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Nord Tennis Sport Club Torino

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Da giugno 2015 è attiva la convenzione tra il team di B-Skilled e il Nord Tennis Sport Club Torino, associazione sportiva dilettantistica, che promuove corsi di tennis per ogni età e livello.

Il settore agonistico del Nord Tennis è in pieno sviluppo e, soprattutto negli ultimi anni, sta iniziando a regalare ai giovani atleti e ai rispettivi allenatori numerose soddisfazioni.

Il connubio Psicologia dello sport e tennis è da sempre stato vincente, come dimostrato da numerosi professionisti di ogni livello.

Per conoscere l’attività del Nord Tennis Sport Club Torino visita il sito o la pagina Facebook.

 

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Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale   Le apparecchiature di biofeedback consentono a un individuo di imparare a modificare o autoregolare attività fisiologiche specifiche (ad esempio, la frequenza cardiaca, la respirazione, la tensione muscolare, la temperatura della pelle e la conduttanza cutanea) allo scopo di migliorare la salute e le prestazioni. Per questo motivo, ormai da anni, è ampiamente utilizzato nei training di allenamento mentale per sportivi.
BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale   L’impatto visivo e la concretezza di questi strumenti sono molto utili per gli atleti che possono “toccare con mano” gli effetti del loro training mentale e possono allenarsi su abilità specifiche quali il rilassamento muscolare, la gestione dell’ansia, la regolazione dell’arousal psicofisiologico, ecc.

Le apparecchiature di biofeedback presenti in BS-Lab consentono training specifici tra cui l’HRV biofeedback training. Gli strumenti di biofeeback sulla variabilità della frequenza cardiaca (HRV) misurano le funzioni fisiologiche in condizioni di stress e le prestazioni di picco come la respirazione (RR), la frequenza cardiaca (HR) e la pressione sanguigna (BP). I training HRV permettono agli atleti di imparare ad autoregolare queste funzioni attraverso tecniche apposite insegnate dai nostri esperti  per garantire la coerenza tra la frequenza cardiaca e la respirazione, e in altre, parole ottenere la il livello di prestazione ottimale.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale   L’atleta, posto di fronte ad un computer, potrà monitore e modificare i propri parametri di HRV imparando a controllare la propria fisiologia in situazioni di stress, simili a quelle che ritroverà in gara. I training di biofeedback sono estremamente utili in per la gestione dell’ansia pre-gara, per la regolazione della giusta energia psicofisica, per il recupero e il rilassamento psico-fisico.

Il neurofeedback, chiamato anche EEG Biofeedback è una strategia di apprendimento che consente ad una persona di modificare le proprie onde cerebrali. Per oltre quattro decenni gli elettroencefalografi (EEG) sono stati utilizzati in ambiti di ricerca medica per aiutare le persone nell’ambito della cura e della patologia. Solo di recente, i progressi nella tecnologia informatica hanno reso disponibili queste tecnologie su vasta scala, consentendone così l’utilizzo anche nell’ambito dell’allenamento mentale. Il neurofeedback può dunque essere definito come un esercizio del cervello ai fini del miglioramento delle prestazioni mentali e del controllo emotivo e fisiologico.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale   Le apparecchiature di neurofeeback presenti in BS-Lab consentono ai nostri operatori di supportare gli atleti nel potenziamento della abilità di concentrazione, attenzione, decision making, tempi di reazione, rilassamento e meditazione.

Accountability e sport: come avere allenatori e squadre “responsabili”

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Accountability e sport: come avere allenatori e squadre "responsabili" video analisi comportamentale Torino sport responsabilità psicologia dello sport matrice responsabilità leadership transformazionale E4C coach app allenatori allenatore accountable accountability   Accountability e sport: che punti di contatto hanno questo due termini? Cosa c’entrano con il mondo della psicologia dello sport? E che ruolo ha l’allenatore in tutto questo? Vediamo di scoprirlo insieme…

In italiano “accountability” non ha un termine diretto equivalente nella nostra lingua e viene spesso tradotto con il termine “responsabilità”. Lo stesso avviene per i due aggettivi collegati: “responsible” ed “accountable” che sono tradotti entrambi con il termine “responsabile”. Ma nella cultura anglosassone c’è differenza fra questi due termini… una persona “responsable” non è necessariamente “accountable” e vediamo di capire perché ma soprattutto a cosa ci serve questa distinzione.

