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Marketing per Psicologi dello Sport

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Questo breve articolo è pensato per i colleghi Psicologi dello Sport che hanno bisogno di qualche consiglio per poter poter migliorare la propria strategia per essere più visibili sul Web, ovvero le strategie di marketing per psicologi dello sport.

La categoria degli psicologi (inclusi quelli dello sport) è solitamente un po’ restia all’uso della pubblicità, forse perché essendo un ambito di “salute” non viene naturale l’idea di dover “attrarre” clienti.

In realtà, è molto importante stare al passo dei tempi e conoscere le strategie per poter farsi conoscere e riconoscere per riuscire ad essere più visibili come professionisti. 

Queste sono le strategie di marketing per psicologi dello sport che noi utilizziamo e che vorremmo provare a condividere.

Fai rete

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Molto spesso si sente parlare dell’importanza del network tra colleghi, ma molto poco viene utilizzata questa modalità per riuscire a far crescere la propria attività. Forse per poca fiducia o perché si pensa che chiedere un consiglio venga visto come un qualcosa di negativo o intrusivo, spesso osserviamo una reticenza nel voler condividere le proprie esperienze con colleghi. Il nostro primo consiglio è quindi quello di contattare i colleghi in giro per l’Italia. Condividi le esperienze lavorative, prova a costruire dei progetti insieme per crescere non solo come singoli, ma per far crescere il movimento della Psicologia dello Sport.

Collegato a questo consiglio c’è il prossimo:

Partecipa a Convegni

Partecipa a Convegni di Psicologia dello Sport, nazionali o internazionali, può darti una grande mano per migliorare la propria visibilità. In primo luogo ti permette di trovarti faccia a faccia con colleghi di tutta Italia o Europa, e poi serve per poter accrescere le tue conoscenze.

Ogni anno ci sono vari Convegni, cerca quelli più adatti alla tua professione!

Parla del tuo lavoro

Si, questo può sembrarti un consiglio banale, ma in realtà è forse ancora il primo modo per poter far conoscere una professione che, almeno in Italia, non è ancora così conosciuta.

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Se ti capita di andare a manifestazioni sportive, entrare in contatto con atleti, società o associazioni sportive, non aver paura a presentarti e raccontare il tuo lavoro, magari portando con te un bigliettino da visita. Cerca sempre se ci sono, attorno a te giornate dello sport o altre manifestazioni dove sono presenti le società e presentati.

Sicuramente vedere la persona in prima persona che parla del suo lavoro ha molto più effetto che una telefonata o una mail di proposta.

Noi per esempio abbiamo scritto un libro per far conoscere il nostro lavoro e la nostra professione. Potrebbe essere un’idea!

Sii presente sul web

Altro tasto dolente. Molti di noi psicologi prendono il web ancora come un luogo oscuro dove è difficile poterci mettere mano.

In realtà per uno psicologo, e soprattutto uno psicologo dello sport, la presenza sul web è fondamentale. Cerchiamo però di chiarire cosa intendiamo come presenza sul web:

Se hai in mente che per essere presente sul web bisogna diventare per forza uno youtuber o un influencer di Instagram, non è la visione corretta. O almeno, non lo è se il tuo obiettivo è quello di farti conoscere da atleti o società sportive interessate al tuo lavoro. E’ quindi importante dotarsi di un sito web (Ecco qualche consiglio pratico).

Social Network

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Anche se, come dicevamo prima, non devi spaventarti dall’idea di diventare attivi sui Social Network, è importante prendere qualche accortezza…

I Social Network sono il tuo biglietto da visita. Non sono solo un modo per farti conoscere da gente nuova ma anche per continuare ad essere visibile da chi già di conosce. E’ importante sempre curare bene le tue pagine professionali cercando di inserire costantemente materiali interessanti tra i quali:

  • Articoli scritti da te
  • Articoli scritti da colleghi
  • Foto del tuo lavoro 
  • Foto “motivazionali”
  • Video tuoi dove parli di psicologia dello sport
  • Ecc…

Il consiglio che ti diamo è anche quella di seguire più pagine possibili che parlano di Psicologia dello Sport!

Fai bene il tuo lavoro

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Vero, anche questo consiglio può apparire scontato ma in effetti la miglior pubblicità è sempre data dal passaparola. Cerca sempre di rimanere aggiornato, formati costantemente, mettiti alla prova con nuove sfide e fai vedere la tua passione ad ogni lavoro che fai per fare in modo che la tua nicchia di clienti sportivi cresca sempre di più e siano loro stessi a parlare bene di te.

Non sottovalutare l’importanza di una singola serata di presentazione, anche gratuita. A più persone dimostrerai la tua professionalità, più sarà ampio il bacino di utenza che si rivolgerà a te per cercare un professionista della Psicologia dello Sport.

Ovviamente questi sono piccoli tips che ci vengono in mente per poter dare una mano a chi si sta approcciando o vuole ampliare il proprio numero di clienti sportivi. Se vuoi approfondire questa parte della tua professione, organizziamo corsi modulari sul marketing per psicologi dello sport oppure abbiamo un corso base e avanzato per diventare psicologo dello sport!

