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Marketing per Psicologi dello Sport

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Questo breve articolo è pensato per i colleghi Psicologi dello Sport che hanno bisogno di qualche consiglio per poter poter migliorare la propria strategia per essere più visibili sul Web, ovvero le strategie di marketing per psicologi dello sport.

La categoria degli psicologi (inclusi quelli dello sport) è solitamente un po’ restia all’uso della pubblicità, forse perché essendo un ambito di “salute” non viene naturale l’idea di dover “attrarre” clienti.

In realtà, è molto importante stare al passo dei tempi e conoscere le strategie per poter farsi conoscere e riconoscere per riuscire ad essere più visibili come professionisti. 

Queste sono le strategie di marketing per psicologi dello sport che noi utilizziamo e che vorremmo provare a condividere.

Fai rete

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Molto spesso si sente parlare dell’importanza del network tra colleghi, ma molto poco viene utilizzata questa modalità per riuscire a far crescere la propria attività. Forse per poca fiducia o perché si pensa che chiedere un consiglio venga visto come un qualcosa di negativo o intrusivo, spesso osserviamo una reticenza nel voler condividere le proprie esperienze con colleghi. Il nostro primo consiglio è quindi quello di contattare i colleghi in giro per l’Italia. Condividi le esperienze lavorative, prova a costruire dei progetti insieme per crescere non solo come singoli, ma per far crescere il movimento della Psicologia dello Sport.

Collegato a questo consiglio c’è il prossimo:

Partecipa a Convegni

Partecipa a Convegni di Psicologia dello Sport, nazionali o internazionali, può darti una grande mano per migliorare la propria visibilità. In primo luogo ti permette di trovarti faccia a faccia con colleghi di tutta Italia o Europa, e poi serve per poter accrescere le tue conoscenze.

Ogni anno ci sono vari Convegni, cerca quelli più adatti alla tua professione!

Parla del tuo lavoro

Si, questo può sembrarti un consiglio banale, ma in realtà è forse ancora il primo modo per poter far conoscere una professione che, almeno in Italia, non è ancora così conosciuta.

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Se ti capita di andare a manifestazioni sportive, entrare in contatto con atleti, società o associazioni sportive, non aver paura a presentarti e raccontare il tuo lavoro, magari portando con te un bigliettino da visita. Cerca sempre se ci sono, attorno a te giornate dello sport o altre manifestazioni dove sono presenti le società e presentati.

Sicuramente vedere la persona in prima persona che parla del suo lavoro ha molto più effetto che una telefonata o una mail di proposta.

Noi per esempio abbiamo scritto un libro per far conoscere il nostro lavoro e la nostra professione. Potrebbe essere un’idea!

Sii presente sul web

Altro tasto dolente. Molti di noi psicologi prendono il web ancora come un luogo oscuro dove è difficile poterci mettere mano.

In realtà per uno psicologo, e soprattutto uno psicologo dello sport, la presenza sul web è fondamentale. Cerchiamo però di chiarire cosa intendiamo come presenza sul web:

Se hai in mente che per essere presente sul web bisogna diventare per forza uno youtuber o un influencer di Instagram, non è la visione corretta. O almeno, non lo è se il tuo obiettivo è quello di farti conoscere da atleti o società sportive interessate al tuo lavoro. E’ quindi importante dotarsi di un sito web (Ecco qualche consiglio pratico).

Social Network

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Anche se, come dicevamo prima, non devi spaventarti dall’idea di diventare attivi sui Social Network, è importante prendere qualche accortezza…

I Social Network sono il tuo biglietto da visita. Non sono solo un modo per farti conoscere da gente nuova ma anche per continuare ad essere visibile da chi già di conosce. E’ importante sempre curare bene le tue pagine professionali cercando di inserire costantemente materiali interessanti tra i quali:

  • Articoli scritti da te
  • Articoli scritti da colleghi
  • Foto del tuo lavoro 
  • Foto “motivazionali”
  • Video tuoi dove parli di psicologia dello sport
  • Ecc…

Il consiglio che ti diamo è anche quella di seguire più pagine possibili che parlano di Psicologia dello Sport!

Fai bene il tuo lavoro

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Vero, anche questo consiglio può apparire scontato ma in effetti la miglior pubblicità è sempre data dal passaparola. Cerca sempre di rimanere aggiornato, formati costantemente, mettiti alla prova con nuove sfide e fai vedere la tua passione ad ogni lavoro che fai per fare in modo che la tua nicchia di clienti sportivi cresca sempre di più e siano loro stessi a parlare bene di te.

