche di genitori che supportano in maniera sana e favorevole allo sviluppo.

Per approfondire la tematica del rapporto allenatori-genitori, scarica gratuitamente i nostri ebook:

Allenatori e genitori: mission impossibile?! 

Genitori Sportivi: un supporto per i piccoli atleti!

Psicologia dell’immersione subacquea

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Oltre ad essere psicologa sono anche una appassionata di subacquea e quale modo migliore per abbinare queste due passioni dedicandosi alla psicologia dello sport applicata alle immersioni subacquee.

Molti di noi che si immergono per pura passione spesso sottovalutano l’importanza dell’aspetto psicologico durante le loro discese, eppure una buona preparazione psicologica consentirebbe di godersi di più questi momenti garantendo al sub un maggior sicurezza fuori e dentro l’acqua.

Nel corso della storia, molti psicologi si sono avvicinati allo studio della subacquea, inizialmente per deliberare il profilo di personalità di chi pratica questa disciplina sportiva. E che cosa hanno scoperto? Sei interessato a diventare un subacqueo, o sei uno già? Se è così, c’è una buona probabilità che tu abbia un profilo di personalità con un tratto caratteristico che, in letteratura psicologica, si chiama ‘Sensation Seeking’. Il termine “Sensation Seeking” si riferisce a una preferenza per un particolare livello di stimolazione sensoriale. Le persone che hanno un elevato punteggio sulle scale di sensation seeking preferiscono elevati livelli di stimolazione. Sono persone che spesso sono alla ricerca di cose nuove e interessanti da fare. La noia è il nemico principale delle persone in cerca di sensazioni, che amano l’avventura e le sfide, come quelle che si ottengono dalle immersioni. I sensazioni seekers sono generalmente più impulsivi, disinibiti, estroversi e anticonformisti rispetto ai bassi cercatori di sensazioni. Persone in cerca di “sensazioni forti” hanno le seguenti caratteristiche, secondo Zuckerman:

  1. Essi sono più disposti a impegnarsi in attività che comportano un rischio. In questa categoria di attività rientrano le immersioni subacquee, ma anche attività come alpinismo, sky diving e surf e molte altre. Essi sono più propensi a guidare moto e auto più velocemente di altri. Essi sono anche più propensi a sperimentare droghe ricreative come la marijuana.
  2. Essi sono più disposti a offrirsi volontari per esperimenti inusuali o per attività che conoscono poco e che incuriosiscono.
  3. Si impegnano in una più ampia gamma di attività sessuali con una maggiore varietà di partner.
  4. Mostrano altre preferenze che promuovono elevati livelli di stimolazione. Ad esempio, essi tendono a fare molti viaggi, possono amare  il gioco d’azzardo, i cibi piccanti, feste sfrenate e amici insoliti.

Nevo e Breitstein (1999) hanno esaminato molti studi delle caratteristiche dei sub e hanno tracciato questo profilo prototipico (vediamo se vi riconoscete amici sub!):

  • I subacquei tendono a giocare, rischiare e cercare l’avventura.
  • I sub hanno atteggiamenti più maschili e più aggressivi rispetto ai non subacquei (anche se di genere femminile!).
  • I divers soffrono meno di ansia rispetto ai non subacquei.
  • La salute generale dei sub è migliore di quella dei non subacquei.
Good Diver o Bad Diver?

Stress, ansia e panico
La maggior parte dei subacquei sperimenteranno abbastanza sforzo in qualche momento della loro immersione e potrà capitare di sperimentare ansia prima, durante o dopo l’immersione. Per alcuni, questo raggiungerà un’intensità che renderà il funzionamento normale difficile o impossibile e questo è lo stato che chiamiamo “panico”. Secondo alcuni psicologi delle immersioni, come Bacharach e Egstrom (1987), il panico è la principale causa di decessi di immersione.

Il panico può derivare da un progressivo accumulo di ansia evocata da eventi di varia natura (freddo, stanchezza, scarsa familiarità con attrezzature, ecc), oppure da un singolo evento che il subacqueo si sente incapace di gestire (malfunzionamento dell’erogatore, la perdita di una maschera, ecc). Il panico è più probabile che accada quando si affrontano immersioni nuove o in condizioni più estreme rispetto a quelle a cui il subacqueo è abituato.