 

 

La respirazione addominale

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La respirazione addominale

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La respirazione addominale respirazione addominale respirazione psicologo dello sport Torino psicologo dello sport mental training b-skilled   Noi Psicologi dello sport sosteniamo sempre, nella pratica sportiva, l’utilizzo e la gestione della respirazione addominale.

Come tante altre tecniche è una pratica che può sembrare semplice, anche banale, ma su cui, in realtà, è necessario un vero e proprio “allenamento”.

Questa pratica non necessita alcuna attrezzatura o posizione speciale, può essere fatto da chiunque ovunque, indipendentemente dalle condizioni fisiche e non richiede alcun “costo” finanziario.

Come dicevamo prima, una respirazione addominale, con consapevolezza, potrebbe non essere “facile” da eseguire in modo coerente.

Quante volte al giorno ti ritrovi ad allenarti sul tuo respiro? Oppure, forse la domanda migliore sarebbe: quante volte al giorno noti  il tuo respiro?

Quali benefici?

I benefici della respirazione addominale sono scientificamente provati. Più profondamente si respira, più ossigeno si consegna alle cellule e quindi agli organi. Allo stesso tempo, un’espirazione profonda consente il rilascio di più diossido di carbonio (un prodotto di scarto) dal tuo corpo.

Gli effetti di queste due semplici azioni (più ossigeno all’interno, più anidride carbonica in uscita) portano benefici sul corpo e sulla mente a breve ma anche a lungo termine.

Tra i principali benefici della respirazione addominale sono i seguenti:

  • Sollievo dal dolore cronico– grazie al rilascio di endorfine
  • Aumento del livello di energia– grazie ad un aumento di ossigeno che arriva al cervello
  • Riduzione della pressione sanguigna– la respirazione addominale elimina parte del carico dal cuore per fornire ossigeno al corpo. Questo fattore può aiutare ad abbassare la pressione sanguigna.
  • Migliore circolazione nei tuoi organi vitali– grazie al movimento fisico della corretta respirazione diaframmatica
  • Diminuzione dell’ansia– l’abbassamento di alcuni sintomi fisici legati all’ansia, crea una sensazione di benessere e una capacità maggiore di fronteggiare situazioni d’ansia

 

Proviamo a vedere, tramite un video, come poter utilizzare una tecnica di respirazione: la respirazione addominale:

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Il nostro consiglio è, quindi, quello di allenarvi, sia che siate sportivi sia che siate alla ricerca di un modo rapido e veloce per abbassare il livello di tensione e stress quotidiano, con la respirazione addominale.

Articolo originale: https://sportsfitnessnetwork.com/2013/08/just-breathe/

 

 

 

L’effetto Pigmalione nello Sport

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L’effetto Pigmalione nello Sport

In Psicologia si parla di “effetto Pigmalione” quando le aspettative che si hanno sugli altri, influiscono molto sui risultati che queste persone otterranno in vari ambiti della vita.

Proprio come Pigmalione, protagonista di un mito greco in cui, da bravo scultore scolpisce una statua talmente bella (Galatea) da innamorarsene e chiedere ad Afrodite di farla diventare in carne ed ossa, tutti noi vorremmo modellare alcune persone secondo le nostre aspettative, anche se la maggior parte delle volte lo facciamo in modo inconsapevole

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Sono stati fatti diversi esperimenti per dimostrare la valenza di questo effetto. Il più famoso esperimento è quello compiuto nel 1965 da Rosenthal & Jacobson che, dopo aver indicato ad un’insegnante di scuola elementare quali, tra i suoi studenti, avevano i risultati migliori di un test fittizio (gli studenti sono stati scelti casualmente dai ricercatori), hanno riscontrato che effettivamente questi studenti hanno avuto, più avanti durante il percorso scolastico, risultati migliori rispetto alla media della classe.

Ma questo perché?

L’insegnante, in questo caso, si era creata un’aspettativa su alcuni studenti, (aspettativa che, addirittura, le era stata fornita da alcuni scienziati!) e quindi tutti i suoi comportamenti, durante gli anni di scuola hanno diretto, in modo inconsapevole, le prestazioni di questi bambini portandoli, alla fine della scuola elementare ad avere una media di punteggio decisamente più alta rispetto alla media.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance L’effetto Pigmalione nello Sport psicologo dello sport Torino psicologia dello sport torino psicologi dello sport mental coach torino mental coach Effetto Pigmalione   Quando noi abbiamo delle aspettative su qualcuno, quindi, tendiamo a comportarci in modo tale che queste aspettative si verifichino.

Nello sport, soprattutto in quello giovanile, possiamo ritrovare svariate applicazioni di questo effetto, sia in positivo, sia in negativo.

Basti pensare, ad esempio, ad una squadra di calcio giovanile: l’allenatore ha certamente le sue aspettative e le sue idee su quali siano i più bravi ed i meno bravi della squadra. Anche se questa valutazione si basa su parametri reali, il comportamento dell’allenatore sarà quello volto a confermare le sue aspettative. Vediamo come:

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Chiunque di voi abbia avuto a che fare con una squadra giovanile (abbiamo preso ad esempio il calcio ma vale per ogni sport, anche quelli individuali), sa che, nonostante in genere si cerchi di far giocare tutti gli atleti (soprattutto se si tratta di fasce d’età basse), l’allenatore avrà una preferenza verso qualcuno che giocherà qualche minuto in più degli altri.