Non sottovalutare l’importanza di una singola serata di presentazione, anche gratuita. A più persone dimostrerai la tua professionalità, più sarà ampio il bacino di utenza che si rivolgerà a te per cercare un professionista della Psicologia dello Sport.

Ovviamente questi sono piccoli tips che ci vengono in mente per poter dare una mano a chi si sta approcciando o vuole ampliare il proprio numero di clienti sportivi. Se vuoi approfondire questa parte della tua professione, organizziamo corsi modulari sul marketing per psicologi dello sport oppure abbiamo un corso base e avanzato per diventare psicologo dello sport!

 

 

Psicologi dello Sport, quale futuro (e presente)?

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Psicologi dello Sport, quale futuro (e presente)?

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Siamo arrivati ad un momento storico in cui la Psicologia dello Sport sta finalmente prendendo piede.

Sempre più spesso si legge, sui giornali sportivi e sui media che trattano di sport, di atleti che si rivolgono ad un supporto mentale da parte di Psicologi dello Sport per poter migliorare le proprie prestazioni in campo.

L’attenzione mediatica, quindi, sta piano piano rivolgendo il proprio occhio verso una professione che, in altre zone d’Europa e del mondo, gode già di un pieno riconoscimento. I benefici di un professionista nel settore della Psicologia dello Sport, infatti, sono stati scientificamente provati e testati nel tempo.

Anche all’interno del mondo dello sport, infatti, si stanno prendendo le prime misure per poter fornire agli atleti un supporto adeguato.

Ci fa piacere citare il caso della F.I.T. (Federazione Italiana Tennis) che ha inserito l’obbligo dello Psicologo dello Sport per il riconoscimento delle scuole tennis.

Anche la F.I.G.C. (Federazione Italiana Giuoco Calcio) ha inserito gli Psicologi dello Sport all’interno dei Centri Tecnici Federali che stanno evolvendo in Italia. Oltre a questo c’è l’obbligo di formazione tenuta da uno Psicologo dello Sport per il riconoscimento delle scuole calcio d’élite.

Corsi e Master

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologi dello Sport, quale futuro (e presente)? psicologia dello sport psicologi dello sport corsi di psicologia dello sport bskilled   Vista l’onda di interesse, abbiamo notato un crescere di nuovi Corsi e Master in Psicologia dello Sport, per formare nuovi colleghi a poter esercitare questa professione.

Sicuramente anche questa visione non può che essere un punto di vista ottimistico, dato che è la dimostrazione di un interesse sempre maggiore nei confronti della preparazione mentale associata allo sport.

Anche se la preoccupazione è sempre quella che un maggiore inserimento sul mercato di professionisti possa portare ad una saturazione, il mercato è potenzialmente ancora vasto ed inesplorato. Sarà nella capacità dei nuovi colleghi e, ovviamente, nella qualità della formazione, la chiave per poter migliorare sempre come categoria e aprire la domanda nel mondo sportivo.

Convegni ed Associazioni

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologi dello Sport, quale futuro (e presente)? psicologia dello sport psicologi dello sport corsi di psicologia dello sport bskilled   Senza ovviamente fare citazioni, un altro punto positivo è la nascita di diversi convegni e giornate, in tutta Italia, per far conoscere la Psicologia dello Sport. Il partecipare a questi convegni è un sintomo positivo di forza e di energia della nostra categoria. Viviamo infatti in un momento in cui la rete è più importante che la qualità del singolo professionista
. Conoscere altri colleghi, condividere le proprie capacità e i propri strumenti, è il modo migliore per crescere tutti insieme andando oltre il proprio orticello professionale.
In tutto cio si inseriscono anche le varie Associazioni (Italiane, Europee e Mondiali) che hanno appunto l’obiettivo di mettere in contatto vari colleghi che lavorano in posti anche lontani.

Quale futuro?

Quale può essere quindi il futuro della Psicologia dello Sport?

La crescita professionale con tecniche e strumenti sempre più innovativi, associata ad un interesse sempre maggiore e un’informazione sempre più capillare che parte dal singolo e arriva fino ad una rete nazionale, non può che portare, passo dopo passo, a raggiungere altri obiettivi come quelli delle federazioni che già hanno inserito questo tipo di professionista all’interno dei propri team.

