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Come ritrovare la “fame” dopo una vittoria

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Come ritrovare la "fame" dopo una vittoria vittoria successo psicologia dello sport motivazione fame calo motivazione allenamento mentale   Nel 1993, dopo aver guidato il suo paese verso una medaglia d’oro olimpica, conquistando il suo terzo campionato NBA e totalizzando più punti di qualsiasi altro giocatore in campionato per la settima stagione consecutiva, Michael Jordan ha annunciato il suo ritiro dal basket. Aveva 30 anni. Aveva perso la “fame” di vittoria?

“Avevo solo bisogno di cambiare“, Jordan avrebbe raccontato più tardi.  “Mi stavo stancando della stessa vecchia attività e routine e non provavo lo stesso coinvolgimento che avevo provato prima, ed era faticoso.”

Molti di noi hanno provato alcuni degli stessi sentimenti dopo aver completato un grande progetto, o aver vinto una grande sfida, o aver fatto una performance di eccellenza. Per mesi o settimane sei stato completamente concentrato su un’unica, titanica impresa. E poi… il traguardo è raggiunto. Quando pensiamo di raggiungere un obiettivo importante, immaginiamo l’euforia di raggiungere nuove vette. Ciò che spesso non riusciamo a prevedere, tuttavia, è che una volta che abbiamo scalato quella montagna, può essere sorprendentemente fredda e arida sull’altro versante. Dopo un periodo di massiccia produttività, dobbiamo tornare alla normalità e a una routine di lavoro consolidata.

È molto più difficile di quanto sembri.

Per prima cosa, è a causa dell’attivazione emotiva che si crea nel passare da una situazione eccitante, stimolante o piena di pressione a una situazione decisamente meno impegnativa. Le situazioni di stress elevato e la scarica di adrenalina che producono possono creare dipendenza. Quando il costante senso di urgenza che abbiamo portato avanti per mesi si interrompe bruscamente, sperimentiamo un “calo di motivazione”.

In molti casi, tornare a una routine prevedibile significa anche che il lavoro non è più così stimolante. Per essere pienamente coinvolti, dobbiamo sperimentare un costante senso di crescita in ciò che facciamo. In nessun punto il divario tra apprendimento rapido e “stagnazione” intollerabile è più evidente che dopo un periodo di intenso sviluppo professionale e di grandi successi.

Ma forse il motivo principale per cui abbiamo difficoltà a motivarci dopo un grande successo è che non riusciamo a riconoscere i sintomi del burnout.

Padroneggiare nuove sfide comporta uno sfogo di sforzi mentali, emotivi e fisici. Sostenere questo sforzo per un lungo periodo di tempo esaurisce la tua energia. Il burnout può accadere quando la quantità di energia richiesta supera costantemente la quantità di energia disponibile.

Il burnout può essere sorprendentemente difficile da rilevare. Non troverai alcun sintomo eclatante. Potresti notare qualche minuto in più al mattino per alzarti dal letto. O ritardare decisioni importanti. O ti senti un pò più “freddo” durante l’allenamento. Siamo tutti suscettibili al burnout, specialmente dopo un periodo in cui abbiamo dovuto lottare con sfide difficili. Ciò non significa, tuttavia, che l’inefficienza, il cinismo e la procrastinazione debbano necessariamente seguire ogni grande successo.

Ecco alcuni suggerimenti che vale la pena considerare la prossima volta che passerai da una grande vittoria alla tua normale routine.

Sii consapevole che il tuo lavoro sta per diventare più difficile. Un errore comune che facciamo dopo aver superato una sfida importante è avere aspettative non realistiche sul lavoro che segue. Dopo una grande quantità di sforzi, è probabile che il tuo livello energetico si esaurisca, il che rende difficile mantenere la concentrazione. Compiti che potrebbero aver richiesto un piccolo sforzo in passato richiedono improvvisamente molta più fatica. Adattare le tue aspettative è importante perché aiuta a minimizzare il senso di colpa che spesso accompagna e accresce il burnout.

Ritagliati alcune ore per elencare, chiarire e dare priorità ai tuoi prossimi passi. Una sessione di strategia focalizzata ti aiuterà a liberare la mente e ti assicurerà di dedicare l’energia limitata che hai alle attività che hanno un valore.

Recupera la tua energia. Per ottenere le massime prestazioni il corpo umano richiede periodi di recupero. Lavorare quando le nostre risorse fisiche e cognitive sono esaurite produce lavoro di bassa qualità e rende l’impegno più difficile. Prendersi una pausa, più o meno prolungata, dopo una grande vincita non è irrilevante.
Ma cosa fare in questo periodo di recupero? Molti di noi credono che le attività passive e rilassanti siano le migliori, i ricercatori hanno invece trovato prove che l’esercizio fisico moderato e l’interazione sociale possono essere ancora più rivitalizzanti.

