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Preferisci vincere o partecipare?

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Preferisci vincere o partecipare? vittoria vincere sport sfida risultato psicologia dello sport prestazione partecipare obiettivi mental training importante è partecipare atleti allenatori   Siamo cresciuti e viviamo in un’era dove, qualsiasi sia la competizione in atto, ci si sente spesso dire: “Dai, l’importante è partecipare!”. Ciò a cui non si fa caso però, è che questa frase la si dice prevalentemente, dopo le sconfitte. Quali sono le motivazioni per cui si dice questa frase?

“L’IMPORTANTE E’ PARTECIPARE”

Per i  bimbi molto piccoli, che si imbattono nelle prime competizioni, è spesso un modo per evitare che rimangano delusi in una eventuale sconfitta.

Per gli adolescenti, l’adulto la ripete perché, in cuor suo, sa che il ragazzo molto probabilmente non sarà all’altezza della competizione e quindi, mette le mani avanti. “L’importante è partecipare, divertiti!”

Infine, la frase ripetuta ad un adulto denota la triste verità di ritenerlo un probabile perdente. Stesso discorso vale per quanto riguarda il “self-talk”. Ripetendoci mentalmente questa frase, non facciamo altro che minare la fiducia, le ambizioni e le motivazioni che abbiamo.

 Sono questi i motivi per cui credo che sia una delle frasi più pericolose che si possano dire ad un atleta, qualsiasi tipo di competizione egli stia per affrontare.

“L’IMPORTANTE NON E’ PARTECIPARE…”

“… come l’importante non è vincere.” Fino ad alcuni livelli per lo meno. Provate a dire alla Juventus, ora che ha preso Cristiano Ronaldo, che vincere la Champions League non è importante.

“WINNING IS NOT EVERTHING. BUT WANTING TO WIN IS”
Vince Lombardi

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Preferisci vincere o partecipare? vittoria vincere sport sfida risultato psicologia dello sport prestazione partecipare obiettivi mental training importante è partecipare atleti allenatori   L’importante è dare tutto quello che si ha. L’importante è faticare per provare a vincere! L’importante è impegnarsi con tutte le proprie forze per migliorare se stessi. Si potrà vincere o perdere, ma giocare, tanto per giocare, a parer mio non è educativo.

Supponiamo uno sport in cui non esistono premi. “L’importante è partecipare” sottintende il fatto di non dare importanza ad una ”ricompensa”. Allora che senso ha il sacrificio? Che senso hanno tutti gli allenamenti? Si potrebbe gareggiare e basta? Non ci sarebbero riconoscimenti se non ci fossero competizioni. Non sarebbe un po’ triste? Si potrebbe veramente chiamare sport?

Uno sport, di fatto, insegna anche a perdere, insegna una miriade di valori come il rispetto per l’avversario, la motivazione, il sacrificio, l’ambizione … ed allora non può essere “importante partecipare”.

Ci sarà sicuramente qualcuno che, leggendo queste parole potrebbe non condividerle. “Io vado a correre al parco per il piacere di correre “,”Io vado a sciare la domenica perché mi piace sciare, non ho mai fatto una gara!” e queste persone hanno sicuramente ragione. Lo sport è soprattutto passione, ma in fondo, ognuno di noi, ogni volta che compie un gesto sportivo ha qualche tipo di scopo. Non saranno medaglie olimpiche o coppe del mondo ma potrebbe essere, ad esempio, il mantenersi in forma. Allora la corsa al parco per “divertirsi” si concluderà col salire sulla bilancia e vedere quanti kg abbiamo smaltito, oppure anche solo la soddisfazione di aver fatto qualcosa per noi stessi, per il nostro benessere psico-fisico; ed il nostro sciatore della domenica proverà ad arrivare a fine pista prima del suo amico o di sua moglie… poco importa se la ricompensa sarà una birretta dissetante!

Infine ci sono quelle persone che vanno a correre e fanno sport perché lo devono fare. Perché sanno che se non vanno a fare movimento la loro salute e la loro forma fisica peggiorerà. Magari fanno una fatica immensa ma nonostante questo, si infilano le scarpe ed escono a sudare. Ciò che le rende appagate è il fatto di fare qualcosa per se stessi, per la propria salute ed a volte per la propria professione.

 “…l’Italia finiva cosi la sua corsa verso la medaglia olimpica, ai piedi del podio […] al di là del risultato […] da Capitano di questa squadra ero comunque contenta della gara. Delle mie compagne e del loro atteggiamento dentro e fuori la pedana. Delle tante soddisfazioni personali e dell’unione che si era creata nel nostro gruppo, nonostante qualche vicissitudine durante l’anno. Per me però finiva li. Avevo concluso la mia carriera agonistica. Ero soddisfatta di tutto ciò che avevo fatto negli anni, senza rimpianti. Lo so, sembrerà strano, ma ero contenta, a differenza delle mie compagne disperate dal dispiacere della sconfitta […] certo, avrei preferito vincere un’altra medaglia e regalare altre gioie, ma ero fondamentalmente appagata.”
Marta Pagnini

Quindi mi rivolgo a tutti gli atleti,  i genitori, gli allenatori e chiunque abbia a che fare con sportivi di qualsiasi età e livello … SIATE AMBIZIOSI!!

Non accontentatevi di partecipare. Sognate in grande e ponetevi degli obiettivi raggiungibili, in modo da prendere confidenza con la vittoria e poter alzare l’asticella di volta in volta.

Piuttosto che dire ”l’importante è partecipare” dite “l’importante è dare tutto!”

 

Autrice:
Alessandra Visconti, psicologa dello sport, giocatrice di basket in A1 e A2, ha militato nelle nazionali giovanili e nella nazionale senior 3×3.

La vita da super-eroe tra sport e studio

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La vita da super-eroe tra sport e studio psicologia dello sport nazionale maturità dual career basket atleti studenti atleti allenamento mentale agonistica   Avete mai sentito parlare della dual-career? Ci siamo chiesti quanti ostacoli possa incontrare un atleta che, in giovane età, affronta l’ardua impresa dell’intraprendere uno sport a livello agonistico e allo stesso tempo portare avanti il suo percorso scolastico e la sua vita. Sembra una cosa semplice, ma le insidie sono molte più di quanto non si possano immaginare.

