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La preparazione mentale nell’arrampicata sportiva

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La preparazione mentale nell'arrampicata sportiva Torino scalata psicologia sportiva psicologia dello sport climbing cai arrampicata sportiva arrampicata alpinismo allenamento mentale   L’arrampicata sportiva è sicuramente uno degli sport che ci appassionano maggiormente e da molti anni ci occupiamo della preparazione mentale in questa particolare disciplina. L’arrampicata può essere esaltante, eccitante, avvincente e avventurosa. A volte può anche generare pure e dubbi, non solo per chi è all’inizio di questa pratica sportiva. Questa ansia, naturalmente, provoca tensioni mentali, emotive e muscolari e questo causa problemi agli scalatori. Gli alpinisti si bloccano, usano troppa energia muscolare, si muovono troppo velocemente e impulsivamente, prendono decisioni sbagliate, perdono l’equilibrio e la coordinazione e hanno difficoltà a mantenere la concentrazione. Perdono il coraggio di salire, o di prendere rischi calcolati e perdono il divertimento di quello che un tempo era uno sport divertente e stimolante. Ma c’è speranza per quegli scalatori che cadono vittima di paura, dubbio, sovraffollamento e indecisione!

Ripensa all’ultima volta che hai scalato. Perché sei caduto? Eri così eccitato che non potevi resistere e ti sei mosso impulsivamente? Avevi paura di cadere, quindi ti sei semplicemente seduto sulla corda? O eri talmente preoccupato per il tuo tentativi precedenti falliti che non ci hai nemmeno provato? Se la seconda e la terza situazione ti sembrano familiari, non sei il solo. Anni di esperienza personale di arrampicata, innumerevoli indagini sugli scalatori e ricerche psicologiche puntano tutti alla forza mentale come fattore più influente nel successo o meno di uno scalatore. Il tuo corpo potrebbe essere forte e disponibile, ma se non hai una mente ugualmente forte e volenterosa, il tuo corpo non ha nulla a guidarlo. La buona notizia è che puoi allenare la tua mente come alleni il tuo corpo.

Alcune tecniche che fanno parte della preparazione mentale degli scalatori

  • Governare le zone temporali della nostra mente: la capacità di rimanere focalizzati nel momento in cui è necessario è ciò che contraddistingue tutti i grandi atleti e artisti. Questo è ancora più importante quando sono presenti la paura e il dubbio. La nostra mente può focalizzarsi su tre “zone temporali”: il passato, il presente e il futuro.
    Tutte e tre queste zone possono essere valide e possono essere utili, a seconda di ciò che si desidera realizzare. Un buon uso della zona del passato è, per esempio, la revisione di una performance o il richiamo di una grande mossa o esperienza passata al fine di innescare una mossa attuale.  Un utilizzo utile della zona del futuro è quello di rivedere un piano di azione, di creare piani di emergenza per gestire i problemi, di immaginare se stessi riuscendo a superare un passaggio difficile. Il problema con la zona del passato è che è depositario di rimpianti e rabbia per le opportunità o gli errori mancati. Il problema con la zona del futuro è che la nostra mente ingrandisce gli eventi quando ha paura, dubita o si concentra su un risultato negativo. Mentre sali puoi usare a tuo favore le zone del passato e del futuro per individuare la mossa più idonea. Ma una volta che hai deciso  una presa o una posizione dei piedi devi avere la capacità di rimanere focalizzato nella zona presente. Il “qui ed ora” è il luogo che ti offre i più alti livelli di consapevolezza e vigilanza e ti consente di apportare modifiche in tempo reale alle tue prestazioni. Puoi aiutarti con una visualizzazione mentale della “luce verde”. Quando sei nel presente il tuo semaforo mentale si illumina di verde e puoi agire. Quando ti rendi conto che la tua mente è ancora in una zona del passato o del futuro il semaforo ti segnalerà un’allerta o uno stop illuminandosi di giallo o di rosso.
    Essere nel presente vuol dire essere consapevoli delle sensazioni che il tuo corpo di trasmette. E’ basato sui sensi. La tua mente è chiara e relativamente vuota di pensieri. I tuoi muscoli sono vigili, ma rilassati e le tue emozioni sono chiare, non apprensive. Questo gruppo di sensazioni segnala che sei nel “qui ed ora”, hai la luce verde e che puoi fare una mossa.
  • La tecnica delle “3 R”: puoi aiutarti nella tua scalata puoi anche usare la tecnica chiamata “le tre R” tra le mosse. I tre R stanno per Revisione, Rilascio e Reset. Dopo una mossa, valuta brevemente, per tre o cinque secondi, la mossa che hai fatto. Ti è piaciuta? È solida? Sei in buona posizione? Quindi, rilascia quel pensiero e ogni emozione dietro di esso. Infine, ripristina la tua mente, il corpo e le emozioni e ottieni la luce verde in modo da poter fare la tua prossima mossa. Questo è tutto. Semplice. Ma il problema è che è così semplice che gli scalatori spesso dimenticano di farlo.
  • La respirazione di “attacco”: l’obiettivo, come abbiamo imparato, è quello di entrare in contatto con il momento presente e ottenere la luce verde in modo da poter rendere la tua mossa di qualità. Una tecnica semplice e utile è chiamata respirazione di “attacco”. Quello devi fare è espirare una piccola boccata d’aria ogni volta che inizi la tua mossa. Il volume d’aria non deve essere affatto grande. Basta fare l’espirazione e continuare fino a quando non si posiziona la mano o il piede. L’espirazione ti tiene concentrato su ciò che stai facendo in quel momento, quindi la tua mente non può girovagare. Inoltre, ti impedisce di tirarti indietro trattenendo accidentalmente il respiro. Continua a espirare con ogni mossa successiva. Per allenarti a questo puoi provare ad esercitarti quotidianamente con la respirazione diaframmatica in modo da essere allenato a portarla in parete.
  • Lavora sulla preparazione. In questa fase, analizza la tua arrampicata e le aree in cui puoi migliorare. Vi sono dei dati che dimostrano come la maggior parte degli scalatori utilizza relativamente poco tempo a riflettere sulle proprie aree di miglioramento ma si limita a provare e riprovare senza spazio di riflessione. Un modo per incrementare efficacemente la tua preparazione è semplicemente chiedere un feedback alle persone che ti hanno visto arrampicare su ciò che avrebbero indicato come aree di miglioramento.  Quindi chiedi e ascolta. Non cercare di difendere perché fai quello che fai. Basta ascoltare.
  • Imagery. Usa le tecniche immaginative per costruire o riscrivere gli script mentali per  per creare i movimenti automatici che portano ad un’arrampicata efficiente. Abbina poi questi esercizi mentali con veri e propri giochi motori che vadano a sviluppare abilità specifiche, come un miglior gioco di gambe o movimento dinamico.