Il termine responsabilità deriva dal latino respònsus, participio passato del verbo respòndere, rispondere cioè, in un significato filosofico generale, impegnarsi a rispondere, a qualcuno o a se stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano. Il concetto di accountability è legato al render conto non solo dell’azione fatta ma dei risultati ottenuti, focalizza l’attenzione sul processo messo in atto per arrivare a tali risultati. Una persona responsabile risponde per che ciò che ha fatto, una persona accountable risponde sul come ha fatto ciò che ha fatto e cosa ha prodotto. Per aiutarci a capire meglio il concetto facciamo riferimento alla matrice di assegnazione di responsabilità che si usa all’interno delle organizzazioni aziendali quando parliamo di accountability. La matrice RACI prende la propria denominazione dalle iniziali dei ruoli previsti in lingua inglese per l’esecuzione delle attività dei processi aziendali. I ruoli previsti dalla matrice sono:

  • Responsible (R): è colui che esegue l’attività
  • Accountable (A): è colui che si assume la responsabilità sul risultato dell’attività.
  • Consulted (C): è la persona che aiuta e collabora con il Responsible per l ‘esecuzione dell’attività.
  • Informed (I): è colui che deve essere informato al momento dell’esecuzione dell’attività.

Se pensiamo dunque agli atleti che costituisco un team sportivo non possiamo pensare a loro come dei semplici esecutori di attività proposte dal coach ma come elementi proattivi che si assumono pienamente la responsabilità del processo messo in atto per il raggiungimento dei risultati.

Il termine “accountability” è entrato nel mondo dello sport e dell’allenamento anche in riferimento al processo didattico utilizzato dall’allenatore per stabilire e mantenere alta la motivazione degli atleti verso gli obiettivi di squadra, il loro coinvolgimento verso il compito e verso gli esiti della prestazione (Balderson e Sharpe, 2005).

Balderson e Sharpe evidenziano che quando gli atleti sono maggiormente “responsabilizzati” verso le loro azioni, tendono ad essere più strettamente legati al perseguimento del risultato. Secondo la letteratura, lo stile di coaching dell’allenatore fa la differenza. Alcuni aspetti della comunicazione dell’allenatore risultano particolarmente collegati allo sviluppo dell’accountability personale e di squadra (Crouch et al, 1997;. Hastie e Saunders, 1992; Jones, 1992).

Nella fase della consegna delle istruzioni durante l’allenamento è importante monitorare il grado di completezza delle istruzioni per le specifiche attività: maggiore è l’ambiguità nella comunicazione dell’allenatore e minore sarà la capacità degli atleti di essere “accountables”.

Pereira, Mesquita e Graca (2009), in un interessante studio condotto su allenatori di pallavolo, hanno esaminato due modalità di approccio dell’allenatore nella gestione dell’allenamento: il sistema basato sulla responsabilità (accountability system) e il sistema basato sulle istruzioni (instructional approach).

 Il sistema basato sulle istruzioni prevede alcune fasi specifiche:

  • Informazioni sul compito (I): richieste specifiche da parte dell’allenatore per l’esecuzione di un compito/esercizio
  • Progressioni sul compito (E): richiesta di modifica dell’esercizio precedentemente presentato in una progressione che aumenta la complessità o la difficoltà del compito.
  • Rifinitura del compito (R): coinvolge la dimensione della qualità della prestazione fornendo delle informazioni per migliorare della qualità delle prestazioni dagli atleti.
  • Applicazione (A): strutturazione di situazioni di gioco in gli atleti hanno la possibilità di applicare le abilità acquisite, l’allenatore si concentra su come utilizzare il movimento in un contesto simile alla gara, piuttosto che sull’esecuzione precisa del movimento.

 Il contenuto delle informazioni date in queste diverse fasi è di natura:

  • Tecnica (TEC)
  • Tattiche individuali (IT)
  • Tattiche di squadra (TT)
  • Fisica e regole del gioco (PHR)

Il sistema basato sulla responsabilità (accoutability system) integra questi aspetti “tradizionali” del comportamento dell’allenatore, con alcune modalità comunicative finalizzate ad incrementare l’accountability degli atleti.

Uno degli aspetti “accountable” che spesso viene trascurato nella comunicazione diretta agli atleti è l’esplicitazione dei compiti, di cui fanno parte alcuni aspetti salienti che Pereira (et al, 2009) descrivono così:

  • Esito (O): informazioni sull’obiettivo generale rispetto al compito, per esempio, “questo esercizio ci servirà per….”
  • Criteri del prodotto (CP): Informazioni specifiche sui criteri necessari per raggiungere l’esecuzione ottimale del compito, ossia cosa mi aspetto che gli atleti riescano a fare, ad es. “dobbiamo riuscire ad eseguire correttamente questo esercizio per almeno cinque volte durante questo allenamento…”;
  • Criteri sulla forma (CF) – informazioni specifiche sulle aspettative di apprendimento, “con questo esercizio impareremo a fare…”;
  • Partecipazione / sforzo (P/E): l’allenatore esplicita le motivazioni che dovrebbero guidare gli atleti nell’esecuzione del compito, ad esempio: “è importante lavorare su questo aspetto perché…”
  • Qualità della prestazione (PQ): l’allenatore esplicita quali sono gli aspetti da raggiungere per ottenere una prestazione di qualità, ad esempio: “Ci riterremo soddisfatti quando riusciremo a svolgere questo esercizio correttamente e facendo attenzione anche a come si posiziona il corpo in fase di tiro…”