Innanzitutto i genitori.
 Esistono genitori aperti e genitori chiusi allo sport ma questo è un discorso che meriterebbe un articolo a parte. A volte anche i genitori “aperti” si trovano impossibilitati ad assecondare le passioni di figli, ad esempio, per fattori economici, o per fattori geografici.

Pensate ad una famiglia che vive in città ma che ha il figlio che vuole a tutti i costi diventare un fantino, trovare un maneggio in città non è la cosa più facile del mondo. 
Oppure la palestra del paesino in cui la famiglia vive potrebbe non avere i corsi dello sport prediletto dal figlio o, molto semplicemente, i corsi non si tengono per mancanza di iscritti a questo determinato corso.
 Poniamo il caso che i genitori del ragazzo si prendano l’impegno di andare dall’altra parte della città o addirittura in città vicine pur di accontentare il figlio. Poniamo che il ragazzo trovi un allenatore che, a livello relazionale, non è proprio il numero 1. La soluzione più semplice sarebbe quella di pensare: “Ma chi ce lo fa fare?” Inizierebbe a trovare qualsiasi tipo di scusa e piano piano si troverà ad abbandonare lo sport.

Ma noi stiamo considerando i veri supereroi! Quei ragazzi che hanno una famiglia disponibile ed appassionata quanto lui. Quelle famiglie che ci mettono un’ora di auto per accompagnare il figlio ad allenamento ed un’ora per tornare a casa ma…

“Tutto questo tempo non lo usi per studiare e fare i compiti?” Ecco che ci si mettono gli insegnanti! Quante guerre e quante discussioni con maestre e professori che non concepiscono il fatto che un giovane possa allenarsi così tanto! Poche volte gli insegnanti si accorgono però che, nonostante gli allenamenti e le partite nei week-end,  alcuni di questi ragazzi non hanno mai preso un debito!
Probabilmente giustificano di più i compagni che passano i pomeriggi davanti alla TV (questo ovviamente gli insegnanti non lo sanno!) e si lamentano di non avere abbastanza tempo per studiare. A noi atleti invece non è riservato lo stesso trattamento, a meno di non avere la fortuna di incontrare insegnanti illuminati (pochi ma esistono!).

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Beh, arrivati alle superiori, gli atleti con la Passione vera, quelli con la P maiuscola, sono gli unici a praticare ancora sport perchè ad ogni angolo c’è un ostacolo da superare o qualche sacrificio da fare.
Ma al cuor non si comanda, e all’andare a far festa il sabato sera si sostituisce l’andare in palestra a “giocare”. E quanti compagni di classe non sono diventati amici intimi perchè non riescono a comprendere l’impegno che hai e si offendono se non vai al cinema con loro perchè sei in palestra o addirittura, per allenarti, salti la gita scolastica! Ma chi salta una gita scolastica? Da matti veri!
Ed allora ecco perchè ogni atleta che si approccia all’agonismo e che sogna una medaglia olimpica deve essere considerato un “piccolo grande eroe” della vita quotidiana.

Perchè nonostante la quantità di ostacoli e di “forze del male” che deve affrontare quotidianamente, non perde la forza, la spinta e la passione che lo porta, magari a tornare a casa da allenamento alle 23.00, dover ancora mangiare e studiare 30 pagine di storia.
Ma c’è un segreto dietro a questi supereroi! Ed ora ve lo svelerò perché stata anch’io una di loro… talmente super da essere riuscita a laurearmi in Psicologia e a superare anche l’Esame di Stato tra allenamenti e trasferte!!!

Il segreto è:  ORGANIZZAZIONE!

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Ebbene si, nessuna pozione magica, nessun morso di ragni radioattivi e addirittura nessuna criptonite!!!
ORGANIZZAZIONE!
 Perchè la frase più scontata del mondo non è poi così scontata…“VOLERE E’ POTERE!”

Vai a dire tu alla coordinatrice di classe che vuoi fare l’europeo e che il raduno inizia a giugno,
“Ma a giugno c’è la maturità!!! Disgraziata sportiva che non sei altro!!!” 
E alla fine la maturità la prendi, esci anche con un bel voto sostenendo l’orale un’ora prima di prendere un aereo che ti porterà agli europei ad Atene.

Ed allora mi sento di dire BRAVI a tutti quei ragazzi che non si sono mai arresi davanti alle difficoltà, davanti alle “forze del male”. Bravi a quegli atleti che hanno ottenuto dei risultati sportivi da questi sacrifici, che li hanno visti ripagati… ma urlo a squarciagola BRAVISSIMI a coloro che, quelle soddisfazioni le stanno ancora cercando, che lottano ancora per il sogno in cui credono, che sudano ogni giorno in palestra e combattono contro i coach troppo duri, che trovano il modo per studiare nonostante tutto e non hanno perso la passione e la scintilla che li rende degli eroi, dei supereroi della porta accanto!

Autrice:
Alessandra Visconti, psicologa dello sport, giocatrice di basket in A1 e A2, ha militato nelle nazionali giovanili e nella nazionale senior 3×3.

Il perfetto genitore sportivo

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Il perfetto genitore sportivo psicologia dello sport psicologia mental training influenza dei genitori nello sport genitori genitore sportivo genitore nello sport genitore geniotre figli sportivi figli che praticano sport educazione allo sport caratteristiche aiutare figli che fanno sport   Negli ultimi anni numerose sono state le ricerche che si sono interessate al ruolo dei genitori nel contesto sportivo, in particolar modo questi studi hanno cercato di comprendere come i loro comportamenti possano influenzare lo sviluppo del talento negli atleti e il loro coinvolgimento nelle esperienze sportive.

È stato ampiamente dimostrato, infatti, come eccessive aspettative possano avere un impatto dannoso sui ragazzi (Amado et al., 2016; Bean et al., 2016; Ross et al., 2015), così come l’incoraggiamento piuttosto che il supporto possano essere associati a conseguenze positive (Teques et al., 2016; Ross et al., 2015).
Tuttavia, il confine tra pressione e sostegno è molto sottile e labile, e molto dipende dagli obiettivi che i ragazzi raggiungono, così come dal momento (prima, durante o dopo le competizioni) e dal contesto (a casa o durante gli allenamenti) in cui si verificano i comportamenti, alterando la percezione e l’impatto sui ragazzi. Anche le caratteristiche dei genitori e dei figli (ad esempio, il sesso), nonchè la qualità del rapporto può influenzare tale percezione, ad esempio, Amado e colleghi (2016) hanno dimostrato che gli atleti maschi riportano livelli più elevati di pressione parentale percepita rispetto alle femmine, così che sentimenti di stress, ansia e delusione, provate dai genitori durante una partita, possono portare risposte inappropriate e di conseguenza influenzare il rapporto con i figli (Knight et al., 2013).

