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Come superare i periodi “no” nello sport

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Come superare i periodi "no" nello sport team superare la crisi sport resistenza resilienza psicologia dello sport momento no   Ogni atleta, ogni squadra ha vissuto, almeno una volta, nella sua carriera sportiva il temuto “momento no”. Il momento no è un periodo, più o meno lungo, in cui non riesco a mantenere alta la mia prestazione per come sono abituato a fare, gli obiettivi sembrano difficili da raggiungere, ci provo ma non riesco a finalizzare. In altre parole tutto sembra andare nella direzione sbagliata. Si ha la sensazione, a volte, di sprofondare in una baratro nero in cui tutto quello che proviamo a fare sembra non funzionare più come prima. Il senso di impotenza bussa ala nostra porta. Iniziamo a sentire dei pensieri disturbanti come: “non ce la faremo mai… forse non sono così bravo come pensavo di essere… non ne verremo mai fuori.., è finita!”. Si inizia a sperare che il momento passi in fretta, pagheremmo oro per trovare una bacchetta magica che ci tiri fuori miracolosamente e velocemente da questa situazione di disagio! E in queste situazioni spesso si crede che la soluzione sia fuori di noi, si pensa che ci sia un professionista (magari uno psicologo sportivo) che ci dica la parolina magica e tutto tornerà bello e piacevole come prima.

Un’esperienza difficile in cui si scopre una risorsa fondamentale

Attraversare questi momenti non è piacevole sicuramente ma fa parte della storia di ogni atleta e di ogni squadra che ambisca a crescere e ad arrivare in alto. E’ una fase preziosissima dal punto di vista psicologico, ma spesso gli atleti non ne comprendono la reale potenza, perché sono troppo concentrati a volerne venire fuori velocemente e nel modo più indolore possibile.
Noi psicologi dello sport sappiamo che in questi momenti si allena una competenza mentale fondamentale: la resilienza.

Spesso si sente il termine resiliente in riferimento allo sport, ma prima, definiamo la resilienza in termini generali. L’American Psychological Association definisce la resilienza come:

… il processo di adattamento di fronte a avversità, traumi, tragedie, minacce o anche a significative fonti di stress – come problemi familiari e di relazione, seri problemi di salute, stress sul luogo di lavoro e stress finanziario. Significa “rimbalzare” dalle esperienze difficili.

Nello sport le avversità possono essere gli avversari che si dimostrano più tosti di come pensavamo, i tifosi che ci portano dalle stelle alle stalle, i compagni di squadra che iniziamo a vedere come minacce invece che come alleati, le difficoltà nella realizzazione dei risultati che ci sembravano facili ma magari non lo sono così tanto, le tensioni interne che si accendono nei momenti di stress, ecc. Come si fa a “rimbalzare” da queste esperienze difficili?

Può essere insegnata la resilienza?

Gli atleti, a qualsiasi livello competano, ma soprattutto gli atleti con alte prestazioni, devono avere una grande capacità di recupero per combattere le dinamiche del conflitto interno ed esterno. Come afferma Pietro Trabucchi, uno dei massimi esperti di resilienza nello sport:

 la resilienza psicologica è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino. Il verbo “persistere” indica l’idea di una motivazione che rimane salda. Di fatto l’individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a “leggere” gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; tende a vedere i cambiamenti come una sfida e come un’opportunità, piuttosto che come una minaccia; di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere comunque la speranza.”

A questo punto sorge spontanea una domanda: la capacità di recupero è un tratto innato o un tratto che può essere insegnato? Tutte le risposte a questa domanda sembrano derivare dalla teoria della resilienza, che è ampia e può essere applicata in molte situazioni differenti. In sostanza, la teoria della resilienza si basa sul principio che tutte le persone hanno la capacità di superare le avversità, nonostante le loro circostanze di vita. Ovviamente, questa capacità la si allena, paradossalmente, nelle difficoltà!