Monitorare il proprio stile comunicativo, integrando questi aspetti sopra descritti, adattandoli chiaramente al livello cognitivo e di capacità degli atleti che stiamo allenando è importante per aumentare il senso di “accountability” personale. In parole molto più semplici: prestare attenzione al processo oltre che al risultato! Un attenzione che gli atleti, adeguatamente guidati, impareranno ad avere…

Nei nostri training di formazione per allenatori E4C basati sulla metodologia della videoanalisi comportamentale, viene prestata particolare attenzione a questi aspetti grazie anche al supporto tecnologico della app E4C che ci permette un accurato monitoraggio delle diverse fasi dell’allenamento: consengna istruzioni, svolgimento esercizio e conclusione attività.

Bibliografia

  • Balderson D.W., Sharpe T. (2005) The effects of personal accountability and personal responsibility instruction on select off-task and positive social behaviors. Journal of Teaching in Physical Education 24, 66-87
  • Crouch D., Ward P., Patrick C. (1997) The effects of peer-mediated accountability on task accomplishment during Volleyball drills in elementary physical education. Journal of Teaching in Physical Education 17, 26-39
  • Hastie P. (1999) An instrument for recording coaches’ comments and instructions during time-outs. 
Journal of Sport Behavior 22, 467
  • Jones D. (1992) Analysis of task systems in elementary physical education classes. Journal of Teaching 
in Physical Education 11, 411-425

Lo psicologo dello sport: differenze tra lavoro individuale e di squadra

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Lo psicologo dello sport: differenze tra lavoro individuale e di squadra Torino tecniche squadre psicologo dello sport protocolli ottimizzazione prestazione mental training definizione obiettivi atleti assessment allenamento mentale   Il lavoro dello psicologo dello sport, in ottica di miglioramento delle performances, può rivolgersi ai singoli atleti o direttamente alle squadre. Ma quali differenze ci sono? Cerchiamo di spiegarlo in questo articolo, basandoci sulla nostra esperienza diretta in più di 10 anni di lavoro sul campo.

Innanzitutto è bene ricordare che il lavoro con i team non è sempre così facile come possa sembrare. In primo luogo perchè spesso la figura dello psicologo è ancora vista come un “intruso” all’interno dello staff e non sempre gli allenatori sono disponibili ad accettare che un’altra persona, oltre a loro interagisca direttamente con il team. Spesso così lo psicologo inserito all’interno delle squadre sportive si trova comunque a fare sessioni di lavoro individuali con i singoli atleti oppure collabora direttamente con l’allenatore per supportarlo nella gestione delle dinamiche di squadra ma senza interagire direttamente con il team.

Partiamo a vedere quali sono, secondo noi, le maggiori differenze tra il lavoro con i singoli e quello con le squadre.

Assessment: la prima fase del lavoro dello psicologo sportivo è la raccolta di informazioni necessarie per poter identificare su quali aspetti strutturare il programma di allenamento mentale. Per fare questo ci serviamo di sessioni di osservazione dirette in campo (allenamenti e partite), test e questionari e strumenti di misurazione psicofisiologica. Partiamo proprio da quest’ultima modalità: le strumentazioni di biofeedback che utilizziamo per avere informazioni circa la psicofisiologia degli atleti sono strumenti che vengono utilizzati con i singoli atleti e che pertanto non possono essere utilizzati nel caso di un “profilo di squadra”. I test e i questionari sono utilizzati in entrambi i casi ma chiaramente si differenziano nei due casi perchè differenti sono gli aspetti che vogliamo andare ad indagare. B-Skilled utilizza due batterie di strumenti, che raccolgono al loro interno i principali test e questionari disponibili in italiano, che abbiamo chiamato “Sports Assessment Questionnaire” e “Sports Assessment Questionnaire for teams”. La prima batteria, pensata per i singoli atleti, si compone di 11 scale dove andiamo ad evidenziare le abilità mentali fonamentali per una buona prestazione sportiva (gestione dell’ansia, livelli di motivazione, livelli di autoefficacia, capacità di concentrazione, capacità di regolazione psicofisiologica, ecc). La seconda batteria, quella per le squadre, raccoglie invece 8 scale che servono ad indagare alcuni fattori chiave nelle dinamiche di team (livelli di comunicazione intragruppo, livelli di autoefficacia collettiva, stili di leadership presenti nel gruppo, ecc). L’osservazione in campo, sebbene sia utile anche nel lavoro con i singoli atleti, è quanto mai fondamentale quando si lavora con le squadre perchè le dinamiche psicologiche e relazionali su cui dovremo lavorare sono visibili durante l’allenaemento e durante la partita e vengono codificate attraversi delle procedure di osservazione strutturate su diverse sessioni.