Dunn e colleghi (2016) hanno, inoltre, individuato che i genitori che hanno investito una maggiore percentuale del loro reddito familiare per lo sport dei figli sono stati associati ad una maggiore percezione di pressione da parte del ragazzo stesso.

Risulta evidente, quindi, come possano essere numerose le variabili e le modalità con cui i genitori influenzano i propri figli, in modo consapevole o meno, e proprio per questo motivo diventa fondamentale la conoscenza del contesto sportivo, attraverso un’attenta analisi e lettura, ma soprattutto l’utilizzo di adeguate strategie per migliorare la consapevolezza dei genitori e rendere il loro coinvolgimento positivo per l’attività sportiva del proprio figlio.
In questa direzione si muove una ricerca che il nostro team, sotto la guida di Sergio Costa e Edoardo Ciofi, stanno portando avanti in differenti discipline sportive, per evidenziare le caratteristiche del “genitore sportivo ideale”. I risultati preliminari di questo studio sono stati presentati durante il XXII Congresso Nazionale di Psicologia dello Sport, tenutosi a Mestre nel maggio 2018.

Per concludere, consigliamo ai genitori un ascolto attivo del proprio ragazzo e delle sue esigenze, che richiede non solo la profonda comprensione di ciò che l’altro sta dicendo, ma anche una rielaborazione e una riformulazione di ciò che esprime, interpretando i segnali non verbali, percependo le emozioni e trasmettendogli vicinanza, facilitando così la costruzione di una buona relazione.

 

Bibliografia

Bean C, Jeffery-Tosoni S, Baker J, Fraser-Thomas J: Concerning parental behavior in Canadian minor hockey: Elite insiders’ perceptions and recommendations. PHEnex Journal, 2016, 7.

Dunn CR, Dorsch TE, King MQ, Rothlisberger KJ: The impact of family financial investment on perceived parent pressure and child enjoyment and commitment in organized youth sport. Fam Relat, 2016,65:287-299.

Harwood CG, Knight CJ: Parenting in sport. Sport Exerc. Perform. Psychol, 2016,5:84-88.

Knight CJ, Holt NL: Strategies used and assistance required to facilitate children’s involvement in tennis: Parents’ perspectives.Sport Psychol, 2013, 27: 281-291.

Knight CJ, Holt NL: Factors that influence parents’ experiences at junior tennis tournaments and suggestions for improvement. Sport Exerc. Perform. Psychol, 2013, 2:173-189.

Ross AJ, Mallett CJ, Parkes JF: The influence of parent sport behaviours on children’s development: Youth coach and administrator perspectives. Int J Sports Sci Coach, 2015, 10:605-621.

Teques P, Serpa S, Rosado A, Silva C, Calmeiro L: Parental involvement in sport: Psychometric development and empirical test of a theoretical model. Curr Psychol, 2016, 2016:1-16.

7 modi per superare i cali di motivazione

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 7 modi per superare i cali di motivazione sport psicologia dello sport motivazione demotivazione de-motivazione cali di motivazione   Non importa chi sei e a che livello competi, ciò che è certo è che avrai momenti in cui avvertirai i cosiddetti “cali di motivazione”. Anche le persone più capaci e di successo vivono momenti in cui si sentono de-motivate. Tuttavia, è il modo in cui affrontano questo tempo “inattivo” che li fa andare avanti e li aiuta a realizzare grandi cose.

La motivazione è una delle chiavi che spinge ad agire e ci tiene in movimento ogni giorno. Se  ci manca la motivazione, tenderemo a procrastinare le cose che dovrebbero essere fatte. Alla fine, il rischio è di abbandonare totalmente il progetto su cui ci eravamo impegnati tanto.
Fortunatamente, ci sono soluzioni a questo e un buon psicologo dello sport è in grado di supportarti per affrontare al meglio i fisiologici cali di motivazione. Vediamo insieme ora qualche piccolo accorgimento che possiamo iniziare a mettere in pratica per superare un momento transitorio di calo di motivazione.

1. Ricorda perché hai voluto iniziare a fare ciò che stai facendo

Le ragioni per cui fai qualcosa sono la forza trainante dietro tutto ciò che fai.
Quando non senti alcuna motivazione, è perché la ragione dietro a quello che stai facendo non è abbastanza forte. Pensaci, perché la gente smette di fumare? La maggior parte delle volte, le persone smettono di fumare perché hanno una ragione forte, se continuano a fumare, potrebbero soffrire di gravi problemi di salute e potrebbero perdere i loro cari.
Allora perché fai quello che fai? Sai perché vuoi raggiungere i tuoi obiettivi e i tuoi obiettivi? Assicurati che le tue ragioni siano forti ed emotive. Quando non senti alcuna motivazione, pensa allo scopo per cui vuoi farlo.

2. Immagina il successo se lo fai e senti il ​​rimpianto se non lo fai

Ah, la visualizzazione, funziona davvero? Sì, funziona ma solo se sei disposto a lavorarci. La visualizzazione è uno strumento molto potente che è disponibile per noi ed è gratuito. Puoi pensare e immaginare quello che vuoi, ovunque e ogni volta che lo desideri. Se pensi che la visualizzazione non funzioni, prova ad immaginare vividamente che vai in cucina, apri la porta del frigo, vedi un grosso limone giallo e lo tiri fuori. Dopo di che prendi un coltello e taglia a metà il grosso limone giallo.
Immagina questo in modo vivido e il più dettagliato possibile. Dopo aver tagliato il limone, prendi il mezzo e spremi il limone che il succo lascia cadere nella tua bocca. Senti la pressione della vostra mano, ascolta il suono della compressione e immagina che il succo aspro di limone entri in bocca. Ora senti più saliva in bocca o niente?
È probabile che, se visualizzi vividamente, avrai più saliva in bocca. Dai, questa è solo una visualizzazione e non è reale, ma perché hai avuto più saliva in bocca? Questo perché la tua mente non può differenziare ciò che è reale e ciò che non lo è. La tua mente può solo vederlo, ma non può dire se è reale.
Questo è ciò che rende la visualizzazione uno strumento così potente. Pensaci, se il tuo sogno è guidare una bella moto, immagina la vivida immagine di te che guidi. Immagina il modello che desideri, il colore, le sensazioni quando ti siedi e senti il ​​rombo del motore che ruggisce.
Il punto è questo: quando immagini e visualizzi le cose nella tua mente, ti sentirai motivato a farlo. Quando sogni la moto che desideri, creerai la motivazione dall’interno. Prova a farlo quando hai voglia di procrastinare e prova a vedere cosa cambia.