In definitiva, il modo in cui ti avvicini al tuo lavoro nei giorni e nelle settimane successivi a una grande vittoria può essere altrettanto importante per il tuo successo a lungo termine quanto il successo stesso. Anticipando e affrontando in modo proattivo uno stato mentale e fisico impoverito, sei più propenso a trasformare una vittoria isolata in una costante serie di successi.

 

 

Articolo originale: Ron Friedman, Ph.D, https://hbr.org/2015/02/staying-motivated-after-a-major-achievement

PMS Basketball

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Nella stagione 2016-2017 il team di B-Skilled ha collaborato con la squadra U20, allenata dal coach Vincenzo di Meglio per raggiungere un prestigioso appuntamento: le finali nazionali.

Il percorso svolto con la squadra ha toccato i principali aspetti del team working coinvolgendo atleti e staff in un lavoro che ha portato la conquista dello scudetto U20.

U20 ECC/M – LA PMS E’ CAMPIONE D’ITALIA UNDER 20!!!

 

La preparazione mentale nell’arrampicata sportiva

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La preparazione mentale nell'arrampicata sportiva Torino scalata psicologia sportiva psicologia dello sport climbing cai arrampicata sportiva arrampicata alpinismo allenamento mentale   L’arrampicata sportiva è sicuramente uno degli sport che ci appassionano maggiormente e da molti anni ci occupiamo della preparazione mentale in questa particolare disciplina. L’arrampicata può essere esaltante, eccitante, avvincente e avventurosa. A volte può anche generare pure e dubbi, non solo per chi è all’inizio di questa pratica sportiva. Questa ansia, naturalmente, provoca tensioni mentali, emotive e muscolari e questo causa problemi agli scalatori. Gli alpinisti si bloccano, usano troppa energia muscolare, si muovono troppo velocemente e impulsivamente, prendono decisioni sbagliate, perdono l’equilibrio e la coordinazione e hanno difficoltà a mantenere la concentrazione. Perdono il coraggio di salire, o di prendere rischi calcolati e perdono il divertimento di quello che un tempo era uno sport divertente e stimolante. Ma c’è speranza per quegli scalatori che cadono vittima di paura, dubbio, sovraffollamento e indecisione!

Ripensa all’ultima volta che hai scalato. Perché sei caduto? Eri così eccitato che non potevi resistere e ti sei mosso impulsivamente? Avevi paura di cadere, quindi ti sei semplicemente seduto sulla corda? O eri talmente preoccupato per il tuo tentativi precedenti falliti che non ci hai nemmeno provato? Se la seconda e la terza situazione ti sembrano familiari, non sei il solo. Anni di esperienza personale di arrampicata, innumerevoli indagini sugli scalatori e ricerche psicologiche puntano tutti alla forza mentale come fattore più influente nel successo o meno di uno scalatore. Il tuo corpo potrebbe essere forte e disponibile, ma se non hai una mente ugualmente forte e volenterosa, il tuo corpo non ha nulla a guidarlo. La buona notizia è che puoi allenare la tua mente come alleni il tuo corpo.