Questi atletini considerati più bravi, non solo saranno quelli che giocheranno di più ma magari saranno quelli che, in allenamento, saranno presi come esempio per gli altri, che nelle partitelle saranno scelti per primi, che saranno chiamati più spesso per nome o che riceveranno più spesso i numeri di maglia più ambiti.

 

All’opposto invece ci sono quelli che, considerati meno bravi rispetto agli altri, saranno impiegati sempre di meno, saranno scelti per ultimi durante le partitelle in allenamento, dovranno sempre dimostrare di essere all’altezza di quelli più forti, ecc.

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Nonostante molto spesso i comportamenti dell’allenatore siano inconsapevoli, le conseguenze che possono creare sono importantissime poiché le loro aspettative possono influenzare di molto la carriera sportiva dei giovani che, venendo etichettati sin da piccoli come “talenti” o “scarsi”, difficilmente riusciranno ad uscire da questa aspettativa, soprattutto perché anche loro interiorizzeranno queste aspettative modellandosi essi stessi (E da “Effetto Pigmalione” passiamo all’ “Effetto Galatea” dove siamo noi stessi, con le nostre aspettative, ad influenzare in positivo o in negativo la nostra vita).

Chiaramente questo non significa che il talento o il mancato talento siano esclusivamente questione di etichette, sia chiaro, ma che il comportamento dell’allenatore (ma anche di altre figure che ruotano attorno ai giovani atleti) può avere conseguenze importanti, soprattutto quando si crea qualche aspettativa.

Un buon allenatore dovrebbe quindi cercare di mettere sempre in discussione le aspettative che ha sugli atleti, facendo in modo che tutti si sentano allo stesso livello e che sia unicamente il vero talento, la capacità e la motivazione di questi a farli emergere nello sport.

7 modi per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro

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7 modi per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro

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Molto spesso ci capita di lavorare con atleti che non hanno la possibilità di vivere tramite i guadagni del loro sport, ma che si sostengono tramite un’attività lavorativa esterna al loro sport.

 

In questo articolo, quindi, vedremo come questi atleti possono sfruttare le loro capacità mentali acquisite per sfruttare il loro percorso di Psicologia dello Sport nel lavoro.

 

 

 

Prepararsi alla giornata lavorativa:

 

Esattamente come gli atleti si preparano alle competizioni importanti, essi possono prepararsi mentalmente alle giornate lavorative pesanti. Programmare la giornata, prepararsi allo stress quotidiano, organizzarsi ed essere resilienti ai fallimenti sono tutte abilità che possono essere riportate nel lavoro.

 

Definire obiettivi di carriera:

 

Tramite un percorso di Psicologia dello Sport, un atleta impara a creare i propri obiettivi per definire al meglio la propria carriera sportiva. Nello stesso modo può sfruttare queste capacità per porsi obiettivi SMART a breve, medio e lungo termine per la propria carriera lavorativa.

 

Bilanciamento vita personale e lavorativa:

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Una delle prime cose che un atleta impara è che le energie non sono infinite; esattamente come le macchine, abbiamo un limite di benzina che non possiamo superare se non vogliamo andare in burn-out.

Nella sua attività sportiva, un atleta, impara a gestire le proprie energie bilanciando correttamente la vita da agonista con quella personale. In questo contesto viene inserito anche il lavoro, con il quale bisogna riuscire a trovare il bilanciamento perfetto per rendere al meglio in tutti gli ambiti.

 

Concentrarsi tra le distrazioni:

 

Un’abilità che l’atleta impara a sviluppare all’interno dello sport è quella di concentrarsi nonostante tutte le distrazioni che possono accadere durante un allenamento o una partita. Aver la possibilità di riportare questa skill all’interno dell’ambito lavorativo, permetterà alla persona di ottimizzare le prestazioni senza sprecare tempo ed energie.

 

Lavorare sotto stress:

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Sullo stress all’interno dello sport sono state dette tante cose. Esistono infatti diversi programmi di Psicologia dello Sport che permettono agli atleti di migliorare la propria prestazione tramite una gestione ottimale dello stress. Nel mondo lavorativo le fonti di stress sono molto simili a quelle presenti all’interno dello sport (Aspettative, risultati, clima non favorevole, compiti difficili, prestazioni decisive…) e molto simili sono anche le modalità di gestione come il controllo del self-talk, l’attivazione psico-fisiologica, la gestione delle emozioni, ecc…, tutte tecniche per poter sfruttare al meglio la Psicologia dello Sport nel lavoro

 

Focalizzarsi sul compito e non sui risultati:

 

Quello che uno Psicologo dello Sport insegna all’atleta in un percorso di mental training è che è molto più importante la focalizzazione su obiettivi di prestazione e non sul risultato perché, tra i vari motivi, il compito è influenzato da molte più variabili che dipendono direttamente dal soggetto e non da situazioni esterne (avversario-competitor, situazioni avverse non controllabili, errori che non dipendono direttamente dalla persona…). Anche sul lavoro, focalizzarsi sul migliorare la propria prestazione e non solo sul raggiungere dei risultati, è un modo per migliorare la propria auto-efficacia.