L’esempio che ci piace portare prende spunto da un ambito non sportivo. Se voglio temprare il mio fisico e renderlo resistente alle avversità climatiche, di sicuro il modo migliore non è chiudermi in una campana di vetro. Sarà necessario, iniziare a sfidare il freddo, ad espormi alle avversità e questo può essere che, all’inizio, mi causi disagio perché non sono abituato. Rimasi colpita in un mio viaggio in Lapponia, ad inizio gennaio, quando vidi un gruppetto di bambini che giocavano a calcio in un parchetto, in maniche corte a circa -10°. Ho pensato che se avessimo messo i nostri figli a giocare in quelle condizioni probabilmente li avremmo ricoverati subito dopo la partita con un inizio di ipotermia!!!! E invece per loro era normale: erano, ovviamente, temprati a quelle condizioni.
Prendendo spunto dall’aneddoto, se voglio temprare il mio atteggiamento mentale a resistere nelle difficoltà, devo accettare di vivere delle difficoltà, in alcuni casi vado a cercare le difficoltà alzando l’asticella e solo in quelle condizioni potrò sviluppare questa competenza mentale. Sarà sicuramente molto più difficile sviluppare la resilienza se la strada di fronte a me è sempre facile e priva di ostacoli!

La star dell’NBA Michael Jordan è un esempio di resilienza nello sport. Tagliato fuori dalla squadra di basket del liceo, questo evento non gli ha impedito di giocare. Nell’articolo di Bud Bilanich, “50 personaggi famosi che fallirono nel loro primo tentativo di successo nella carriera”, Michael Jordan afferma:

 “Ho perso più di 9.000 colpi nella mia carriera. Ho perso quasi 300 giochi. In 26 occasioni mi è stato affidato il tiro vincente e l’ho sbagliato. Ho fallito più e più volte nella mia vita. Ed è per questo che ho vinto tutto.”

Questo è l’esempio per eccellenza del valore della resilienza nell’atletismo. Bo Hanson, un quattro volte olimpionico di canottaggio e ora consulente di coaching, attesta anche l’importanza della resilienza in un atleta. Hanson riconosce che mentre tutti gli atleti commettono errori, ciò che distingue un atleta d’elite dalla norma è la sua capacità di recuperare rapidamente da un errore.

Un processo in 4 fasi per aumentare la resilienza

Nel suo articolo Superare gli errori di prestazione con la resilienza, la dott.ssa Gloria B. Solomon, specialista in psicologia dello sport e rinomata sociologa sportiva, esplora l’argomento. In collaborazione con la sua collega, A. Becker, Solomon ha sviluppato un processo in quattro fasi per aiutare gli atleti a gestire e imparare dagli errori di performance e aumentare la capacità di recupero individuale.

  1. Conferma. L’atleta riconosce e accetta la responsabilità per il suo errore e la frustrazione che ha causato. La proprietà dell’errore è essenziale in questa fase di resilienza, come riconoscere la frustrazione per il singolo atleta, così come per la squadra.
  2. Revisione. L’atleta rivede il gioco e determina come e perché si è verificato l’errore di prestazione.
  3. Pianificare strategie. L’atleta fa un piano per intraprendere azioni correttive per i giochi futuri. A questo punto, i membri della squadra o gli allenatori possono anche assistere in azioni correttive, ma ancora una volta, la proprietà per l’errore di performance, così come per la strategia futura, appartiene al singolo atleta.
  4. Eseguire. L’atleta continua ad allenare le nuove strategie e si prepara per la prossima partita.

 A prima vista, sembra che questa lista richiederà del tempo per essere messa in atto, ma in realtà, poiché l’atleta pratica e implementa continuamente questo processo, il feedback richiederà alcuni secondi. Più velocemente l’atleta realizza e attualizza questo processo, più resiliente diventa l’atleta. La pratica rende resilienti!

Alcuni spunti di riflessione importanti che dobbiamo tenere a mente se siamo in una fase di allenamento alla resilienza (ossia se stiamo attraversando il nostro momento no) ce li fornisce Pietro Trabucchi nel suo libro “Tecniche di resistenza interiore. Come sopravvivere alla crisi della nostra società” che abbiamo provato a sintetizzare:

  • Occhio a cosa ci diciamo! Possiamo diventare i principali nemici di noi stessi se cadiamonell’autosabotaggio, che può assumere diverse forme, più o meno gravi. La più comune sono i pensieri pessimisti: “Non ce la farò mai”. Pensarlo, vuol dire partire sconfitti. In altri forme l’autosabotaggio arriva alla colpevolizzazione dei propri compagni di squadra, in altre parole “massacriamo” coloro che dovrebbero aiutarci a superare la crisi.
  • Imparare a “stare” nel disagio.La vita contemporanea ci spinge a scegliere solo ciò che è piacevole al momento e ad evitare lo sconforto, l’amarezza, il disagio. Raggiungere un obiettivo, però, qualunque obiettivo, richiede una certa dose di fatica, d’insoddisfazione. Una parte della vita che bisogna imparare ad accettare, se vogliamo costruire qualcosa e scegliere fino in fondo la direzione della nostra esistenza. Pensare di avere solo pensieri e sensazioni ‘positive’ è una trappola, la cosiddetta trappola della felicità.
  • La radice della demotivazione.Uno dei primi modi per sconfiggere la demotivazione è capire da dove viene. Potrebbe essere mossa dalla paura di non farcela: in quel caso dobbiamo essere bravi a “dare un nome” alla paura e a chiederci “Perché ho paura di ciò che sta accadendo o potrebbe succedere?”, “Quali sono le probabilità che il risultato peggiore si verifichi
  • Non aspettarti uno sforzo minore.A volte, probabilmente l’abbiamo sperimentato tutti, quando ci aspettiamo di affrontare un compito che ci sembra facile, in realtà facciamo maggiore fatica. Perché? Non diamo al cervello il tempo di ‘tarare’ il suo impegno sulla giusta distanza. Trabucchi spiega questo passaggio con un esempio, ancora una volta dallo sport: “Noi siamo in grado di adattare l’intensità dell’esercizio in base alla lunghezza del tragitto che ci aspettiamo di dover correre. La scelta è tanto più adeguata quanto più l’atleta è esperto. Ad esempio: un atleta esperto parte a ritmi molto diversi se deve corre una mezza maratona o cento chilometri. Il cervello impara dall’esperienza: la regolazione anticipativa del ritmo migliora con il tempo. La scelta del ritmo giusto è fondamentale per tutti gli atleti, indipendentemente dalla loro classe prestativa”.

Riferimenti:

  • Pietro Trabucchi, “Resisto, dunque sono”
  • Pietro Trabucchi, “Perseverare è umano”
  • Pietro Trabucchi, “Tecniche di resistenza interiore”.
  • PsychCentral. “Cos’è la resilienza?”. Associazione Americana di Psicologia.
  • Solomon, G., “Superamento degli errori di performance con resilienza”. Associazione per la psicologia degli sport applicati.
  • Hanson, B. “6 modi per migliorare la resilienza di un atleta.” Valutazione dell’atleta.
  • Bilanich, B .. “50 personaggi famosi che hanno fallito nel loro primo tentativo di successo nella carriera.” Bud Bilanich.

Una ripresa da Scudetto: come aiutare il team a superare il collasso psicologico collettivo

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Una ripresa da Scudetto: come aiutare il team a superare il collasso psicologico collettivo team building squadra resilienza durezza mentale collective psychological collapse collasso psicologico collettivo basket   In generale il collasso collettivo può accadere in due modi: nel primo caso la squadra mostra un radicale decremento della prestazione durante uno specifico match. Nel secondo caso, il match comincia già con una prestazione sotto il livello minimo di prestazione, parametrato rispetto alle prestazioni abituali della squadra. Nella dinamica del collasso collettivo sono coinvolti tutti i giocatori e per questo motivo viene considerato un fenomeno sociale, con alti livelli di “contagio” tra un giocatore e l’altro. Alla base di questo fenomeno viene sempre preso in considerazione il livello di pressione a cui la squadra è sottoposta.

Abstract Articolo

Nel basket giovanile uno degli appuntamenti più attesi della stagione è la corsa verso lo scudetto e la partecipazione alle finali nazionali. Questo momento molto ambito può rappresentare un momento psicologico delicato per ogni squadra. Un intervento di mental training ha lo scopo di rendere consapevoli gli atleti e lo staff dei meccanismi mentali, individuali e collettivi, che potrebbero rappresentare una minaccia per il buon esito prestazione. Inoltre, attraverso la preparazione mentale, è necessario fornire agli atleti il giusto bagaglio operativo per prevenire e gestire il collasso psicologico collettivo, responsabile di molte sconfitte eccellenti.