“L’abilità di uno scalatore consiste non tanto, o non solo, nel compimento di vie d’arrampicata sempre più difficili, quanto piuttosto nell’intelligenza motoria con cui egli risolve i passaggi di un percorso che non ha mai affrontato. Ciò che fa la differenza è, ancora una volta, l’equilibrio e, in particolare, la capacità di raggiungerlo riuscendo a conciliare due diverse modalità: nella prima si privilegia la ricerca della posizione migliore del baricentro qualunque sia la disposizione degli appigli e degli appoggi utilizzati, nell’altra si preferisce scegliere gli appigli e gli appoggi per conseguire posizioni migliori.
L’arrampicatore esperto è appunto colui che riesce a combinare queste due abilità muovendosi con armonia, mentre il principiante cerca di ricorrere alla forza come risorsa esclusiva” (
Lorenzo Asnaghitratto dalla Tesi di Laurea in Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia Movimenti mindful e arrampicata libera: un’indagine esplorativa sulla mindfulness e sui potenziali benefici psicologici in un campione di scalatori discussa il 10 marzo 2016 presso Università degli Studi Milano – Bicocca)

Per completare questa lettura vi consigliamo un articolo in cui sono riportati alcuni dati estrapolati dallo studio sopra citato, realizzato in collaborazione con il CAI (Club Alpino Italiano) in cui si evidenzia l’importanza delle gestione delle abilità mentali nell’arrampicata. (http://gognablog.com/mindfulness-e-arrampicata/)

Esercitativi e buone prese a tutti!

 

Preferisci vincere o partecipare?

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Preferisci vincere o partecipare? vittoria vincere sport sfida risultato psicologia dello sport prestazione partecipare obiettivi mental training importante è partecipare atleti allenatori   Siamo cresciuti e viviamo in un’era dove, qualsiasi sia la competizione in atto, ci si sente spesso dire: “Dai, l’importante è partecipare!”. Ciò a cui non si fa caso però, è che questa frase la si dice prevalentemente, dopo le sconfitte. Quali sono le motivazioni per cui si dice questa frase?

“L’IMPORTANTE E’ PARTECIPARE”

Per i  bimbi molto piccoli, che si imbattono nelle prime competizioni, è spesso un modo per evitare che rimangano delusi in una eventuale sconfitta.

Per gli adolescenti, l’adulto la ripete perché, in cuor suo, sa che il ragazzo molto probabilmente non sarà all’altezza della competizione e quindi, mette le mani avanti. “L’importante è partecipare, divertiti!”

Infine, la frase ripetuta ad un adulto denota la triste verità di ritenerlo un probabile perdente. Stesso discorso vale per quanto riguarda il “self-talk”. Ripetendoci mentalmente questa frase, non facciamo altro che minare la fiducia, le ambizioni e le motivazioni che abbiamo.

 Sono questi i motivi per cui credo che sia una delle frasi più pericolose che si possano dire ad un atleta, qualsiasi tipo di competizione egli stia per affrontare.

“L’IMPORTANTE NON E’ PARTECIPARE…”

“… come l’importante non è vincere.” Fino ad alcuni livelli per lo meno. Provate a dire alla Juventus, ora che ha preso Cristiano Ronaldo, che vincere la Champions League non è importante.

“WINNING IS NOT EVERTHING. BUT WANTING TO WIN IS”
Vince Lombardi

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Preferisci vincere o partecipare? vittoria vincere sport sfida risultato psicologia dello sport prestazione partecipare obiettivi mental training importante è partecipare atleti allenatori   L’importante è dare tutto quello che si ha. L’importante è faticare per provare a vincere! L’importante è impegnarsi con tutte le proprie forze per migliorare se stessi. Si potrà vincere o perdere, ma giocare, tanto per giocare, a parer mio non è educativo.

Supponiamo uno sport in cui non esistono premi. “L’importante è partecipare” sottintende il fatto di non dare importanza ad una ”ricompensa”. Allora che senso ha il sacrificio? Che senso hanno tutti gli allenamenti? Si potrebbe gareggiare e basta? Non ci sarebbero riconoscimenti se non ci fossero competizioni. Non sarebbe un po’ triste? Si potrebbe veramente chiamare sport?

Uno sport, di fatto, insegna anche a perdere, insegna una miriade di valori come il rispetto per l’avversario, la motivazione, il sacrificio, l’ambizione … ed allora non può essere “importante partecipare”.

Ci sarà sicuramente qualcuno che, leggendo queste parole potrebbe non condividerle. “Io vado a correre al parco per il piacere di correre “,”Io vado a sciare la domenica perché mi piace sciare, non ho mai fatto una gara!” e queste persone hanno sicuramente ragione. Lo sport è soprattutto passione, ma in fondo, ognuno di noi, ogni volta che compie un gesto sportivo ha qualche tipo di scopo. Non saranno medaglie olimpiche o coppe del mondo ma potrebbe essere, ad esempio, il mantenersi in forma. Allora la corsa al parco per “divertirsi” si concluderà col salire sulla bilancia e vedere quanti kg abbiamo smaltito, oppure anche solo la soddisfazione di aver fatto qualcosa per noi stessi, per il nostro benessere psico-fisico; ed il nostro sciatore della domenica proverà ad arrivare a fine pista prima del suo amico o di sua moglie… poco importa se la ricompensa sarà una birretta dissetante!

Infine ci sono quelle persone che vanno a correre e fanno sport perché lo devono fare. Perché sanno che se non vanno a fare movimento la loro salute e la loro forma fisica peggiorerà. Magari fanno una fatica immensa ma nonostante questo, si infilano le scarpe ed escono a sudare. Ciò che le rende appagate è il fatto di fare qualcosa per se stessi, per la propria salute ed a volte per la propria professione.