 

Far fronte a conflitti e migliorare il lavoro di team:

 

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 7 modi per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro stress lavoro correlato psicologo dello sport Torino psicologia dello sport psicologia del lavoro mental training b-skilled allenamento   Il lavoro in team comporta, alcune volte, a conflitti e avversità tra i membri del team. All’interno dello sport, come nel mondo lavorativo, è importante conoscere i modi per affrontare e superare questi conflitti e mediare tra le esigenze e le personalità differenti di tutta la squadra. Lavorare insieme al proprio team significa superare insieme tutte le avversità e lavorare per un obiettivo comune sfruttando al meglio le capacità e le competenze comuni. Un altro modo per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro è infatti il concentrarsi sulle tematiche di team.

 


 

Per maggiori informazioni, per curiosità o se vuoi iniziare un percorso di Psicologia dello Sport utile sia nello sport ma anche in altri ambiti di vita, contattaci a info@bskilled.it

Stress o Depressione Natalizia? Vai a correre!

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Stress o Depressione Natalizia? Vai a correre!

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Ormai è risaputo, il periodo delle feste di Natale è un periodo che per molte persone si rivela felice, pieno gioia, di buoni propositi e di condivisione di bei momenti con la famiglia e con gli amici.

Non è però così per tutti. Infatti sempre più persone, negli ultimi anni, tendono a subire un peggioramento dell’umore che viene chiamato “Christmas Blue” o “Depressione Natalizia”.

Questo disturbo sta cominciando ad essere talmente diffuso che è stato persino riconosciuto ufficialmente dalla comunità scientifica.

Quali sono le cause?

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Stress o Depressione Natalizia? Vai a correre! Torino sport psicologo dello sport Torino psicologia dello sport a Torino psicologia dello sport Natale mental training mental coach Depressione Natalizia b-skilled   Le cause possono essere molteplici:

  • Ansia generata dalla difficoltà organizzativa di dover pensare a regali, pranzi, cene e allestimenti di casa
  • Disagio provato dal senso di inadeguatezza nei confronti della felicità delle altre persone, che porta al senso di colpa di dover essere per forza felici
  • Rabbia dovuta dal dover per forza stare insieme a persone che non si sopporta fingendo di dover essere tutti uniti e solidali
  • Tristezza perché si vorrebbe passare il Natale con qualcuno di amato ma che non c’è più, oppure perché si è single e si è bombardati di messaggi di amore e felicità di coppia

Questi sono le maggiori cause della Depressione Natalizia che, secondo le statistiche, colpisce maggiormente le donne.

I sintomi sono spesso chiari: mal di testa, mancanza di appetito, sensi di colpa, ma anche minor capacità di divertirsi e difficoltà di godere dell’affetto di chi si ha vicino, senza contare la stanchezza perenne, sono tra i primi campanellini d’allarme di questo dicembre di ansia e malinconia.

Quindi cosa si può fare?

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La prima cosa da fare è non pensare di essere soli. Sembra strano ma è così, infatti il sapere che esistono tante persone al mondo a provare questo abbassamento dell’umore, rende un po’ meno pesante il senso di inadeguatezza verso una festa “felice”.

Non si è obbligati a dover amare il Natale, per questo il consiglio principale è quello di intraprendere attività meno “natalizie” per poter non trascurare quelli che sono i propri bisogni e le proprie passioni.

Da psicologi dello sport, infatti, consigliamo di prendere un momento per svolgere un’attività fisica costante che possa spezzare il vostro incantesimo di Natale.

La corsa, per esempio, ha diversi benefici sul corpo e sulla mente. Da una parte permette di tenersi in forma (e sotto le feste, si sa, male non fa), e, nel frattempo, ha diversi effetti positivi anche sulla mente:

  • Stimola la produzione di endorfine che generano un innalzamento dello stato di umore
  • Rende motivati e sicuri di se al raggiungimento dei propri obiettivi
  • Permette di staccare da tutte le attività quotidiane e senza avere il senso di colpa di “non fare niente”

Ovviamente consigliamo di poter mantenere una buona attività fisica sotto le feste a tutti quanti, non solo a chi le feste proprio non le sopporta! Sarà quindi importante la scelta della musica: mentre i cosiddetti “Grinch” preferiranno canzoni decisamente lontane dal Natale, quelli che invece adorano questo periodo, potranno correre con le compilation natalizie nelle cuffiette e il cappellino di Babbo Natale in testa (sperando che non si incontrino!).

 

Da parte di B-Skilled Buone feste (o buono sport) a tutti quanti!

 

La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze?

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La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali sono le differenze?

 

Sono da poco conclusi i Giochi Olimpici di Rio 2016 e, oltre a tutti gli atleti che hanno raggiunto o meno gli obiettivi che si erano prefissati, anche tutte le figure che ruotano attorno all’atleta, hanno dato il massimo per poter aiutarli nel cercare di raggiungerli.

Tra queste figure ci sono stati anche molti Psicologi dello Sport.