I principali segni e sintomi di panico sono:
  • Modifiche respiratorie: in un attacco di panico la mancanza di respiro è comune e il subacqueo può avere la sensazione di non avere abbastanza aria nei polmoni.
  • Cambiamenti cardiovascolari: modifiche possono includere tachicardia (battito cardiaco accelerato) e aritmie (battito cardiaco irregolare). Il subacqueo può avvertire “palpitazioni”, una sensazione di pesantezza o dolore al petto che possono portarlo a credere di avere un infarto sott’acqua.
  • Sintomi gastrointestinali: il sistema gastrointestinale può diventare più attivo, con sintomi che vanno dalla sensazione di ‘farfalle nello stomaco’ fino ad arrivare a nausea, vomito e diarrea.
  • Sintomi genitourinarie: Cambiamenti nel sistema GU includono aumento della minzione o la sensazione di aver bisogno di urinare e sensazioni di formicolio.
  • Cambiamenti muscoloscheletrici: tensione muscolare, mal di testa e tremori sono sintomi comuni.
  • Cambiamenti vocalizzazione: tremore nella voce, una voce acuta o vocalizzazioni “congelati” sono i principali segni.

Il panico sott’acqua può portare alla morte in diversi modi. Se il subacqueo respira rapidamente e superficialmente, ossigeno insufficiente raggiunge i polmoni, causando ipossia e l’accumulo di eccesso CO2. Il subacqueo cerca in tal modo di respirare ancora più veloce e può espellere il regolatore perché pensa che quest’ultimo gli impedisca di ottenere abbastanza aria. Alcuni subacquei ricercano una rapida risalita in superficie esponendosi così a rischi di malattia da decompressione. L’ipossia può anche portare alla perdita di coscienza.

Il panico inoltre impedisce anche al subacqueo di pensare in un modo razionale. Se la situazione richiede il pensiero razionale come ad esempio nel caso di un malfunzionamento dell’apparecchiatura, il panico può impedire il tipo di ragionamento che è necessario per risolvere il problema e spesso porta a peggiorare la situazione. I subacquei possono evitare il panico in vari modi:

  •  Migliorare la forma fisica. I subacquei che sono in forma hanno più risorse che possono usare per combattere il freddo, la stanchezza ecc
  • Migliorare la conoscenza della subacquea. Conoscere i rischi reali di immersione impedisce a paure non realistiche di prendere il sopravvento.
  • Praticare risposte di emergenza. Una delle cose più utili che i subacquei possono fare per evitare che il panico dilaghi è quello di praticare le tecniche di risposta alle emergenze fino a che non sono diventate automatiche. Per prima cosa questo permette di risparmiare tempo prezioso laddove si dovesse verificare una emergenza. In secondo luogo, acquisire sicurezza va ad incrementare il proprio senso di autoefficacia diminuendo i livelli di stress.
  • Conoscere i propri limiti.
  • Allenare la propria mente con training psicologici. Spigolo e Dell’oro (1985) hanno proposto che il training autogeno può essere utile per i subacquei. In realtà i percorsi di mental training per subacquei comprendono diverse tecniche ed esercizi, oltre al training autogeno, che il subacqueo impara e allena fino a raggiungere la completa autonomia nella gestione della propria sfera psicologica.

Per questo motivo il nostro team propone dei momenti di incontro pensati proprio per i subacquei che vogliono conoscere meglio gli aspetti psicologici legati alle immersioni ricreative e che desiderano imparare tecniche di gestione degli aspetti psicologi ed emotivi che il subacqueo dovrà affrontare durante le sue immersioni.

Per organizzare questi incontri presso il tuo Diving Center o presso la tua scuola sub, contattaci e di daremo tutte le informazioni che ti servono!

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Bibliografia:
  • Bachrach, A.J. and Egstrom, G.H. (1987). Stress and performance in diving. San Pedro, CA: Best Publishing Company.
  • Baddeley, A.D., Godden, D., Moray, N.P., Ross, H.E. and Synodinos, N.E. (1978). Final report on training services agency contract – Selection of diving trainees. Department of Psychology, Stirling University and M.R.C. Applied Psychology Research Unit, Cambridge.
  • Edmonds, C., (1986). The abalone diver. Australia: National Safety Council of Australia, Victoria.
  • Lesnik-Oberstein, M. and Cohen L. (1984). Cognitive style, sensation seeking and assortative mating. Journal of Personality and Social Psychology, 46 (1), 112 – 117.
  • Nevo, B. and Breitstein, S. (1999). Psychological and Behavioral Aspects of Diving. San Pedro, CA:Best Publishing Company.
  • Spigolon, L. and Dell’oro, A., (1985). Autogenic training in frogmen. International Journal of Sport Psychology, 16 (4), 312 – 320.
  • Zuckerman, M. (1979). Sensation Seeking: Beyond the optimal level of arousal. Hillsdale, NJ: Erlbaum.