 “…l’Italia finiva cosi la sua corsa verso la medaglia olimpica, ai piedi del podio […] al di là del risultato […] da Capitano di questa squadra ero comunque contenta della gara. Delle mie compagne e del loro atteggiamento dentro e fuori la pedana. Delle tante soddisfazioni personali e dell’unione che si era creata nel nostro gruppo, nonostante qualche vicissitudine durante l’anno. Per me però finiva li. Avevo concluso la mia carriera agonistica. Ero soddisfatta di tutto ciò che avevo fatto negli anni, senza rimpianti. Lo so, sembrerà strano, ma ero contenta, a differenza delle mie compagne disperate dal dispiacere della sconfitta […] certo, avrei preferito vincere un’altra medaglia e regalare altre gioie, ma ero fondamentalmente appagata.”
Marta Pagnini

Quindi mi rivolgo a tutti gli atleti,  i genitori, gli allenatori e chiunque abbia a che fare con sportivi di qualsiasi età e livello … SIATE AMBIZIOSI!!

Non accontentatevi di partecipare. Sognate in grande e ponetevi degli obiettivi raggiungibili, in modo da prendere confidenza con la vittoria e poter alzare l’asticella di volta in volta.

Piuttosto che dire ”l’importante è partecipare” dite “l’importante è dare tutto!”

 

Autrice:
Alessandra Visconti, psicologa dello sport, giocatrice di basket in A1 e A2, ha militato nelle nazionali giovanili e nella nazionale senior 3×3.

La vita da super-eroe tra sport e studio

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance La vita da super-eroe tra sport e studio psicologia dello sport nazionale maturità dual career basket atleti studenti atleti allenamento mentale agonistica   Avete mai sentito parlare della dual-career? Ci siamo chiesti quanti ostacoli possa incontrare un atleta che, in giovane età, affronta l’ardua impresa dell’intraprendere uno sport a livello agonistico e allo stesso tempo portare avanti il suo percorso scolastico e la sua vita. Sembra una cosa semplice, ma le insidie sono molte più di quanto non si possano immaginare.

Innanzitutto i genitori.
 Esistono genitori aperti e genitori chiusi allo sport ma questo è un discorso che meriterebbe un articolo a parte. A volte anche i genitori “aperti” si trovano impossibilitati ad assecondare le passioni di figli, ad esempio, per fattori economici, o per fattori geografici.

Pensate ad una famiglia che vive in città ma che ha il figlio che vuole a tutti i costi diventare un fantino, trovare un maneggio in città non è la cosa più facile del mondo. 
Oppure la palestra del paesino in cui la famiglia vive potrebbe non avere i corsi dello sport prediletto dal figlio o, molto semplicemente, i corsi non si tengono per mancanza di iscritti a questo determinato corso.
 Poniamo il caso che i genitori del ragazzo si prendano l’impegno di andare dall’altra parte della città o addirittura in città vicine pur di accontentare il figlio. Poniamo che il ragazzo trovi un allenatore che, a livello relazionale, non è proprio il numero 1. La soluzione più semplice sarebbe quella di pensare: “Ma chi ce lo fa fare?” Inizierebbe a trovare qualsiasi tipo di scusa e piano piano si troverà ad abbandonare lo sport.

Ma noi stiamo considerando i veri supereroi! Quei ragazzi che hanno una famiglia disponibile ed appassionata quanto lui. Quelle famiglie che ci mettono un’ora di auto per accompagnare il figlio ad allenamento ed un’ora per tornare a casa ma…

“Tutto questo tempo non lo usi per studiare e fare i compiti?” Ecco che ci si mettono gli insegnanti! Quante guerre e quante discussioni con maestre e professori che non concepiscono il fatto che un giovane possa allenarsi così tanto! Poche volte gli insegnanti si accorgono però che, nonostante gli allenamenti e le partite nei week-end,  alcuni di questi ragazzi non hanno mai preso un debito!
Probabilmente giustificano di più i compagni che passano i pomeriggi davanti alla TV (questo ovviamente gli insegnanti non lo sanno!) e si lamentano di non avere abbastanza tempo per studiare. A noi atleti invece non è riservato lo stesso trattamento, a meno di non avere la fortuna di incontrare insegnanti illuminati (pochi ma esistono!).

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Beh, arrivati alle superiori, gli atleti con la Passione vera, quelli con la P maiuscola, sono gli unici a praticare ancora sport perchè ad ogni angolo c’è un ostacolo da superare o qualche sacrificio da fare.
Ma al cuor non si comanda, e all’andare a far festa il sabato sera si sostituisce l’andare in palestra a “giocare”. E quanti compagni di classe non sono diventati amici intimi perchè non riescono a comprendere l’impegno che hai e si offendono se non vai al cinema con loro perchè sei in palestra o addirittura, per allenarti, salti la gita scolastica! Ma chi salta una gita scolastica? Da matti veri!
Ed allora ecco perchè ogni atleta che si approccia all’agonismo e che sogna una medaglia olimpica deve essere considerato un “piccolo grande eroe” della vita quotidiana.

Perchè nonostante la quantità di ostacoli e di “forze del male” che deve affrontare quotidianamente, non perde la forza, la spinta e la passione che lo porta, magari a tornare a casa da allenamento alle 23.00, dover ancora mangiare e studiare 30 pagine di storia.
Ma c’è un segreto dietro a questi supereroi! Ed ora ve lo svelerò perché stata anch’io una di loro… talmente super da essere riuscita a laurearmi in Psicologia e a superare anche l’Esame di Stato tra allenamenti e trasferte!!!

Il segreto è:  ORGANIZZAZIONE!

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Ebbene si, nessuna pozione magica, nessun morso di ragni radioattivi e addirittura nessuna criptonite!!!
ORGANIZZAZIONE!
 Perchè la frase più scontata del mondo non è poi così scontata…“VOLERE E’ POTERE!”

Vai a dire tu alla coordinatrice di classe che vuoi fare l’europeo e che il raduno inizia a giugno,
“Ma a giugno c’è la maturità!!! Disgraziata sportiva che non sei altro!!!” 
E alla fine la maturità la prendi, esci anche con un bel voto sostenendo l’orale un’ora prima di prendere un aereo che ti porterà agli europei ad Atene.

Ed allora mi sento di dire BRAVI a tutti quei ragazzi che non si sono mai arresi davanti alle difficoltà, davanti alle “forze del male”. Bravi a quegli atleti che hanno ottenuto dei risultati sportivi da questi sacrifici, che li hanno visti ripagati… ma urlo a squarciagola BRAVISSIMI a coloro che, quelle soddisfazioni le stanno ancora cercando, che lottano ancora per il sogno in cui credono, che sudano ogni giorno in palestra e combattono contro i coach troppo duri, che trovano il modo per studiare nonostante tutto e non hanno perso la passione e la scintilla che li rende degli eroi, dei supereroi della porta accanto!