Federazioni, società, allenatori sempre più formati, atleti, ecc.. sono e saranno sempre più consapevoli dei benefici del supporto mentale da parte di uno Psicologo dello Sport e, in questo, noi professionisti dovremmo farci trovare pronti ad offrire un prodotto sempre più innovativo e personalizzato verso chi si avvarrà delle nostre capacità per migliorare le proprie prestazioni ed il proprio benessere.

In conclusione, il mondo dello sport italiano è sicuramente pronto per un salto di qualità che parte dai bambini fino ad arrivare ai campioni affermati, la mano passa agli Psicologi dello Sport.

Usa la testa!

 

 

La preparazione mentale nel Tennis

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La preparazione mentale nel Tennis

Il tennis è uno sport in cui la preparazione mentale è fondamentale. Molti atleti famosi, infatti, sin da quando sono giovanissimi, sono stati seguiti da uno psicologo dello sport che li ha supportati tramite un percorso di preparazione mentale.

Essendo uno sport principalmente individuale (ci sono anche il doppio e i tornei a squadre), il lavoro sul singolo atleta è molto importante per aiutarlo a dare il 100% delle sue potenzialità in gara e in allenamento.

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Quali sono le caratteristiche mentali del tennista?

Secondo alcune ricerche compiute dal’ ITF (International Tennis Federation), le principali caratteristiche mentali legate al gioco del tennis sono:

  • Decisioni da prendere velocemente (decision making)
  • Tanto tempo per pensare durante la partita
  • Non conoscenza del tempo e della durata di gioco
  • Nessuna possibilità di sostituzione (a parte in alcuni tornei a squadre)
  • Capacità di giocare su diverse superfici
  • Importanza uguale in tutti i punti e i momenti del gioco

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La preparazione mentale nel Tennis tennis mentale tennis psicologo dello sport psicologia dello sport preparatore mentale primo livello preparatore mentale fit mental tennis mental coaching tennis coach tennis bskilled   Oltre a queste, tutte le altre caratteristiche (o difficoltà) che sono state stilate, riguardano quindi la capacità del tennista di mantenere alta la concentrazione, di avere un alto livello di resilienza di fronte alle difficoltà, di essere capace di adattarsi a tutte le caratteristiche del campo o del torneo che deve affrontare.

 

 

Per questo motivo si possono dividere le caratteristiche che il tennista dovrebbe allenare tramite un percorso di preparazione mentale in 4 categorie:

 

Motivazione

Concentrazione

Gestione dei pensieri

Gestione dell’arousal

Motivazione

Come in ogni attività umana la motivazione è fondamentale. Come motivazione si intende la volontà dell’atleta di perseguire i suoi obiettivi nonostante le difficoltà che potrà incontrare. E’ importante, quindi, in questo campo, un processo di creazione di obiettivi corretti (goal setting), la conoscenza dei propri punti di forza e di miglioramento e un percorso per trasformare la motivazione da estrinseca in intrinseca.

Un corretto lavoro sulla motivazione, oltre a dare all’atleta la possibilità di utilizzare tutte le proprie risorse in gara, aiuta anche a prevenire l’abbandono precoce nei giovani tennisti.

Concentrazione

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La preparazione mentale nel Tennis tennis mentale tennis psicologo dello sport psicologia dello sport preparatore mentale primo livello preparatore mentale fit mental tennis mental coaching tennis coach tennis bskilled   Alcuni tennisti dicono che, in gara, la concentrazione è tutto.

Senza essere così totalitari, si può però asserire che la concentrazione sia una componente essenziale nel tennis. Mantenere la concentrazione non significa rimanere concentrato tutto il match sulla pallina, infatti questo, oltre ad essere dannoso per la tattica, comporterebbe una spesa enorme di energie mentali e fisiche.

Mantenere la concentrazione significa saper passare correttamente da un tipo di attenzione ad un’altra per rimanere nella Zona corretta. Per questo vi rimando a leggere l’articolo sulla Zona già pubblicato in precedenza.

Gestione dei pensieri

“Non ce la faccio”, “L’avversario è troppo forte!”, “Su questo campo ho sempre perso”, ecc…

Sono tutti dei pensieri che, normalmente, possono passare automaticamente per la testa degli atleti, tennisti inclusi.

Come ben sappiamo da un po’ di tempo, corpo e mente non sono due entità separate, ma, insieme guidano l’uomo nelle attività quotidiane. La gestione dei pensieri è fondamentale in un percorso di preparazione mentale poiché, quando, durante una gara, il tennista si fa governare dai pensieri negativi, la sua prestazione diminuirà drasticamente perché questi influenzano l’auto-efficacia dell’atleta che, per poter dare il 100% dovrà essere adeguata.