3. Crea un ambiente di supporto

Sai che il tuo ambiente può influenzare il tuo umore? Allo stesso modo, le persone che ti circondano posso influire sul tuo stato d’animo.
C’è un detto che dice “Diventerai la gente con cui ti mescolerai”. Se ti mescoli sempre con persone di successo che amano le sfide e l’impegno, imparerai cosa vuol dire essere resiliente.  È così che puoi diventare motivato e puoi usare il tuo ambiente per aumentare il tuo livello di energia. D’altra parte, se ti circondi di persone negative rischierai di assorbire la loro de-motivazione e osservare il mondo attraverso la loro visione pessimistica.

4. Cambia la tua fisiologia e rimani in azione

Il movimento crea emozione. Ogni volta che ti senti giù e non hai alcuna motivazione per fare il tuo lavoro, cambia la tua fisiologia. Prova questo esercizio. Cerca di sentirti triste e disperato, pensa a tutte le cose tristi che ti sono successe e nota la tua fisiologia. Come respiri? Le tue spalla sono erette o si sono incurvate? E la tua espressione facciale? E il tuo sguardo?
Quando sei in uno stato triste, la tua fisiologia rimarrà in un certo modo. Al contrario, se ti senti bene ed energico, anche la tua fisiologia sarà in un certo modo. La maggior parte delle persone quando si sente bene ed è motivata ha un respiro più veloce, i loro gesti sono attivi, parlano più velocemente e lo sguardo è vivace e focalizzato.
Quando cambi la tua fisiologia, cambierai anche il tuo stato d’animo. Pertanto, se non si desidera rimanere in uno stato emotivo che non è utile, provate a notare la vostra fisiologia e modificarla di conseguenza.

5. Cerca stimoli motivanti all’esterno

Leggere un libro, ascoltare la musica o guardare qualcosa di stimolante può sicuramente riportarti a una marcia più veloce. Quello che puoi fare è trascorrere almeno 30 minuti ogni giorno per leggere un libro stimolante ogni mattina prima di iniziare la giornata. In questo modo, ti assicurerai di iniziare al meglio, nello stato giusto e potrai affrontare la giornata anche se è un giorno difficile.
Anche video e audio possono essere molto utili. Ad esempio, quando sei giù e non senti alcuna motivazione, prova a guardare qualcosa di stimolante su YouTube o ascolta discorsi motivazionali o esperienze emozionanti di persone che hanno raggiunto un loro piccolo o grande successo.
Il modo migliore è ancora di posizionarti nella giusta mentalità e nello stato giusto prima di iniziare la giornata.

6. Sognare in grande, iniziare in piccolo e agire subito

Questo è un principio molto potente se lo applichi nella tua vita. Quando sogni, devi sognare in grande in modo che il tuo sogno possa ispirarti. Tuttavia, quando inizi, devi iniziare in piccolo se vuoi trasformarlo in un’abitudine giornaliera.
Quando la tua motivazione è sparita; inizia dalle piccole cose. Una volta che inizi ad agire, la motivazione arriverà e sarai in grado di continuare a fare di più, innescando un circolo virtuoso che va oltre l’inerzia della de-motivazione.
Fai i piccoli passi e gradualmente aumenta da lì in poi. Ad esempio, se vuoi allenarti cinque giorni a settimana, prova a programmare e iniziare in piccolo. Anche se sono solo cinque minuti al giorno, l’importante è iniziare a farlo. Una volta avviato il motore, aumenta gradualmente l’inerzia e passa al livello più alto.

7. Fai una pausa

A volte puoi solo fare una pausa. Ricorda, il successo non è una destinazione; è un viaggio che devi percorrere per un lungo periodo di tempo. Non è uno sprint, ma una maratona. Molte persone scambiano il successo con qualcosa di eccezionale e rapido. La verità è totalmente l’opposto.
Quasi tutte le persone di successo che hanno raggiunto risultati sorprendenti sono in grado di farlo perché persistono abbastanza a lungo, agiscono in modo coerente e, naturalmente, non si arrendono mai. Non è qualcosa che può essere creato in pochi giorni, non in settimane e nemmeno mesi. Il vero successo richiede anni per essere costruito.
Pertanto, assicurati di riposare a sufficienza e di fare una pausa quando è necessario. Devi capire le tue capacità e quanto puoi fare. Se hai fatto il tuo lavoro, puoi ricompensarti e fare una pausa. Noterai che dopo il riposo ti sentirai più energico, più motivato e pronto a rimetterti in gioco.

Psicologi dello Sport, quale futuro (e presente)?

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Psicologi dello Sport, quale futuro (e presente)?

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Siamo arrivati ad un momento storico in cui la Psicologia dello Sport sta finalmente prendendo piede.

Sempre più spesso si legge, sui giornali sportivi e sui media che trattano di sport, di atleti che si rivolgono ad un supporto mentale da parte di Psicologi dello Sport per poter migliorare le proprie prestazioni in campo.

L’attenzione mediatica, quindi, sta piano piano rivolgendo il proprio occhio verso una professione che, in altre zone d’Europa e del mondo, gode già di un pieno riconoscimento. I benefici di un professionista nel settore della Psicologia dello Sport, infatti, sono stati scientificamente provati e testati nel tempo.

Anche all’interno del mondo dello sport, infatti, si stanno prendendo le prime misure per poter fornire agli atleti un supporto adeguato.

Ci fa piacere citare il caso della F.I.T. (Federazione Italiana Tennis) che ha inserito l’obbligo dello Psicologo dello Sport per il riconoscimento delle scuole tennis.