Autrice:
Alessandra Visconti, psicologa dello sport, giocatrice di basket in A1 e A2, ha militato nelle nazionali giovanili e nella nazionale senior 3×3.

Il perfetto genitore sportivo

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Il perfetto genitore sportivo psicologia dello sport psicologia mental training influenza dei genitori nello sport genitori genitore sportivo genitore nello sport genitore geniotre figli sportivi figli che praticano sport educazione allo sport caratteristiche aiutare figli che fanno sport   Negli ultimi anni numerose sono state le ricerche che si sono interessate al ruolo dei genitori nel contesto sportivo, in particolar modo questi studi hanno cercato di comprendere come i loro comportamenti possano influenzare lo sviluppo del talento negli atleti e il loro coinvolgimento nelle esperienze sportive.

È stato ampiamente dimostrato, infatti, come eccessive aspettative possano avere un impatto dannoso sui ragazzi (Amado et al., 2016; Bean et al., 2016; Ross et al., 2015), così come l’incoraggiamento piuttosto che il supporto possano essere associati a conseguenze positive (Teques et al., 2016; Ross et al., 2015).
Tuttavia, il confine tra pressione e sostegno è molto sottile e labile, e molto dipende dagli obiettivi che i ragazzi raggiungono, così come dal momento (prima, durante o dopo le competizioni) e dal contesto (a casa o durante gli allenamenti) in cui si verificano i comportamenti, alterando la percezione e l’impatto sui ragazzi. Anche le caratteristiche dei genitori e dei figli (ad esempio, il sesso), nonchè la qualità del rapporto può influenzare tale percezione, ad esempio, Amado e colleghi (2016) hanno dimostrato che gli atleti maschi riportano livelli più elevati di pressione parentale percepita rispetto alle femmine, così che sentimenti di stress, ansia e delusione, provate dai genitori durante una partita, possono portare risposte inappropriate e di conseguenza influenzare il rapporto con i figli (Knight et al., 2013).

Dunn e colleghi (2016) hanno, inoltre, individuato che i genitori che hanno investito una maggiore percentuale del loro reddito familiare per lo sport dei figli sono stati associati ad una maggiore percezione di pressione da parte del ragazzo stesso.

Risulta evidente, quindi, come possano essere numerose le variabili e le modalità con cui i genitori influenzano i propri figli, in modo consapevole o meno, e proprio per questo motivo diventa fondamentale la conoscenza del contesto sportivo, attraverso un’attenta analisi e lettura, ma soprattutto l’utilizzo di adeguate strategie per migliorare la consapevolezza dei genitori e rendere il loro coinvolgimento positivo per l’attività sportiva del proprio figlio.
In questa direzione si muove una ricerca che il nostro team, sotto la guida di Sergio Costa e Edoardo Ciofi, stanno portando avanti in differenti discipline sportive, per evidenziare le caratteristiche del “genitore sportivo ideale”. I risultati preliminari di questo studio sono stati presentati durante il XXII Congresso Nazionale di Psicologia dello Sport, tenutosi a Mestre nel maggio 2018.

Per concludere, consigliamo ai genitori un ascolto attivo del proprio ragazzo e delle sue esigenze, che richiede non solo la profonda comprensione di ciò che l’altro sta dicendo, ma anche una rielaborazione e una riformulazione di ciò che esprime, interpretando i segnali non verbali, percependo le emozioni e trasmettendogli vicinanza, facilitando così la costruzione di una buona relazione.

 

Bibliografia

Bean C, Jeffery-Tosoni S, Baker J, Fraser-Thomas J: Concerning parental behavior in Canadian minor hockey: Elite insiders’ perceptions and recommendations. PHEnex Journal, 2016, 7.

Dunn CR, Dorsch TE, King MQ, Rothlisberger KJ: The impact of family financial investment on perceived parent pressure and child enjoyment and commitment in organized youth sport. Fam Relat, 2016,65:287-299.

Harwood CG, Knight CJ: Parenting in sport. Sport Exerc. Perform. Psychol, 2016,5:84-88.

Knight CJ, Holt NL: Strategies used and assistance required to facilitate children’s involvement in tennis: Parents’ perspectives.Sport Psychol, 2013, 27: 281-291.

Knight CJ, Holt NL: Factors that influence parents’ experiences at junior tennis tournaments and suggestions for improvement. Sport Exerc. Perform. Psychol, 2013, 2:173-189.

Ross AJ, Mallett CJ, Parkes JF: The influence of parent sport behaviours on children’s development: Youth coach and administrator perspectives. Int J Sports Sci Coach, 2015, 10:605-621.

Teques P, Serpa S, Rosado A, Silva C, Calmeiro L: Parental involvement in sport: Psychometric development and empirical test of a theoretical model. Curr Psychol, 2016, 2016:1-16.

7 modi per superare i cali di motivazione

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 7 modi per superare i cali di motivazione sport psicologia dello sport motivazione demotivazione de-motivazione cali di motivazione   Non importa chi sei e a che livello competi, ciò che è certo è che avrai momenti in cui avvertirai i cosiddetti “cali di motivazione”. Anche le persone più capaci e di successo vivono momenti in cui si sentono de-motivate. Tuttavia, è il modo in cui affrontano questo tempo “inattivo” che li fa andare avanti e li aiuta a realizzare grandi cose.

La motivazione è una delle chiavi che spinge ad agire e ci tiene in movimento ogni giorno. Se  ci manca la motivazione, tenderemo a procrastinare le cose che dovrebbero essere fatte. Alla fine, il rischio è di abbandonare totalmente il progetto su cui ci eravamo impegnati tanto.
Fortunatamente, ci sono soluzioni a questo e un buon psicologo dello sport è in grado di supportarti per affrontare al meglio i fisiologici cali di motivazione. Vediamo insieme ora qualche piccolo accorgimento che possiamo iniziare a mettere in pratica per superare un momento transitorio di calo di motivazione.