Alcune tecniche che fanno parte della preparazione mentale degli scalatori

  • Governare le zone temporali della nostra mente: la capacità di rimanere focalizzati nel momento in cui è necessario è ciò che contraddistingue tutti i grandi atleti e artisti. Questo è ancora più importante quando sono presenti la paura e il dubbio. La nostra mente può focalizzarsi su tre “zone temporali”: il passato, il presente e il futuro.
    Tutte e tre queste zone possono essere valide e possono essere utili, a seconda di ciò che si desidera realizzare. Un buon uso della zona del passato è, per esempio, la revisione di una performance o il richiamo di una grande mossa o esperienza passata al fine di innescare una mossa attuale.  Un utilizzo utile della zona del futuro è quello di rivedere un piano di azione, di creare piani di emergenza per gestire i problemi, di immaginare se stessi riuscendo a superare un passaggio difficile. Il problema con la zona del passato è che è depositario di rimpianti e rabbia per le opportunità o gli errori mancati. Il problema con la zona del futuro è che la nostra mente ingrandisce gli eventi quando ha paura, dubita o si concentra su un risultato negativo. Mentre sali puoi usare a tuo favore le zone del passato e del futuro per individuare la mossa più idonea. Ma una volta che hai deciso  una presa o una posizione dei piedi devi avere la capacità di rimanere focalizzato nella zona presente. Il “qui ed ora” è il luogo che ti offre i più alti livelli di consapevolezza e vigilanza e ti consente di apportare modifiche in tempo reale alle tue prestazioni. Puoi aiutarti con una visualizzazione mentale della “luce verde”. Quando sei nel presente il tuo semaforo mentale si illumina di verde e puoi agire. Quando ti rendi conto che la tua mente è ancora in una zona del passato o del futuro il semaforo ti segnalerà un’allerta o uno stop illuminandosi di giallo o di rosso.
    Essere nel presente vuol dire essere consapevoli delle sensazioni che il tuo corpo di trasmette. E’ basato sui sensi. La tua mente è chiara e relativamente vuota di pensieri. I tuoi muscoli sono vigili, ma rilassati e le tue emozioni sono chiare, non apprensive. Questo gruppo di sensazioni segnala che sei nel “qui ed ora”, hai la luce verde e che puoi fare una mossa.
  • La tecnica delle “3 R”: puoi aiutarti nella tua scalata puoi anche usare la tecnica chiamata “le tre R” tra le mosse. I tre R stanno per Revisione, Rilascio e Reset. Dopo una mossa, valuta brevemente, per tre o cinque secondi, la mossa che hai fatto. Ti è piaciuta? È solida? Sei in buona posizione? Quindi, rilascia quel pensiero e ogni emozione dietro di esso. Infine, ripristina la tua mente, il corpo e le emozioni e ottieni la luce verde in modo da poter fare la tua prossima mossa. Questo è tutto. Semplice. Ma il problema è che è così semplice che gli scalatori spesso dimenticano di farlo.
  • La respirazione di “attacco”: l’obiettivo, come abbiamo imparato, è quello di entrare in contatto con il momento presente e ottenere la luce verde in modo da poter rendere la tua mossa di qualità. Una tecnica semplice e utile è chiamata respirazione di “attacco”. Quello devi fare è espirare una piccola boccata d’aria ogni volta che inizi la tua mossa. Il volume d’aria non deve essere affatto grande. Basta fare l’espirazione e continuare fino a quando non si posiziona la mano o il piede. L’espirazione ti tiene concentrato su ciò che stai facendo in quel momento, quindi la tua mente non può girovagare. Inoltre, ti impedisce di tirarti indietro trattenendo accidentalmente il respiro. Continua a espirare con ogni mossa successiva. Per allenarti a questo puoi provare ad esercitarti quotidianamente con la respirazione diaframmatica in modo da essere allenato a portarla in parete.
  • Lavora sulla preparazione. In questa fase, analizza la tua arrampicata e le aree in cui puoi migliorare. Vi sono dei dati che dimostrano come la maggior parte degli scalatori utilizza relativamente poco tempo a riflettere sulle proprie aree di miglioramento ma si limita a provare e riprovare senza spazio di riflessione. Un modo per incrementare efficacemente la tua preparazione è semplicemente chiedere un feedback alle persone che ti hanno visto arrampicare su ciò che avrebbero indicato come aree di miglioramento.  Quindi chiedi e ascolta. Non cercare di difendere perché fai quello che fai. Basta ascoltare.
  • Imagery. Usa le tecniche immaginative per costruire o riscrivere gli script mentali per  per creare i movimenti automatici che portano ad un’arrampicata efficiente. Abbina poi questi esercizi mentali con veri e propri giochi motori che vadano a sviluppare abilità specifiche, come un miglior gioco di gambe o movimento dinamico.

“L’abilità di uno scalatore consiste non tanto, o non solo, nel compimento di vie d’arrampicata sempre più difficili, quanto piuttosto nell’intelligenza motoria con cui egli risolve i passaggi di un percorso che non ha mai affrontato. Ciò che fa la differenza è, ancora una volta, l’equilibrio e, in particolare, la capacità di raggiungerlo riuscendo a conciliare due diverse modalità: nella prima si privilegia la ricerca della posizione migliore del baricentro qualunque sia la disposizione degli appigli e degli appoggi utilizzati, nell’altra si preferisce scegliere gli appigli e gli appoggi per conseguire posizioni migliori.
L’arrampicatore esperto è appunto colui che riesce a combinare queste due abilità muovendosi con armonia, mentre il principiante cerca di ricorrere alla forza come risorsa esclusiva” (
Lorenzo Asnaghitratto dalla Tesi di Laurea in Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia Movimenti mindful e arrampicata libera: un’indagine esplorativa sulla mindfulness e sui potenziali benefici psicologici in un campione di scalatori discussa il 10 marzo 2016 presso Università degli Studi Milano – Bicocca)

Per completare questa lettura vi consigliamo un articolo in cui sono riportati alcuni dati estrapolati dallo studio sopra citato, realizzato in collaborazione con il CAI (Club Alpino Italiano) in cui si evidenzia l’importanza delle gestione delle abilità mentali nell’arrampicata. (http://gognablog.com/mindfulness-e-arrampicata/)

Esercitativi e buone prese a tutti!

 

La vita da super-eroe tra sport e studio

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La vita da super-eroe tra sport e studio psicologia dello sport nazionale maturità dual career basket atleti studenti atleti allenamento mentale agonistica   Avete mai sentito parlare della dual-career? Ci siamo chiesti quanti ostacoli possa incontrare un atleta che, in giovane età, affronta l’ardua impresa dell’intraprendere uno sport a livello agonistico e allo stesso tempo portare avanti il suo percorso scolastico e la sua vita. Sembra una cosa semplice, ma le insidie sono molte più di quanto non si possano immaginare.