La Psicologia dello Sport, infatti, negli ultimi anni sta sempre più al fianco di atleti professionisti per aiutarli a dare il massimo in gare e a stare bene fuori.

Come abbiamo sottolineato più volte, la Psicologia dello Sport non è e non deve essere dedicata soltanto agli atleti professionisti, ma può essere di aiuto ad un atleta di qualsiasi livello e sport.

Quali sono, quindi, le differenze di lavoro tra un atleta “top” e uno “amatore”?

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Tempi

Gli Atleti Professionisti, solitamente, dedicano la maggior parte del loro tempo al loro sport, avendo programmi di allenamento personalizzati a 360°. Questo fatto può aiutare molto il lavoro dello Psicologo dello Sport che può ritagliarsi attivamente una parte di questo tempo per lavorare anche sulla mente dell’atleta.

Il fatto di poter lavorare, anche tutti i giorni, può essere un aiuto decisamente importante per prepararsi al meglio alle competizioni.

Ma non temete! Con gli atleti che non hanno questa possibilità, perciò, la qualità del lavoro sarà assolutamente la stessa, ma sarà strutturata in tempi e obiettivi diversi.

Team

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Uno dei valori aggiunti che possono avere gli atleti professionisti è quello di essere seguiti da un team di professionisti che possa seguirli costantemente.

Il lavoro dello Psicologo dello Sport, come saprete, non è soltanto un lavoro individuale uno a uno con l’atleta, ma è molto importante la collaborazione con tutto il team che segue l’atleta, sia per avere uno scambio di informazioni ottimale (programmi di allenamento, infortuni, preparazione atletica, nutrizione…), sia per preparare tutti insieme dei progetti individualizzati (sull’atleta o sulla squadra).

Anche in questo caso la preparazione mentale per atleti non professionistici è sempre importante e fondamentale. La collaborazione sarà magari ristretta con l’allenatore o, in caso di infortunio, con l’equipe medica che si occupa del recupero, ma sarà comunque garantita al massimo delle potenzialità.

Strumenti

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze? psicologo dello sport Torino psicologo dello sport psicologia dello sport torino psicologia dello sport mental training mental coaching atleti allenatori   Lo Psicologo dello Sport utilizza, come supporto al lavoro con gli atleti, alcune strumentazioni scientifiche che permettono di massimizzare le potenzialità del programma di mental training.

Strumenti di Bio-Feedback, Neuro-Feedback, Video-Analisi Comportamentale, Realtà virtuale, macchinari per il lavoro cognitivo sul gesto atletico, sono un aiuto importante che però influiscono sui costi della collaborazione. Costi che, come ben sappiamo, possono essere coperti soltanto da società o atleti che hanno le possibilità economiche per investire su strumentazioni di alto livello.

Per fortuna esistono anche alcuni strumenti che permettono il controllo di alcune variabili mentali che possono essere accessibili a tutti, anche grazie alla diffusione di Smartphone, Smartwatch o braccialetti che controllano la prestazione.

Riassumendo…BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La Psicologia dello Sport per gli atleti Top, quali differenze? psicologo dello sport Torino psicologo dello sport psicologia dello sport torino psicologia dello sport mental training mental coaching atleti allenatori

La differenza nel lavoro tra un atleta o una squadra “top” rispetto al lavoro con atleti amatori o dilettanti, sta nella tipologia di lavoro e di obiettivi che vengono dati insieme al professionista Psicologo.

Qualsiasi atleta, infatti, può accedere ai servizi di mental training definendo semplicemente l’area di intervento desiderata. Mentre con gli atleti che fanno dello sport la loro vita e il loro lavoro si può fare un programma annuale che copre a 360° le esigenze di miglioramento, per tutti gli altri atleti si può lavorare per micro-obiettivi con pacchetti più o meno brevi in base alle esigenze (Gestione dell’ansia pre-gara, Gestione dei pensieri, Comunicazione tra atleti e staff, ecc.).

Speriamo di aver, tramite questo articolo, chiarito le differenze di lavoro in base al livello delle atleta e alle disponibilità. Non abbiate quindi paura a rivolgervi ad uno Psicologo dello Sport anche se il vostro obiettivo non è quello di partecipare alle Olimpiadi!


 

Per conoscere le offerte di B-Skilled per qualsiasi tipo di atleta e di sport potete consultare il nostro sito o scriverci a info@bskilled.it

 

Definizione degli obiettivi

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GOAL SETTING

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Quando si parla di sport o anche di azienda, un concetto molto importante per poter raggiungere il risultato che ci si prefissa è un lavoro di goal setting, ovvero di definizione degli obiettivi.

Sovente può succedere infatti che un atleta, una squadra, o un team di lavoro abbiano un obiettivo da raggiungere ma che quest’obiettivo sia poco efficace per mantenere alta la motivazione.

Infatti,  perché un obiettivo sia efficace, deve permettere all’individuo di mantenere alta la motivazione nel cercare di realizzarlo.

Cosa sono gli obiettivi?

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Gli obiettivi sono ciò che un atleta cerca di raggiungere tramite la propria prestazione.