1. Ricorda perché hai voluto iniziare a fare ciò che stai facendo

Le ragioni per cui fai qualcosa sono la forza trainante dietro tutto ciò che fai.
Quando non senti alcuna motivazione, è perché la ragione dietro a quello che stai facendo non è abbastanza forte. Pensaci, perché la gente smette di fumare? La maggior parte delle volte, le persone smettono di fumare perché hanno una ragione forte, se continuano a fumare, potrebbero soffrire di gravi problemi di salute e potrebbero perdere i loro cari.
Allora perché fai quello che fai? Sai perché vuoi raggiungere i tuoi obiettivi e i tuoi obiettivi? Assicurati che le tue ragioni siano forti ed emotive. Quando non senti alcuna motivazione, pensa allo scopo per cui vuoi farlo.

2. Immagina il successo se lo fai e senti il ​​rimpianto se non lo fai

Ah, la visualizzazione, funziona davvero? Sì, funziona ma solo se sei disposto a lavorarci. La visualizzazione è uno strumento molto potente che è disponibile per noi ed è gratuito. Puoi pensare e immaginare quello che vuoi, ovunque e ogni volta che lo desideri. Se pensi che la visualizzazione non funzioni, prova ad immaginare vividamente che vai in cucina, apri la porta del frigo, vedi un grosso limone giallo e lo tiri fuori. Dopo di che prendi un coltello e taglia a metà il grosso limone giallo.
Immagina questo in modo vivido e il più dettagliato possibile. Dopo aver tagliato il limone, prendi il mezzo e spremi il limone che il succo lascia cadere nella tua bocca. Senti la pressione della vostra mano, ascolta il suono della compressione e immagina che il succo aspro di limone entri in bocca. Ora senti più saliva in bocca o niente?
È probabile che, se visualizzi vividamente, avrai più saliva in bocca. Dai, questa è solo una visualizzazione e non è reale, ma perché hai avuto più saliva in bocca? Questo perché la tua mente non può differenziare ciò che è reale e ciò che non lo è. La tua mente può solo vederlo, ma non può dire se è reale.
Questo è ciò che rende la visualizzazione uno strumento così potente. Pensaci, se il tuo sogno è guidare una bella moto, immagina la vivida immagine di te che guidi. Immagina il modello che desideri, il colore, le sensazioni quando ti siedi e senti il ​​rombo del motore che ruggisce.
Il punto è questo: quando immagini e visualizzi le cose nella tua mente, ti sentirai motivato a farlo. Quando sogni la moto che desideri, creerai la motivazione dall’interno. Prova a farlo quando hai voglia di procrastinare e prova a vedere cosa cambia.

3. Crea un ambiente di supporto

Sai che il tuo ambiente può influenzare il tuo umore? Allo stesso modo, le persone che ti circondano posso influire sul tuo stato d’animo.
C’è un detto che dice “Diventerai la gente con cui ti mescolerai”. Se ti mescoli sempre con persone di successo che amano le sfide e l’impegno, imparerai cosa vuol dire essere resiliente.  È così che puoi diventare motivato e puoi usare il tuo ambiente per aumentare il tuo livello di energia. D’altra parte, se ti circondi di persone negative rischierai di assorbire la loro de-motivazione e osservare il mondo attraverso la loro visione pessimistica.

4. Cambia la tua fisiologia e rimani in azione

Il movimento crea emozione. Ogni volta che ti senti giù e non hai alcuna motivazione per fare il tuo lavoro, cambia la tua fisiologia. Prova questo esercizio. Cerca di sentirti triste e disperato, pensa a tutte le cose tristi che ti sono successe e nota la tua fisiologia. Come respiri? Le tue spalla sono erette o si sono incurvate? E la tua espressione facciale? E il tuo sguardo?
Quando sei in uno stato triste, la tua fisiologia rimarrà in un certo modo. Al contrario, se ti senti bene ed energico, anche la tua fisiologia sarà in un certo modo. La maggior parte delle persone quando si sente bene ed è motivata ha un respiro più veloce, i loro gesti sono attivi, parlano più velocemente e lo sguardo è vivace e focalizzato.
Quando cambi la tua fisiologia, cambierai anche il tuo stato d’animo. Pertanto, se non si desidera rimanere in uno stato emotivo che non è utile, provate a notare la vostra fisiologia e modificarla di conseguenza.

5. Cerca stimoli motivanti all’esterno

Leggere un libro, ascoltare la musica o guardare qualcosa di stimolante può sicuramente riportarti a una marcia più veloce. Quello che puoi fare è trascorrere almeno 30 minuti ogni giorno per leggere un libro stimolante ogni mattina prima di iniziare la giornata. In questo modo, ti assicurerai di iniziare al meglio, nello stato giusto e potrai affrontare la giornata anche se è un giorno difficile.
Anche video e audio possono essere molto utili. Ad esempio, quando sei giù e non senti alcuna motivazione, prova a guardare qualcosa di stimolante su YouTube o ascolta discorsi motivazionali o esperienze emozionanti di persone che hanno raggiunto un loro piccolo o grande successo.
Il modo migliore è ancora di posizionarti nella giusta mentalità e nello stato giusto prima di iniziare la giornata.

6. Sognare in grande, iniziare in piccolo e agire subito

Questo è un principio molto potente se lo applichi nella tua vita. Quando sogni, devi sognare in grande in modo che il tuo sogno possa ispirarti. Tuttavia, quando inizi, devi iniziare in piccolo se vuoi trasformarlo in un’abitudine giornaliera.
Quando la tua motivazione è sparita; inizia dalle piccole cose. Una volta che inizi ad agire, la motivazione arriverà e sarai in grado di continuare a fare di più, innescando un circolo virtuoso che va oltre l’inerzia della de-motivazione.
Fai i piccoli passi e gradualmente aumenta da lì in poi. Ad esempio, se vuoi allenarti cinque giorni a settimana, prova a programmare e iniziare in piccolo. Anche se sono solo cinque minuti al giorno, l’importante è iniziare a farlo. Una volta avviato il motore, aumenta gradualmente l’inerzia e passa al livello più alto.

7. Fai una pausa

A volte puoi solo fare una pausa. Ricorda, il successo non è una destinazione; è un viaggio che devi percorrere per un lungo periodo di tempo. Non è uno sprint, ma una maratona. Molte persone scambiano il successo con qualcosa di eccezionale e rapido. La verità è totalmente l’opposto.
Quasi tutte le persone di successo che hanno raggiunto risultati sorprendenti sono in grado di farlo perché persistono abbastanza a lungo, agiscono in modo coerente e, naturalmente, non si arrendono mai. Non è qualcosa che può essere creato in pochi giorni, non in settimane e nemmeno mesi. Il vero successo richiede anni per essere costruito.
Pertanto, assicurati di riposare a sufficienza e di fare una pausa quando è necessario. Devi capire le tue capacità e quanto puoi fare. Se hai fatto il tuo lavoro, puoi ricompensarti e fare una pausa. Noterai che dopo il riposo ti sentirai più energico, più motivato e pronto a rimetterti in gioco.