Anche la F.I.G.C. (Federazione Italiana Giuoco Calcio) ha inserito gli Psicologi dello Sport all’interno dei Centri Tecnici Federali che stanno evolvendo in Italia. Oltre a questo c’è l’obbligo di formazione tenuta da uno Psicologo dello Sport per il riconoscimento delle scuole calcio d’élite.

Corsi e Master

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologi dello Sport, quale futuro (e presente)? psicologia dello sport psicologi dello sport corsi di psicologia dello sport bskilled   Vista l’onda di interesse, abbiamo notato un crescere di nuovi Corsi e Master in Psicologia dello Sport, per formare nuovi colleghi a poter esercitare questa professione.

Sicuramente anche questa visione non può che essere un punto di vista ottimistico, dato che è la dimostrazione di un interesse sempre maggiore nei confronti della preparazione mentale associata allo sport.

Anche se la preoccupazione è sempre quella che un maggiore inserimento sul mercato di professionisti possa portare ad una saturazione, il mercato è potenzialmente ancora vasto ed inesplorato. Sarà nella capacità dei nuovi colleghi e, ovviamente, nella qualità della formazione, la chiave per poter migliorare sempre come categoria e aprire la domanda nel mondo sportivo.

Convegni ed Associazioni

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologi dello Sport, quale futuro (e presente)? psicologia dello sport psicologi dello sport corsi di psicologia dello sport bskilled   Senza ovviamente fare citazioni, un altro punto positivo è la nascita di diversi convegni e giornate, in tutta Italia, per far conoscere la Psicologia dello Sport. Il partecipare a questi convegni è un sintomo positivo di forza e di energia della nostra categoria. Viviamo infatti in un momento in cui la rete è più importante che la qualità del singolo professionista
. Conoscere altri colleghi, condividere le proprie capacità e i propri strumenti, è il modo migliore per crescere tutti insieme andando oltre il proprio orticello professionale.
In tutto cio si inseriscono anche le varie Associazioni (Italiane, Europee e Mondiali) che hanno appunto l’obiettivo di mettere in contatto vari colleghi che lavorano in posti anche lontani.

Quale futuro?

Quale può essere quindi il futuro della Psicologia dello Sport?

La crescita professionale con tecniche e strumenti sempre più innovativi, associata ad un interesse sempre maggiore e un’informazione sempre più capillare che parte dal singolo e arriva fino ad una rete nazionale, non può che portare, passo dopo passo, a raggiungere altri obiettivi come quelli delle federazioni che già hanno inserito questo tipo di professionista all’interno dei propri team.

Federazioni, società, allenatori sempre più formati, atleti, ecc.. sono e saranno sempre più consapevoli dei benefici del supporto mentale da parte di uno Psicologo dello Sport e, in questo, noi professionisti dovremmo farci trovare pronti ad offrire un prodotto sempre più innovativo e personalizzato verso chi si avvarrà delle nostre capacità per migliorare le proprie prestazioni ed il proprio benessere.

In conclusione, il mondo dello sport italiano è sicuramente pronto per un salto di qualità che parte dai bambini fino ad arrivare ai campioni affermati, la mano passa agli Psicologi dello Sport.

Usa la testa!

 

 

La psicologia dell’arbitro: strategie di allenamento

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La psicologia dell'arbitro: strategie di allenamento psicologia degli arbitri psicologia mental training giudice di gara competenza arbitrale arbitro allenamento   L’arbitro rappresenta una figura fondamentale all’interno di ciascuno degli eventi sportivi in cui è coinvolto. Ciononostante la psicologia dello sport ha dedicato a questa figura una attenzione più scarsa di quella che è stata destinata agli atleti, agli allenatori o ai genitori.

Molto raramente, infatti, sono stati presi in considerazione gli aspetti specifici del comportamento degli arbitri e dei giudici di gara delle diverse discipline. Le responsabilità maggiori di un arbitro sono quelle di garantire che la gara proceda nel rispetto del regolamento, interferendo il meno possibile e mantenendo un’atmosfera piacevole nonché una corretta relazione con gli atleti, facilitando l’evento competitivo (Bortoli et al., 2001). Un arbitraggio carente, invece, rischia di far scadere la competizione e può talvolta creare tensione e nervosismo. Bisogna notare, inoltre, che l’operato dell’arbitro è spesso sottoposto a critiche da parte di pubblico, giocatori, allenatori e mass media che tendono ad enfatizzare gli errori.

Le diverse tipologie di arbitro

Alberto Cei sottolinea come ogni decisione di un arbitro deve rispondere ai seguenti cinque requisiti:

  1. dimostrare competenza tecnica;
  2. dimostrare indipendenza di valutazione;
  3. essere volta a farsi accettare;
  4. essere sostenuta dalla forma fisica;
  5. essere volta a prevedere lo sviluppo dell’azione.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La psicologia dell'arbitro: strategie di allenamento psicologia degli arbitri psicologia mental training giudice di gara competenza arbitrale arbitro allenamento   Secondo MacMahon e Plessner (2008) gli arbitri possono essere classificati in base al numero d’interazioni con i giocatori o la prestazione (alte o basse) e al numero di atleti o abilità tecniche da dover monitorare e valutare (poche o tante). In base a questa classificazione, possiamo quindi individuare, per gli autori 3 tipologie di arbitro:

  • Gli interattori, ovvero quelli che hanno un alto livello d’interazione con i giocatori e pochi o tanti stimoli a cui fare attenzione. Sono un esempio gli arbitri di boxe e giudici di sedia di tennis, piuttosto che quelli di basket o di calcio;
  • I reattori, che devono concentrarsi su pochi aspetti e hanno un’interazione minima con il contesto sportivo, come i guardalinee nel calcio o giudici di linea nel tennis;
  • Gli osservatori, dove malgrado i tanti atleti o abilità da monitorare devono limitarsi a giudicare l’operato dei giocatori, per via della scarsa interazione concessa dalle regole del gioco. Esempi sono i giudici di tuffi o di ginnastica, così come gli arbitri di pallavolo.

È evidente, quindi, che la prestazione dell’arbitro cambia in base alla tipologia di gioco, e non è legata solo ad aspetti tecnici o atletici, ma anche ad alcune qualità personali come la coerenza, la buona comunicazione, la risolutezza, l’equilibrio, la correttezza, la capacità di giudizio, la fiducia e la motivazione (Weinberg and Richardson, 1990).