Gestione dell’Arousal

L’Arousal è, all’interno della psicologia dello sport, un concetto chiave.

In ogni percorso di preparazione mentale è infatti molto importante rendere l’atleta consapevole che l’ansia, la rabbia e altre emozioni, non siano completamente negative ma, soprattutto che non è possibile “accenderle o spegnerle” con un interruttore.

Bisogna infatti immaginare che l’attivazione psico-fisiologica (arousal) sia un continuum in cui quando l’atleta ha un livello troppo alto o troppo basso, le sue performance caleranno drasticamente.

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Durante il percorso, il preparatore mentale dovrebbe insegnare all’atleta a riconoscere il suo livello di attivazione e a gestire la sua curva di attivazione. Alcuni strumenti a disposizione dell’atleta sono:

  • Rituali
  • Tecniche di rilassamento
  • Tecniche corporee
  • Respirazione

 

Ovviamente in questo articolo abbiamo voluto soffermarci sulle principali caratteristiche mentali allenabili tramite un percorso di preparazione mentale. Molte altre sono le caratteristiche e il passo migliore è quello di contattare uno psicologo dello sport per creare un percorso personalizzato adeguato alle caratteristiche dell’atleta.

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Per il 2016 la FIT ha inserito la figura del Preparatore Mentale di 1° grado come obbligatoria per le scuole tennis Top e Super School. B-Skilled ha, nel suo team, psicologi formati tramite il corso della FIT. Contattaci su info@bskilled.it per avere maggiori informazioni.

 

4 Consigli per gestire la rabbia negli sport di squadra

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4 Consigli per gestire la rabbia negli sport di squadra:

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Qualsiasi atleta di sport di squadra avrà sicuramente avuto a che fare con compagni di squadra stanno giocando male, avversari provocatori in maniera fastidiosa, allenatori che urlano contro e gesti atletici che proprio non riescono. Tutte queste situazioni sono accumunate da una sensazione di rabbia che rischia, ovviamente, di influenzare negativamente sulla propria prestazione.

Cosa si può fare quindi quando ci si trova in queste situazioni? Urlare in faccia ai propri compagni? Dare una gomitata all’avversario? Mandare a quel paese il mister o avere delle reazioni di rabbia contro se stessi? Evidentemente queste non sono strategie funzionali per mantenere alta la propria performance!

Una reazione negativa, infatti, può portare a una rottura nel rapporto tra l’atleta e gli altri giocatori della squadra con conseguenze pessime nell’equilibrio della squadra.

Una reazione positiva, invece, può ispirare l’atleta e tutto il team a dare il massimo per il migliorare la propria performance e quella di tutta la squadra.

Anche se esistono dei percorsi adatti per la gestione della rabbia insieme ad uno psicologo dello sport, cominciate a seguire questi 4 consigli per cercare di controllare le vostre reazioni e dare sempre il 100%.

1) Cercate di incanalare la vostra energia.

Noi tutti abbiamo lasciato che la nostra rabbia prendesse il meglio di noi e rovinasse le nostre performance.

Si può, invece, cercare di trasformare la rabbia in energia positiva per dare un “boost” alla propria prestazione. Come afferma lo psicologo dello sport Dr. John F. Murray, “La rabbia è un’emozione che è causata da una scarica dal sistema limbico.” Per chi non lo conoscesse, il sistema limbico è una parte del cervello che controlla le emozioni e i comportamenti. La rabbia è quindi uno scarico di energia che può essere utilizzata, invece, per dare il massimo.

Quindi, prima di fare qualsiasi cosa irrazionale, provare ad “ascoltare” la vostra rabbia e il vostro corpo così da incanalare l’energia dove vi serve di più dandoti un’iniezione di fiducia che può farti correre più veloce e giocare ancora meglio.

2) Impara a leggere il tuo avversario.

Esattamente come le altre emozioni, anche la rabbia può essere riconosciuta in se stessi o negli altri. Anche il tuo avversario quando si arrabbia peggiora la propria performance, quindi magari quando vi provoca è perché non sa come gestire la propria frustrazione. Se imparate a leggere la rabbia nel vostro avversario, saprete come poterne approfittare sfruttando i suoi punti deboli.