Psicologi dello Sport, quale futuro (e presente)?

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Psicologi dello Sport, quale futuro (e presente)?

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Siamo arrivati ad un momento storico in cui la Psicologia dello Sport sta finalmente prendendo piede.

Sempre più spesso si legge, sui giornali sportivi e sui media che trattano di sport, di atleti che si rivolgono ad un supporto mentale da parte di Psicologi dello Sport per poter migliorare le proprie prestazioni in campo.

L’attenzione mediatica, quindi, sta piano piano rivolgendo il proprio occhio verso una professione che, in altre zone d’Europa e del mondo, gode già di un pieno riconoscimento. I benefici di un professionista nel settore della Psicologia dello Sport, infatti, sono stati scientificamente provati e testati nel tempo.

Anche all’interno del mondo dello sport, infatti, si stanno prendendo le prime misure per poter fornire agli atleti un supporto adeguato.

Ci fa piacere citare il caso della F.I.T. (Federazione Italiana Tennis) che ha inserito l’obbligo dello Psicologo dello Sport per il riconoscimento delle scuole tennis.

Anche la F.I.G.C. (Federazione Italiana Giuoco Calcio) ha inserito gli Psicologi dello Sport all’interno dei Centri Tecnici Federali che stanno evolvendo in Italia. Oltre a questo c’è l’obbligo di formazione tenuta da uno Psicologo dello Sport per il riconoscimento delle scuole calcio d’élite.

Corsi e Master

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologi dello Sport, quale futuro (e presente)? psicologia dello sport psicologi dello sport corsi di psicologia dello sport bskilled   Vista l’onda di interesse, abbiamo notato un crescere di nuovi Corsi e Master in Psicologia dello Sport, per formare nuovi colleghi a poter esercitare questa professione.

Sicuramente anche questa visione non può che essere un punto di vista ottimistico, dato che è la dimostrazione di un interesse sempre maggiore nei confronti della preparazione mentale associata allo sport.

Anche se la preoccupazione è sempre quella che un maggiore inserimento sul mercato di professionisti possa portare ad una saturazione, il mercato è potenzialmente ancora vasto ed inesplorato. Sarà nella capacità dei nuovi colleghi e, ovviamente, nella qualità della formazione, la chiave per poter migliorare sempre come categoria e aprire la domanda nel mondo sportivo.

Convegni ed Associazioni

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Psicologi dello Sport, quale futuro (e presente)? psicologia dello sport psicologi dello sport corsi di psicologia dello sport bskilled   Senza ovviamente fare citazioni, un altro punto positivo è la nascita di diversi convegni e giornate, in tutta Italia, per far conoscere la Psicologia dello Sport. Il partecipare a questi convegni è un sintomo positivo di forza e di energia della nostra categoria. Viviamo infatti in un momento in cui la rete è più importante che la qualità del singolo professionista
. Conoscere altri colleghi, condividere le proprie capacità e i propri strumenti, è il modo migliore per crescere tutti insieme andando oltre il proprio orticello professionale.
In tutto cio si inseriscono anche le varie Associazioni (Italiane, Europee e Mondiali) che hanno appunto l’obiettivo di mettere in contatto vari colleghi che lavorano in posti anche lontani.

Quale futuro?

Quale può essere quindi il futuro della Psicologia dello Sport?

La crescita professionale con tecniche e strumenti sempre più innovativi, associata ad un interesse sempre maggiore e un’informazione sempre più capillare che parte dal singolo e arriva fino ad una rete nazionale, non può che portare, passo dopo passo, a raggiungere altri obiettivi come quelli delle federazioni che già hanno inserito questo tipo di professionista all’interno dei propri team.

Federazioni, società, allenatori sempre più formati, atleti, ecc.. sono e saranno sempre più consapevoli dei benefici del supporto mentale da parte di uno Psicologo dello Sport e, in questo, noi professionisti dovremmo farci trovare pronti ad offrire un prodotto sempre più innovativo e personalizzato verso chi si avvarrà delle nostre capacità per migliorare le proprie prestazioni ed il proprio benessere.

In conclusione, il mondo dello sport italiano è sicuramente pronto per un salto di qualità che parte dai bambini fino ad arrivare ai campioni affermati, la mano passa agli Psicologi dello Sport.

Usa la testa!

 

 

Laboratorio di competenza arbitrale

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Laboratorio di competenza arbitrale ufficiale di gara psicologia dello sport psicologia gestione errore gestione emozioni comunicazione arbitro arbitri   Il Laboratorio di Competenza Arbitrale è un programma studiato per incrementare due abilità psicologiche fondamentali alla prestazione dell’arbitro, migliorando la capacità di auto-controllo durante la performance e le capacità comunicative degli ufficiali di gara.
Il team di B-Skilled offre la possibilità di partecipare al laboratorio a gruppi di arbitri che decidono di migliorare la propria prestazione.

Scarica la brochure informativa per visionare il programma completo del laboratorio di competenza arbitrale.

PERCHE’ SERVE UN LABORATORIO DI POTENZIAMENTO PSICOLOGICO PER GLI ARBITRI?

Gli arbitri sportivi hanno un lavoro impegnativo, a causa dei molti aspetti di una partita da tenere in considerazione, della velocità e della complessità delle decisioni da prendere, delle ripercussioni sulle loro azioni, del numero di persone coinvolte nella partita, e spesso la natura ostile degli spettatori all’evento sportivo. Essi sono tenuti a svolgere diversi compiti, tra cui valutare e giudicare le azioni che si svolgono durante la partita, prendere decisioni rapide, gestire il gioco, prestando attenzione a diversi aspetti del gioco, mantenere l’ordine e risolvere le controversie (Tuero et al. , 2002). Tutto ciò non solo rende il lavoro molto complesso, ma rende anche facile commettere errori. Come conseguenza del costante processo decisionale, la soggettività degli arbitri durante la valutazione delle azioni e gli errori che possono fare, spesso vengono criticati per le loro decisioni (Anderson e Pierce, 2009).