Clicca qui per scaricare l’articolo completo, pubblicato sulla Rivista Movimento – Volume 33 – n.2/3.(per abbonarsi alla rivista clicca qui)

Superare i momenti di “crisi” come squadra

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Superare i momenti di "crisi" come squadra team building team squadra resistenza resilienza pressione mental training durezza mentale collective psychological collapse collasso psicologico collettivo

Uniti si vince, ma superare i momenti di crisi come squadra è un aspetto molto complesso della preparazione mentale di un team.

Perdere una partita importante all’ultimo minuto?
Una scarsa prestazione contro avversari tecnicamente più deboli?
I giocatori che “perdono la testa” nei momenti delicati della partita importante?

Questi sono solo alcuni segnali che potrebbero far pensare ad un “collasso psicologico collettivo”. La capacità di affrontare efficacemente questi momenti di crisi psicologica è una competenza che ogni team dovrebbe possedere.

Il workshop proposto mira a fornire alle squadre alcuni strumenti fondamentali per la gestione efficace di queste fasi di gara, migliorando la resistenza mentale e la capacità collettiva di fronteggiare lo stress.

Contattaci per avere maggiori informazioni sul programma e sui costi.

Approfondiamo un pò il concetto di collasso psicologico collettivo.

In generale il collasso collettivo può accadere in due modi: nel primo caso la squadra mostra un radicale decremento della prestazione durante uno specifico match. Nel secondo caso, il match comincia già con una prestazione sotto il livello minimo di prestazione, parametrato rispetto alle prestazioni abituali della squadra. Nella dinamica del collasso collettivo sono coinvolti tutti i giocatori e per questo motivo viene considerato un fenomeno sociale, con alti livelli di “contagio” tra un giocatore e l’altro. Alla base di questo fenomeno viene sempre preso in considerazione il livello di pressione a cui la squadra è sottoposta.

Se vuoi scoprire come abbiamo affrontato una situazione simile con una squadra, leggi il nostro articolo, pubblicato sulla Rivista Movimento – Volume 33 – n.2/3.

Come superare la paura della sconfitta

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Come superare la paura della sconfitta training resilienza psicologia dello sport mental training gestione sconfitta fallimento   L’importante è partecipare… finché si vince! Nella nostra esperienza non abbiamo mai incontrato un atleta che viva con serenità la possibilità della sconfitta. Tuttavia ci sono degli atleti che vivono questa possibilità, insita nella competizione, come una potenziale tragedia. Il pensiero relativo al fallimento può essere spaventoso, schiacciante e può diventare la principale di blocco psicologico per molti atleti.

Come ben ci spiegano le testimonianze grandi atleti non si può arrivare al “top” se non si è passati attraverso a numerose sconfitte. Per essere il migliore o per vincere, devi poter commettere errori e apprendere da essi come migliorare.
Il fallimento deve essere vissuto come una opportunità per crescere come atleta e, più importante, come persona.

Come incide la paura del fallimento sulla performance? E che conseguenze può avere?

Se hai paura del fallimento tenderai ad avere un atteggiamento “cauto”. Non oserai rischiare e sfidare te stesso proprio per evitare la possibilità di avvicinarsi al limite e quindi sbagliare.  I tuoi avversari potrebbero notare questo atteggiamento “conservativo” e magari approfittarne.

Se hai paura del fallimento potresti iniziare a catastrofizzare le conseguenze della sconfitta e questo potrà incidere sui livelli di ansia pre-gara (che aumenteranno) e di de-motivazione post-gara (in caso di sconfitta).

Se hai paura del fallimento il tuo dialogo interno diventerà inevitabilmente negativo e poco funzionale. Inizieranno ad abbondare le “doverizzazioni” (es. non devi sbagliare, devi fare attenzione…) e questo non farà altro che aumentare il tuo livello di stress.

Se hai paura del fallimento tenderai a muoverti cercando di evitare la situazione temuta e invece di muoverti verso i tuoi obiettivi, inizierai a muoverti “via dalla” tua paura.

In tutte queste condizioni la mente umana rischia di cadere nella trappola della “profezia che si auto-avvera” portandoti esattamente là dove desideri non andare.