3) Comunicate con i vostri compagni di squadra e con l’allenatore.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 Consigli per gestire la rabbia negli sport di squadra squadra rabbia psicologo sport torino psicologia dello sport torino psicologia dello sport squadra psicologia dello sport bskilled aggressività   Quando si tengono le cose chiuse in una pentola a pressione, queste continuano a ribollire fino a quando non la fanno esplodere. Anche una parola sbagliata o qualcosa di poco conto si può trasformare istantaneamente in urla o sguardi molto significativi nei confronti dei vostri compagni. Se pensi che uno dei tuoi compagni di squadra abbia bisogno, per esempio, di impegnarsi di più nel gioco, o di commettere meno errori o smettere di commettere falli, trova il momento giusto per dirglielo (una pausa, per esempio) ma è fondamentale che venga utilizzata l’assertività! Avvicinati con calma e, in maniera tranquilla spiega quali sono le cose che dovrebbe migliorare nella sua partita, ma senza aggredirlo. Questo può tranquillizzare tutta la squadra anche nei momenti più difficili.

4) Concentrati sulla prossima giocata!

Non soffermarti sul passato, tutti fanno errori perchè nemmeno i migliori giocatori professionisti giocano un’intera partita senza sbagliare un passaggio o una giocata.

Se qualche gesto non ti è venuto concentrati su quello che sarà il prossimo e pensa di volerti migliorare sempre di più. Non lasciare che i tuoi errori rovinino la tua prestazione.

 

Se vuoi essere un grande atleta, imparare come usare questi suggerimenti, e prova a trasferirli nel tuo gioco. Rabbia, frustrazione e altre emozioni negative emozioni possono prendere il controllo delle vostre prestazioni, ma la vera sfida è quella di non permetterglielo!

Tutti gli atleti devono imparare a superare gli errori e andare avanti avere davvero successo.

 

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Chiaramente questi quattro consigli possono aiutarti a gestire la rabbia ma non possono essere efficaci come un percorso di training con uno psicologo dello sport.

Se sei di Torino o del Piemonte ti pensi di aver bisogno di un training per la rabbia o per l’assertività, contattaci pure a info@bskilled.it!

Allenare l’attenzione nello Sport: la Zona

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Allenare l’attenzione nello Sport: la Zona

Una tra le diverse richieste che vengono poste allo Psicologo dello Sport è come si può lavorare sull’attenzione. Noi di B-Skilled utilizziamo un modello molto interessante che si può applicare all’allenamento dell’attenzione che è quello di Zona:

Il concetto di Zona si basa sugli studi di Easterbrook (1959), di Watchel (1967) e Bacon (1974) sull’attenzione.

In un qualsiasi momento, l’attenzione della persona può trovarsi a fluttuare su due cuntinuum: il primo continuum è quello che va da un’attenzione esterna ad una interna, mentre il secondo continuum passa da un’attenzione ampia ad una ristretta.

Per semplificare: durante qualsiasi momento della giornata, la nostra attenzione potrà essere più centrata verso l’esterno (un lavoro manuale, per esempio) o verso l’interno (focalizzarsi su di un ricordo) e, nello stesso tempo sarà più ampia, quindi focalizzata su una molteplicità di stimoli, o più ristretta, in cui vengono presi in considerazione pochi stimoli, anche uno solo.

Partendo da questo si può schematizzare l’attenzione di una persona all’interno di questo grafico:

 

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Grafico della Zona nell’attenzione

Anche se questo vale per ogni ambito della vita di una persona, vediamo come poterlo sfruttare al meglio nello sport.

Il quadrante ampio-esterno, per esempio è attivo quando:

1) L’attenzione dell’ atleta si trova al di fuori del suo corpo (sul campo per esempio)

2) L’atleta è concentrato su numerosi stimoli (Condizioni del campo, condizioni climatiche, vento, tifosi, ecc…).

Questo quadrante serve quando è utile una valutazione della situazione in generale (Campo da gara, avversario, clima…).

Il quadrante stretto-esterno è utilizzato quando:

1) L’attenzione dell’ atleta si trova al di fuori del suo corpo (sull’avversario, per esempio)

2) L’atleta è concentrato su di un numero limitato di stimoli (ad esempio la posizione di una parte del corpo durante uno specifico gesto).

Quando la situazione necessita di una reazione immediata, come ad esempio uno scambio a tennis, in cui il focus sarà dedicato principalmente alla pallina, l’attenzione dell’atleta deve trovarsi all’interno di questo quadrante.