Esattamente come tutti gli atleti, anche gli arbitri devono allenare, per poter migliorare la propria prestazione, alcune abilità mentali oltre a quelle fisiche e tecniche. Come gli atleti, quindi, è utile prima conoscere quali possono essere le abilità psicologiche necessarie a questa prestazione per poi poterle allenare.

Cosa si allena nel laboratorio di competenza arbitrale?

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Laboratorio di competenza arbitrale ufficiale di gara psicologia dello sport psicologia gestione errore gestione emozioni comunicazione arbitro arbitri   I funzionari devono essere in grado di concentrare la propria attenzione e concentrazione, resistere sotto pressione, affrontare errori e situazioni avverse e impostare obiettivi realistici. (Weinberg and Richardson, 1990; Guillen, 2006).

In particolar modo nei training che proponiamo sosteniamo gli arbitri a potenziare due abilità fondamentali al loro successo:

  • La gestione delle Emozioni
  • La gestione della Comunicazione

Gestione delle Emozioni:
L’artbitro, avendo un ruolo decisionale molto dinamico, può, molto spesso, cadere vittima delle emozioni. Un non completo controllo emozionale può spingere l’arbitro a commettere errori decisionali, anche di forte impatto. La rabbia e la paura di fare errori sono le emozioni principali che un arbitro deve saper gestire, acquisendo strumenti di controllo emotivo adeguati.

Gestione della Comunicazione:
Per quanto riguarda la comunicazione, l’arbitro si trova a dover gestire due grandi problemi:

  • Le critiche e la rabbia altrui
  • La comunicazione efficace con gli altri membri dello staff arbitrale e con gli atleti

E’ fondamentale dunque imparare a comunicare in maniera efficace, con piena confidenza in se stessi, massimizzando l’efficacia nel trasmettere ciò che si vuole dire riducendo i tempi, gli errori e anche le emozioni negative che possono essere portate da una cattiva comunicazione.

BIBLIOGRAFIA:
  1. Anderson K. J., Pierce D. A. (2009). Officiating bias: the effect of foul differential on foul calls in NCAA basketball. J. Sports Sci. 27, 687–69410.
  2. Guillen F. (2006). “La psicología del arbitraje y del juicio deportivo [The psychology of refereeing and judging in sports],” in Deporte y Psicología, eds. Garcés de los Fayos E., Olmedilla A., Jara P., editors. (Murcia: Diego Marín; ), 667–684
  3. Guillen F., Feltz D.L, (2011). A conceptual Model of Referee Efficacy. Front Psychol; 2: 25.
  4. Tuero C., Tabernero B., Marquez S., Guillen F. (2002). Análisis de los factores que influyen en la práctica del arbitraje [Analysis of the factors affecting the practice of refereeing]. Sociedade Capixaba de Psicologia do Esporte 1, 7–16
  5. Weinberg R. S., Richardson P. A. (1990). Psychology of Officiating. Champaign, IL: Leisure Press

Come superare la paura della sconfitta

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BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Come superare la paura della sconfitta training resilienza psicologia dello sport mental training gestione sconfitta fallimento   L’importante è partecipare… finché si vince! Nella nostra esperienza non abbiamo mai incontrato un atleta che viva con serenità la possibilità della sconfitta. Tuttavia ci sono degli atleti che vivono questa possibilità, insita nella competizione, come una potenziale tragedia. Il pensiero relativo al fallimento può essere spaventoso, schiacciante e può diventare la principale di blocco psicologico per molti atleti.

Come ben ci spiegano le testimonianze grandi atleti non si può arrivare al “top” se non si è passati attraverso a numerose sconfitte. Per essere il migliore o per vincere, devi poter commettere errori e apprendere da essi come migliorare.
Il fallimento deve essere vissuto come una opportunità per crescere come atleta e, più importante, come persona.

Come incide la paura del fallimento sulla performance? E che conseguenze può avere?

Se hai paura del fallimento tenderai ad avere un atteggiamento “cauto”. Non oserai rischiare e sfidare te stesso proprio per evitare la possibilità di avvicinarsi al limite e quindi sbagliare.  I tuoi avversari potrebbero notare questo atteggiamento “conservativo” e magari approfittarne.

Se hai paura del fallimento potresti iniziare a catastrofizzare le conseguenze della sconfitta e questo potrà incidere sui livelli di ansia pre-gara (che aumenteranno) e di de-motivazione post-gara (in caso di sconfitta).

Se hai paura del fallimento il tuo dialogo interno diventerà inevitabilmente negativo e poco funzionale. Inizieranno ad abbondare le “doverizzazioni” (es. non devi sbagliare, devi fare attenzione…) e questo non farà altro che aumentare il tuo livello di stress.

Se hai paura del fallimento tenderai a muoverti cercando di evitare la situazione temuta e invece di muoverti verso i tuoi obiettivi, inizierai a muoverti “via dalla” tua paura.

In tutte queste condizioni la mente umana rischia di cadere nella trappola della “profezia che si auto-avvera” portandoti esattamente là dove desideri non andare.

Un lavoro cognitivo per imparare a gestire la sconfitta e il fallimento può essere un valido supporto per ciascun atleta che deve acquisire una delle competenze mentali necessarie per arrivare al top: la resilienza.

Questo aspetto può essere parte integrante di un lavoro di preparazione mentale, parlane con il tuo psicologo dello sport di fiducia e saprà indicarti il programma di allenamento più adatto alle tue necessità.

Quando il gioco si fa duro… 2 segreti per non perdere la motivazione!

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Probabilmente ti è stato detto, dai tuoi allenatori e/o dai tuoi genitori, che il lavoro duro è la chiave del successo. Hai visto gli atleti professionisti dichiarare che il lavoro duro è stato ciò che li ha resi così forti. E probabilmente hai letto innumerevoli frasi motivazionali che espongono le virtù del duro lavoro.

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance Quando il gioco si fa duro... 2 segreti per non perdere la motivazione! sport psicologo sportivo psicologia dello sport prestazione motivazione motivato calo di motivazione   Ma se il lavoro duro è ciò che ti permette di raggiungere gli obiettivi, perché alcuni atleti abbandonano il duro lavoro e perdono la motivazione?

Ci sono ovviamente diversi motivi per cui gli atleti smettono di lavorare duramente nel loro sport: troppa pressione, perdita di interesse a competere, infortuni che limitano il loro potenziale, ecc. Ma il più grande motivo per cui gli atleti rinunciano a lavorare duramente è che non vedono immediatamente i risultati.