Un lavoro cognitivo per imparare a gestire la sconfitta e il fallimento può essere un valido supporto per ciascun atleta che deve acquisire una delle competenze mentali necessarie per arrivare al top: la resilienza.

Questo aspetto può essere parte integrante di un lavoro di preparazione mentale, parlane con il tuo psicologo dello sport di fiducia e saprà indicarti il programma di allenamento più adatto alle tue necessità.

Dimmi come pensi…. e ti dirò se posso aiutarti!

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Dimmi come pensi.... e ti dirò se posso aiutarti! Torino test resilienza questionario autovalutazione psicologia dello sport motivazione mental training fiducia in se stessi distrazione concentrazione autoefficacia attenzione atleti allenatore allenamento mentale

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Dimmi come pensi.... e ti dirò se posso aiutarti! Torino test resilienza questionario autovalutazione psicologia dello sport motivazione mental training fiducia in se stessi distrazione concentrazione autoefficacia attenzione atleti allenatore allenamento mentale   Questo questionario, lungi dall’essere un test psicologico, può aiutarvi a capire meglio il vosto modo di gestire mentalmente una prestazione, dandovi delle indicazioni su eventuali punti di forza o aree di miglioramento.
Senza la pretesa di sostituirsi agli strumenti di analisi scientifici che ogni psicologo dello sport possiede può però iniziare a darvi un’idea su quanto potrebbe esservi di aiuto iniziare un percorso di allenamento mentale.
Rispondete alle domande con un V o F (e siate onesti con voi stessi) e poi andate nella sezione punteggi per avere un’indicazione in merito ai vostri punti di forza e aree di miglioramento mentali.

1) Mi capita spesso di preoccuparmi per gli errori fatti

2) Mi abbatto facilmente durante la prestazione e vado in confusione

3) E ‘facile per me lasciare andare i miei errori e non pensarci più

4) Se inizio male è difficile recuperare il giusto stato d’animo durante la prestazione

5) Mi distraggo facilmente e penso a cosa l’allenatore potrebbe pensare di me durante la mia prestazione

6) Non mi abbatto facilmente di fronte ad un errore o un imprevisto

7) Faccio meglio quando mi sento sotto pressione

8 ) Mi innervosisco facilmente e non riesco a dare il meglio di me

9) Ottengo migliori prestazioni quando la situazione è importante o impegnativa

10) Perdo facilmente la concentrazione o mi sento in ansia

11) Riesco a mantenere la calma anche quando sono sotto pressione

12) Non riesco a sfruttare le mie grandi occasioni

13) Il mio allenatore riesce, parlando, a distrarmi e farmi perdere la concentrazione

14) Tendo ad essere facilmente distratto .

15 ) Alcuni avversari possono entrare nella mia testa e farmi perdere completamente l’attenzione sul gioco

16) Condizioni di gioco avverse ( meteo, condizioni del campo , temperatura, luogo, ecc ) mi colpiscono negativamente .

17) Non ho problemi a concentrarmi su ciò che è importante e bloccando tutto il resto fuori .

18) Penso troppo a quello che potrebbe andare male prima e durante la prestazione

19) Uno o due fallimenti non incidono sulla fiducia in me stesso

20) Tendo a confrontarmi troppo con i compagni di squadra e avversari .

21) Preferisco competere contro un avversario migliore e perdere che andare contro un avversario più debole e vincere .

22 ) Io sono un atleta fiducioso e sicuro di sé .

23) Tendo a essere troppo negativo .

24) Mi ripeto spesso frasi negative e ho pensieri che mi disturbano durante la gara

25) Sono più motivato dopo i fallimenti e battute d’arresto .

26) E ‘ facile per me allenarmi costantemente a un alto livello di intensità .

27) Penso che l’esperienza di oggi (positiva o negativa) mi aiuterà a raggingere i miei obiettivi

28) Non ho obiettivi chiari che sono importanti per me da raggiungere.

29 ) Io sono un atleta altamente motivato .