Le competenze psicologiche di un arbitro efficace

Queste capacità possono essere influenzate da numerosi fattori psicologici, tra i quali le convinzioni di efficacia personale, ovvero la fiducia che la persona ha nelle proprie capacità in specifiche situazioni. Diversi studi hanno, infatti, evidenziato che arbitri con bassi livelli autoefficacia si sentono meno capaci di fronteggiare eventi stressanti, hanno elevati livelli di ansia e di esaurimento emotivo, danneggiando la propria prestazione e carriera (Mahoney et al, 2008). Arbitri invece con elevate convinzioni di se, di fronte alle difficoltà, sono convinti che il proprio impegno e le proprie capacità possano dirigere le azioni verso esiti positivi, portandoli, inoltre, ad una maggiore preparazione e formazione durante l’anno (Lucidi et al., 2009).

Nei processi di elaborazione delle informazioni, inoltre, le persone non tengono in considerazione tutti i fattori in gioco, soprattutto quando devono agire rapidamente, ma spesso utilizzano delle scorciatoie di pensiero, chiamate euristiche. Queste strategie permettono loro di risparmiare tempo ed energie cognitive ma possono portare a distorsioni ed errori nel ragionamento e nel giudizio.

Il Bisogno di Chiusura Cognitiva, secondo Kruglanski, non va tanto in termini di presenza/assenza in un individuo, quanto piuttosto in termini di continuum che va da un estremo caratterizzato da impulsività, tendenza a prendere decisioni non giustificate, rigidità di pensiero e riluttanza a considerare soluzioni alternative (alto BCC) ad un altro caratterizzato da esperienza soggettiva di incertezza, indisponibilità ad impegnarsi esplicitando un’opinione definitiva, sospensione di giudizio (basso BCC). Varie studi hanno confermato la relazione diretta del BCC con fattori quali la presenza di pressione temporale, la presenza di rumore ambientale, la condizione di affaticamento mentale e della monotonia del compito, tutti elementi che vanno a condizionare poi la prestazione.

Infine le prestazioni degli arbitri sono anche condizionate dalle percezioni delle situazioni stressanti che possono suscitare reazioni soggettive di ansia e tensione. Le reazioni di ansia possono determinarsi prevalentemente sul versante fisiologico, con sintomi quali incremento della frequenza cardiaca, sudorazione, tensione muscolare, o, invece, sul versante mentale, con pensieri di fallimento, preoccupazione e disturbi attentivi. Tali reazioni dipendono da variabili sia situazionali, come arbitrare partite difficili o l’affrontare contesti ostili, che personali, ovvero dalle caratteristiche soggettive dell’arbitro.

Come impostare un training per migliorare la prestazione arbitrale?

Le caratteristiche precedentemente descritte sono allenabili attraverso un processo di formazione e crescita che porti all’acquisizione ed allo sviluppo di specifiche abilità mentali. In genere, però, la formazione degli arbitri enfatizza gli aspetti tecnici, l’interpretazione delle regole, mentre poca attenzione viene posta all’acquisizione e all’allenamento di tali abilità psicologiche. Nella formazione andrebbero inseriti interventi mirati, comunemente impiegati con atleti in psicologia dello sport (vedi Hardy et al., 1996; Martens, 1987), per padroneggiare la comunicazione interpersonale, affrontare lo stress, controllare le reazioni di ansia e le difficoltà di concentrazione, evitare stimoli distraenti, affrontare imprevisti e difficoltà, recuperare prontamente il controllo dopo decisioni sbagliate. Queste abilità aiuterebbero l’arbitro a gestire in modo sempre migliore il suo ruolo e a garantire che l’evento sportivo si svolga, oltre che nel rispetto del regolamento, in un’atmosfera più serena (Bortoli et al., 2001). É stato ampiamente dimostrato, per esempio, come l’uso combinato del goal setting (definizione di obiettivi) e di corrette modalità nell’erogazione dei feedback esercitino un effetto positivo sulle prestazioni.

Per allenarsi e migliorare le proprie competenze, però, è necessario identificare prima le abilità che dovrebbero essere patrimonio di ogni arbitro e sulla base di queste identificare i propri punti di forza e di debolezza.

Se vuoi avere iniziare il tuo percorso di allenamento, vieni a vedere il nostro Laboratorio di Competenza Arbitrale.

BIBLIOGRAFIA

Bandura, A. and Wood, R. (1989). Effect of perceived controllability and perfomance standars on self-regulation of complex decision making. Journal of personality and social psychology, 56, 805-814.

Bortoli, L., Robazza, C. e Dal Cin, S. (2001). La percezione dello stress in arbitri di pallavolo. Giornale Italiano di Psicologia dello Sport, 2, 7-13.

Hardy, L., Jones, G. and Gould, D. (1996). Understanding psychological preparation for sport: theory and practice of elite performers. Chichster: Wiley & Sons.

Lucidi, F., Grano, C. e Mallia, L. (2009). L’auto-efficacia è un predittore della prestazione arbitrale nel calcio. Rassegna di Psicologia, Vol. XXVI, 3, 123-130.

Maohoney, A. J., Devonport, T. and Lane, A. M. (2008). The effects of interval feedback on the elf efficacy of netball empire. Journal of Sport Science and Medicine, 7, 39-46.

Martens, R. (1987). Choaces guide to sport psychology. Champaing, IL: Human Kinetics.

Weinber, R. S. and Richardson, P. A. (1990). Psychology of officiating. Champaing, IL: Leisure Press.

Laboratorio di competenza arbitrale

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Laboratorio di competenza arbitrale ufficiale di gara psicologia dello sport psicologia gestione errore gestione emozioni comunicazione arbitro arbitri   Il Laboratorio di Competenza Arbitrale è un programma studiato per incrementare due abilità psicologiche fondamentali alla prestazione dell’arbitro, migliorando la capacità di auto-controllo durante la performance e le capacità comunicative degli ufficiali di gara.
Il team di B-Skilled offre la possibilità di partecipare al laboratorio a gruppi di arbitri che decidono di migliorare la propria prestazione.

Scarica la brochure informativa per visionare il programma completo del laboratorio di competenza arbitrale.

PERCHE’ SERVE UN LABORATORIO DI POTENZIAMENTO PSICOLOGICO PER GLI ARBITRI?