Ad esempio, inizia una stagione dopo un anno precedente deludente, ma ti ripeti che questa stagione sarà diversa. Ma dopo alcune prestazioni mediocri, la tua motivazione diminuisce. La tua intensità nelle pratiche diminuisce. Si inizia a mettere in dubbio se è valsa la pena di lavorare così duramente e si iniziano a scardinare tutte le convinzioni positive.
Purtroppo, alcuni atleti non capiscono che il successo non è solo una questione di duro lavoro: è una questione di duro lavoro in un significativo periodo di tempo con l’atteggiamento mentale giusto. Per sostenere la tua motivazione, e la tua pazienza, attraverso gli alti e bassi, devi essere mentalmente forte e determinato.

Vediamo due consigli per riuscire a farlo:

  • È necessario allenarsi a visualizzare il raggiungimento dell’obiettivo e viverlo ogni giorno. Può esserti di aiuto imparare ad utilizzare tecniche di auto-ipnosi per fare questo;
  • Bisogna credere che il tuo duro lavoro si ripagherà alla fine e per fare questo dovrai lavorare sul riconoscere e modificare le tue convinzioni limitanti. Questa tecnica si chiama ristrutturazione cognitiva e il tuo psicologo sportivo potrà insegnarti come farlo efficacemente!

Ricorda sempre questa analogia: realizzare i tuoi obiettivi è come un lungo viaggio in macchina. E’ indispensabile per poter terminare il viaggio, fermarsi di tanto in tanto a fare rifornimento di benzina e magari, pulire i vetri. Dopodiché la macchina è pronta a ripartire, anche più forte di prima.

Per cui, sii flessibile e non spaventarti dei cali di motivazione, ma governali con intelligenza mantenendo il tuo sguardo focalizzato sul medio e lungo termine (non solo sul breve). E con il supporto mentale giusto… il tuo duro lavoro sarà ripagato.

In bocca al lupo!

7 modi per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro

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Molto spesso ci capita di lavorare con atleti che non hanno la possibilità di vivere tramite i guadagni del loro sport, ma che si sostengono tramite un’attività lavorativa esterna al loro sport.

 

In questo articolo, quindi, vedremo come questi atleti possono sfruttare le loro capacità mentali acquisite per sfruttare il loro percorso di Psicologia dello Sport nel lavoro.

 

 

 

Prepararsi alla giornata lavorativa:

 

Esattamente come gli atleti si preparano alle competizioni importanti, essi possono prepararsi mentalmente alle giornate lavorative pesanti. Programmare la giornata, prepararsi allo stress quotidiano, organizzarsi ed essere resilienti ai fallimenti sono tutte abilità che possono essere riportate nel lavoro.

 

Definire obiettivi di carriera:

 

Tramite un percorso di Psicologia dello Sport, un atleta impara a creare i propri obiettivi per definire al meglio la propria carriera sportiva. Nello stesso modo può sfruttare queste capacità per porsi obiettivi SMART a breve, medio e lungo termine per la propria carriera lavorativa.

 

Bilanciamento vita personale e lavorativa:

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Una delle prime cose che un atleta impara è che le energie non sono infinite; esattamente come le macchine, abbiamo un limite di benzina che non possiamo superare se non vogliamo andare in burn-out.

Nella sua attività sportiva, un atleta, impara a gestire le proprie energie bilanciando correttamente la vita da agonista con quella personale. In questo contesto viene inserito anche il lavoro, con il quale bisogna riuscire a trovare il bilanciamento perfetto per rendere al meglio in tutti gli ambiti.

 

Concentrarsi tra le distrazioni:

 

Un’abilità che l’atleta impara a sviluppare all’interno dello sport è quella di concentrarsi nonostante tutte le distrazioni che possono accadere durante un allenamento o una partita. Aver la possibilità di riportare questa skill all’interno dell’ambito lavorativo, permetterà alla persona di ottimizzare le prestazioni senza sprecare tempo ed energie.

 

Lavorare sotto stress:

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Sullo stress all’interno dello sport sono state dette tante cose. Esistono infatti diversi programmi di Psicologia dello Sport che permettono agli atleti di migliorare la propria prestazione tramite una gestione ottimale dello stress. Nel mondo lavorativo le fonti di stress sono molto simili a quelle presenti all’interno dello sport (Aspettative, risultati, clima non favorevole, compiti difficili, prestazioni decisive…) e molto simili sono anche le modalità di gestione come il controllo del self-talk, l’attivazione psico-fisiologica, la gestione delle emozioni, ecc…, tutte tecniche per poter sfruttare al meglio la Psicologia dello Sport nel lavoro

 

Focalizzarsi sul compito e non sui risultati:

 

Quello che uno Psicologo dello Sport insegna all’atleta in un percorso di mental training è che è molto più importante la focalizzazione su obiettivi di prestazione e non sul risultato perché, tra i vari motivi, il compito è influenzato da molte più variabili che dipendono direttamente dal soggetto e non da situazioni esterne (avversario-competitor, situazioni avverse non controllabili, errori che non dipendono direttamente dalla persona…). Anche sul lavoro, focalizzarsi sul migliorare la propria prestazione e non solo sul raggiungere dei risultati, è un modo per migliorare la propria auto-efficacia.

 

Far fronte a conflitti e migliorare il lavoro di team:

 

BSKILLED - Psicologia dello sport e della performance 7 modi per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro stress lavoro correlato psicologo dello sport Torino psicologia dello sport psicologia del lavoro mental training b-skilled allenamento   Il lavoro in team comporta, alcune volte, a conflitti e avversità tra i membri del team. All’interno dello sport, come nel mondo lavorativo, è importante conoscere i modi per affrontare e superare questi conflitti e mediare tra le esigenze e le personalità differenti di tutta la squadra. Lavorare insieme al proprio team significa superare insieme tutte le avversità e lavorare per un obiettivo comune sfruttando al meglio le capacità e le competenze comuni. Un altro modo per sfruttare la Psicologia dello Sport nel lavoro è infatti il concentrarsi sulle tematiche di team.

 


 

Per maggiori informazioni, per curiosità o se vuoi iniziare un percorso di Psicologia dello Sport utile sia nello sport ma anche in altri ambiti di vita, contattaci a info@bskilled.it