Sono cessi, infatti a creare motivazione nell’essere umano poiché più l’obiettivo è vissuto come importante, più gli atleti, o chiunque, saranno motivati a fare il massimo per cercare di raggiungerlo! Quando nello sport o nei team di lavoro si vuole lavorare sulla motivazione, quindi, è fondamentale cercare di lavorare sugli obiettivi.

Un buon lavoro di goal setting, infatti, oltre all’influire sulla motivazione dei singoli, influisce anche sulla coesione di un gruppo (sportivo o di lavoro); infatti, quando all’interno di una squadre si riesce a creare un obiettivo comune a tutti i membri,  è più semplice sviluppare unione e coesione nel cercare di raggiungerlo.

Come definire gli obiettivi?

Per aiutarvi nella definizione degli obiettivi, esiste un modello semplice ma efficace da seguire:

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Il modello SMART:

  • Specific (Specifici): Gli obiettivi devono essere il più specifici possibile. Per capire se abbiamo raggiunto o meno un obiettivo, infatti, è importante che esso sia chiaro (es: “superare il mio record di 3 secondi”) e che non sia troppo generale (es: “l’obiettivo è migliorare la mia prestazione”).
  • Measurable (Misurabili): Legato al concetto di prima, più un obiettivo è misurabile (numerico), più è facile poter capire se, dopo una competizione o una stagione, si è raggiunto o meno l’obiettivo prefissato.
  • Attainable (Accessibili): Per essere efficace è fondamentale che un obiettivo sia accessibile, cioè che, pur quanto sia sfidante, l’atleta o il gruppo possa riuscire a raggiungere. Fissarsi un obiettivo impossibile da realizzare, infatti può portare malumore, perdita di auto-efficacia e frustrazione nell’individuo.
  • Relevant (Rilevante): Come visto prima, l’obiettivo deve essere importante e sfidante per l’atleta; con un obiettivo troppo facile da raggiungere o uno non fondamentale per l’atleta o per il gruppo infatti, è facile che ci sia una perdita di motivazione e un abbassamento del livello di attenzione e concentrazione.
  • Time-Bounded (Legati al tempo): Una caratteristica fondamentale per obiettivi efficaci è la variabile tempo; è importante, infatti, chiarire molto bene le tempistiche in cui si intende raggiungere questi obiettivi. Se l’obiettivo ha una scadenza a lungo termine (per esempio le Olimpiadi sono ogni 4 anni), è importante definire anche gli obiettivi a medio e breve termine cioè obiettivi con tempistiche più vicine che sono da considerare come tappe per poter raggiungere l’obiettivo più importante.

 


Se volete approfondire la tematica legata al goal setting, volete provare a creare i vostri insieme ad uno psicologo dello sport o volete avere informazioni sui nostri percorsi di mental training, scriveteci pure a info@bskilled.it

Le 9 abilità mentali per lo sport

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Le 9 abilità mentali per lo sport

Non c’è bisogno di essere un atleta professionista o di un campione olimpico per essere un atleta di successo.

Né si deve avere una stanza piena di trofei, vincere un campionato, o essere citato in prima pagina dei giornali sportivi.

Ci sono infatti molti elementi che accomunano i professionisti “top” e tutti gli altri atleti, cioè che per tutti il proprio sport è molto importante e che tutti gli atleti, di ogni categoria, si impegnano per raggiungere il meglio che possono nel loro livello.

Essi fissano obiettivi realistici, elevati per se stessi e si allenano sodo per raggiungerli.

Essi hanno successo perché perseguono i loro obiettivi e si godono il loro sport. La loro pratica sportiva arricchisce la loro vita e tutto ciò che danno in termini di tempo, fatica e rinunce, tornerà indietro in ogni ambito della vita, professionale e privata.

Le abilità mentali

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Le 9 abilità mentali per lo sport tennis sport piemonte psicologo dello sport Torino psicologia dello sport torino psicologia dello sport pallavolo mental training mental coach calcio basket b-skilled allenamento mentale abilità mentali   Un’altra cosa che accomuna tutti gli atleti di ogni categoria è l’utilizzo delle abilità mentali. Il centro di psicologia dello sport dell’Ohio ha identificato 9 abilità mentali che possono permettere a tutti gli atleti di migliorare le proprie performance.

 

 

 

 

Le abilità mentali sono:

  1. Scegliere e mantenere un atteggiamento positivo.
  2. Mantenere un elevato livello di auto-motivazione.
  3. Porsi obiettivi realistici.
  4. Confrontarsi efficacemente con le persone.
  5. Utilizzare un self-talk positivo.
  6. Utilizzare immagini mentali positive (imagery).
  7. Gestire in modo efficace l’ansia.
  8. Gestire efficacemente le emozioni.
  9. Mantenere la concentrazione.

La piramide delle prestazioni

Anche se ciascuna delle nove competenze è importante, l’importanza di ogni capacità mentale può essere più efficace se inserita nel momento corretto di preparazione

Per spiegare meglio, immaginiamo di dividere la preparazione in tre momenti:

  1. Preparazione a lungo termine della prestazione (ad esempio prepararsi per una maratona importante che si svolgerà fra 5-6 mesi)
  2. Preparazione precedente alla prestazione (ad esempio la settimana prima di una partita importante)
  3. Durante la prestazione.