4 Consigli per gestire la rabbia negli sport di squadra

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4 Consigli per gestire la rabbia negli sport di squadra:

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Qualsiasi atleta di sport di squadra avrà sicuramente avuto a che fare con compagni di squadra stanno giocando male, avversari provocatori in maniera fastidiosa, allenatori che urlano contro e gesti atletici che proprio non riescono. Tutte queste situazioni sono accumunate da una sensazione di rabbia che rischia, ovviamente, di influenzare negativamente sulla propria prestazione.

Cosa si può fare quindi quando ci si trova in queste situazioni? Urlare in faccia ai propri compagni? Dare una gomitata all’avversario? Mandare a quel paese il mister o avere delle reazioni di rabbia contro se stessi? Evidentemente queste non sono strategie funzionali per mantenere alta la propria performance!

Una reazione negativa, infatti, può portare a una rottura nel rapporto tra l’atleta e gli altri giocatori della squadra con conseguenze pessime nell’equilibrio della squadra.

Una reazione positiva, invece, può ispirare l’atleta e tutto il team a dare il massimo per il migliorare la propria performance e quella di tutta la squadra.

Anche se esistono dei percorsi adatti per la gestione della rabbia insieme ad uno psicologo dello sport, cominciate a seguire questi 4 consigli per cercare di controllare le vostre reazioni e dare sempre il 100%.

1) Cercate di incanalare la vostra energia.

Noi tutti abbiamo lasciato che la nostra rabbia prendesse il meglio di noi e rovinasse le nostre performance.

Si può, invece, cercare di trasformare la rabbia in energia positiva per dare un “boost” alla propria prestazione. Come afferma lo psicologo dello sport Dr. John F. Murray, “La rabbia è un’emozione che è causata da una scarica dal sistema limbico.” Per chi non lo conoscesse, il sistema limbico è una parte del cervello che controlla le emozioni e i comportamenti. La rabbia è quindi uno scarico di energia che può essere utilizzata, invece, per dare il massimo.

Quindi, prima di fare qualsiasi cosa irrazionale, provare ad “ascoltare” la vostra rabbia e il vostro corpo così da incanalare l’energia dove vi serve di più dandoti un’iniezione di fiducia che può farti correre più veloce e giocare ancora meglio.

2) Impara a leggere il tuo avversario.

Esattamente come le altre emozioni, anche la rabbia può essere riconosciuta in se stessi o negli altri. Anche il tuo avversario quando si arrabbia peggiora la propria performance, quindi magari quando vi provoca è perché non sa come gestire la propria frustrazione. Se imparate a leggere la rabbia nel vostro avversario, saprete come poterne approfittare sfruttando i suoi punti deboli.

3) Comunicate con i vostri compagni di squadra e con l’allenatore.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 Consigli per gestire la rabbia negli sport di squadra squadra rabbia psicologo sport torino psicologia dello sport torino psicologia dello sport squadra psicologia dello sport bskilled aggressività   Quando si tengono le cose chiuse in una pentola a pressione, queste continuano a ribollire fino a quando non la fanno esplodere. Anche una parola sbagliata o qualcosa di poco conto si può trasformare istantaneamente in urla o sguardi molto significativi nei confronti dei vostri compagni. Se pensi che uno dei tuoi compagni di squadra abbia bisogno, per esempio, di impegnarsi di più nel gioco, o di commettere meno errori o smettere di commettere falli, trova il momento giusto per dirglielo (una pausa, per esempio) ma è fondamentale che venga utilizzata l’assertività! Avvicinati con calma e, in maniera tranquilla spiega quali sono le cose che dovrebbe migliorare nella sua partita, ma senza aggredirlo. Questo può tranquillizzare tutta la squadra anche nei momenti più difficili.

4) Concentrati sulla prossima giocata!

Non soffermarti sul passato, tutti fanno errori perchè nemmeno i migliori giocatori professionisti giocano un’intera partita senza sbagliare un passaggio o una giocata.

Se qualche gesto non ti è venuto concentrati su quello che sarà il prossimo e pensa di volerti migliorare sempre di più. Non lasciare che i tuoi errori rovinino la tua prestazione.

 

Se vuoi essere un grande atleta, imparare come usare questi suggerimenti, e prova a trasferirli nel tuo gioco. Rabbia, frustrazione e altre emozioni negative emozioni possono prendere il controllo delle vostre prestazioni, ma la vera sfida è quella di non permetterglielo!

Tutti gli atleti devono imparare a superare gli errori e andare avanti avere davvero successo.

 

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Chiaramente questi quattro consigli possono aiutarti a gestire la rabbia ma non possono essere efficaci come un percorso di training con uno psicologo dello sport.

Se sei di Torino o del Piemonte ti pensi di aver bisogno di un training per la rabbia o per l’assertività, contattaci pure a info@bskilled.it!