Innanzitutto i genitori.
 Esistono genitori aperti e genitori chiusi allo sport ma questo è un discorso che meriterebbe un articolo a parte. A volte anche i genitori “aperti” si trovano impossibilitati ad assecondare le passioni di figli, ad esempio, per fattori economici, o per fattori geografici.

Pensate ad una famiglia che vive in città ma che ha il figlio che vuole a tutti i costi diventare un fantino, trovare un maneggio in città non è la cosa più facile del mondo. 
Oppure la palestra del paesino in cui la famiglia vive potrebbe non avere i corsi dello sport prediletto dal figlio o, molto semplicemente, i corsi non si tengono per mancanza di iscritti a questo determinato corso.
 Poniamo il caso che i genitori del ragazzo si prendano l’impegno di andare dall’altra parte della città o addirittura in città vicine pur di accontentare il figlio. Poniamo che il ragazzo trovi un allenatore che, a livello relazionale, non è proprio il numero 1. La soluzione più semplice sarebbe quella di pensare: “Ma chi ce lo fa fare?” Inizierebbe a trovare qualsiasi tipo di scusa e piano piano si troverà ad abbandonare lo sport.

Ma noi stiamo considerando i veri supereroi! Quei ragazzi che hanno una famiglia disponibile ed appassionata quanto lui. Quelle famiglie che ci mettono un’ora di auto per accompagnare il figlio ad allenamento ed un’ora per tornare a casa ma…

“Tutto questo tempo non lo usi per studiare e fare i compiti?” Ecco che ci si mettono gli insegnanti! Quante guerre e quante discussioni con maestre e professori che non concepiscono il fatto che un giovane possa allenarsi così tanto! Poche volte gli insegnanti si accorgono però che, nonostante gli allenamenti e le partite nei week-end,  alcuni di questi ragazzi non hanno mai preso un debito!
Probabilmente giustificano di più i compagni che passano i pomeriggi davanti alla TV (questo ovviamente gli insegnanti non lo sanno!) e si lamentano di non avere abbastanza tempo per studiare. A noi atleti invece non è riservato lo stesso trattamento, a meno di non avere la fortuna di incontrare insegnanti illuminati (pochi ma esistono!).

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Beh, arrivati alle superiori, gli atleti con la Passione vera, quelli con la P maiuscola, sono gli unici a praticare ancora sport perchè ad ogni angolo c’è un ostacolo da superare o qualche sacrificio da fare.
Ma al cuor non si comanda, e all’andare a far festa il sabato sera si sostituisce l’andare in palestra a “giocare”. E quanti compagni di classe non sono diventati amici intimi perchè non riescono a comprendere l’impegno che hai e si offendono se non vai al cinema con loro perchè sei in palestra o addirittura, per allenarti, salti la gita scolastica! Ma chi salta una gita scolastica? Da matti veri!
Ed allora ecco perchè ogni atleta che si approccia all’agonismo e che sogna una medaglia olimpica deve essere considerato un “piccolo grande eroe” della vita quotidiana.

Perchè nonostante la quantità di ostacoli e di “forze del male” che deve affrontare quotidianamente, non perde la forza, la spinta e la passione che lo porta, magari a tornare a casa da allenamento alle 23.00, dover ancora mangiare e studiare 30 pagine di storia.
Ma c’è un segreto dietro a questi supereroi! Ed ora ve lo svelerò perché stata anch’io una di loro… talmente super da essere riuscita a laurearmi in Psicologia e a superare anche l’Esame di Stato tra allenamenti e trasferte!!!

Il segreto è:  ORGANIZZAZIONE!

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Ebbene si, nessuna pozione magica, nessun morso di ragni radioattivi e addirittura nessuna criptonite!!!
ORGANIZZAZIONE!
 Perchè la frase più scontata del mondo non è poi così scontata…“VOLERE E’ POTERE!”

Vai a dire tu alla coordinatrice di classe che vuoi fare l’europeo e che il raduno inizia a giugno,
“Ma a giugno c’è la maturità!!! Disgraziata sportiva che non sei altro!!!” 
E alla fine la maturità la prendi, esci anche con un bel voto sostenendo l’orale un’ora prima di prendere un aereo che ti porterà agli europei ad Atene.

Ed allora mi sento di dire BRAVI a tutti quei ragazzi che non si sono mai arresi davanti alle difficoltà, davanti alle “forze del male”. Bravi a quegli atleti che hanno ottenuto dei risultati sportivi da questi sacrifici, che li hanno visti ripagati… ma urlo a squarciagola BRAVISSIMI a coloro che, quelle soddisfazioni le stanno ancora cercando, che lottano ancora per il sogno in cui credono, che sudano ogni giorno in palestra e combattono contro i coach troppo duri, che trovano il modo per studiare nonostante tutto e non hanno perso la passione e la scintilla che li rende degli eroi, dei supereroi della porta accanto!

Autrice:
Alessandra Visconti, psicologa dello sport, giocatrice di basket in A1 e A2, ha militato nelle nazionali giovanili e nella nazionale senior 3×3.