Gli arbitri sportivi hanno un lavoro impegnativo, a causa dei molti aspetti di una partita da tenere in considerazione, della velocità e della complessità delle decisioni da prendere, delle ripercussioni sulle loro azioni, del numero di persone coinvolte nella partita, e spesso la natura ostile degli spettatori all’evento sportivo. Essi sono tenuti a svolgere diversi compiti, tra cui valutare e giudicare le azioni che si svolgono durante la partita, prendere decisioni rapide, gestire il gioco, prestando attenzione a diversi aspetti del gioco, mantenere l’ordine e risolvere le controversie (Tuero et al. , 2002). Tutto ciò non solo rende il lavoro molto complesso, ma rende anche facile commettere errori. Come conseguenza del costante processo decisionale, la soggettività degli arbitri durante la valutazione delle azioni e gli errori che possono fare, spesso vengono criticati per le loro decisioni (Anderson e Pierce, 2009).

Esattamente come tutti gli atleti, anche gli arbitri devono allenare, per poter migliorare la propria prestazione, alcune abilità mentali oltre a quelle fisiche e tecniche. Come gli atleti, quindi, è utile prima conoscere quali possono essere le abilità psicologiche necessarie a questa prestazione per poi poterle allenare.

Cosa si allena nel laboratorio di competenza arbitrale?

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Laboratorio di competenza arbitrale ufficiale di gara psicologia dello sport psicologia gestione errore gestione emozioni comunicazione arbitro arbitri   I funzionari devono essere in grado di concentrare la propria attenzione e concentrazione, resistere sotto pressione, affrontare errori e situazioni avverse e impostare obiettivi realistici. (Weinberg and Richardson, 1990; Guillen, 2006).

In particolar modo nei training che proponiamo sosteniamo gli arbitri a potenziare due abilità fondamentali al loro successo:

  • La gestione delle Emozioni
  • La gestione della Comunicazione

Gestione delle Emozioni:
L’artbitro, avendo un ruolo decisionale molto dinamico, può, molto spesso, cadere vittima delle emozioni. Un non completo controllo emozionale può spingere l’arbitro a commettere errori decisionali, anche di forte impatto. La rabbia e la paura di fare errori sono le emozioni principali che un arbitro deve saper gestire, acquisendo strumenti di controllo emotivo adeguati.

Gestione della Comunicazione:
Per quanto riguarda la comunicazione, l’arbitro si trova a dover gestire due grandi problemi:

  • Le critiche e la rabbia altrui
  • La comunicazione efficace con gli altri membri dello staff arbitrale e con gli atleti

E’ fondamentale dunque imparare a comunicare in maniera efficace, con piena confidenza in se stessi, massimizzando l’efficacia nel trasmettere ciò che si vuole dire riducendo i tempi, gli errori e anche le emozioni negative che possono essere portate da una cattiva comunicazione.

BIBLIOGRAFIA:
  1. Anderson K. J., Pierce D. A. (2009). Officiating bias: the effect of foul differential on foul calls in NCAA basketball. J. Sports Sci. 27, 687–69410.
  2. Guillen F. (2006). “La psicología del arbitraje y del juicio deportivo [The psychology of refereeing and judging in sports],” in Deporte y Psicología, eds. Garcés de los Fayos E., Olmedilla A., Jara P., editors. (Murcia: Diego Marín; ), 667–684
  3. Guillen F., Feltz D.L, (2011). A conceptual Model of Referee Efficacy. Front Psychol; 2: 25.
  4. Tuero C., Tabernero B., Marquez S., Guillen F. (2002). Análisis de los factores que influyen en la práctica del arbitraje [Analysis of the factors affecting the practice of refereeing]. Sociedade Capixaba de Psicologia do Esporte 1, 7–16
  5. Weinberg R. S., Richardson P. A. (1990). Psychology of Officiating. Champaign, IL: Leisure Press

Sei un “combattente” o un “choker” nei momenti che contano?

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Sei un "combattente" o un "choker" nei momenti che contano? sotto pressione crollo psicologico choking under pressure choking sotto pressione choking choker   La resistenza mentale di un giocatore fa la differenza nelle occasioni che contano. In  quelle situazioni l’atteggiamento mentale dell’atleta lo può far diventare un “combattente” o un “choker“.
Cerchiamo di capire cosa succede!

Nelle finali importanti ogni sportivo sa che quello è il momento in cui si arriva alla resa dei conti e si decide tra un successo e un fallimento.
Alcuni atleti sono “combattenti” e possono aumentare la loro performance proprio in questi momenti critici. Pensate a Wayne Gretzky (hockey), a Michael Jordan (basket) o a Serena Williams (tennis) per citare alcuni atleti extra-confine. ma ci sono tanti esempi nazionali che possiamo citare: ad esempio, Gigi Buffon (calcio), Ivan Zaytsev (pallavolo), il “dottore” Valentino Rossi (motociclismo) o anche Federica Pellegrini (nuoto) che ormai data per finita ha comunque vinto gli ultimi mondiali, tirando fuori una grinta decisiva.

Altri atleti soffocano o si piegano sotto la pressione di questi momenti e in gergo possono essere definiti “chokers“. Il “choking” è definito come il crollo di prestazione inaspettato in un atleta a fronte di una sua scarsa capacità di fronteggiare la situazione stressante.

Questa storia descrive abbastanza bene il fenomeno del choking sotto pressione.

Marco è un un portiere di hockey e anche il punto di riferimento per la sua squadra. Ha riflessi rapidi e grande anticipazione, due dei suoi maggiori punti di forza in gara.
Ha iniziato a giocare a hockey giovanissimo e ha avuto un grande successo. I compagni di squadra e gli allenatori hanno una grande fiducia nella sua capacità tenere unita la squadra ma… durante i play-off, emerge un altro portiere! La fiducia di Marco è minata da dubbi: i suoi punti di forza crolla e la sua performance diventa drammatica. Lui stesso dichiara di sentirsi come una statua di marmo in porta.
Nonostante abbia dimostrato di essere affidabile e combattente durante tutta la stagione in questa particolare occasione diventa un altro!
Marco durante i playoff, e solo durante i playoff diventa, purtroppo per lui, un choker!

Che cosa impedisce a Marco di restare il “combattente” di sempre?