Protocolli di intervento: dopo la fase di assesment e la fase di definizione di obiettivi, inizia il training di lavoro vero e proprio. In questa fase le differenze principali sono le tecniche che vengono utilizzate e le modalità con cui vengono proposte. Il lavoro con i singoli altleti spesso avviene presso lo studio dello psicologo e si utilizzano tecniche finalizzate al potenziamento delle aree di miglioramento emerse durante la fase di assessment. Tra le tecniche utilizzate troviamo tecniche finalizzate alla modificazione del dialogo interno, tecniche di respirazione e rilassamento, tecniche di ipnosi sportiva, tecniche che utilizzano il biofeedback come strumento di lavoro, tecniche di decondizionamento o di potenziamento delle abilità di coping. Le tecniche che si utilizzano all’interno del team invece sono prevalentemente di tipo cognitivo e vengono proposte a tutta la squadra: si lavora dunque molto con sessioni di brainstorming e problem solving su situazioni specifiche, con sessioni di “psicoeducazione” per spiegare alle squadre alcuni processi psicologici che si creano nei gruppi di lavoro, si utilizzano simulate e roleplaying per favorire l’emergere di aspetti comunicativi, si lavora con tecniche di negoziazione e gestione conflitti, tecniche di teamworking e teambuilding. Ovviamente alcune tecniche individuali (es. esercizi di rilassamento) possono trovare ampio spazio anche nel lavoro con le squadre.

Coinvolgimento dell’allenatore: spesso seguiamo atleti individualmente che non possono o vogliono far sapere al loro allenatore che vanno da un preparatore mentale (e non ci soffermiamo sulle implicazioni che questo comporta!!!). Nonostante si cerchi, laddove possibile, di coinvolgere gli allenatori, anche solo per avere informazioni utili per l’atleta, se il nostro committente (l’atleta) decide di lasciare fuori l’allenatore il lavoro di mental training individuale è comunque possibile. Il lavoro con i team invece non può prescindere dal coinvolgimento attivo dell’allenatore con il quale si deve per prima cosa instaurare una relazione di fiducia e scambio reciproco. Paradossalmente, nel lavoro con le squadre, gran parte del nostro tempo è dedicato proprio a questo delicato aspetto.

Setting: nel lavoro individuale l’ambiente di lavoro è prevalentemente lo studio del professionista che accoglie l’atleta anche se, a differenza di quanto può accadere nella clinica, lo spazio di lavoro “fuori casa” è sempre molto ampio. Spesso le sessioni di lavoro con gli atleti quando si è in trasferta con loro viene svolto dove capita e dove si riesce: a noi (ma come a tutti i colleghi che sono operativi sul campo!) è successo di fare sessioni di mental training nei container, negli spogliatoi, nelle camere di albergo… e in ogni spazio che si trova a disposizione sul luogo di allenamento. Nel lavoro con le squadre invece le sessioni vengono prevalentemente svolte in palestra dove il team si allena, anche perchè molte delle tecniche che vi abbiamo descritto sopra richiedono ampi spazi per far muovere 10 o più persone contemporaneamente.

Abilità e competenze che si allenano: come abbiamo anticipato nella fase di assessment i punti di attenzione del lavoro individuale sono molto differenti da quelli di un team. Se siete incuriositi di sapere esattamente su cosa andiamo ad operare vi consigliamo di leggere i nostri e-booklet sull’argomento entrando così nel nostro mondo, MAGIC (per il lavoro di squadra) ed EVOLUTION (per il lavoro individuale).

E ora concludiamo con la domanda fatidica: per uno psicologo sportivo è più facile lavorare con i singoli atleti o direttamente con le squadre? Noi una risposta ce l’abbiamo ma fateci sapere la vostra se volete!!!

 

Sport e gioco d’azzardo patologico: quali punti di contatto?

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Sport e gioco d'azzardo patologico: quali punti di contatto? Torino sportivi psicologia dello sport psicologia gioco d'azzardo patologico gambling clinica dello sport atleti   Il gioco d’azzardo patologico (GAP), o “gambling”, è un disturbo psicologico che nel DSM V, il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali, viene collocato nel settore delle dipendenze.  La ricerca scientifica ha infatti rilevato che le analogie tra GAP e dipendenze chimiche vanno ben al di là della fenomenologia comportamentale.

Ma cosa c’entra tutto questo con lo sport? La ricerca su atleti e gioco d’azzardo compulsivo è estremamente scarsa, tuttavia alcuni studi ci dicono che gli atleti possono essere più vulnerabili rispetto alla popolazione generale in termini di dipendenza dal gioco patologico. Questi elementi di vulnerabilità riguardano alcune caratteristiche molto comuni fra gli atleti: elevati livelli di energia, aspettative di vittoria, personalità estremamente competitiva, propensione al rischio e tendenza all’ottimismo. Questi aspetti psicologici sono assolutamente positivi nella vita degli atleti e spesso sono la chiave del loro successo sportivo, tuttavia possono rappresentare un “fattore predisponente” se parliamo di GAP. Chiaramente con questo non vogliamo dire che tutti gli atleti siano potenzialmente dei giocatori patologici, tuttavia alcuni dati di ricerca ci mostrano un’elevata presenza di questo disturbo nella popolazione degli atleti.