Il quadrante ampio-interno viene utilizzato quando:

1) L’attenzione dell’ atleta si trova dentro il suo corpo

2) L’atleta sta esaminando un gran numero di stimoli.

Un esempio potrebbe essere l’analisi di una strategia da utilizzare durante la gara o, per esempio, il giocatore che sceglie il lato in cui tirare un rigore in base alla conoscenza che ha nei riguardi del portiere.

Il quadrante interno-stretto, infine, viene utilizzato quando:

1) L’attenzione dell’ atleta si trova dentro il suo corpo

2) L’atleta sta esaminando un numero limitato di stimoli.

Un esempio adeguato per questo quadrante è quando un atleta utilizza alcuni strumenti della psicologia dello sport come l’imagery di un gesto o il self talk.

Riassumendo, si può dire che il quadrante ampio-esterno è utilizzato in una fase di valutazione generale, il quadrante stretto-esterno è utilizzato in fase di azione/reazione, il quadrante ampio-interno è utile per l’analisi della situazione mentre quello stretto-interno serve per concentrarsi meglio sul compito e sulla propria emotività.

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Ora, dopo aver visto come funziona l’attenzione, per uno sportivo è fondamentale capire il concetto di Zona:

Lo stato di zona è molto simile allo stato di flow descritto da Jackson e Csikszentmihalyi (1999), infatti Nideffer (1992) lo definisce come “… quando si è completamente immersi in un focus di attenzione interno o esterno…” (Nideffer, 1992).

Questa immersione (o assorbimento) di attenzione si riferisce alla capacità dell’atleta di trascorrere più tempo possibile all’interno del quadrante corretto di attenzione.

Più tempo si trascorre all’interno del quadrante specifico, più è probabile che si riescano a cogliere degli stimoli che normalmente sono all’esterno del normale focus attentivo.

L’atleta che ha la capacità di essere focalizzato all’interno del quadrante giusto, avrà la capacità di essere più reattivo agli stimoli esterni, più capace di valutare l’ambiente e l’avversario e, soprattutto sarà meno disturbato da stimoli distraenti.

E’ molto importante quindi allenare l’atleta a passare agevolmente da un quadrante attentivo all’altro in base al tipo di situazione richiesta, però è anche fondamentale l’allenamento a rimanere il più possibile all’interno di un focus attentivo.

Un tennista che, durante uno scambio lungo riesce a rimanere concentrato solo sulla pallina e sui movimenti dell’avversario (stretto-esterno) senza farsi distrarre da pubblico o condizioni climatiche (largo esterno) o da pensieri distraenti (stretto-interno) sarà in grado di essere nella Zona e di avere quindi una prestazione ottimale.

Ora la domanda più ovvia da fare è, naturalmente, come ci si può allenare a rimanere nella Zona.

Gli strumenti per allenare l’attenzione sono molteplici e, soprattutto sono diversi in base al tipo di sport e di allenamento su cui si intende lavorare, però una delle prime cose che si possono fare per iniziare a lavorare sull’attenzione è, durante l’allenamento capire quale tipo di quadrante richiede la situazione e su quale quadrante ci si trova in un determinato momento.

 

Articolo tradotto e tratto da:

Krug, M. (1999) Playing tennis in the zone. Athletic Insight. The Online Journal of Sport Psychology

Bibliografia:

Bacon, S. (1974). Arousal and the range of cue utilization. Journal of Experimental Psychology, 102, 81-87.

Easterbrook, J. A. (1959). The effect of cue utilization and the organization of behavior. Psychological Review, 78(3), 229-248.

Jackson, S. & Csikszentmihalyi, M. (1999). Flow in Sports: The Keys to Optimal Experiences and Performances. Champaign, IL; Human Kinetics.

Nideffer, R. M. (1976). Test of Attentional and Interpersonal Style. Journal of Personality and Social Psychology, 34(3), 394-404.

Nideffer, R. (1992). Psyched to Win. Champaign, IL; Leisure Press.

Nideffer, R., Bond, J., Cei, A. & Manili, U. (1999). Building A Psychological Profile of Olympic Medalists and World Champions. [On-line]. HYPERLINK http://www.enhanced-performance.com www.enhanced-performance.com Article 17.

Watchel, P. (1967). Conceptions of broad and narrow attention. Psychological Bulletin, 68, 417-429.

Siamo sicuri che siano “sport minori”?