Per ogni momento ci saranno delle abilità mentali più importanti di altre.

Livello I – (Atteggiamento Positivo, Auto-Motivazione, Obiettivi Realistici, Confrontarsi efficacemente con le persone).

Queste abilità mentali costituiscono un un’ampia base per il raggiungimento di obiettivi a lungo termine, per allenarsi efficacemente, e per sostenere la pratica quotidiana. Essi sono necessari giorno per giorno per lunghi periodi di tempo, spesso mesi e anni.

Livello II – (Self-Talk, Imagery).

Queste abilità sono utilizzate immediatamente prima delle prestazioni. Devono essere sfruttate poco prima dell’inizio della gara, o immediatamente prima di uno specifico gesto atletico o di un’azione, come ad esempio un servizio di tennis o un tiro libero nel basket.

Livello III – (Gestione Ansia, Gestione Emozioni e Concentrazione).

Queste sono le abilità mentali che vengono utilizzate durante le prestazioni. E’ molto importante saperle gestire per poter dare il meglio durante una gara.

Qui di seguito c’è illustrata la piramide in forma grafica.

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La figura dello psicologo dello sport, quindi, non è solo importante per gli atleti di livello “top”, ma per tutti gli atleti che desiderano prepararsi al meglio per le sfide che ricevono quotidianamente dal proprio sport. La conoscenza e l’allenamento delle abilità mentali è fondamentale per poter aggiungere alla propria preparazione, un programma completo di allenamento a 360° che permetterà all’atleta di poter sfruttare il 100% delle proprie potenzialità.

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Se sei interessato ad approfondire le tue conoscenze sulla Psicologia dello Sport o ad essere seguito da un team di Psicologi Sportivi, non esitare a contattarci su info@bskilled.it!

Routine sportiva e gesti rituali

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Routine sportiva e gesti rituali

 

Vi è mai capitato di osservare un atleta che, prima di un gesto atletico importante (servizio di tennis, tiro libero nel basket, ricezione nella pallavolo e così via) oppure prima di cominciare una gara compie una sequenza di gesti particolare e anche un po’ buffa a dir la verità?
Molto spesso succede che il tutto viene categorizzato nella parola “scaramanzia”.

Ma siamo sicuri che non ci sia qualcosa in più?

Gli psicologi dello sport, soprattutto quando lavorano con atleti individuali, utilizzano del tempo durante i percorsi di mental training per costruire, insieme allo sportivo, una routine.
La routine, infatti, è uno degli strumenti che più viene utilizzato durante un mental training.

Che differenza c’è tra routine e scaramanzia?

E’ vero che non tutti quanti gli atleti che fanno dei rituali prima di una gara o di un gesto atletico li utilizzano in modo da favorire la propria forza mentale ma che si tratta di semplice scaramanzia. Allora dove sta la differenza?

Ci sono due differenze sostanziali:

1) La consapevolezza. Chi compie un gesto scaramantico o religioso, non lo fa per avere i benefici mentali accertati dalla letteratura scientifica, ma lo fa per richiedere una sorta di aiuto miracoloso esterno che, quasi sicuramente, non ci sarà.
Chi utilizza, invece, una routine costruita con uno psicologo dello sport sa che questa serve per focalizzare l’attenzione, per diminuire l’ansia prima e durante una gara e per attivare l’arousal corporeo.

2) Focus sulla persona e non su oggetti esterni. Un errore che può compiere chi utilizza la scaramanzia, infatti, è quello di avere una routine legata ad oggetti esterni (calzino fortunato, maglietta vincente…). Le conseguenze, come potete immaginare, possono essere molto brutte dal momento in cui questo oggetto viene dimenticato vicino alla lavatrice o, ancora peggio, perso.
Chi invece compie una routine “psicologica” sa che questa dovrà essere sempre uguale e quindi dovrà legarla a gesti e pensieri che potrà replicare in qualsiasi momento e situazione.

A cosa serve una routine?

Come detto prima, l’utilizzo di una routine pre-gara o di rituali durante la gara, servono a supportare l’atleta nel miglioramento di alcune dinamiche mentali. Fare un rituale con consapevolezza, infatti, serve a focalizzare l’attenzione e la concentrazione (soprattutto quando si è distratti da un self-talk negativo), serve a ridurre l’ansia e ad attivarsi per essere pronto a performare nel modo migliore possibile.

Innanzitutto bisogna differenziare tra routine pre-gara e rituali prima di un gesto.
La prima è una routine che dura un po’ di tempo. Bisogna scegliere un momento durante il giorno della gara in cui la routine può partire. Trattandosi di un tempo molto ampio, ovviamente la routine non deve essere fissa e non modificabile, ma devono essere una serie di gesti e di pensieri che, durante i momenti che precedono la gara, vengono fatti sempre. Per esempio una routine pre gara può essere legata all’ascolto di musica, ad alcuni gesti durante il riscaldamento, al fare una tecnica di rilassamento, associando il tutto al self talk positivo.
I rituali prima di un gesto atletico, invece sono più fissi e immutabili. E’ una sequenza di gesti e pensieri che, una volta decisa e approvata dall’atleta, deve essere fatta ogni volta che il gesto atletico si ripropone. Ogni volta che un tennista serve, che un pallavolista batte o che un cestista si trova davanti ad un tiro libero.
Associare gesti a pensieri è sicuramente il modo migliore per essere pronti a fare la propria prestazione al 100%. L’importante è sempre essere consapevoli che non vi arriverà nessun aiuto dall’esterno ma che tutte le risorse che vi servono sono dentro di voi!