Sicuramente molti ricordano i problemi di gioco patologico del grande campione di basket Michael Jordan; mentre in Italia alcuni sportivi hanno dichiarato la loro passione per il poker online, come i calciatori Francesco Totti e Christian Vieri e gli sportivi Aldo Montano, Igor Cassina e Alberto Tomba (sebbene la diatriba sul considerare il poker come gioco d’azzardo o meno è ancora molto aperta!).

Il gioco d’azzardo può essere spesso visto come un fattore di co-morbidità con altre dipendenze o problemi come la depressione, tuttavia, la sua prevalenza negli atleti come unico disturbo, non dovrebbe essere trascurato. Gran parte della ricerca all’interno di questa area è stato condotta su atleti universitari in quanto sembrano essere una popolazione particolarmente sensibile al problema di gioco d’azzardo (Gerstein et al., 1999).

Rockey (1998) ha riferito che gli atleti (in confronto a tutti gli altri studenti, non atleti) avevano tassi più elevati di sintomi legati al gioco d’azzardo patologico. Tra gli atleti intervistati, il 12,4% aveva un comportamento problematico (rispetto al 7,3% di tutti gli studenti) e il 6,2% ricadeva in un range patologico. Rockey, Beason e Gilbert (2002) supportato questi risultati, notando che gli atleti universitari hanno un più alto tasso di gioco d’azzardo problematico rispetto ai non atleti. Inoltre, i risultati di questo studio suggeriscono che gli atleti preferiscono scommettere su giochi che includono un alto livello di abilità.

Perchè gli atleti sono particolarmente vulnerabili al gioco d’azzardo? Secondo Curry & Jiobu (1995), gli atleti sono allenati alla competizione durante il corso della loro carriera agonistica e questo aspetto può, a volte,  traboccare” dall’arena di gioco alla vita quotidiana. Il gioco d’azzardo, nelle sue molteplici forme, da all’atleta luoghi alternativi in cui può continuare a competere. Gli atleti, come quelli che sono dipendenti da alcol o droghe, tendono a sviluppare una tolleranza alladrenalina” associata alla competizione: molti di loro tendono a rimanere attivamente competitivi anche quando le attività sono amichevoli o ludiche. Gli atleti per natura sono individui estremamente competitivi a cui non piace la sconfitta: questo è un fattore che può predisporre il circolo vizioso del gioco patologico “per recuperare” dopo una perdita. L‘inizio della dipendenza è subdolo, manipolatore, e distruttivo per molti.

Curry e colleghi (1995) hanno valutato i problemi di gioco d’azzardo negli atleti universitari e hanno concluso che i giocatori e gli atleti sono guidati da due motivazioni comuni: la competizione e le ricompense estrinseche. Per l’atleta, il gioco d’azzardo può essere un’altra possibilità (alternativa o complementare allo sport) per raggiungere lo status dimostrando una maggiore abilità, conoscenze o coraggioRecenti ricerche hanno suggerito che gli atletiin pensione” sono soggetti particolarmente sensibili al gioco d’azzardo patologico.

Vediamo quali sono alcuni “campanelli” d’allarme per evitare di sviluppare una condizione di gioco d’azzardo patologico:

  • Pensieri costanti riferiti al  gioco d’azzardo o al modo di ottenere soldi per giocare
  • Sviluppare un atteggiamento difensivo rispetto a chi commenta le sue abitudini legate al gioco
  • Cercare di minimizzare le sue abitudini (frequenza di gioco o soldi spesi)
  • Nei casi più gravi, si può iniziare a mancare a partite o allenamenti per recarsi a giocare
  • Sensazione di irritabilità quando non si può giocare
  • Chasing”: tentativo di recuperare le perdite, continuando a giocare sempre di più
  • Aumentare gli importi delle scommesse al fine di raggiungere l’eccitazione desiderata
  • Tentativi falliti di controllare, ridurre o interrompere il gioco d’azzardo

Se pensi di avere questo tipo di problema, o conosci qualcuno che possa averlo, non aspettare ma intervieni subito chiedendo aiuto ad un professionista prima che la situazione sfugga al tuo controllo.

Bibliografia

 

 

Psicologo dello sport o Motivatore?