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Cosa intendiamo quando parliamo di “sport minori”?

Una definizione che molto spesso sentiamo all’interno del mondo dello sport è quella che divide gli sport più seguiti e praticati dai cosiddetti sport “minori”.

Per quanto la definizione possa sembrare sminuire gli sport che fanno parte di questa categoria, in realtà gli sport “minori” non sono sport meno belli o importanti, ma sono attività che, all’interno di una certa cultura, sono meno seguiti o praticati. Ovviamente questo è un fattore puramente culturale.

Inutile ricordare come, in Italia per esempio, lo sport più seguito e praticato sia il calcio, seguito da basket e pallavolo per quelli di squadra e tennis, nuoto e sci tra quelli individuali. Essendo questi sport tra i più praticati, hanno anche un riscontro maggiore rispetto ad altri nella classifica di quelli più seguiti… Per questo motivo gli sport minori non godono dello stesso spazio e degli stessi investimenti dei “fratelli maggiori”.

Cosa significa questo? Dal nostro punto di vista, come psicologi dello sport, questo significa che anche se sono stati battezzati come sport minori, questi sport necessitano di maggiori competenze mentali rispetto ad altri.

Cerchiamo dunque di capire insieme la psicologia degli sport minori, ossia quali sono, soprattutto a livello mentale, le competenze maggiori che appartengono a chi pratica uno sport meno “attraente”.

Motivazione
Tutti noi sappiamo più o meno dare una definizione di quella che è la motivazione e di quanto possa influire all’interno di uno sport. Ci sono definizioni più o meno corrette ma in linea di massima si può dire che la motivazione sia tutto ciò che ci spinge a fare qualcosa, dall’alzarci dal letto al mattino all’ andare 4-5 volte a settimana ad allenarci duramente, con qualsiasi condizione atmosferica, per cercare di raggiungere qualcosa di significativo all’interno dello sport.
Tra le decine di definizioni date alla motivazione, una delle più concrete è quella che identifica la motivazione intrinseca da quella estrinseca, ovvero, se quel qualcosa che ci spinge a compiere una azione provenga dall’interno (interesse, obiettivi importanti, voglia, passione…) oppure dall’esterno (spinta da parte di persone importanti, soldi, fama).
Per quanto riguarda gli sport minori è scontato dire che ovviamente la motivazione intrinseca sia preponderante per poter andare avanti, infatti, per quanto non mettiamo in dubbio che un giocatore della Nazionale di calcio non sia spinto esclusivamente dai soldi e dalla fama, è più facile pensare che però un giocatore della Nazionale italiana di tamburello abbia una motivazione intrinseca molto più forte.

Resilienza
Tra le conseguenze di questa motivazione intrinseca maggiore, l’atleta degli sport minori avrà una resilienza maggiore, cioè una maggiore capacità di gestire la sconfitta e i momenti difficili; questo perché potrà sempre ancorare la motivazione a qualcosa di interno e che difficilmente potrà perdere, mentre dinamiche come fama e soldi possono facilmente scivolare via (soprattutto in sport che, sebbene considerati tra i maggiori, hanno meno visibilità rispetto ad altri… Si pensi per esempio a sport come il basket e la pallavolo a cui viene dato ampio risalto principalmente durante i mondiali o altre competizioni internazionali).
Anche se la resilienza è una caratteristica più profonda e non solo legata alla motivazione; chi pratica uno sport minore avrà quindi più possibilità di affrontare le sconfitte con una motivazione intrinseca maggiore!

Pressione dei media
Seppur possa sembrare un controsenso, chi pratica uno sport minore deve avere una maggior capacità di gestire le pressioni esterne (media o tifosi). Chi pratica uno sport dove già a livelli non tanto alti ci sono tanti tifosi e magari anche qualche televisione locale a riprendere la partita o l’incontro, con il tempo, impara ad abituarsi alle pressioni da parte dei media e dei tifosi che lo seguono. Chi pratica uno sport minore, invece, molto spesso passa la maggior parte della carriera ad avere come seguito amici, parenti e pochi altri supporters interessati a quel tipo di sport… Poi magari, dopo anni di allenamento si ritrova a partecipare ad un incontro, una gara o un torneo che magari viene trasmesso in tv e quindi dove tante persone si trovano a seguire un atleta della propria nazione facendo alzare di molto il polverone mediatico su di sé (emblematico è il discorso delle Olimpiadi, dove alcuni sport che non vengono mai seguiti durante i 4 anni di pausa, hanno la capacità di far diventare “allenatori esperti” tutti i possessori di un televisore e appassionati di sport).
La capacità di gestire quest’attenzione mediatica deve essere quindi una competenza maggiore per chiunque si trovi ad assaporare la fama per pochi momenti in cui deve compiere la prestazione perfetta non avendo altre possibilità di sbagliare.