Le 9 abilità mentali per lo sport

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Le 9 abilità mentali per lo sport

Non c’è bisogno di essere un atleta professionista o di un campione olimpico per essere un atleta di successo.

Né si deve avere una stanza piena di trofei, vincere un campionato, o essere citato in prima pagina dei giornali sportivi.

Ci sono infatti molti elementi che accomunano i professionisti “top” e tutti gli altri atleti, cioè che per tutti il proprio sport è molto importante e che tutti gli atleti, di ogni categoria, si impegnano per raggiungere il meglio che possono nel loro livello.

Essi fissano obiettivi realistici, elevati per se stessi e si allenano sodo per raggiungerli.

Essi hanno successo perché perseguono i loro obiettivi e si godono il loro sport. La loro pratica sportiva arricchisce la loro vita e tutto ciò che danno in termini di tempo, fatica e rinunce, tornerà indietro in ogni ambito della vita, professionale e privata.

Le abilità mentali

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Le 9 abilità mentali per lo sport tennis sport piemonte psicologo dello sport Torino psicologia dello sport torino psicologia dello sport pallavolo mental training mental coach calcio basket b-skilled allenamento mentale abilità mentali   Un’altra cosa che accomuna tutti gli atleti di ogni categoria è l’utilizzo delle abilità mentali. Il centro di psicologia dello sport dell’Ohio ha identificato 9 abilità mentali che possono permettere a tutti gli atleti di migliorare le proprie performance.

 

 

 

 

Le abilità mentali sono:

  1. Scegliere e mantenere un atteggiamento positivo.
  2. Mantenere un elevato livello di auto-motivazione.
  3. Porsi obiettivi realistici.
  4. Confrontarsi efficacemente con le persone.
  5. Utilizzare un self-talk positivo.
  6. Utilizzare immagini mentali positive (imagery).
  7. Gestire in modo efficace l’ansia.
  8. Gestire efficacemente le emozioni.
  9. Mantenere la concentrazione.

La piramide delle prestazioni

Anche se ciascuna delle nove competenze è importante, l’importanza di ogni capacità mentale può essere più efficace se inserita nel momento corretto di preparazione

Per spiegare meglio, immaginiamo di dividere la preparazione in tre momenti:

  1. Preparazione a lungo termine della prestazione (ad esempio prepararsi per una maratona importante che si svolgerà fra 5-6 mesi)
  2. Preparazione precedente alla prestazione (ad esempio la settimana prima di una partita importante)
  3. Durante la prestazione.

Per ogni momento ci saranno delle abilità mentali più importanti di altre.

Livello I – (Atteggiamento Positivo, Auto-Motivazione, Obiettivi Realistici, Confrontarsi efficacemente con le persone).

Queste abilità mentali costituiscono un un’ampia base per il raggiungimento di obiettivi a lungo termine, per allenarsi efficacemente, e per sostenere la pratica quotidiana. Essi sono necessari giorno per giorno per lunghi periodi di tempo, spesso mesi e anni.

Livello II – (Self-Talk, Imagery).

Queste abilità sono utilizzate immediatamente prima delle prestazioni. Devono essere sfruttate poco prima dell’inizio della gara, o immediatamente prima di uno specifico gesto atletico o di un’azione, come ad esempio un servizio di tennis o un tiro libero nel basket.

Livello III – (Gestione Ansia, Gestione Emozioni e Concentrazione).

Queste sono le abilità mentali che vengono utilizzate durante le prestazioni. E’ molto importante saperle gestire per poter dare il meglio durante una gara.

Qui di seguito c’è illustrata la piramide in forma grafica.

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La figura dello psicologo dello sport, quindi, non è solo importante per gli atleti di livello “top”, ma per tutti gli atleti che desiderano prepararsi al meglio per le sfide che ricevono quotidianamente dal proprio sport. La conoscenza e l’allenamento delle abilità mentali è fondamentale per poter aggiungere alla propria preparazione, un programma completo di allenamento a 360° che permetterà all’atleta di poter sfruttare il 100% delle proprie potenzialità.

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Se sei interessato ad approfondire le tue conoscenze sulla Psicologia dello Sport o ad essere seguito da un team di Psicologi Sportivi, non esitare a contattarci su info@bskilled.it!

Allenati per diventare grande

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Allenati per diventare grande sport settori giovanili settori giovani settore giovanile self talk psicologia sportiva psicologia dello sport mental training la fiducia in se stessi nello sport gestire le aspettative nello sport gestire la rabbia nello sport gestire la paura nello sport genitori allenamento mentale   Ciclo di interventi sulla Psicologia dello Sport dedicati ai settori giovanili (dagli 8 fino ai 14 anni) e ai genitori. Gli incontri avverranno presso le strutture societarie in giorni e orari da concordare.