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologo dello sport o Motivatore? Torino sport psicologia sportiva psicologia nello sport psicologia dello sport motivazione motivatore mental trainer mental coach ferrarini alberto bonucci atleti allenamento mentale   Atleta: “Ma tu sei un motivatore sportivo?”
Professionista: “No… sono uno psicologo dello sport… e non mi vergogno nel dirlo”
Atleta: “E che differenza c’è?”
Professionista: “Una laurea, un perfezionamento, una specializzazione… insomma più di 10 anni di percorso universitario, studi e ricerche, che supporta in modo scientifico ogni parola che ti dirò da questo momento in poi…”

In questi giorni spopolano tweet e articoli (anche su grandi testate giornalistiche) in cui si torna a parlare di “motivatori sportivi“, accompagnati da grandi interviste degli interessati che tengono a precisare che “loro non sono psicologi dello sport” quasi come se fosse uno svantaggio esserlo! Seguono racconti raccapriccianti di tecniche (le più disparate!) utilizzate per aiutare gli atleti a superare i loro limiti mentali: tecniche di cui chiaramente non vi è evidenza scientifica in nessuna pubblicazione che non sia un rotocalco di psicologia spicciola!

Il caso di Bonucci e del suo preparatore mentale riporta a galla un tema su cui stiamo lottando da anni e che speravamo fosse superato ma invece pare proprio di no, quindi cerchiamo di raccontarvi chi è e cosa fa uno psicologo dello sport quando opera con atleti e squadre sportive.

Partiamo dall’inizio… siamo psicologi… è vero… questo vuol dire che abbiamo fatto un percorso universitario, riconosciuto dal ministero dell’istruzione italiana, abbiamo superato un esame di stato per l’abilitazione professionale… questo non è sicuramente una garanzia di competenza ma almeno possiamo certificare il percorso di studi e tutelare i nostri atleti che non ci siamo formati su internet o con qualche corso full immersion di 3 giornate!
Poi abbiamo fatto un percorso professionalizzante per acquisire competenze specialistiche da utilizzare in campo sportivo perchè… ebbene si… lavorare in psicologia dello sport è molto diverso che lavorare in psicologia clinica. Nonostante molti abbiano ancora paura del termine “psicologia” perchè lo associano alla pazzia, in psicologia dello sport non lavoriamo sulle patologie mentali, sulle diagnosi cliniche, sui disturbi di personalità, ma sulle performances e sui meccanismi mentali che ognuno di noi possiede e che dovrebbe allenare per riuscire ad affrontare al meglio le sfide agonistiche. In altre parole, lavoriamo come degli allenatori ma non ci piace chiamarci “mental coach” o “mental trainer” perchè amiamo la nostra lingua nativa e valorizziamo gli studi che abbiamo fatto. Le tecniche di “allenamento mentale” applicate allo sport sono patrimonio del bagaglio formativo di uno psicologo che opera nello sport quindi… non ce ne vogliate a male, non vi spaventate, ma noi continueremo a chiamarci “psicologi dello sport”.

Spostandoci dalle parole ai fatti… cosa facciamo dunque di tanto terribile ai poveri atleti che si affidano ad uno “strizzacervelli” sportivo? Cerchiamo di capire quali aspetti del suo approccio mentale alla gara sono ben allenati e quali vanno potenziati. E come facciamo questo? Noi non abbiamo il potere soprannaturale di capire queste cose semplicemente guardandovi negli occhi, con un pendolino in mano, con una sfera di cristallo o con delle tecniche quanto mai curiose e divertenti, tanto da diventare delle esileranti gag della Gialappa’s Band. Noi psicologi dello sport facciamo dei test! Oddio che terribile parola… misuriamo le competenze!!! Terribile… E lo facciamo con strumenti che hanno avuto una validazione scientifica cioè che hanno dimostrato una attendibilità intorno al 90-95%. Tanto per capirci… se voglio sapere “questo atleta ha un problema di ansia da prestazione sportiva?” e per avere questa risposta lancio una monetina in aria… avrò il 50% di possibilità di azzeccarci o meno… se utilizzo uno strumento validato ho una probabilità di circa il 90% di avere una risposta corretta alla mia domanda… se utilizzo uno dei metodi che (sfortunatamente) abbiamo letto sui giornali in questi giorni, quanta probabilità ho di avere una risposta corretta alla mia domanda? Purtroppo questo aspetto sembra non interessare ad alcuni sportivi che preferiscono affidarsi a procedure molto suggestive, sicuramente più divertenti che mettersi lì e rispondere a domande con crocette ma il cui risultato può avere più o meno l’affidabilità della nostra famosa monetina.

Se i nostri atleti sopravvivono a questa prima terribile fase di assessment procediamo con il dir loro su quali aspetti andare a lavorare per potenziare le loro performances… E voi tutti penserete… La motivazione?? Perchè da quanto leggiamo dai giornalisti sportivi sembra il male dello sport moderno dopo i tagli di budget!! Sicuramente gli aspetti motivazionali sono uno degli aspetti che andiamo ad indagare… insieme ad altri 20 almeno! Perchè non tutti i problemi di uno sportivo sono motivazionali… E poi ancora… ma sappiamo quali sono i  meccanismi di base che alimentano la motivazione nell’essere umano che pratica sport? Noi si… perchè abbiamo passato le notti durante il periodo dell’università a studiare pagine e pagine noiosissime sulle ricerche in neuroscienze che ci hanno spiegato questo! E sappiamo inoltre che anche una pistola puntata alla tempia può miracolosamente motivare una persona e spingerla a fare qualcosa che non credeva avrebbe mai fatto prima… Ma forse non è la strada giusta per alimentare il meccansimo della motivazione intrinseca fondamentale per un buon risultato sportivo.