Pianificazione del tempo
“Ma chi me lo fa fare??”
Questa domanda, assolutamente legata alla motivazione, sarà passata sicuramente per la testa di ogni atleta di sport minori che si ritrova ad affrontare tutte le difficoltà legate al fatto di aver, oltre allo sport, una vita normale per garantirsi la sopravvivenza sociale ed economica. Essendoci meno investimenti, in molti sport minori, l’atleta (anche di alto livello) ha bisogno di lavorare per poter sopravvivere perché i rimborsi che provengono dalle squadre o dalle federazioni non sono sufficienti per “arrivare a fine mese”. Non è tanto la capacità di organizzarsi e gestire il tempo ad essere una competenza utile per lo sport, ma quando le difficoltà di una vita normale si sommano ad allenamenti durissimi e gare importanti con magari trasferte lontane, solo gli atleti con una motivazione intrinseca più alta potranno avere successo nel loro sport!

In questa revisione sulla psicologia degli sport minori speriamo di aver dato risalto alle maggiori competenze che caratterizzano questi atleti… Sperando che magari da domani guardiate a questi sport con uno sguardo differente!

Giancarlo Grinza – Volo a vela

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Giancarlo Grinza - Volo a vela volo a vela trofeo torino Torino psicologia sportiva psicologia dello sport preparazione mentale mental training giancarlo grinza bskilled   Giancarlo Grinza nasce a Torino il 18/10/1972. A 17 anni prende il brevetto di volo a vela e nel 1990 partecipa alla prima competizione in seguito alla quale, viene promosso alla categoria nazionale. Dal 1990 al 2014 ha parteciapato a circa 50 competizioni.

Alcune fasi della sua carriera da ricordare:

  • 1991 vince la sua prima competizione al Trofeo Città di Torino
  • 1992 partecipa al campionato Europeo di Volo a Vela in Ungheria
  • 1993 partecipa al campionato europeo juniores in Francia-7classificato
  • 1995 vince il Trofeo Sales con un volo di distanza dichiarato da Torino a Bressanone
  • 1997 partecipa campionati italiani classe standard – 2 classificato
  • 1998 partecipa campionati Europei
  • 2002 partecipa al campionato internazionale Issoudun-2 classificato
  • 2004 partecipa al campionato internazionale di Bailleau-1 classificato
  • 2005 partecipa al campionato Europeo
  • 2007 partecipa al campionato Francese classe standard-2 classificato
  • 2008 partecipa al Torino sailplane GranPrix- 2 classificato
  • 2009 partecipa al World Air Games di Torino sfiorando la medaglia-4 classificato
  • 2011 partecipa al campionato italiano 20 metri – 2 classificato
  • 2011 partecipa al campionato internazionale di Hahnweide classe 15mt- 1 classificato
  • 2013 partecipa e vince il Campionato italiano classe unica

Nel 2014, dopo 23 anni dalla prima volta, vince nuovamente il Trofeo Città di Torino. E adesso il prossimo obiettivo sarà…

Psicologia dello sport e fitness!

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologia dello sport e fitness! Torino psicologia dello sport palestra natascia bernardi istruttori gladys bounous fitness buone regole bskilled attività motoria alessandro simili   Spesso si associa il concetto di psicologia dello sport solo con atleti, squadre, allenatori o comunque in condizioni dove prevale la componente agonistica.
La nostra specializzazione ci porta invece a conoscere molto bene i meccanismi mentali che sono alla base di qualsiasi prestazione motoria e quindi l’intervento dello psicologo dello sport si estende in ambito sempre più diversi, quali ad esempio il mondo del fitness.

Già numerose palestre organizzano giornate di “psicologia del fitness” per i loro clienti e numerosi istruttori si rivolgono a noi per migliorare le loro performance.

In questo allegato, la collega Natascia Bernardi, psicologa, psicoterapeuta, che sta completando un master internazionale in scienze dello sport e psicologia dello sport, ci aiuta a scoprire le buone regole per tenere allenata la nostra mente quando pratichiamo fitness in palestra!

Buona lettura!