I temi trattati negli incontri saranno:

  • Diventare genitori sportivi  (incontro conoscitivo serale con i genitori)
  • Combattere la paura
  • Scaricare la rabbia
  • Cosa si aspettano gli altri da me?
  • Cosa mi dico in gara?
  • La fiducia in me stesso

Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale   Le apparecchiature di biofeedback consentono a un individuo di imparare a modificare o autoregolare attività fisiologiche specifiche (ad esempio, la frequenza cardiaca, la respirazione, la tensione muscolare, la temperatura della pelle e la conduttanza cutanea) allo scopo di migliorare la salute e le prestazioni. Per questo motivo, ormai da anni, è ampiamente utilizzato nei training di allenamento mentale per sportivi.
BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale   L’impatto visivo e la concretezza di questi strumenti sono molto utili per gli atleti che possono “toccare con mano” gli effetti del loro training mentale e possono allenarsi su abilità specifiche quali il rilassamento muscolare, la gestione dell’ansia, la regolazione dell’arousal psicofisiologico, ecc.

Le apparecchiature di biofeedback presenti in BS-Lab consentono training specifici tra cui l’HRV biofeedback training. Gli strumenti di biofeeback sulla variabilità della frequenza cardiaca (HRV) misurano le funzioni fisiologiche in condizioni di stress e le prestazioni di picco come la respirazione (RR), la frequenza cardiaca (HR) e la pressione sanguigna (BP). I training HRV permettono agli atleti di imparare ad autoregolare queste funzioni attraverso tecniche apposite insegnate dai nostri esperti  per garantire la coerenza tra la frequenza cardiaca e la respirazione, e in altre, parole ottenere la il livello di prestazione ottimale.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale   L’atleta, posto di fronte ad un computer, potrà monitore e modificare i propri parametri di HRV imparando a controllare la propria fisiologia in situazioni di stress, simili a quelle che ritroverà in gara. I training di biofeedback sono estremamente utili in per la gestione dell’ansia pre-gara, per la regolazione della giusta energia psicofisica, per il recupero e il rilassamento psico-fisico.

Il neurofeedback, chiamato anche EEG Biofeedback è una strategia di apprendimento che consente ad una persona di modificare le proprie onde cerebrali. Per oltre quattro decenni gli elettroencefalografi (EEG) sono stati utilizzati in ambiti di ricerca medica per aiutare le persone nell’ambito della cura e della patologia. Solo di recente, i progressi nella tecnologia informatica hanno reso disponibili queste tecnologie su vasta scala, consentendone così l’utilizzo anche nell’ambito dell’allenamento mentale. Il neurofeedback può dunque essere definito come un esercizio del cervello ai fini del miglioramento delle prestazioni mentali e del controllo emotivo e fisiologico.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Uso del biofeedback e neurofeedback in psicologia dello sport training Torino respirazione psicologo sport psicologia dello sport neurofeedback mental training hrv gestione ansia eeg decision making concentrazione coerenza cardiaca biofeedback attenzione allenamento mentale   Le apparecchiature di neurofeeback presenti in BS-Lab consentono ai nostri operatori di supportare gli atleti nel potenziamento della abilità di concentrazione, attenzione, decision making, tempi di reazione, rilassamento e meditazione.

L’uso della Realtà Virtuale (VR) in psicologia dello sport

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance L'uso della Realtà Virtuale (VR) in psicologia dello sport vr virtual reality stress sport realtà virtuale psicologia dello sport performance mental training emozioni atleti ansia prestazione allenamento mentale   La realtà virtuale (VR) è stato applicata con successo a una vasta gamma di settori della formazione e della salute psicologica; tuttavia, ad oggi non vi è ancora poca ricerca che indaga i suoi benefici nei training di psicologia dello sport . Dai dati a disposizione vi è però evidenza che l’utilizzo di sistemi ad alta fedeltà VR per visualizzare ambienti sportivi in 3D realistici può scatenare ansia e attivazione emotiva, preparando gli atleti a sostenere la pressione emotiva in situazioni reali.

La realtà virtuale pone un’opzione interessante per la formazione in psicologia dello sport, offrendo un’occasione di training ad alto stress. In termini di formazione ad alto stress, VR potrebbe essere utilizzato per simulare grandi folle, ambienti specifici, e ricreare situazioni chiave per gli atleti.  Simulando ambienti principali e scenari in un sistema VR, gli atleti non sarebbero limitati dalle loro stesse capacità di immaginazione e si ridurrebbe libererebbe il carico cognitivo di immaginare una tale situazione, permettendo loro di concentrarsi sul rilassamento e sulle strategie cognitive per migliorare le prestazioni.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance L'uso della Realtà Virtuale (VR) in psicologia dello sport vr virtual reality stress sport realtà virtuale psicologia dello sport performance mental training emozioni atleti ansia prestazione allenamento mentale   La realtà virtuale (RV) può essere definita come una nuova tecnologia che altera il modo in cui gli individui interagiscono con il computer (Riva in http://www.psicologia.net/pages/neuropsy.htm). La RV può essere utilizzata come un’esperienza in grado di far immergere un soggetto in una realtà profondamente realistica, caratterizzata da coinvolgimento e partecipazione.