Dopo che abbiamo spiegato ai nostri atleti che il loro, forse, non è un problema di motivazione, ma magari devono lavorare su altri aspetti, procediamo con il fornire loro un programma strutturato di allenamento, offrendogli delle tecniche che hanno dimostrato una evidenza scientifica (e ritorniamo alla nostra famosa monetina). Nel mondo moderno, dove tutti sono alla ricerca della pillola magica, della tecnica ultra moderna e strafiga per ottenere risultati in tempo zero, risultano particolarmente noiose le persone che ci dicono: “senti, questa cosa che ti propongo è stato dimostrato funzionare però è necessario che tu faccia questa cosa per un po’ di tempo per vedere dei risultati che però rimarrano stabili nel tempo!”. E noi psicologi dello sport, per questo motivo siamo particolarmente noiosi! Noi non abbiamo imparato tecniche magiche che funzionano subito e senza sforzo; i nostri insegnanti ci hanno spiegato l’effetto placebo e sappiamo che, se ben proposta, anche una caramella all’aglio può generare una suggestione tale per cui l’atleta si sente più forte e performa meglio,  ma non possiamo garantire che questa caramella funzioni per tutti! Le tecniche che noi proponiamo sono frutto di una ricerca che non abbiamo fatto noi, ma ricercatori che da almeno 100 anni fanno questo nella vita!!  E ci piacerebbe tanto pensare che basti urlare nelle orecchie ad un atleta “sei grande, sei il migliore, vai forte, nessuno ti ferma!!” per aumentare il suo livello di autoefficacia personale ma sappiamo che non è così… o meglio può anche verificarsi questa eventualità ma non è sicuramente merito della tecnica utilizzata e soprattutto non è così scontato che i benefici si mantengano nel tempo. Ma anche questa cosa sembra essere poco rilevante per molte persone: basta che funzioni poi “chissenefrega” se ho preso una pastiglia di zucchero invece che una medicina e sono guarito. Volendo anche noi psicologi siamo bravi a costruire “pastiglie di zucchero” e venderle come “medicine” ma non ci sembra corretto e cerchiamo di non farlo!

E tanto per farvi capire con quanta leggerezza viene trattato l’argomento dell’allenamento mentale nello sport, cita TuttoSport: ““Solo chi vince il giudizio è libero di essere se stesso e di esprimersi per quello che è veramente. Nel corso degli anni, ho portato Bonucci nella mia cantina, sotto terra. Al buio. E lì, con un tono di voce tutt’altro che buono o dolce, lo offendevo in ogni modo, lo giudicavo. Lo insultavo. Così, se lui faceva persino un piccolo cenno con lo sguardo, per lui c’era un pugno dritto nello stomaco. Obiettivo? Vincere il giudizio, affinché Leo stesse sempre sul pezzo”… Presumiamo si stesse utilizzando una rivisitazione colorita della tecnica di esposizione ai pensieri negativi… e non commentiamo oltre!!!

Se avete letto fino a questo punto avrete capito che anche gli psicologi vivono il sentimento di frustrazione: nel nostro caso legato al fatto di leggere tanta dis-informazione che arriva alle persone che magari hanno un interesse reale a capire cosa fa una persona che aiuta gli atleti a migliorare le loro prestazioni dal punto di vista mentale. Se siete fra questi interessati vi proponiamo di leggere alcuni articoli presenti sul nostro sito  o quelli presenti su altri siti di colleghi molto bravi che lavorano con impengo e serietà e che non leggerete mai su sportmediaset, gazzetta o tuttosport… perchè non fanno notizia e non fanno aumentare i “like” sui social ma sicuramente fanno un ottimo lavoro.

Se siete colleghi e/o condivite il nostro pensiero, partecipate anche voi alla campagna “Salvate gli Psicologi dello Sport dall’estinzione” e diffondete l’articolo… la Gazzetta dello Sport non ci considererà sicuramente ma forse il WWF ci darà un sostegno psicologico!!! 😀

Sport is… MAGIC: il lavoro di allenamento mentale nelle squadre

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Sport is... MAGIC: il lavoro di allenamento mentale nelle squadre Torino team squadre sportivi psicologia sportiva psicologia dello sport performance obiettivi negoziazione mental training mental coach leadership gruppi ebooklet e-booklet comunicazione b-skilled   Questo e-booklet nasce per rispondere a tutti coloro che si chiedono: “Ma cosa fa uno psicologo dello sport quando lavora con un team sportivo?”

Il lavoro di allenamento mentale nelle squadre sportive è complesso ma la ricerca scientifica evidenzia alcuni fattori chiave da analizzare e le competenze da ottimizzare per incrementare la performance di un team di lavoro.