PUNTEGGIO :

Sezione 1 : domande 1-6 si occupano di ” resilienza ” ossia la vostra abilità nel gestire mentalmente le battute d’arresto e gli errori . La forza mentale dipende anche dalla vostra capacità di lasciare in fretta errori e fallimenti dietro di voi . Aggrapparsi agli errori andrà ad incidere negativamente sulla prestazione. Calcola 1 punto per ciascuna delle seguenti risposte

1 ) F

2 ) F

3 ) V

4 ) F

5) F

6 ) V

Sezione 2 , le domande 7-12 sono inerenti alla capacità di gestire la pressione . Senza la capacità di mantenere la calma nelle situazioni stressanti un atleta risulterà vulnerabile. Nelle prestazioni importanti un po’ di “nervosismo” sano prima della competizione è importante ma un eccesso porterà un calo di prestazione. Calcola 1 punto per ciascuna delle seguenti risposte :

7 ) V

8 ) F

9 ) V

10) F

11 ) v

12 ) F

Sezione 3 , le domande 13-18  sono inerenti alla vostra capacità di concentrazione . In tutti gli sport , la capacità di concentrarsi su ciò che è importante e bloccare tutto il resto è una delle chiavi principali per l’eccellenza. Scarsa concentrazione è la ragione principale per cui gli atleti soffocano e si bloccano, con cali di prestazione.  Calcola 1 punto per ciascuna delle seguenti risposte :

13 ) F

14) F

15) F

16 ) F

17) V

18 ) F

Sezione 4 , le domande 19-24 sono inerenti al vostro livello di fiducia e ai fattori che influenzano la fiducia . Una caratteristica dell’atleta mentalmente forte è che possiede un livello di confidenza che sembra essere inattaccabile da insuccessi e fallimenti. Calcola 1 punto per ciascuna delle seguenti risposte :

19) V

20 ) F

21 ) V

22 ) V

23 ) F

24 ) F

Sezione 5 , le domande 25-29 si occupano di motivazione . La motivazione è il carburante che guiderà l’allenamento e la realizzazione dei vostri obiettivi . Senza motivazione non sarà possibile mettere nel lavoro l’energia necessaria per arrivare a raggiungere i vostri obiettivi.  Calcola 1 punto per ciascuna delle seguenti risposte :

25 ) V

26 ) V

27 ) V

28 ) F

29 ) V

Interpretazione :

Un punteggio di 5-6 in una qualsiasi delle cinque sezioni indica uno speciale punto di forza in quell’area. Punteggi di 4 o meno evidenziano una possibile area di miglioramento che deve essere affrontata con un percorso strutturato di mental training imparando le tecniche necessarie per gestire quell’aspetto..

Punteggio complessivo :

Un punteggio di 26-29 indicano un atteggiamento mentale molto solido nell’affrontare la competizione. I punteggi di 23-25 ​​indicano una moderata abilità nel gestire gli aspetti mentali, con un piccolo aiuto si potrebbe performare ancora meglio. I punteggi di 22 o al di sotto sono indicatori che un percorso di allenamento mentale sarebbe più che utile per affrontare al meglio le prestazioni.

Welcome to EVOLUTION: cosa si allena in psicologia dello sport?

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Welcome to EVOLUTION: cosa si allena in psicologia dello sport? Torino sport resilienza psicologia sportiva psicologia dello sport performance mental training locus of control gladys bounous gestione imprevisto evolution emozioni concentrazione autoefficacia ansia da prestazione alessandro simili abilità mentali

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Welcome to EVOLUTION: cosa si allena in psicologia dello sport? Torino sport resilienza psicologia sportiva psicologia dello sport performance mental training locus of control gladys bounous gestione imprevisto evolution emozioni concentrazione autoefficacia ansia da prestazione alessandro simili abilità mentali   Questo e-booklet nasce per rispondere a quella che forse è la domanda più frequente che ci viene rivolta: “Ma un preparatore mentale o psicologo dello sport o mental trainer… cosa allena??!!”.

La risposta più banale sarebbe: “La mente umana!”. Ma la ricerca scientifica degli ultimi decenni ci ha aiutato a capire esattamente quali sono gli aspetti della mente umana che incidono maggiormente sulle performance sportive.

In questo e-booklet ve le introduciamo dandovi anche qualche indicazione su quali tecniche si usano nei programmi di allenamento in psicologia dello sport.
Come al solito l’e-booklet è gratuito e vi saremo grati se vorrete farlo leggere anche ai vostri amici sportivi!

Buona lettura!

Scarica l’e-booklet