A seconda del grado di immersione e coinvolgimento, si distinguono tre tipi di RV (Verri et al):

  • Realtà Virtuale Immersiva (RVI), accompagnata da una forte sensazione di immersione nello spazio esplorabile visivamente. Tale sensazione è aumentata dalla possibilità di interagire con gli oggetti raffigurati nello spazio virtuale.
  • Realtà Virtuale Non Immersiva (desktop RV), manca la sensazione di coinvolgimento. Il nuovo setting non viene percepito come reale.
  • Augmented Reality (AR), permette di sovrapporre le immagine generate dal computer a quelle reali aumentandone il contenuto informativo.

L’equipe di BS-Lab, disponendo di alcuni apparecchiature VR, sta sperimentando i training di realtà virtuale immersiva e augmented reality con i propri atleti per valutarne l’efficacia e la fattibilità nel potenziamento dei normali training di allenamento mentale.

Bibliografia consigliata

  1. Stinson C, Bowman DA.Feasibility of training athletes for high-pressure situations using virtual reality. IEEE Trans Vis Comput Graph. 2014 Apr;20(4):606-15.
  2. Verri A.P., Vallero E., Vaccaro P., Kaltcheva D., Mariconti A., Moglia A. Utilizzo terapeutico della Realtà Virtuale
  3. Belotti, Del Virtuale, 1993, Il Rostro, Milano.
  4. Botella C., Perpina C., Banos R.M., Garcia-Palacios A., Virtual Reality: a new Clinical Setting lab., in “Studies Health Technology Information”, 58, 1998, pp. 73-81.
  5. Ionescu-Tirgoviste C., Purna S., The Patterns of the Electrodermal activity as Indicator of Stress Related Reaction, in “Roman Journal of Physiology”, 30, 1993, pp. 207-218.
  6. Lackner J.R., Multimodal and Motor Influences on Orientation: Implications for Adapting to Weightless and Virtual Environments, in “Journal of Vestibular Research”, 2, 1992, pp. 307-322.
  7. Lackner J.R., Spatial Orientation in Weightless Environments, in “Perception”, 21, 1992, pp. 803-812.
  8. North M., North S., Coble J.R., Virtual Reality Therapy: An Innovative Paradigm, 1996, IPI, Colorado Springs.
  9. Pugnetti L., Mendozzi L., La Realtà Virtuale in Riabilitazione, in “Riabilitazione Oggi”, 1, 1999, pp. 21-22.
  10. Riva G., Melis L., Bolzoni M., Treating Body Image Disturbances, in “Communications of The ACM”, 40, 8, 1997, pp. 69-71
  11. Riva G., Modifications of Body Images Induced by Virtual reality, in “Perceptual Motor Skills”, 86,1998.
  12. Riva G., Virtual Environments in Neuroscience, in “IEEE Transactions on Informations Technology in Biomedecine”, 2, 4, 1998, pp.275-281
  13. Strickland D., Hodges L., North M., Weghorst S., Overcoming Phobias by Virtual Exposure, in “Communications of The ACM”, 40, 8, 1997, pp. 34-39.
  14. Tiranti B.F., Bertoletti G., Il Biofeedback. Aspetti Teorici ed Applicazioni Pratiche, 1986, Piccin.
  15. Wiederhold BK., Davis R., Wiederhold MD., The Effects of Immersiveness on Psysiology, in “Studies Health Technology Information”, 58, 1998, pp. 52-60.
  16. Zeltzer D., Addison R., Responsive Virtual Environments, in “Communications of The ACM”, 40, 8, 1997, pp. 61-64.

Riflessioni dal 50° Convegno di Psicologia dello Sport

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   Insieme a tanti altri professionisti della Psicologia dello Sport, anche B-Skilled ha partecipato al 50° Convegno di Psicologia dello Sport (Organizzato dall’ISSP) svoltosi a Roma il 19 e il 20 Aprile. Il tema del Convegno era “A bridge from the past to the future” con l’obiettivo di ricordare il primo convegno che, inaugurato da Ferruccio Antonelli, si è svolto proprio nella sede di Roma nel 1965. In questa rassegna, l’obiettivo è quello di raccogliere gli spunti principali che sono emersi dal Convegno.

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From the past…

    Ricordare che il primo convegno internazionale di Psicologia dello Sport si è svolto proprio in Italia, è stato sicuramente un momento molto emozionante per tutti i professionisti italiani presenti al convegno. Grandi nomi della Psicologia dello Sport italiana come Alberto Cei o Fabio Lucidi hanno raccontato le basi culturali che hanno portato un team di psicologi dello sport, rappresentati da Ferruccio Antonelli, nel 1965, a riunirsi per il primo Convegno di Psicologia dello Sport. Da quel momento è nato un movimento che ha portato, all’interno dello sport, una figura fondamentale che, nonostante le difficoltà, sta facendo conoscere sempre di più la propria utilità in qualsiasi livello sportivo.