In questo e-booklet introduciamo questi aspetti e vi diamo un’idea dei protocolli di intervento che utilizziamo quando veniamo contattati dalle società sportive in qualità di team mental coach!

Come al solito l’e-booklet è gratuito e vi saremo grati se vorrete farlo leggere anche ai vostri amici sportivi!

Buona lettura!

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Team Coaching

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Team Coaching Torino team squadre psicologia sportiva psicologia dello sport motivazione mental training gestione dello stress gestione dell'ansia gestione conflitto comunicazione allenamento mentale

Pacchetti formativi di team coaching su tematiche specifiche della psicologia dello sport per squadre o gruppi sportivi che vogliono iniziare ad acquisire competenze nell’ambito del mental training per un proprio percorso di allenamento mentale personale (atleti).
I percorsi prevedono una parte di formazione teorica alteranta a momenti di pratica e acquisizione di tecniche e strumenti di ottimizzazione della performance.
I moduli hanno la durata di 120’ a sessione.

Tariffa Partnership
 Moduli             180 euro cad (+IVA) * richiedici come avere uno sconto
riservato ai partner
Il costo totale del team coaching è calcolato sul numero di moduli presenti in ogni pacchetto per un massimo di 15 persone. Per ogni partecipante in più vanno aggiunti 20 euro/pers.

Le nostre offerte formative:

Pacchetti
Gestione dell’ansia e stress da competizione
4 moduli
Goal setting e obiettivi 2 moduli
Motivazione 2 moduli
Comunicazione nel gruppo
3 moduli
Teamwork 5 moduli
Gestione conflitto
3 moduli

Giancarlo Grinza – Volo a vela

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Giancarlo Grinza - Volo a vela volo a vela trofeo torino Torino psicologia sportiva psicologia dello sport preparazione mentale mental training giancarlo grinza bskilled

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Giancarlo Grinza - Volo a vela volo a vela trofeo torino Torino psicologia sportiva psicologia dello sport preparazione mentale mental training giancarlo grinza bskilled   Giancarlo Grinza nasce a Torino il 18/10/1972. A 17 anni prende il brevetto di volo a vela e nel 1990 partecipa alla prima competizione in seguito alla quale, viene promosso alla categoria nazionale. Dal 1990 al 2014 ha parteciapato a circa 50 competizioni.

Alcune fasi della sua carriera da ricordare:

  • 1991 vince la sua prima competizione al Trofeo Città di Torino
  • 1992 partecipa al campionato Europeo di Volo a Vela in Ungheria
  • 1993 partecipa al campionato europeo juniores in Francia-7classificato
  • 1995 vince il Trofeo Sales con un volo di distanza dichiarato da Torino a Bressanone
  • 1997 partecipa campionati italiani classe standard – 2 classificato
  • 1998 partecipa campionati Europei
  • 2002 partecipa al campionato internazionale Issoudun-2 classificato
  • 2004 partecipa al campionato internazionale di Bailleau-1 classificato
  • 2005 partecipa al campionato Europeo
  • 2007 partecipa al campionato Francese classe standard-2 classificato
  • 2008 partecipa al Torino sailplane GranPrix- 2 classificato
  • 2009 partecipa al World Air Games di Torino sfiorando la medaglia-4 classificato
  • 2011 partecipa al campionato italiano 20 metri – 2 classificato
  • 2011 partecipa al campionato internazionale di Hahnweide classe 15mt- 1 classificato
  • 2013 partecipa e vince il Campionato italiano classe unica

Nel 2014, dopo 23 anni dalla prima volta, vince nuovamente il Trofeo Città di Torino. E adesso il prossimo obiettivo sarà…

Personal Coaching

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Personal Coaching Torino tecniche psicologia dello sport pratica motivazione mental training gestione ansia prestazione formazione in psicologia dello sport formazione corsi autoipnosi sportiva allenamento mentale

Pacchetti formativi su tematiche specifiche della psicologia dello sport rivolti a singoli utenti che vogliono iniziare ad acquisire competenze  nell’ambito dell’allenamento mentale per un proprio percorso di allenamento mentale personale (atleti) o per integrare la propria professione (psicologi dello sport).
I percorsi prevedono una parte di formazione teorica alteranta a momenti di pratica e acquisizione di tecniche e strumenti di ottimizzazione della performance.
I moduli hanno la durata di 60’ a sessione e possono essere svolti anche via skype.

Tariffa
 Moduli             60 euro cad

Le nostre offerte formative:

Pacchetti
 Gestione dell’ansia 4 moduli
 Motivazione 3 moduli
 Tecniche di rilassamento 4 moduli
 Tecniche di auto-ipnosi sportiva 4 moduli
 Gestione dei pensieri negativi 4 moduli
 Outplacement: ricollocarsi a fine carriera sportiva 4 moduli

Il costo totale dei personal è calcolato sul numero di moduli presenti in ogni pacchetto.