Ecco un video dove vi mostriamo le principali routine!

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Se volete approfondire il discorso della routine sportiva, non esitate a contattarci su info@bskilled.it

4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness

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4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness

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In questo articolo non si parlerà del fatto che fare un’attività sportiva di fitness faccia bene alla salute fisica e mentale, ormai è un concetto ampliamente risaputo. Non si parlerà neanche della differenza tra fare uno sport “regolare” con gare e trofei e gli sport che servono per mantenerci in forma, anche di questo e del tipo diverso di motivazione che li contraddistingue si è già dibattuto.

L’obiettivo di questo articolo è di darvi 4 consigli della Psicologia dello Sport per aumentare la tua motivazione a fare fitness ed esercizio fisico con sport dedicati al mantenimento della forma fisica (corsa, palestra, corpo libero, ecc…).

1) Obiettivi precisi e a breve termine.

Per un atleta che fa uno sport la cui finalità è vincere gare, trofei o partite, darsi degli obiettivi è più semplice perché il risultato sportivo può essere utilizzato come una “misura” del proprio lavoro.

Per uno sportivo che pratica uno sport finalizzato al fitness è un po’ più complicato potersi fissare degli obiettivi. Per poter mantenere la motivazione, è fondamentale quindi prendere carta e penna e fissare degli obiettivi vicini e lontani. Obiettivi che siano raggiungibili ma comunque dove ci voglia un po’ di impegno per poterci arrivare.

Il consiglio quindi è di scrivere una scheda dettagliata su quello che si vuole raggiungere e come farlo domani, la settimana prossima, il mese prossimo fino alla prossima stagione estiva dove i risultati si vedranno!

2) Datevi un premio reale.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness psicologo dello sport Torino psicologo dello sport obiettivi motivazione e fitness motivazione fitness   Ok, è vero che la motivazione estrinseca (cioè quella che proviene da ricompense esterne) è molto spesso demonizzata dalla psicologia dello sport, ed è vero che è molto meglio avere una buona motivazione intrinseca per poter andare avanti anche quando la fatica è tanta e i risultati sembrano lontani, però ogni tanto concedersi una routine che vi premi, può servire a motivarvi di più!

Trovate qualcosa che vi piaccia (e che sia, ovviamente sano) e concedetevelo ogni volta che raggiungete un obiettivo prefissato (Anche giornaliero). Che sia un frullato, un accessorio “cool”, una serata al cinema, o qualsiasi cosa che vi piaccia, se associate un risultato al piacere del premio, dopo un po’ la motivazione diventerà intrinseca.

3) Firmate un contratto vero e proprio.

Ammettiamo anche che i premi non funzionino, è ora delle punizioni… No, niente ginocchia sui ceci o bacchettate sulle mani. Uno dei consigli per mantenere l’impegno anche quando proprio non si ha voglia, fuori fa freddo ed è buio e magari in tv c’è la serie tv che tanto ci piace è quello di scrivere un contratto in cui si decide anche quali sono le clausole in caso di mancato rispetto di esso. In questo caso quello che funziona di più sono, purtroppo i soldi. Mettete 20 euro nella cassa comune con i vostri coinquilini o partner ogni volta che non andate a correre, oppure potrete proporre di essere voi a fare le pulizie in casa per una settimana ogni volta che mancate il vostro appuntamento in palestra.

Dopo un po’ capirete che forse la corsa è molto meglio che passare l’aspirapolvere per tutto il tempo.

4) Usate l’immmaginazione!

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 4 consigli per aumentare la motivazione a fare fitness psicologo dello sport Torino psicologo dello sport obiettivi motivazione e fitness motivazione fitness   E’ certamente risaputo che il “pensiero positivo” ha dei grandissimi benefici sulla prestazione e sulla motivazione. Immaginarsi che una situazione vada verso il raggiungimento degli obiettivi o comunque verso un risvolto positivo, rende molto più facile impegnarsi e dare il massimo per raggiungerlo.

L’immaginazione può essere usata visualizzare i benefici che potrete avere dall’impegno che state mettendo, provando per esempio a visualizzare l’effetto che l’allenamento avrà sul vostro corpo d’estate oppure ad immaginare il piacere di correre in una splendida giornata estiva con il sole che vi batte sul viso e l’aria tiepida che vi rinfresca.

Immaginate tutto ciò che possa associare l’impegno a sensazioni positive e piacevoli e vedrete che i risultati non tarderanno ad arrivare.

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Questi consigli sono dei suggerimenti per poter rimanere motivare a fare attività fisica. Se per caso ti accorgessi che questi consigli non bastano e senti di avere bisogno di un supporto da parte di uno psicologo dello sport, non esitare a contattarci a info@bskilled.it!