…To the future

    Durante il convegno abbiamo potuto assistere a vari interventi molto interessanti che hanno illustrato come le nuove tecnologie potranno essere un supporto utile allo psicologo che lavora nell’ambito dello sport. I vari professionisti che hanno preso parte al convegno hanno potuto imparare come, tramite strumenti di neuro-imaging cerebrale, non sia possibile soltanto fare (utilissima) ricerca nel campo psicosportivo, ma sia possibile applicarle nel lavoro quotidiano del preparatore mentale al supporto di squadre o atleti. Oltre agli strumenti di neuro-imaging, ci sono stati spunti interessanti anche sull’evoluzione di strumenti come il bio-feedback o le realtà virtuali applicate all’allenamento mentale.

Prospettiva ecologica 

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Riflessioni dal 50° Convegno di Psicologia dello Sport biofeedback allenamento mentale     Il fatto di poter assistere ad interventi da parte di professionisti provenienti da diverse nazioni europee e mondiali, ci ha permesso di avere una visione più globale di quello che è il lavoro dello psicologo dello sport.

La rivoluzione che sta avvenendo negli ultimi anni è quella che, all’interno del lavoro di allenamento mentale, non considera più soltanto il singolo atleta o la singola squadra come obiettivo principale del lavoro, ma sta piano piano cominciando a considerare, in una prospettiva sempre più ecologica, tutto quello che sta attorno alla figura del singolo atleta: dalle relazioni con le figure importanti, all’ambiente fisico nel quale l’atleta si trova ad allenarsi o a passare la maggiorparte del suo tempo. Ovviamente, per permettere questo, lo psicologo deve avere la possibilità di collaborare con facilità con diverse istituzioni che ruotano all’interno del mondo dello sport; e questo ci porta all’ultimo punto…

La figura dello psicologo dello sport in Italia

     Nonostante il primo Convegno di Psicologia dello Sport sia avvenuto in Italia 50 anni fa e sia stato proprio un italiano a dare inizio a tutto ciò,  è purtroppo emerso, durante il convegno, un senso di arretratezza della figura dello psicologo dello sport in Italia rispetto ad altre nazioni europee e mondiali.

Quando parlo di arretratezza (usando un termine volutamente forte) non intendo a livello di tecniche o strumenti utilizzati, poiché abbiamo avuto la possibilità di ascoltare tanti professionisti italiani che utilizzano tecniche all’avanguardia. L’arretratezza dello psicologo dello sport italiano è dovuto dal fatto che, a differenza di altre nazioni, non abbiamo, nel mondo dello sport, il giusto riconoscimento che ci spetta in quanto professionisti.

L’apoteosi di questo è avvenuta quando ci è stato fatto notare, da un grande professionista straniero, che anche all’interno del sito del CONI, non vi è alcuna menzione alla figura dello psicologo dello sport, neppure nella pagina delle associazioni (in cui compare, ahinoi, addirittura un ente di collezionisti olimpici e sportivi). Nonostante l’apertura del Presidente Malagò, non ci sono riconoscimenti importanti per noi psicologi dello sport, quando all’estero è impensabile che le federazioni sportive o le maggiori squadre e società non abbiano, all’interno del loro staff, uno psicologo dello sport.

Senza scendere nei particolari di quali potrebbero essere le cause di questa arretratezza, quello che possiamo portarci a casa noi psicologi dello sport è che è ora di rimboccarsi le maniche e cominciare a lavorare non solo per se stessi ma per cercare di migliorare la situazione a livello nazionale e, per fortuna, c’è l’idea che qualche cosa si stia muovendo…

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Soccer Training

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Soccer Training soccer training psicologia dello sport preparatore atletico forza mentale fabio patteri allenamento mentale allenamento   Diamo il via alla collaborazione con il preparatore atletico, Fabio Patteri, e il suo sistema di allenamento a 360°: Soccer Training.

Soccer training nasce dalla necessita di tutti quei calciatori che, non avendo mai avuto la possibilità di essere allenati da un professionista del settore, hanno il desiderio di migliorare il proprio gioco. A prescindere dall’età, dalla categoria in cui giochi e dal livello di ognuno tutti hanno il diritto di migliorare.

Soccer Training è un sistema di allenamento ideato dal Coach Fabio Patteri per aiutare tutti i calciatori ad esprimere al meglio le proprie potenzialita sviluppando le 4 componenti che fanno la differenza nel gioco del calcio: 1. abilità tecniche (come ad esempio il dribbling, il tiro in porta, il passaggio, lo stop e il controllo della palla)2. capacità fisiche (agilità, rapidità, velocità e resistenza)3. tattica e intelligenza calcistica (saper fare le giuste scelte durante la partita), 4. forza mentale (imparare dai propri errori, gestire lo stress, capacità di attenzione e focalizzazione, autostima). 

Per saperne di più visita il sito del coach Patteri!