Sicuramente il dialogo interno di Marco (self-talk) si modifica drasticamente senza che lui riesca né a riconoscerlo né a modificarlo. Questo determina un aumento dello stato di attivazione psicofisica che determina l’ingresso in uno stato di ansia molto forte, capace di bloccarlo completamente (la statua di marmo). Questa condizione di crollo di performance determina un crollo del senso di auto-efficacia di Marco con conseguenti pensieri di impotenza e di incapacità di auto-controllo. Tutto ciò impatta fortemente sulla motivazione di Marco che, in questi momenti, desidera solo terminare la partita il prima possibile!

Se anche a te succede la stessa cosa di Marco, un percorso di mental training potrà esserti di aiuto per imparare le strategie necessarie ad evitare il circolo vizioso che abbiamo precedentemente descritto e tornare ad essere il “combattente” di sempre!

Come superare la paura della sconfitta

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Come superare la paura della sconfitta training resilienza psicologia dello sport mental training gestione sconfitta fallimento   L’importante è partecipare… finché si vince! Nella nostra esperienza non abbiamo mai incontrato un atleta che viva con serenità la possibilità della sconfitta. Tuttavia ci sono degli atleti che vivono questa possibilità, insita nella competizione, come una potenziale tragedia. Il pensiero relativo al fallimento può essere spaventoso, schiacciante e può diventare la principale di blocco psicologico per molti atleti.

Come ben ci spiegano le testimonianze grandi atleti non si può arrivare al “top” se non si è passati attraverso a numerose sconfitte. Per essere il migliore o per vincere, devi poter commettere errori e apprendere da essi come migliorare.
Il fallimento deve essere vissuto come una opportunità per crescere come atleta e, più importante, come persona.

Come incide la paura del fallimento sulla performance? E che conseguenze può avere?

Se hai paura del fallimento tenderai ad avere un atteggiamento “cauto”. Non oserai rischiare e sfidare te stesso proprio per evitare la possibilità di avvicinarsi al limite e quindi sbagliare.  I tuoi avversari potrebbero notare questo atteggiamento “conservativo” e magari approfittarne.

Se hai paura del fallimento potresti iniziare a catastrofizzare le conseguenze della sconfitta e questo potrà incidere sui livelli di ansia pre-gara (che aumenteranno) e di de-motivazione post-gara (in caso di sconfitta).

Se hai paura del fallimento il tuo dialogo interno diventerà inevitabilmente negativo e poco funzionale. Inizieranno ad abbondare le “doverizzazioni” (es. non devi sbagliare, devi fare attenzione…) e questo non farà altro che aumentare il tuo livello di stress.

Se hai paura del fallimento tenderai a muoverti cercando di evitare la situazione temuta e invece di muoverti verso i tuoi obiettivi, inizierai a muoverti “via dalla” tua paura.

In tutte queste condizioni la mente umana rischia di cadere nella trappola della “profezia che si auto-avvera” portandoti esattamente là dove desideri non andare.

Un lavoro cognitivo per imparare a gestire la sconfitta e il fallimento può essere un valido supporto per ciascun atleta che deve acquisire una delle competenze mentali necessarie per arrivare al top: la resilienza.

Questo aspetto può essere parte integrante di un lavoro di preparazione mentale, parlane con il tuo psicologo dello sport di fiducia e saprà indicarti il programma di allenamento più adatto alle tue necessità.

Quando il gioco si fa duro… 2 segreti per non perdere la motivazione!

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Probabilmente ti è stato detto, dai tuoi allenatori e/o dai tuoi genitori, che il lavoro duro è la chiave del successo. Hai visto gli atleti professionisti dichiarare che il lavoro duro è stato ciò che li ha resi così forti. E probabilmente hai letto innumerevoli frasi motivazionali che espongono le virtù del duro lavoro.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Quando il gioco si fa duro... 2 segreti per non perdere la motivazione! sport psicologo sportivo psicologia dello sport prestazione motivazione motivato calo di motivazione   Ma se il lavoro duro è ciò che ti permette di raggiungere gli obiettivi, perché alcuni atleti abbandonano il duro lavoro e perdono la motivazione?

Ci sono ovviamente diversi motivi per cui gli atleti smettono di lavorare duramente nel loro sport: troppa pressione, perdita di interesse a competere, infortuni che limitano il loro potenziale, ecc. Ma il più grande motivo per cui gli atleti rinunciano a lavorare duramente è che non vedono immediatamente i risultati.

Ad esempio, inizia una stagione dopo un anno precedente deludente, ma ti ripeti che questa stagione sarà diversa. Ma dopo alcune prestazioni mediocri, la tua motivazione diminuisce. La tua intensità nelle pratiche diminuisce. Si inizia a mettere in dubbio se è valsa la pena di lavorare così duramente e si iniziano a scardinare tutte le convinzioni positive.
Purtroppo, alcuni atleti non capiscono che il successo non è solo una questione di duro lavoro: è una questione di duro lavoro in un significativo periodo di tempo con l’atteggiamento mentale giusto. Per sostenere la tua motivazione, e la tua pazienza, attraverso gli alti e bassi, devi essere mentalmente forte e determinato.

Vediamo due consigli per riuscire a farlo:

  • È necessario allenarsi a visualizzare il raggiungimento dell’obiettivo e viverlo ogni giorno. Può esserti di aiuto imparare ad utilizzare tecniche di auto-ipnosi per fare questo;
  • Bisogna credere che il tuo duro lavoro si ripagherà alla fine e per fare questo dovrai lavorare sul riconoscere e modificare le tue convinzioni limitanti. Questa tecnica si chiama ristrutturazione cognitiva e il tuo psicologo sportivo potrà insegnarti come farlo efficacemente!

Ricorda sempre questa analogia: realizzare i tuoi obiettivi è come un lungo viaggio in macchina. E’ indispensabile per poter terminare il viaggio, fermarsi di tanto in tanto a fare rifornimento di benzina e magari, pulire i vetri. Dopodiché la macchina è pronta a ripartire, anche più forte di prima.

Per cui, sii flessibile e non spaventarti dei cali di motivazione, ma governali con intelligenza mantenendo il tuo sguardo focalizzato sul medio e lungo termine (non solo sul breve). E con il supporto mentale giusto… il tuo duro lavoro sarà ripagato.

In bocca al lupo!